Tanti auguri a... Giampiero Boniperti

Tanti auguri a... Giampiero Boniperti

 di Oreste Giannetta articolo letto 5190 volte

Compie oggi 86 anni Giampiero Boniperti. Uomo-Juventus come nessun altro. Vestirà solo la maglia bianconera anche da dirigente. Oltre a quella azzurra, ma in questo caso senza molta fortuna.

MARISA SEGNA ECCOME - L’esordio con la Juventus arriva nell’immediato dopoguerra. Siamo alla fine del campionato, non ha ancora 19 anni e in 6 presenze compie l’exploit di segnare 5 volte. Scontato, automatico, a novembre di quello stesso anno Vittorio Pozzo gli regala la prima presenza in nazionale, una pesante sconfitta contro l’Austria che fa tornare il C.T. sui suoi passi. Per vedere all’opera Marisa (come lo chiamano gli avversari per i suoi riccioli biondi e i tratti delicati) nuovamente in maglia azzurra bisognerà aspettare, anche perché in quegli anni a dominare è il Grande Torino, in nazionale così come in campionato. Se ne fa una ragione, ma al primo campionato da titolare vince subito il titolo di capocannoniere. Per i trofei, invece, Boniperti e la Juventus devono aspettare la tragedia di Superga. L’anno dopo, sempre come centravanti, arriva il primo scudetto, seguito da un secondo nel 1952, grazie a un trio d’attacco ben affiatato con i due Hansen, John e Karl. Poi i bianconeri incappano in qualche stagione opaca e allora il presidente, il 22enne Umberto Agnelli, porta a Torino un duo eccezionale, l’argentino Omar Sivori e il possente gallese John Charles. Boniperti è costretto a fare un passo indietro trasformandosi in regista della squadra, ma non se ne ha a male, le sue innate doti di leader lo rendono adattissimo al compito. Il cosiddetto Trio Magico prende possesso del campionato, vincendolo tre volte in quattro anni, ma nel 1961 qualcosa si rompe, Boniperti non si sente più importante come in passato. Ha quasi 33 anni e dice basta. Al termine dell’ultima partita, vinta 9-1 contro l’Inter che schiera la formazione Primavera nella quale debutta il giovanissimo Sandro Mazzola, Boniperti consegna le scarpe al massaggiatore e saluta tutti.

PRESIDENTISSIMO VINCITUTTO - Il saluto è un arrivederci, però, non un addio. Ricomincia come dirigente e nel 1971 assume pieni poteri (sempre sotto lo sguardo attento degli Agnelli, ovvio). Comincia a portare a Torino i talenti più promettenti pescati in Italia, anche grazie ai suggerimenti di Italo Allodi, e nel 1976 punta tutto su Giovanni Trapattoni come tecnico. Un azzardo, visto che il Trap ha giusto qualche esperienza sporadica sulla panchina del Milan, nel suo curriculum da tecnico. Un’intuizione vincente, perché con Trapattoni la Juventus vincerà tutto, togliendosi anche quelle soddisfazioni europee che da calciatore Boniperti non aveva mai nemmeno avvicinato, considerato che nei primi anni di vita delle competizioni continentali la Juventus aveva sempre fatto da comparsa, raccogliendo pure qualche brutta figura di troppo. Coi soldi degli Agnelli e la sua sapienza calcistica Boniperti porta in bianconero i migliori giocatori italiani fin da giovani. Bettega se lo ritrova in casa, ma poi arrivano Causio, Scirea, Cabrini, Tardelli, Paolo Rossi. In pratica l’ossatura della nazionale, alla quale aggiunge fuoriclasse come Boniek e Platini che negli anni Ottanta porteranno i bianconeri sul tetto d’Europa e del mondo. Dopo la peregrina parentesi del duo Montezemolo/Maifredi, durata un solo fallimentare anno, Boniperti torna in sella nel 1991, ma ormai il calcio non è più casa sua. Troppo complicato trattare con stuoli di procuratori per lui, abituato a risolvere le grane contrattuali dei giocatori in una singola giornata, piombando in ritiro a far firmare i nuovi contratti in bianco. Lascia definitivamente nel 1994, ormai è il tempo di Moggi e Giraudo. Prova la carriera politica come parlamentare europeo, ma poi decide di ritirarsi e fare il padre della patria juventina, presidente onorario e votato come juventino del secolo dai tifosi.

DELUSIONI AZZURRE - Sì, ma la nazionale? L’avevamo lasciato dopo quell’unica presenza da adolescente, ma se la tragica fine del Grande Torino ha favorito la Juventus in campionato, ha anche fatto sì che in nazionale trovino posto tutti i giovani che vivevano ancora all’ombra dei granata. Il problema è che c’è da preparare la trasferta brasiliana per il primo mondiale del dopoguerra, al quale l’Italia partecipa da bicampione in carica. Con meno di un anno a disposizione la figuraccia è annunciata. Boniperti è in campo nell’esordio contro la Svezia, decisamente più in forma e infatti vittoriosa. L’Italia, di fatto già eliminata, si presenta al secondo incontro col Paraguay fortemente rinnovata e a Boniperti non resta che assistere da spettatore. Ha solo 22 anni, c’è tempo e modo di recuperare. Dopo la guerra riprende anche la Coppa Internazionale, quella sorta di campionato europeo ante-litteram che l’Italia aveva dominato negli anni Trenta. E qui si nota ancora di più la grossa difficoltà della nazionale nel reperire giovani promesse di qualità, anche perché un’intera generazione è stata decimata dal conflitto. Boniperti è titolare in tutte le otto partite, segna nella vittoria sull’Austria e nel pareggio in Svizzera, ma non può evitare che l’Italia termini soltanto quarta, mentre trionfa la Grande Ungheria. In quella successiva, che sarà anche l’ultima edizione, visto che poi nascerà l’Europeo vero e proprio, andrà ancora peggio, col quinto posto dietro anche all’esordiente Jugoslavia. Nel mezzo, altri due tentativi mondiali, ma invece di progredire il calcio italiano sembra andare all’indietro. Nel 1954 la qualificazione è raggiunta facilmente contro l’Egitto, al quale Boniperti segna la sua unica doppietta in maglia azzurra. In Svizzera, però, nonostante il suo gol nel debutto contro i padroni di casa, arriva la sconfitta. Il tecnico Czeizler rivoluziona la squadra, lasciando fuori lo stesso Boniperti, e il successo largo contro il Belgio sembra dargli ragione. Poi però allo spareggio contro gli svizzeri arriva un terribile 1-4 che manda tutti a casa. L’esperienza in Coppa del Mondo di Boniperti termina così, prima ancora di nascere veramente, perché nel 1958 l’Italia non ci sarà, eliminata nelle qualificazioni per la prima volta dall’Irlanda del Nord. Anche in questo caso, però, Boniperti aveva pagato gli anni opachi con la Juventus giocando una sola partita, peraltro persa malamente in Portogallo.

MONDIALI DISPUTATI: 2 (1950, 1954)

PARTITE DISPUTATE: 2

RETI SEGNATE: 1