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Italia, verso i playoff: tra certezze e possibili novità, la lista di Gattuso arriverà venerdì
La lista ufficiale arriverà venerdì, ma il quadro della Nazionale italiana è già abbastanza definito. Il ct Gennaro Gattuso è pronto a sciogliere gli ultimi dubbi in vista del playoff Mondiale: giovedì l’Irlanda del Nord a Bergamo, poi - in caso di vittoria - la finale contro una tra Galles e Bosnia-Erzegovina.
Pochi dubbi, qualche assenza pesante
Le certezze sono molte, le incognite poche. Gattuso deve però fare i conti con quattro indisponibili: Matteo Gabbia, Giovanni Di Lorenzo, Antonio Vergara e Marco Verratti. Proprio l’ex PSG rappresenta l’assenza più significativa: esperienza e qualità che il ct avrebbe voluto avere a disposizione.
Tra conferme e nuove chiamate
Non sono attese rivoluzioni rispetto a novembre, ma qualche novità sì. In difesa si fa spazio Marco Palestra, mentre a centrocampo avanza la candidatura di Niccolò Pisilli, premiato per il rendimento con la Roma. Tra i pali nessun cambiamento: Gianluigi Donnarumma resta il titolare, con Vicario, Carnesecchi e Caprile alle sue spalle. In difesa, oltre ai sostituti degli infortunati, restano intoccabili Mancini, Bastoni, Calafiori e Buongiorno, con Cambiaso e Dimarco sulle corsie. Possibile il ritorno di Spinazzola, mentre a destra Bellanova resta un’opzione. A centrocampo, senza Verratti, spazio al blocco consolidato: Locatelli, Cristante, Frattesi, Tonali e Barella. Pisilli rappresenta la novità, mentre Pellegrini e Ricci si giocano un posto aggiuntivo.
Attacco: doppia punta e ballottaggi aperti
In avanti Gattuso sembra orientato a confermare la doppia punta. I centravanti saranno quattro: Kean, Retegui, Pio Esposito e Scamacca. Da valutare le condizioni di Raspadori, fermo da oltre un mese. Sugli esterni Zaccagni è in vantaggio a sinistra, con Politano e Orsolini confermati a destra. Possibile sorpresa Federico Chiesa, mentre restano indietro nelle gerarchie Berardi, Bernardeschi e Zaniolo.
L’Italia si gioca tutto in pochi giorni. La base è solida, le scelte quasi fatte: ora tocca al campo. Per tornare al Mondiale, serviranno due partite perfette.
Galles, i convocati per i playoff Mondiali: Bellamy punta su Wilson e Johnson, out Davies
Il Galles si prepara al percorso decisivo verso il Mondiale 2026. Il ct Craig Bellamy ha ufficializzato la lista dei 26 convocati per i playoff, con la semifinale contro la Bosnia-Erzegovina in programma il 26 marzo in un Cardiff City Stadium già tutto esaurito.
Verso la possibile sfida con l’Italia
Il cammino dei Dragoni è chiaro: in caso di vittoria, affronteranno in finale la vincente tra Nazionale italiana e Irlanda del Nord, ancora a Cardiff il 31 marzo. Un doppio impegno che può riportare il Galles al Mondiale, dove è già inserito nel Gruppo B con Canada, Svizzera e Qatar.
Rientri e assenze
Tra le novità della lista spiccano i rientri di Danny Ward e Rabbi Matondo, assenti nelle ultime convocazioni stagionali. Non ci sarà invece Ben Davies, fermato da un infortunio alla caviglia, così come Chris Mepham e Kieffer Moore. Il Galles si affida comunque ai suoi uomini chiave: Harry Wilson, protagonista dell’ultima finestra internazionale, insieme a Brennan Johnson, Dan James e David Brooks, elementi fondamentali nel reparto offensivo.
La lista dei convocati del Galles
Portieri: Karl Darlow (Leeds), Danny Ward (Wrexham), Adam Davies (Sheffield Utd), Tom King (Everton).
Difensori: Jay Dasilva (Coventry), Rhys Norrington-Davies (QPR), Dylan Lawlor (Cardiff), Ben Cabango (Swansea), Joe Rodon (Leeds), Neco Williams (Nottingham Forest), Ronan Kpakio (Cardiff).
Centrocampisti: Ethan Ampadu (Leeds), Josh Sheehan (Bolton), Jordan James (Leicester), Liam Cullen (Swansea), Joel Colwill (Cardiff), Harry Wilson (Fulham), David Brooks (Bournemouth).
