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© foto di Daniele Buffa/Image Sport
12.07.2010 10:50 di Andrea Losapio
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Il titolo dice già tutto. La Spagna arriva finalmente al primo alloro mondiale, dopo ottant'anni dalla prima edizione, e si conquista un posto tra le grandi della storia. Da Madrid a Barcellona le piazze erano in festa, com'è giusto che sia dopo la strepitosa cavalcata mondiale, iniziata con una sconfitta alla partita d'esordio contro la Svizzera. Sembrava il principio del solito mondiale spagnolo, con la Roja che arriva da stra favorita e poi esce agli ottavi o ai quarti per un sorteggio poco clemente. Invece le vittorie contro Honduras e Cile hanno rilanciato le ambizioni dei giallorossi, che poi hanno eliminato Portogallo, Paraguay, Germania e Spagna con sempre lo stesso identico risultato: 1-0. Festa grande, quindi. I giornali spagnoli ieri inneggiavano ai "Campeones", in una valanga di colori. Quelli catalani parlavano di Iniestazo, vero e proprio craque della finale. Passateci la battuta, il giocatore del Barça era il più riconoscibile in campo per via del colore vicinissimo al bianco lenzuolo e i capelli radi. Quello che, però, mi piace ricordare è che le due squadre che hanno vinto la Coppa, nel 2006 e nel 2010, sono le due nazionali derubate nel 2002, dalla Corea del Sud padrona di casa, in una delle edizioni più falsate della storia. Apro una parentesi per l'Olanda: bisogna fare i complimenti al commissario tecnico van Marwijk, capace di creare una squadra e arrivare a un soffio dal portare la coppa nei Paesi Bassi nonostante la squadra fosse una delle meno ricche di talento da tempo immemore. Sneijder merita il pallone d'Oro solo per quel passaggio, illuminante, che ha dato la possibilità a Robben di andare in porta: pensare che per il resto della partita ha trotterellato per il campo non gli rende totalmente onore. Chiudo con Del Bosque: ha vinto un mondiale spedendo in panchina Silva, Fernando Torres, Fabregas e Mata, quattro che giocherebbero in qualsiasi nazionale del mondo. Complimenti a lui, ma la Spagna ha vissuto davvero una generazione d'oro: che, attenzione, potrebbe non avere chiuso qui. Altre notizie - Editoriale
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