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13.03.2010 17:56 di Oreste Giannetta articolo letto 2789 volte

Il 1994 è l’anno dello sbarco del grande calcio negli Stati Uniti. Sembra l’apertura di una nuova frontiera, ma non sarà così. Il “soccer” resterà uno sport di nicchia, oscurato dalle grandi passioni americane, football e basket su tutti. La FIFA vara nuove norme per fermare la deriva ostruzionistica che impera da qualche anno. Ci riuscirà in parte e alla fine il titolo andrà al Brasile non trascendentale di Romario, dopo la prima finale decisa ai calci di rigore contro l’Italia.
L’AVVENTO DI SACCHI – La grande delusione del mondiale casalingo, gettato al vento, lascia parecchi strascichi in casa azzurra. Vicini è confermato da Matarrese, ma fallisce malamente la qualificazione all’Europeo del 1992, preceduto da Urss e Norvegia, ed è costretto a lasciare il posto ad Arrigo Sacchi. Si tratta di un’autentica rivoluzione per il calcio italiano. Mai un allenatore di club nel pieno della sua carriera era stato chiamato, e pagato profumatamente, per guidare la nazionale. Sacchi porta con sé la sua cultura del lavoro e dell’assenza di individualità. Ne fanno le spese Vialli e Mancini, decisamente con personalità non adeguate al credo sacchiano, mentre Baggio si deve adeguare, salvando il posto solo grazie alla sua immensa classe, che lo porta al Pallone d’Oro nel 1993. La Svizzera ci complica il cammino di qualificazione, ma alla fine passiamo davanti a Portogallo e Scozia. Delle grandi, all’appuntamento mancano soprattutto Francia e Inghilterra. Per i galletti è un bis doloroso, con la sconfitta decisiva maturata in casa e all’ultimo minuto contro la Bulgaria. L’Inghilterra, invece, cede prima all’Olanda e poi alla sorpresa Norvegia, forza emergente di un calcio nordico che però non conta sulla presenza della Danimarca. Nulla di strano, vista l’unica partecipazione del 1986, se non fosse che i danesi due anni prima si erano clamorosamente laureati campioni d’Europa. Manca anche l’Uruguay, che però ormai fa poca notizia, mentre rischia grosso l’Argentina, travolta dalla Colombia e costretta allo spareggio contro l’Australia. Il ripescaggio di Maradona, però, accende i sogni degli argentini, che insieme a Brasile, Italia e Germania sono tra i favoriti.
AVANTI COL FIATONE – Il cattivo spettacolo offerto da Italia 90, a livello di gioco, induce la FIFA a modificare alcune regole per incrementare la voglia di vincere. Su tutte i tre punti a vittoria, ma anche il divieto per il portiere di prendere il pallone con le mani su retropassaggio e l’espulsione dell’estremo difensore per fallo sull’attaccante lanciato a rete. Come ormai consuetudine, la formula del primo turno regala ben poche sorprese. La più grande arriva dal gruppo A, quello dei padroni di casa. Cade, infatti, la Colombia, che col 5-0 sull’Argentina aveva illuso di poter essere la sorpresa del torneo. Va invece a mille la Romania, sospinta da un Hagi in formato gigante (il suo gol ai colombiani è quasi improbabile, nella sua bellezza). Gli Usa si accontentano del terzo posto dietro la Svizzera, battendo la Colombia con un autogol dello sfortunato Escobar, che al ritorno in patria pagherà con la vita quell’errore. Il Brasile fa suo il proprio girone senza patemi, davanti alla Svezia, con Romario che mette in mostra tutte le sue qualità di “Cobra”. Il pareggio nello scontro diretto taglia fuori le altre due avversarie, che si sfidano in una gara dal doppio record. La Russia, all’esordio dopo la dissoluzione dell’Urss, vince per 6-1 con cinquina di Salenko, che stabilisce il record di marcature in un solo match e diventa irraggiungibile per (quasi) tutti in classifica marcatori. La vittima è il Camerun, lontano parente di quello “italiano”. Il gol della bandiera, però, lo segna Milla a 42 anni, record di longevità. Poco sudore anche per Germania e Spagna. I tedeschi, finalmente uniti, esordiscono col minimo sforzo contro la Bolivia e faticano con gli spagnoli. Sofferto pure il successo sulla Corea del Sud, un segnale preoccupante.