Attaccanti: Nathan Broadhead (Wrexham), Brennan Johnson (Crystal Palace), Sorba Thomas (Stoke), Mark Harris (Oxford), Lewis Koumas (Hull City), Dan James (Leeds), Rabbi Matondo (Rangers), Rubin Colwill (Cardiff).
Con il sostegno del “Red Wall” e un gruppo che mescola esperienza e giovani talenti, il Galles si gioca tutto in pochi giorni: l’obiettivo è tornare a una fase finale mondiale e provare a essere ancora protagonista.
Irlanda del Nord, i convocati per l’Italia: Morrison novità per il playoff di Bergamo
L’Irlanda del Nord scopre le carte in vista della sfida contro la Nazionale italiana. Il ct Michael O'Neill ha ufficializzato la lista dei 28 convocati per la semifinale playoff del 26 marzo a Bergamo, primo passo verso un posto al Mondiale 2026.
Morrison la novità, confermato il blocco titolare
Tra le scelte spicca il nome di Kieran Morrison, esterno classe 2007 del Liverpool, alla prima chiamata in nazionale maggiore. Una convocazione che rappresenta l’unica vera sorpresa in un gruppo che punta sulla continuità. Restano infatti i punti fermi della squadra: il capitano Shea Charles, il riferimento offensivo Josh Magennis e il talento Jamie Donley, chiamati a guidare una selezione che sogna l’impresa. Non mancano però alcune assenze: fuori per scelta tecnica Southwood, Johnson e McCausland, mentre Bradley e Lewis non saranno disponibili per infortunio.
O’Neill: “Servirà un passo in più”
Il commissario tecnico non nasconde le difficoltà della sfida contro gli Azzurri, ma allo stesso tempo crede nella possibilità di sorprendere: ha sottolineato come battere l’Italia e poi vincere anche la finale significherebbe entrare nella storia del calcio nordirlandese. O’Neill ha evidenziato il divario di livello, ricordando come gran parte della rosa militi tra Championship e categorie inferiori, ma ha anche richiamato la prestazione contro la Germania come segnale della crescita della squadra.
La lista dei convocati dell'Irlanda del Nord
Portieri: Bailey Peacock-Farrell (Blackpool), Conor Hazard (Plymouth Argyle), Pierce Charles (Sheffield Wednesday), Josh Clarke (Partick Thistle).
Difensori: Daniel Ballard, Trai Hume (Sunderland), Ciaron Brown, Brodie Spencer (Oxford United), Paddy McNair (Hull City), Eoin Toal (Bolton), Ruairi McConville (Norwich), Terry Devlin (Portsmouth).
Centrocampisti: Jamie Donley, Jamie McDonnell (Oxford United), George Saville (Luton), Alistair McCann (Preston), Shea Charles (Southampton), Isaac Price (West Bromwich Albion), Paul Smyth (QPR), Ethan Galbraith (Swansea), Justin Devenny (Crystal Palace), Brad Lyons (Kilmarnock), Patrick Kelly (Barnsley), Kieran Morrison (Liverpool).
Attaccanti: Josh Magennis (Exeter), Dion Charles (Huddersfield), Callum Marshall (Bochum), Jamie Reid (Stevenage).
In palio, oltre alla finale contro una tra Galles e Bosnia, c’è la possibilità di tornare su un palcoscenico mondiale che l’Irlanda del Nord insegue da decenni. E per farlo servirà davvero qualcosa in più.
Trapattoni, 87 anni del “Trap”: tra rimpianti e polemiche, la sua Italia senza Mondiale
Compie 87 anni Giovanni Trapattoni, uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio. Dai social del Bayern Monaco ai tanti club che ha guidato, in queste ore si moltiplicano i messaggi di auguri per il “Trap”, figura simbolo del calcio italiano anche per il suo percorso alla guida della Nazionale italiana.
L’Italia di Trapattoni: due qualificazioni, senza acuti finali
Arrivato sulla panchina azzurra nel 2000 dopo le dimissioni di Dino Zoff, Trapattoni prende in mano una nazionale reduce dalla finale europea e centra subito l’obiettivo: qualificazione al Mondiale 2002 ottenuta senza sconfitte. Nella fase finale in Corea e Giappone, però, l’Italia non riesce a esprimersi al meglio e si ferma agli ottavi contro la Corea del Sud, in una gara rimasta nella memoria anche per le polemiche arbitrali legate a Byron Moreno. Il ct viene confermato e conduce gli azzurri anche a Euro 2004, superando nuovamente le qualificazioni. In Portogallo, però, il percorso si chiude già nella fase a gironi, segnando la fine del suo ciclo in nazionale, poi affidata a Marcello Lippi.
