Due finali a testa, con la non sottile differenza che l’Uruguay le ha vinte entrambe e l’Olanda invece le ha perse. I periodi migliori delle due squadre non sono mai coincisi, però, anzi sono stati diametralmente opposti, col passaggio dalla Coppa Rimet e quella odierna come simbolico spartiacque. Dopo il 1970, infatti, l’Uruguay ha cessato di essere una potenza del calcio mondiale, mentre dall’edizione successiva l’Olanda si è affermata come nuova forza a colpi di vittime illustri. Una di quelle fu proprio la Celeste, battuta al primo turno ed eliminata dagli arancioni in un simbolico passaggio di consegne. La doppietta di Rep fu il segnale che qualcosa era cambiato e che nulla sarebbe stato come prima. L’Uruguay ha avuto la sua rivincita nel Mundialito del 1980, poi vinto, quando nella gara inaugurale si impose col medesimo punteggio di 2-0 contro gli arancioni chiamati in sostituzione dell’Inghilterra, ma era un’Olanda in piena rifondazione dopo la fine della generazione d’oro. Da allora nessun altro confronto, nemmeno in amichevole.
Per l’Uruguay sarà la quarta semifinale, la terza contro un’europea. Il bilancio è in parità, col facile successo sulla Yugoslavia nel 1930 e la sconfitta solo ai supplementari contro la grande Ungheria nel 1954. Una gara che probabilmente risultò decisiva per la successiva sconfitta in finale dei magiari, ormai spremuti. La Celeste, che salva l’onore di un Sudamerica che sembrava avere il predominio in questo torneo, si conferma l’unica in grado di arrivare in fondo a parte le due grandi storiche (e ad eccezione del Cile del 1962, “accompagnato” tra le prime quattro da aiutini in serie). Per l’Olanda tecnicamente è la seconda semifinale dopo quella del 1998, visto che negli anni Settanta si decidevano direttamente le finaliste con i gironi della seconda fase. In Francia gli arancioni cedettero ai rigori contro il Brasile ed è proprio quello dei tiri dal dischetto il pericolo da evitare. Mentre l’Uruguay ci è arrivato una sola volta, venerdì scorso contro il Ghana, l’Olanda ha una tradizione negativa, accresciuta soprattutto agli Europei, di quattro eliminazioni su cinque.
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