Il gruppo D è quello di Maradona, prima ancora che dell’Argentina. Il Pibe si presenta in ottima forma e va a segno contro la Grecia all’esordio, con tanto di urlo a favore di telecamera che fa il giro del mondo. Dopo il bis con la Nigeria, però, viene trovato positivo all’antidoping per un dimagrante proibito. Scaricato malamente dalla federazione, da l’addio alle ribalte internazionali, mentre i compagni subiscono il colpo perdendo con la Bulgaria. Il passaggio del turno dietro a nigeriani e bulgari è comunque assicurato. L’Italia parte malissimo, sorpresa dal caldo e dall’umidità. A New York incappa nella sconfitta contro l’Irlanda e si trova costretta a vincere con la Norvegia. L’espulsione di Pagliuca costringe Sacchi a togliere Baggio, e a salvarci dal precoce addio ci pensa l’altro Baggio, Dino, con un colpo di testa. Il pareggio finale col Messico porta tutte le squadre del girone a 4 punti. Alla fine siamo terzi, mentre a casa torna la Norvegia. Infine, nel gruppo F, col Marocco a fare da comparsa, le sorprese le regala l’esordiente Arabia Saudita, che si piazza seconda tra Olanda e Belgio, battendo questi ultimi con uno straordinario gol di Owairan.
SI SVEGLIA BAGGIO – L’apertura degli ottavi è affidata alla sfida “fisica” tra Germania e Belgio. Lo spettacolo non manca, già dai primi minuti, ma alla fine i tedeschi allungano sul 3-1, e solo nel finale i belgi si rifanno sotto. Senza storia la sfida tra Spagna e Svizzera. Gli iberici, freschi campioni olimpici, lanciano la loro sfida alle grandi potenze e puntano al ritorno in semifinale dopo quasi 50 anni. Il 3-0 è frutto anche della giornata no della difesa svizzera. Il giorno dopo cade la sorpresa Arabia Saudita, sotto i colpi della spietata coppia di arieti svedesi, formata da Dahlin e Kenneth Andersson. E cade l’Argentina, che orfana di Maradona non sa reagire. La Romania la affonda con le giocate di Dumitrescu e Hagi e nulla possono gli “italiani” Batistuta e Balbo. All’Olanda basta un tempo per fermare la corsa dell’Irlanda. Le reti di Bergkamp e Jonk mandano a casa i verdi, che terminano così il loro ciclo magico iniziato con l’Euro 88. Contro gli entusiasti padroni di casa, il Brasile soffre più di un’ora per sbloccare il punteggio. Romario inventa e Bebeto conclude con un diagonale mortifero. I verdeoro erano in dieci per l’espulsione di Leonardo, per una brutta gomitata che gli costerà la squalifica per tutto il resto del torneo.
Dopo un botta e risposta iniziale, Bulgaria e Messico si danno appuntamento ai calci di rigore, in una gara passata alla storia per la sostituzione di una porta. I messicani ne realizzano uno su quattro e vanno a casa, mentre la Bulgaria di Stoichkov entra per la prima volta tra le prime otto squadre al mondo. Infine, l’Italia affronta a Boston la Nigeria, sensazionale all’esordio in un mondiale. Andiamo sotto dopo nemmeno mezzora, con una rete in mischia di Amunike, poi l’arbitro espelle senza alcun motivo Zola e sembra finita. A farci scendere dalla scaletta dell’aereo e Roberto Baggio, che da ufficialmente inizio al suo mondiale a due minuti dal termine. Sull’ultimo affondo di Mussi centra l’angolino con un piatto che ricorda quello di Rivera a Messico 70. Nel primo tempo supplementare, poi, inventa per lo scatenato Benarrivo, che viene affossato in area e si guadagna il rigore. La trasformazione del “codino” è da brividi, col pallone che incoccia sul palo interno ed entra. Siamo ancora in corsa, ma con un dispendio di energie destinato ad essere pagato più avanti.