Una carriera leggendaria nei club
Se l’esperienza in azzurro è stata altalenante, il percorso nei club resta tra i più vincenti di sempre. Con la Juventus ha costruito un ciclo storico, vincendo tutto: campionati, coppe nazionali e internazionali, fino alla Coppa dei Campioni e alla Coppa Intercontinentale. Successi anche con Inter e Bayern Monaco, oltre alle esperienze in Portogallo e Austria, che lo rendono uno dei pochi tecnici capaci di vincere in più Paesi.
Nel giorno del suo compleanno, il bilancio resta chiaro: una carriera straordinaria a livello di club e un capitolo azzurro fatto di qualificazioni centrate e occasioni non pienamente sfruttate nelle fasi finali.
Squadre: Milan, Juventus, Inter, Bayern Monaco, Cagliari, Fiorentina, Italia, Benfica, Stoccarda, Salisburgo, Irlanda
Palmares: 7 Campionati italiani, 2 Coppe Italia, 1 Supercoppa italiana, 1 Campionato tedesco, 1 Coppa di Germania, 1 Coppa di Lega tedesca, 1 Campionato portoghese, 1 Campionato austriaco, 3 Coppe UEFA, 1 Coppa della Coppe, 1 Coppa Campioni, 1 Supercoppa UEFA, 1 Coppa Intercontinentale.
Brasile, Neymar fuori dai convocati: “Deluso e triste”, ma il Mondiale resta nel mirino
Il Brasile si prepara alle amichevoli di marzo senza Neymar. Carlo Ancelotti ha scelto di non convocare l’attaccante del Santos per le sfide contro Francia e Croazia, spiegando come il giocatore non sia ancora al meglio dal punto di vista fisico.
Il ct non chiude però le porte in vista del Mondiale: “Se riesce a essere al 100% quando ci sarà il Mondiale, può esserci”, ha chiarito Ancelotti, indicando la strada al numero 10, chiamato a ritrovare continuità e condizione.
La reazione di Neymar è arrivata subito, con parole che raccontano bene il momento: “Ovviamente sono deluso e triste per non essere stato convocato. Ma resto concentrato”. Un messaggio chiaro, accompagnato da un obiettivo preciso: “Giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, partita dopo partita. La lista definitiva deve ancora arrivare e io voglio centrare il mio obiettivo”.
L’esclusione pesa anche perché Neymar manca dalla Selecao dall’ottobre 2023, frenato da problemi fisici che ne hanno condizionato il percorso. Per questo Ancelotti ha deciso di non accelerare i tempi, puntando su giocatori già pronti. Le amichevoli contro la Francia (26 marzo a Boston) e la Croazia (31 marzo a Orlando) saranno quindi un passaggio importante per il Brasile, ma anche un riferimento per lo stesso Neymar, che dovrà dimostrare con il Santos di poter tornare competitivo ai massimi livelli. La corsa al Mondiale 2026 resta aperta, ma passa tutta da qui: recuperare la miglior condizione per convincere Ancelotti e riconquistare un posto nella nazionale.
Iran, apertura ai Mondiali: ma chiede alla FIFA di giocare in Messico
Si riapre uno spiraglio per la presenza dell’Iran ai Mondiali 2026, ma con una condizione precisa: evitare gli Stati Uniti. Dopo settimane di tensioni e dichiarazioni che lasciavano presagire un possibile ritiro, la federazione iraniana ha avviato un dialogo con la FIFA per spostare le proprie partite in Messico.
A confermarlo è stato il presidente federale Mehdi Taj, che ha spiegato come la richiesta nasca da problemi concreti legati alla sicurezza e alla gestione logistica. Il nodo principale riguarda infatti gli Stati Uniti, dove la nazionale dovrebbe disputare parte delle gare della fase a gironi.
Secondo la federazione, non ci sarebbero garanzie sufficienti: da un lato le dichiarazioni del presidente USA Donald Trump, che ha espresso dubbi sulla sicurezza della squadra iraniana, dall’altro le difficoltà legate al rilascio dei visti. Proprio su questo punto si è espresso anche l’ambasciatore iraniano in Messico, denunciando una scarsa cooperazione da parte delle autorità statunitensi. Da qui la richiesta alla FIFA: disputare le partite in territorio messicano, uno dei tre Paesi organizzatori insieme a Stati Uniti e Canada. Una soluzione che permetterebbe all’Iran di partecipare comunque al torneo, evitando le criticità attuali.
