Un trionfo inevitabile

Un trionfo inevitabile

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Con la vittoria della Nazionale tedesca, si chiude un Mondiale intenso e spettacolare. Arrivederci a Russia 2018!
 di Michele Pavese Twitter:  articolo letto 4939 volte

Coraggio, sono appena quattro anni. Facile a dirsi per chi non ha la nostra stessa passione. Perché il Mondiale è l'evento che cambia non soltanto la carriera dei calciatori, ma anche la vita di migliaia di appassionati, trincerati nei propri rifugi come se fuori si stesse scatenando una catastrofe nucleare. Tornare alla realtà quotidiana non è affatto semplice.

Il Mondiale dei Mondiali è finito nel modo più scontato. Ha vinto la squadra favorita, quella che ha dimostrato di avere qualcosa in più rispetto alle altre. Il successo della Germania è un successo meritato, perché costruito di anno in anno, con pazienza e fiducia. È il successo dell'"architetto" Löw, che non si è mai arreso, continuando a praticare un calcio moderno, dinamico e offensivo, ma allo stesso tempo solido e concreto, anche quando ha trovato le porte sbarrate. Un calcio fatto di movimenti e inserimenti continui, ritmi altissimi, velocità di recupero e trasferimento della palla, ben lontano da quello fisico e a tratti noioso che aveva caratterizzato la Germania del passato. Ha plasmato un gruppo unito, giovane, intenzionato a non recitare più il ruolo di co-protagonista. E così è stato. Per arrivare a questo traguardo, però, ha conosciuto il sapore amaro della sconfitta: si è imbattuto nella miglior Spagna di sempre, un cannibale che per un lustro ha dominato calcisticamente il Pianeta, e nell'Italia, nella notte di Varsavia, quella in cui Balotelli cacciò i muscoli e trascinò gli azzurri in finale, e ancor prima in quella di Dortmund, quando i ragazzi di Lippi frantumarono i sogni di Klinsmann e di un intero Paese. Era il 4 luglio 2006; pochi giorni dopo, il 13 luglio, Joachim Löw (all'epoca assistente dell'attuale selezionatore degli USA) accettò l'incarico di CT. Una data doppiamente importante nella storia del calcio teutonico. La data in cui, otto anni più tardi, la Germania sarebbe diventata Campione del Mondo per la quarta volta.

Il Mondiale l'ha deciso Mario, purtroppo non quello che speravamo. Un Mario più silenzioso, meno appariscente del nostro. Un professionista serio, nonostante la sua giovane età. Mario Götze ha 22 anni e non era ancora nato quando Brehme trafisse Goycoechea ad Italia '90. Sicuramente non immaginava di segnare proprio lui, peraltro partendo dalla panchina, il gol decisivo al 113', un gol che lo consegna alla leggenda dello sport più seguito. Con buona pace di Leo Messi, ma anche nostra. Il Mondiale è finito, si torna alla solita routine.