Italia, niente illusioni verso i playoff: il Mondiale non è affatto scontato
Da tempo il dibattito attorno alla Nazionale ruota attorno alla stessa convinzione: l’Italia non può permettersi un’altra esclusione dal Mondiale. Eppure la storia recente racconta qualcosa di diverso, perché è già accaduto due volte. A poco più di due settimane dal playoff con l’Irlanda del Nord conviene allora mettere da parte le frasi di circostanza e affrontare la realtà: un nuovo fallimento è possibile. Non significa essere pessimisti, ma semplicemente guardare le cose per quello che sono.
Accettare questo rischio può persino avere un effetto positivo. La paura di sbagliare, se gestita nel modo giusto, può trasformarsi in motivazione e concentrazione. Toccherà ai giocatori dimostrarlo sul campo. Ma ignorare il problema non aiuterà certo la Nazionale.
Una rosa piena di interrogativi
Il primo elemento da considerare è il livello attuale dei convocabili. L’Italia non è una squadra debole, ma nemmeno quella corazzata che molti continuano a immaginare. In difesa, ad esempio, il momento non è dei più sereni. Bastoni è finito al centro delle contestazioni, Buongiorno alterna buone prestazioni a errori pesanti, mentre Gatti non sempre garantisce affidabilità.
A centrocampo Barella appare spesso nervoso e Frattesi continua a vivere una stagione complicata, con poche partite realmente incisive. Davanti non mancano i dubbi. Retegui continua a segnare ma arrivano voci poco rassicuranti sulla sua condizione. Kean resta spesso fermo per problemi fisici, mentre Pio Esposito sta accumulando minuti senza riuscire a trovare continuità. Se si allarga lo sguardo la situazione non migliora molto: Raspadori è fermo, Orsolini e Zaccagni sembrano in calo di rendimento e giocatori come Maldini o Bellanova non stanno attraversando il momento migliore.
Le difficoltà sulle fasce e in difesa
L’infortunio di Di Lorenzo complica ulteriormente le scelte di Gattuso. Le alternative non offrono certezze assolute e i nomi di riserva - Coppola, Okoli - rappresentano più scommesse che soluzioni consolidate. Scalvini, che potrebbe essere una risorsa importante, continua invece a fare i conti con gli infortuni. Anche la questione Chiesa resta sospesa: dopo i ripetuti rifiuti alla Nazionale e un minutaggio molto limitato con il club, il suo eventuale ritorno lascia più di una perplessità.
Le possibili soluzioni tattiche
Davanti a una situazione del genere, forse servirebbe il coraggio di introdurre qualche soluzione meno prevedibile. Donnarumma tra i pali resta un punto fermo. Alle sue spalle però Carnesecchi potrebbe rappresentare un’alternativa più affidabile rispetto a Vicario, che sta vivendo una stagione complicata al Tottenham. In difesa si potrebbe pensare a Calafiori sul centrodestra per lasciare Bastoni nel suo ruolo naturale sul centrosinistra, con Buongiorno al centro. Un’altra ipotesi potrebbe essere Mancini braccetto di destra e Calafiori utilizzato in una posizione più avanzata, quasi da mediano aggiunto capace di proteggere la difesa e accompagnare l’azione. Sulle fasce, se l’idea è confermare il 3-5-2, servono interpreti coerenti: Palestra o Kayode a destra e Dimarco a sinistra, con Bartesaghi come possibile alternativa.
Le variabili offensive
Anche in attacco qualche scelta diversa potrebbe dare imprevedibilità alla squadra. Zaniolo, ad esempio, è uno dei pochi giocatori che in questo momento sembra avere entusiasmo e rabbia agonistica, due ingredienti fondamentali in partite così delicate. La sensazione però è che si andrà verso una formazione molto più conservativa: Mancini nella difesa a tre, Bastoni adattato al centro, Calafiori sul centrosinistra, Dimarco e Politano sugli esterni. In mezzo Locatelli con Barella e Tonali, davanti la coppia Kean-Retegui. Una squadra solida ma estremamente leggibile per qualsiasi avversario, soprattutto per chi è abituato a studiare il 3-5-2 della Serie A ogni settimana.
Il rischio delle gerarchie rigide
Il vero problema, forse, è proprio questo: la rigidità delle gerarchie. Convocare giovani come Palestra per poi affidarsi comunque ai soliti nomi nel momento decisivo rischia di svuotare di senso qualsiasi tentativo di rinnovamento. In alcune zone del campo questa Nazionale avrebbe bisogno esattamente del contrario: meno prudenza e più incoscienza.
Il momento del calcio italiano
Il contesto generale del calcio italiano non aiuta a trasmettere fiducia. Le competizioni europee di questa stagione hanno lasciato segnali preoccupanti: eliminazioni pesanti e risultati spesso deludenti. Allo stesso tempo però non bisogna cadere nella tentazione di buttare tutto. Solo pochi mesi fa l’Inter arrivava in finale di Champions League e l’Atalanta conquistava l’Europa League. Il problema non è la totale mancanza di talento, ma la difficoltà nel trovare continuità.
La verità a quindici giorni dal playoff
Oggi mancano quindici giorni alla sfida contro l’Irlanda del Nord, la prima tappa di un doppio spareggio che deciderà se l’Italia tornerà finalmente al Mondiale. Il materiale umano a disposizione di Gattuso non è da buttare. Ma non è nemmeno sufficiente per sentirsi al sicuro. E forse il primo passo per evitare un’altra delusione è proprio questo: smettere di comportarsi come se il fallimento fosse impossibile.