Al momento, il calendario prevede che la nazionale iraniana giochi contro Nuova Zelanda e Belgio a Los Angeles e contro l’Egitto a Seattle, con ritiro fissato in Arizona. Ma tutto potrebbe cambiare nelle prossime settimane, a seconda dell’esito dei colloqui con la FIFA. La situazione resta quindi in evoluzione: l’Iran non chiude alla partecipazione, ma chiede condizioni diverse. E il Mondiale 2026 si conferma, ancora una volta, un evento in cui sport e politica continuano inevitabilmente a intrecciarsi.
Turchia, Kadioglu carica verso i playoff: “Il Mondiale è un obbligo”
La Turchia si avvicina all’appuntamento più importante della sua recente storia calcistica. I playoff di marzo rappresentano l’ultima occasione per tornare al Mondiale dopo 24 anni e la semifinale contro la Romania, in programma a Istanbul, segna l’inizio di un percorso senza appello. A fotografare il momento è Ferdi Kadioglu, intervenuto ai canali FIFA, che ha ribadito quanto la qualificazione sia diventata un obiettivo imprescindibile per la nazionale di Vincenzo Montella. Il difensore del Brighton non nasconde l’ambizione: per la Turchia, tornare sulla scena mondiale non è più un sogno, ma una responsabilità.
Il clima che accompagnerà la sfida interna è già uno dei temi centrali. Kadioglu ha sottolineato come l’atmosfera sarà incandescente, con uno stadio pronto a spingere la squadra oltre i propri limiti. Un fattore che potrebbe rivelarsi decisivo in una gara secca, dove ogni dettaglio pesa. In caso di vittoria contro la Romania, la Turchia si giocherà tutto nella finale playoff contro una tra Slovacchia e Kosovo. Due partite per cambiare la storia recente e cancellare un’assenza che dura dal 2002, quando la nazionale turca stupì il mondo conquistando il terzo posto.
La fiducia, però, nasce anche dal percorso degli ultimi anni. Kadioglu ha evidenziato i progressi della squadra, capace di competere con avversari di alto livello e di crescere anche attraverso le difficoltà. Il gruppo, oggi, appare più maturo e consapevole dei propri mezzi. All’interno di questo percorso si inserisce anche la crescita dello stesso Kadioglu, diventato uno dei punti di riferimento della nazionale. Dopo il passaggio al Brighton, il terzino ha trovato continuità e dimensione internazionale, confermando una versatilità che lo rende prezioso in più ruoli.
Accanto ai giocatori più esperti, la Turchia può contare su una nuova generazione di talenti. Kadioglu ha indicato in Kenan Yildiz e Arda Guler due elementi capaci di fare la differenza, sottolineando la loro qualità e la capacità di incidere nelle partite. A pochi giorni dalla sfida decisiva, il messaggio che arriva dal ritiro turco è chiaro: la squadra crede nella qualificazione. E, come ha ribadito lo stesso Kadioglu, riportare la Turchia al Mondiale significherebbe molto più di un risultato sportivo, trasformandosi in una festa per un intero Paese.
Neymar: “Il Mondiale? Non dipende da me”. L’attaccante del Santos spera nella chiamata del Brasile
Il sogno di giocare il Mondiale 2026 resta vivo per Neymar, ma l’attaccante brasiliano sa bene che la decisione finale non dipenderà da lui. Dopo il pareggio per 1-1 tra Santos e Corinthians, il numero 10 ha ammesso che il suo ritorno nella nazionale verdeoro è nelle mani del commissario tecnico Carlo Ancelotti. L’attaccante del Santos ha parlato apertamente della situazione dopo la partita: “Vorrei tornare in nazionale e giocare il Mondiale, ma non dipende da me. Che io ci sia o meno, continuerò sempre a tifare per il Brasile”.
L’ultima occasione prima delle convocazioni
La gara contro il Corinthians rappresentava l’ultima occasione per mettersi in mostra prima delle convocazioni per le amichevoli di marzo. Neymar però non è riuscito a lasciare il segno: nel match giocato allo stadio Vila Belmiro, il brasiliano non ha trovato la porta e la sua migliore occasione è stata un colpo di testa nel secondo tempo finito di poco a lato. La partita si era sbloccata al 19’ con Memphis Depay per il Corinthians, mentre Gabriel Barbosa ha pareggiato quattro minuti dopo per il Santos.
