Post dimissioni Gravina pubblica il dossier sul calcio italiano: giovani pochi, conti in rosso e riforme bloccate
Dopo le dimissioni dalla presidenza della FIGC, Gabriele Gravina ha reso pubblica la relazione sullo stato di salute del calcio italiano che aveva preparato per l’audizione davanti alla Commissione Cultura della Camera, poi annullata proprio a seguito del suo passo indietro. Nel documento, l’ex presidente federale analizza le principali criticità del sistema calcio e prova a spiegare perché molte delle riforme proposte durante il suo mandato non siano mai state realizzate. Secondo Gravina, il problema è ormai strutturale e riguarda la difficoltà di coordinare gli interessi di federazione, leghe e istituzioni.
Giovani italiani sempre meno in campo
Uno dei punti più critici riguarda la presenza di calciatori italiani e giovani nei campionati professionistici. La Serie A ha un’età media di circa 27 anni, tra le più alte in Europa, e quasi il 68% dei minuti complessivi è giocato da calciatori non selezionabili per la Nazionale. Il dato più preoccupante riguarda però gli Under 21 italiani, che rappresentano appena l’1,9% dei minuti giocati, uno dei valori più bassi tra i campionati monitorati a livello mondiale. Anche il numero complessivo di calciatori italiani impiegati con continuità è limitato: su quasi 300 giocatori utilizzati con regolarità in Serie A, meno di cento sono italiani. Il risultato è un bacino sempre più ristretto da cui la Nazionale può attingere.
Talento disperso e qualità tecnica in calo
Nel documento viene evidenziato anche un progressivo impoverimento della qualità tecnica del campionato. Tra gli indicatori citati:
-meno dribbling rispetto agli altri grandi campionati europei
-minor intensità nel pressing
-velocità media del gioco inferiore rispetto alla Champions League
Secondo l’analisi federale, il calcio italiano fatica a stare al passo con l’evoluzione del gioco moderno, più rapido e più fisico.
Un altro elemento riguarda la gestione dei giovani talenti. Nonostante i buoni risultati delle nazionali giovanili, molti calciatori italiani faticano a trovare spazio nelle prime squadre dei club, a differenza di quanto accade in Spagna, Francia o Inghilterra.
Un sistema economicamente fragile
La relazione evidenzia anche una situazione economica complessa. Il calcio professionistico italiano registra perdite superiori ai 700 milioni di euro all’anno, con un indebitamento complessivo di circa 5,5 miliardi. Negli ultimi decenni quasi 200 società professionistiche non sono state ammesse ai campionati per problemi finanziari. Parallelamente sono aumentati i costi, in particolare quelli legati agli stipendi e alle commissioni degli agenti, che nel 2025 hanno superato i 300 milioni di euro. Un altro elemento segnalato è l’elevato numero di club professionistici: 97 società, un dato superiore alla maggior parte dei campionati europei.
Il ritardo sugli stadi
Gravina sottolinea anche il forte gap infrastrutturale rispetto ad altri Paesi. Negli ultimi anni l’Italia non è riuscita a tenere il passo nella costruzione o ristrutturazione degli impianti, un fattore che incide sia sui ricavi sia sulla competitività del sistema.
Le riforme bloccate
Una parte importante del dossier riguarda le riforme mai realizzate.
Tra queste:
_riduzione del numero di squadre professionistiche
_riforma dei campionati con Serie A e Serie B a 18 squadre
_rafforzamento dei controlli economici sui club
Secondo Gravina, molte di queste modifiche sono state bloccate dalla mancanza di accordo tra le diverse componenti del sistema e dai vincoli statutari che richiedono il consenso delle leghe.
Le proposte sul tavolo
Nel documento vengono elencate anche alcune possibili soluzioni per rilanciare il movimento:
1_incentivi fiscali per investimenti nei settori giovanili
2_sostegno alla costruzione di nuovi stadi
3_contributi derivanti dal settore delle scommesse destinati allo sviluppo del calcio
4_rafforzamento dei programmi di formazione tecnica per i giovani
Tra i progetti citati c’è anche il piano per il rilancio del calcio giovanile italiano, coordinato da Maurizio Viscidi, basato su una maggiore centralità della tecnica e sulla formazione degli allenatori dei settori giovanili.
Un sistema che deve fare squadra
La conclusione della relazione è chiara: nessuna riforma può essere realizzata senza una collaborazione reale tra tutte le componenti del sistema calcistico e le istituzioni. Secondo Gravina, senza una volontà comune di anteporre l’interesse generale alle singole posizioni, sarà difficile avviare una vera ricostruzione del calcio italiano.