FUORI I CAMPIONI – Per la prima volta, il Vecchio Continente porta ben sette squadre su otto ai quarti di finale, in un torneo giocato lontano dall’Europa. L’unica “intrusa” è il Brasile, che apre il programma dando vita ad una gara spettacolare contro l’Olanda, forse la più bella del mondiale. Le polveri si accendono nella ripresa, coi brasiliani all’arrembaggio e sul doppio vantaggio coi soliti Romario e Bebeto. Bergkamp riporta subito in corsa gli olandesi, che trovano coraggio e pareggiano con Winter. Ma una bomba su punizione di Branco, con velo di Romario, stende definitivamente i tulipani. Poi tocca all’Italia, provata dai 120 minuti con la Nigeria. La Spagna è una squadra sparagnina e nel primo tempo ci lascia l’iniziativa. Una bomba di Dino Baggio apre le marcature e sembra aprire le porte di un successo agevole. Nella ripresa, però, le energie finiscono, gli spagnoli diventano più pericolosi e pareggiano con una conclusione di Caminero deviata da Benarrivo. È il momento più difficile del match. Salinas spreca un’occasione d’oro per ribaltare il risultato, ma ancora una volta, a due minuti dal termine, entra in scena Roberto Baggio. Contropiede classico in due tocchi, da Berti a Signori e da questi, in semirovesciata, a Baggio, che scarta Zubizarreta e, pur allargandosi, riesce a insaccare evitando l’ultimo disperato intervento di Abelardo. Siamo di nuovo in semifinale, a quattro anni di distanza, mentre per la Spagna è l’ennesima delusione.
In semifinale ci aspettiamo di trovare la Germania, e invece arriva a sorpresa la Bulgaria. I campioni in carica sono ormai logori, dopo anni sempre ad alti livelli, eppure passano in vantaggio ad inizio ripresa, con un rigore trasformato da Matthäus. L’ultimo quarto d’ora, però, segna il loro capolinea. Stoichkov pareggia con una punizione che si infila nel sette, e tre minuti dopo Lechkov aziona la freccia con un bel colpo di testa in tuffo. Alla prima storica qualificazione della Bulgaria tra le prime quattro non fa seguito quella dell’altra nazionale dell’est europeo, che aveva festeggiato il primo mondiale dopo la caduta del Muro con un risultato a sorpresa. Opposta alla Svezia, la Romania rimonta in extremis la rete di Brolin con Raducioiu, che poi fa sognare i suoi ai supplementari. Ma stavolta sono gli svedesi ad agguantare il pari nel finale. Ai rigori la Svezia deve rincorrere tutto il tempo, dopo l’errore di Mild, ma alla fine diventa protagonista il portiere Ravelli, che para il tiro di Petrescu, mette sotto pressione gli avversari e si ripete su Belodedici riportando gli scandinavi in semifinale, a distanza di quasi 40 anni dalla finale casalinga del 1958.
BRILLANO BAGGIO E ROMARIO – Le due semifinali hanno due protagonisti che più attesi non potrebbero essere. Indicati già alla vigilia del torneo come i due giocatori più in vista, finora Baggio e Romario non hanno tradito le attese trascinando le loro squadre, e adesso sono chiamati all’ultimo impegno contro le sorprese del mondiale. Apre l’Italia contro l’incredibile Bulgaria di Stoichkov, rientrato in corsa per la classifica marcatori e ad un gol da Salenko. Gli azzurri sono superiori e il primo tempo lo dimostra. Baggio infila due volte Mihailov con una rete più bella dell’altra e prima Albertini e poi Donadoni vanno vicini ad arrotondare il punteggio. Proprio quando sta per arrivare l’intervallo, però, i bulgari si guadagnano un rigore che Stoichkov trasforma, diventando capocannoniere al pari di Salenko. La ripresa vive sugli stentati attacchi della Bulgaria, ben controllata dalla difesa italiana. Si va in finale a dodici anni di distanza da Madrid, dunque, ma la festa è turbata da un infortunio patito da Baggio, che lo costringe a lasciare anticipatamente il campo e lo mette in dubbio per l’atto conclusivo.
A Los Angeles, che sarà teatro della finalissima, Brasile e Svezia danno vita ad una replica decisamente meno spettacolare della finale del 1958. Il pallino del gioco è costantemente nei piedi dei brasiliani, che peccano di precisione al tiro, mentre la Svezia appare stanca, dopo l’intenso quarto con la Romania. Quando poi gli scandinavi restano in dieci per l’espulsione di Thern il loro destino sembra segnato e si compie puntualmente a dieci minuti dal termine. Il terzino destro Jorginho scende come suo solito sulla fascia e crossa al centro dove Romario, da “cobra” qual è, riesce a trovare il tempo per beffare i più alti difensori avversari incornando di testa. L’1-0 è sufficiente per riportare il Brasile alla finale mondiale, a 24 anni di distanza dall’ultima, vinta proprio contro l’Italia. La Svezia trova il modo di consolarsi con un perentorio 4-0 nella finalina con la Bulgaria, che ha l’unico obiettivo, fallito, di far segnare il settimo gol a Stoichkov, per farlo diventare capocannoniere solitario.