Ancelotti osserva la situazione
Le due amichevoli contro Francia e Croazia negli Stati Uniti saranno le ultime partite prima che Ancelotti annunci la lista definitiva per il Mondiale, prevista a maggio. Lo staff della federazione brasiliana ha seguito da vicino la partita del Santos, segno che il futuro di Neymar resta ancora in discussione. Il tecnico italiano ha già chiarito la sua linea: al Mondiale andranno solo i giocatori al 100% della condizione fisica.
Una stagione tra speranze e problemi fisici
Il percorso di Neymar verso il Mondiale è stato complicato dagli infortuni. Il brasiliano ha subito la rottura del legamento crociato nell’ottobre 2023 e un successivo intervento al ginocchio nel dicembre dello stesso anno. Nel 2026 ha disputato meno di dieci partite con il Santos, anche se ha mostrato segnali incoraggianti, come la doppietta segnata contro il Vasco da Gama che lo ha portato nella top 10 dei migliori marcatori della storia del club.
Il sogno del quarto Mondiale
A 34 anni, Neymar spera ancora di partecipare alla quarta Coppa del Mondo della sua carriera. Con 79 gol, resta il miglior marcatore nella storia della nazionale brasiliana. Molto dipenderà dalle scelte di Carlo Ancelotti, chiamato a decidere se puntare ancora sull’esperienza del numero 10 oppure aprire definitivamente la strada alla nuova generazione della Selecao.
Mondiali 2026, gli impegni di marzo delle nazionali già qualificate
La finestra internazionale di marzo rappresenta un momento importante per molte nazionali già qualificate ai Mondiali 2026, che sfruttano questa pausa per continuare la preparazione in vista della rassegna iridata che si giocherà tra Stati Uniti, Canada e Messico. Il torneo, che per la prima volta vedrà 48 squadre partecipanti, si avvicina e diversi commissari tecnici hanno organizzato amichevoli di alto livello per testare la condizione delle proprie squadre.
Tra le selezioni già sicure di un posto alla fase finale ci sono anche le tre nazionali ospitanti -Stati Uniti, Canada e Messico - insieme ad alcune squadre che hanno già ottenuto il pass attraverso i rispettivi percorsi di qualificazione, tra cui Argentina, Iran, Giappone, Nuova Zelanda e Uzbekistan.
Test importanti in vista dell’estate
Nel mese di marzo diverse di queste nazionali scenderanno in campo per mantenere il ritmo partita e provare nuove soluzioni tattiche. Tra gli impegni più interessanti spiccano le amichevoli di alcune delle squadre già qualificate, che affronteranno avversari di livello internazionale per verificare la condizione dei giocatori e valutare possibili nuovi innesti nelle rispettive rose. Queste partite rappresentano anche un’occasione per testare schemi e strategie in vista del torneo, che si preannuncia particolarmente competitivo anche per via del nuovo formato allargato.
L’attesa per il Mondiale
La Coppa del Mondo 2026 sarà la prima edizione con 48 nazionali, un cambiamento storico rispetto alle precedenti edizioni a 32 squadre. Il torneo si disputerà in 16 città distribuite tra i tre paesi organizzatori del Nord America. Nel frattempo, altre nazionali stanno ancora lottando per gli ultimi posti disponibili, con diversi playoff in programma proprio a marzo, che assegneranno le ultime qualificazioni alla fase finale. Per le squadre già qualificate, dunque, le partite di questa finestra internazionale rappresentano un passaggio fondamentale per arrivare nelle migliori condizioni possibili all’appuntamento più importante del calcio mondiale.
