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© foto di Daniele Buffa/Image Sport
12.07.2010 07:50 di Pietro Luigi Borgia
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Forse il personaggio del giorno è Andrés Iniesta, probabilmente: suo il gol decisivo, scelta facile. Forse, altrimenti, si può parlare di Arijen Robben, ma l'ho già fatto e non mi piace ripetermi. Bisogna allora parlare di John Heitinga, ma preferisco liquidarla con una considerazione: dopo Zidane, Heitinga. Il primo, però, con una cattiveria da codice penale, il secondo "solo" con una doppia ammonizione. In generale, se riguarderà la partita (non particolarmente bella né divertente), temo che Howard Webb in settimana potrà dormire ben poco (il perché, lo trovate qui). Sinceramente, non mi è piaciuto per niente il metro arbitrale: vero che gli Oranje erano più prestanti fisicamente, ma la sproporzione nelle ammonizioni è una spia, e in generale alcuni contatti sono stati fischiati in un modo, altri in un altro. Graziato Nigel De Jong, giubilato Heitinga; graziato il già ammonito Puyol (diciamolo pure: ha praticamente cinturato Robben, che si è guadagnato una ammonizione andando a protestare); negato un rigore su Xavi; un calcio d'angolo palese e negato; e così via, la sensazione è che il gioco tecnico della Spagna abbia illuso l'arbitro di una eccessiva rudezza olandese, quando i contatti "maschi" sono invece arrivati da tutte e due le parti. Quindi: Webb, mi raccomando, mettici un sonniferino, da stasera. Detto dell'arbitraggio, onore alla Spagna (pur se vincere così non è mai bello). Dopotutto, dopo tanti attacchi il gol è arrivato, stranamente senza fuorigioco (e non lo dico per le squadre in campo, ma proprio per gli arbitraggi, che spesso hanno sbagliato); ironia della sorte, a tenere in gioco Iniesta è stato Van der Vaart, arrangiatosi difensore dopo che l'Olanda era rimasta in dieci: un giocatore che non avrebbe dovuto essere lì. Quando due squadre arrivano in finale, non è mai per caso, e spesso meritano entrambe la vittoria: al netto di Webb, la Spagna ha attaccato di più, ha cercato di più la vittoria (anche con mezzucci: più volte chiesta l'ammonizione di un giocatore avversario, mettendo la sportività da parte, visto anche il metro arbitrale di cui sopra). E ha anche sprecato molto (Villa a porta spalancata), oppure si è trovata di fronte uno Stekelenburg impeccabile lungo tutta la competizione. Spagna campione d'Europa e del Mondo, un dominio "dolce" (la fase a eliminazione diretta vinta con quattro 1-0, il primo dei quali in fuorigioco) ma non per questo meno perentorio. Ma sempre per tornare ai miei pallini personali, mi piace pensare che un Donadoni, due anni fa, è uscito ai rigori contro i futuri campioni europei e mondiali. Un passaggio di consegne del quale, come la spedizione sudafricana ha insegnato, era con ogni probabilità incolpevole. Ancora a margine, ma sempre sui miei pallini, registro una certa felicità per Forlán (ieri in questa stessa rubrica, che ha vinto il Pallone d'Oro dei Mondiali. Alla fin fine, quindi, mi piace pensare che il personaggio del giorno non sia stato nessuno di tutti questi nomi, ma Nelson Mandela (del quale abbiamo parlato, en passant, in occasione del gol di Thsabalala). Novantadue anni tra sei giorni, il Mondiale sudafricano è (indirettamente) un suo merito, e tutto sommato nessuno gli chiedeva una presenza alla finale: ma tutti se la aspettavano, tutti la speravano. Il lutto un mese fa, l'età più che avanzata, la salute e la stanchezza di una vita intera spesa per una causa: per il cittadino onorario di Firenze è stata forse (ma non glielo auguro) l'ultima passerella. Bye en baie dankie, broer. Met die hart. Poscritto. Scusatemi, ma lo dico fuori dai denti: il cronista Rai (Marco Civoli) che, durante la premiazione, dice «Il cielo è rosso fuoco sopra Johannesburg» ricorda pericolosamente il 2006 e «Il cielo azzurro sopra Berlino». Vedi alla voce "fantasia". Altre notizie - Personaggio del giorno
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