RIGORI E LACRIME – Gli oltre 30 gradi di Los Angeles, con la gara giocata a mezzogiorno per assurde esigenze televisive, fanno facilmente intuire che non sarà una finale spettacolare. Le due squadre, comunque, non amano i ritmi elevati e ne esce un primo tempo discreto, col Brasile che si fa preferire nella costruzione del gioco. Nell’Italia è rientrato a tempo di record Baresi, operato al menisco meno di un mese prima, dopo l’infortunio con la Norvegia, e c’è anche Baggio, che non vuole mancare all’appuntamento decisivo nonostante non sia al meglio. Pagliuca è impegnato prevalentemente su tiri da fuori, prima di Branco e poi di Romario, mentre noi pungiamo in contropiede con Massaro, che trova il varco giusto ma si vede respingere da Taffarel la sua puntata di destro. Entrambe le squadre devono effettuare un cambio per problemi fisici. Tocca prima ai verdeoro, che mandano in campo Cafu (alla prima di tre finali consecutive) per Jorginho, mentre noi dobbiamo fare a meno di Mussi, rimpiazzato da Apolloni. Nella ripresa la fatica si fa sentire e lo spettacolo ne risente ulteriormente. Il brivido maggiore arriva su conclusione dalla distanza di Mazinho che Pagliuca non trattiene. Il pallone rimbalza pericolosamente davanti alla linea, prima di toccare il palo e tornare tra le braccia del portiere, che ringrazia il montante con un bacio. La replica è affidata a Baggio, ma la sua girata finisce malamente a lato. Non succede altro e i supplementari sono l’ovvia conclusione. La mezzora di tempo extra vede prima Bebeto mancare una grossa occasione, su un’uscita avventata di un Pagliuca irriconoscibile, poi Baggio chiamare Taffarel alla deviazione in angolo con una girata da fuori area. Infine, l’ultimo brivido, quando Cafu scende a destra e mette in mezzo dove Romario, complice un’altra mancata uscita di Pagliuca, gira verso la porta sguarnita, ma manda di pochissimo a lato, mentre Apolloni prova il disperato intervento in scivolata.
Alla fine lo 0-0 resta invariato e per decidere i nuovi campioni del mondo sono necessari, per la prima volta, i calci di rigore. Cominciamo subito male, con Baresi che spara alto sulla traversa, ma Pagliuca si riabilita parando la conclusione di Marcio Santos. Albertini ed Evani per noi, Romario e Branco per loro, non sbagliano e tocca a Massaro. La conclusione dell’attaccante del Milan, debole e centrale, è una manna per Taffarel, che respinge senza problemi. La fredda realizzazione del capitano brasiliano Dunga costringe Baggio a segnare a tutti i costi per tenere in piedi l’Italia. L’importanza del momento fa credere al nostro “codino” che il pallone abbia chissà che peso e col tiro che manda la sfera ben al di là della traversa di Taffarel si decide il mondiale. Il Brasile è “tetracampeão” e, mentre Dunga alza la Coppa del Mondo, le lacrime di Baresi, confortato da Gigi Riva, restano impresse nella mente di chi assiste dall’Italia.
IL CAMPIONE DEI CAMPIONI
Romario de Souza
– Si vanta di aver segnato più di 1000 gol, comprese però anche gare non ufficiali, ma resta comunque il più letale attaccante dei primi anni Novanta. Dopo gli inizi al Vasco da Gama passa al PSV e in cinque anni segna quasi 100 gol, guadagnandosi l’ingaggio al Barcellona. In due anni vince una Liga, poche settimane prima del trionfo mondiale. Un’altra stagione al Valencia e poi un lungo girovagare, complice un carattere ben poco malleabile, che gli pregiudica anche la partecipazione al suo terzo mondiale, nel 1998, dopo che nel 1990 aveva lasciato poche tracce.
TABELLINO DELLA FINALISSIMA
Los Angeles, 17 luglio 1994
Brasile
: Taffarel, Jorginho (21’ Cafu), Branco, Mauro Silva, Aldair, Marcio Santos, Mazinho, Dunga, Romario, Zinho (105’ Viola), Bebeto.
Italia: Pagliuca, Mussi (35’ Apolloni), Benarrivo, Albertini, Maldini, Baresi, Donadoni, D. Baggio (95’ Evani), Massaro, R. Baggio, Berti.
Rigori: Baresi(I)alto, Marcio Santos(B)parato, Albertini(I)0-1, Romario(B)1-1, Evani(I)1-2, Branco(B)2-2, Massaro(I)parato, Dunga(B)3-2, R. Baggio(I)alto.


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