Le partite di marzo delle nazionali già qualificate ai Mondiali 2026
26 marzo, ore 16:00 – Brasile-Francia (Boston Stadium, Boston)
26 marzo, ore 19:00 – Arabia Saudita-Egitto (Ahmad bin Ali Stadium, Al Rayyan)
26 marzo, ore 17:00 – Qatar-Serbia (Jassim bin Hamad Stadium, Al Rayyan)
26 marzo, ore 19:30 – Colombia-Croazia (Camping World Stadium, Orlando)
27 marzo, ore 18:00 – Austria-Ghana (Ernst Happel Stadium, Vienna)
27 marzo, ore 20:45 – Svizzera-Germania (St. Jakob-Park, Basilea)
27 marzo, ore 20:45 – Olanda-Norvegia (Johan Cruijff ArenA, Amsterdam)
27 marzo, ore 20:30 – Algeria-Guatemala (Stadio Luigi Ferraris, Genova)
27 marzo, ore 21:15 – Marocco-Ecuador (Stade de Marrakech, Marrakech)
27 marzo, ore 20:00 – Grecia-Paraguay (Karaiskakis Stadium, Pireo)
27 marzo, ore 19:45 – Inghilterra-Uruguay (Wembley Stadium, Londra)
27 marzo, ore 21:00 – Spagna-Argentina (Lusail Stadium, Lusail)
27 marzo, ore 17:00 – Cina-Curaçao (Accor Stadium, Sydney)
27 marzo, ore 20:10 – Australia-Camerun (Accor Stadium, Sydney)
27 marzo, ore 19:00 – Sudafrica-Panama (Moses Mabhida Stadium, Durban)
27 marzo, ore 16:00 – Cile-Capo Verde (Eden Park, Auckland)
27 marzo, ore 19:15 – Nuova Zelanda-Finlandia (Eden Park, Auckland)
27 marzo, ore 16:00 – Uzbekistan-Gabon (Milliy Stadium, Tashkent)
28 marzo, ore 13:00 – Canada-Islanda (Toronto Stadium, Toronto)
28 marzo, ore 20:00 – Haiti-Tunisia (Toronto Stadium, Toronto)
28 marzo, ore 14:00 – Corea del Sud-Costa d’Avorio (Stadium MK, Milton Keynes)
28 marzo, ore 17:00 – Scozia-Giappone (Hampden Park, Glasgow)
28 marzo, ore 16:30 – Stati Uniti-Belgio (Atlanta Stadium, Atlanta)
28 marzo, ore 19:00 – Messico-Portogallo (Mexico City Stadium, Città del Messico)
28 marzo, ore 17:00 – Senegal-Perù (Stade de France, Saint-Denis)
30 marzo, ore 19:15 – Nuova Zelanda-Cile (Eden Park, Auckland)
30 marzo, ore 20:45 – Germania-Ghana (MHPArena, Stoccarda)
30 marzo, ore 17:00 – Arabia Saudita-Serbia (Jassim bin Hamad Stadium, Al Rayyan)
30 marzo, ore 16:00 – Capo Verde-Finlandia (Eden Park, Auckland)
30 marzo, ore 20:00 – Egitto-Spagna (Lusail Stadium, Lusail)
30 marzo, ore 17:00 – Uzbekistan-Venezuela (Milliy Stadium, Tashkent)
31 marzo, ore 20:30 – Algeria-Uruguay (Allianz Stadium, Torino)
31 marzo, ore 19:00 – Qatar-Argentina (Lusail Stadium, Lusail)
31 marzo, ore 20:10 – Australia-Curaçao (AAMI Park, Melbourne)
31 marzo, ore 20:45 – Austria-Corea del Sud (Ernst Happel Stadion, Vienna)
31 marzo, ore 20:00 – Croazia-Brasile (Camping World Stadium, Orlando)
31 marzo, ore 20:45 – Olanda-Ecuador (Philips Stadion, Eindhoven)
31 marzo, ore 19:30 – Canada-Tunisia (Toronto Stadium, Toronto)
31 marzo, ore 19:30 – Scozia-Costa d’Avorio (Hill Dickinson Stadium, Liverpool)
31 marzo, ore 20:00 – Messico-Belgio (Soldier Field, Chicago)
31 marzo, ore 20:00 – Stati Uniti-Portogallo (Atlanta Stadium, Atlanta)
31 marzo, ore 19:00 – Senegal-Gambia (Abdoulaye Wade Stadium, Diamniadio)
31 marzo, ore 18:00 – Norvegia-Svizzera (Ullevaal Stadion, Oslo)
31 marzo, ore 15:00 – Francia-Colombia (Northwest Stadium, Landover)
31 marzo, ore 12:30 – Haiti-Islanda (Toronto Stadium, Toronto)
31 marzo, ore 19:30 – Sudafrica-Panama (DHL Stadium, Città del Capo)
31 marzo, ore 20:00 – Marocco-Paraguay (Stade de Marrakech, Marrakech)
31 marzo, ore 19:45 – Inghilterra-Giappone (Wembley Stadium, Londra)
Scozia, 26 convocati per Giappone e Costa d’Avorio: cinque arrivano dalla Serie A
La Scozia ha annunciato la lista dei convocati per le prossime amichevoli internazionali contro Giappone e Costa d’Avorio, due test importanti nel percorso di avvicinamento al Mondiale 2026. Il commissario tecnico Steve Clarke ha scelto un gruppo di 26 giocatori, con una presenza significativa di calciatori che militano in Serie A.
La nazionale scozzese tornerà in campo sabato 28 marzo a Glasgow contro il Giappone, allo Hampden Park, prima di affrontare la Costa d’Avorio il 31 marzo a Liverpool, all’Hill Dickinson Stadium, casa dell’Everton.
Cinque convocati dalla Serie A
Come spesso accade negli ultimi anni, la Serie A è ben rappresentata nella rosa scozzese. Sono infatti cinque i giocatori provenienti dal campionato italiano:
-Billy Gilmour e Scott McTominay del Napoli
-Lewis Ferguson del Bologna
-Lennon Miller dell’Udinese
-Ché Adams del Torino
Per Gilmour e Miller si tratta di un ritorno dopo aver saltato l’ultimo raduno a causa di problemi fisici, mentre McTominay rientra dopo aver ritrovato continuità con il club.
Prima convocazione per Curtis
Tra le novità spicca la prima chiamata in nazionale maggiore per Findlay Curtis, esterno offensivo classe 2006 attualmente al Kilmarnock ma di proprietà dei Rangers. Il giovane talento arriva dalla selezione Under 21 ed è uno dei prospetti più interessanti del calcio scozzese.
Tornano nel gruppo anche Tommy Conway e Nathan Patterson, assenti dalla scorsa estate, oltre al difensore Ross McCrorie, che aveva collezionato la sua unica presenza con la nazionale nel 2024.
Alcune assenze per infortunio
Non mancano però alcune defezioni. Aaron Hickey è indisponibile per infortunio, mentre i due attaccanti Ben Doak e Lawrence Shankland non sono ancora pronti per il rientro dopo i rispettivi stop fisici.
La Scozia sogna un Mondiale da protagonista
Lo staff tecnico guarda con fiducia alla partecipazione alla prossima Coppa del Mondo. L’assistente Steven Naismith ha parlato di una squadra matura e con molti leader, convinto che questo gruppo possa scrivere una nuova pagina di storia per il calcio scozzese. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: superare per la prima volta la fase a gironi di un Mondiale, traguardo mai raggiunto nella storia della nazionale.
La lista completa dei convocati della SCOZIA
Portieri: Scott Bain (Falkirk), Angus Gunn (Nottingham Forest), Liam Kelly (Rangers)
Difensori: Grant Hanley (Hibernian), Jack Hendry (Al-Ettifaq), Dominic Hyam (Wrexham), Ross McCrorie (Bristol City), Scott McKenna (Dinamo Zagabria), Nathan Patterson (Everton), Anthony Ralston (Celtic), Andy Robertson (Liverpool), John Souttar (Rangers), Kieran Tierney (Celtic).
Centrocampisti
Ryan Christie (Bournemouth), Lewis Ferguson (Bologna), Billy Gilmour (Napoli), Andrew Irving (Sparta Praga), John McGinn (Aston Villa)
Kenny McLean (Norwich), Scott McTominay (Napoli), Lennon Miller (Udinese).
Attaccanti
Ché Adams (Torino), Tommy Conway (Middlesbrough), Findlay Curtis (Kilmarnock), Lyndon Dykes (Charlton Athletic), George Hirst (Ipswich Town).
La Coppa del Mondo tra misteri e furti: i nazisti, il furto di Londra e il cane eroe
Prima dell’attuale trofeo dei Mondiali, esisteva una coppa che è diventata quasi leggendaria: la Jules Rimet. Non solo per il valore simbolico nel calcio mondiale, ma anche per la sua storia tormentata, fatta di furti, ricerche naziste e misteri mai del tutto risolti.
La nascita del trofeo nel 1929
La storia comincia nel 1929, alla vigilia della prima Coppa del Mondo. Il presidente della FIFA Jules Rimet, ideatore della competizione, decide di creare un trofeo che rappresenti la nuova manifestazione internazionale.
Il progetto viene affidato all’orafo parigino Abel Lafleur, che realizza una statuetta raffigurante Nike, la dea greca della vittoria alata, mentre sorregge una coppa. Il trofeo pesa 3,8 chilogrammi ed è realizzato con una base di lapislazzuli e circa 1,8 chilogrammi di metallo dorato. Inizialmente si pensava fosse oro puro, ma in seguito si scoprì che si trattava in realtà di argento placcato oro.
La statuetta viene battezzata Coppa Jules Rimet e assegnata alla squadra vincitrice del Mondiale, che la conserva fino all’edizione successiva. Il regolamento stabilisce anche che il trofeo venga consegnato definitivamente alla nazionale che lo vincerà per tre volte. Questo accadrà nel 1970, quando il Brasile conquisterà il suo terzo titolo mondiale. Ma prima di arrivare a quel momento, la coppa attraverserà una storia incredibile.
Il tentativo dei nazisti durante la guerra
Durante la Seconda guerra mondiale, la coppa si trova in Italia, dopo i successi azzurri del 1934 e del 1938. Con l’occupazione tedesca cresce il timore che il trofeo possa essere sequestrato dai nazisti, interessati sia al valore del metallo sia al prestigio simbolico dell’oggetto.Il compito di custodirla viene affidato a Ottorino Barassi, segretario della Federazione italiana e vicepresidente della FIFA.
Per evitare che la Gestapo la trovi durante eventuali perquisizioni, Barassi decide di nasconderla nella sua casa a Roma. Il nascondiglio scelto è sorprendentemente semplice: sotto il letto, dentro una scatola da scarpe. Un posto così banale che i soldati tedeschi non lo controllano mai. Grazie a questo stratagemma la coppa riesce a sopravvivere alla guerra.
Il furto di Londra nel 1966
Il secondo episodio avviene più di vent’anni dopo, nel 1966, alla vigilia del Mondiale inglese. La Coppa Rimet è esposta alla Westminster Central Hall di Londra durante una mostra filatelica dedicata allo sport. Il 20 marzo qualcuno riesce a rubarla. Scotland Yard riceve poco dopo una lettera anonima con una richiesta di 15.000 sterline di riscatto, accompagnata da un dettaglio inquietante: la testa rimovibile del trofeo.
La polizia arresta un uomo, Edward Bletchley, un portuale disoccupato, che però si rivela essere soltanto un intermediario e non il vero ladro.
Il mistero sembra insolubile, fino a quando accade qualcosa di incredibile. Il 27 marzo, appena una settimana dopo il furto, la coppa viene ritrovata avvolta in un giornale sotto una siepe in un giardino di Londra. A scoprirla è Pickles, un cane meticcio che la trova mentre il suo padrone lo porta a fare una passeggiata. Grazie a Pickles, pochi mesi dopo, la coppa potrà essere sollevata dall’Inghilterra, vincitrice del Mondiale.
Il mistero del ladro del 1966
Per decenni l’identità del vero ladro della Coppa Rimet nel 1966 è rimasta un mistero. Scotland Yard arrestò infatti solo Edward Bletchley, considerato un intermediario del tentativo di estorsione, senza riuscire a individuare il responsabile del furto. Nel 2018, però, una possibile spiegazione è emersa grazie alla testimonianza di Gary Cugullere, nipote di un uomo che avrebbe confessato in famiglia di essere stato il vero autore del colpo. Secondo il racconto, il ladro sarebbe stato Sidney Cugullere, soprannominato Mr Crafty, che il 20 marzo 1966 sarebbe riuscito a entrare nella Methodist Central Hall di Westminster, dove il trofeo era esposto, e a uscire indisturbato con la coppa.
Il motivo del gesto sarebbe stato sorprendentemente semplice: essere il primo inglese ad alzare la Coppa del Mondo. Un desiderio che anticipò di qualche mese quello che accadde davvero, quando l’Inghilterra vinse il Mondiale nel luglio del 1966 battendo la Germania Ovest 4-2 in finale. Il segreto sarebbe rimasto nascosto per anni e rivelato solo a pochi familiari prima della morte dell’uomo, avvenuta nel 2005. Resta comunque una ricostruzione mai confermata ufficialmente dalle autorità, mentre il recupero del trofeo rimane legato alla storia ormai celebre del cane Pickles, che lo ritrovò una settimana dopo il furto sotto una siepe nel sud-est di Londra.
Il furto in Brasile e la scomparsa definitiva
Nel 1970 la Coppa Jules Rimet viene assegnata definitivamente al Brasile, dopo il terzo titolo mondiale conquistato dalla Selecao. Il trofeo viene esposto nella sede della federazione calcistica a Rio de Janeiro, dove rimane per oltre un decennio.Il 19 dicembre 1983, però, un gruppo di ladri riesce a introdursi nell’edificio, neutralizzare il guardiano e rubare la coppa. Secondo le indagini, il trofeo viene fuso per ricavarne lingotti, venduti poi sul mercato dell’oro per circa 15.500 dollari. La banda verrà identificata in seguito, anche grazie alla testimonianza di un uomo a cui era stato chiesto di partecipare al furto.
Un mistero che dura ancora oggi
Nonostante la versione ufficiale parli di fusione del trofeo, alcuni dubbi restano. Poiché la coppa non era realmente d’oro massiccio ma argento placcato oro, diversi studiosi e appassionati ritengono che possa non essere stata fusa e che possa trovarsi ancora oggi in qualche collezione privata. Un mistero che rende la storia della Jules Rimet ancora più affascinante.
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