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Dal Messico confermano: la FIFA non sposta le partite dell’Iran. E spunta l’ipotesi super-playoff
Dal Messico confermano: la FIFA non sposta le partite dell’Iran. E spunta l’ipotesi super-playoff
La FIFA non cambierà il calendario dei Mondiali 2026. A confermarlo è stata la presidente messicana Claudia Sheinbaum, spiegando che la richiesta dell’Iran di disputare le proprie partite fuori dagli Stati Uniti è stata respinta per ragioni logistiche. “La FIFA ha deciso che le partite non possono essere spostate dalle sedi originarie”, ha dichiarato Sheinbaum. “Il trasferimento renderebbe la logistica troppo complicata, ed è per questo che la richiesta non è stata accolta”. Sulla stessa linea anche il presidente della FIFA Gianni Infantino, che ha ribadito la partecipazione della nazionale iraniana: “L’Iran parteciperà ai Mondiali. Siamo felicissimi, è una squadra molto forte. Le partite si giocheranno dove previsto dal sorteggio. Ho parlato con giocatori e allenatore, va tutto bene”. L’ipotesi forfait e il ritorno del nome dell’Italia Nonostante le rassicurazioni ufficiali, il contesto resta delicato. Le tensioni geopolitiche e le possibili difficoltà legate a sicurezza e visti tengono aperta, almeno sul piano teorico, l’ipotesi di un eventuale forfait dell’Iran. In caso di ritiro di una squadra già qualificata, il regolamento FIFA non stabilisce criteri automatici: la decisione finale spetterebbe alla federazione internazionale, che potrebbe optare per diverse soluzioni. La più logica sarebbe la sostituzione con una nazionale della stessa confederazione, ad esempio gli Emirati Arabi Uniti, mantenendo così gli equilibri interni al calcio asiatico. La suggestione super-playoff È proprio in questo scenario che torna a circolare, ancora una volta, il nome dell’Italia. Più come suggestione che come reale possibilità. Tra le ipotesi discusse nelle ultime settimane c’è quella di un “super-playoff” tra nazionali escluse, una sorta di spareggio last minute simile a quello organizzato per il Mondiale per Club. Una soluzione spettacolare ma complicata, che richiederebbe tempi strettissimi e soprattutto una precisa volontà politica della FIFA. Una possibilità molto remota Per il momento, però, si resta nel campo delle ipotesi. Tutto dipenderebbe da un evento tutt’altro che certo: il ritiro dell’Iran. Senza quel presupposto, ogni scenario decade. E anche se dovesse accadere, la soluzione più probabile resterebbe quella di una sostituzione interna alla confederazione asiatica. In sostanza, più che una reale prospettiva, quella dell’Italia ai Mondiali 2026 resta una suggestione alimentata dall’incertezza geopolitica. Il calcio incrocia ancora una volta la politica. Ma, almeno per ora, il campo sembra aver già deciso.
Dalla caduta dopo il 2010 alla rinascita con Yamal: la Spagna sogna un nuovo Mondiale
Dalla caduta dopo il 2010 alla rinascita con Yamal: la Spagna sogna un nuovo Mondiale
Dopo aver toccato il punto più alto della sua storia nel 2010, la Spagna ha vissuto un lungo periodo di smarrimento ai Mondiali. Oggi però La Roja guarda al 2026 con nuove ambizioni, trascinata da una generazione giovane e talentuosa guidata da Lamine Yamal, il prodigio che molti vedono come il simbolo della rinascita. Da eterna incompiuta a dominatrice del calcio mondiale Per gran parte della sua storia la Spagna è stata considerata una nazionale ricca di talento ma incapace di compiere il passo decisivo. Nel corso dei decenni hanno indossato la maglia roja campioni come Alfredo Di Stéfano, Paco Gento, Raúl e Fernando Hierro, ma il Mondiale è sempre rimasto un sogno irraggiungibile. La svolta arrivò nel 2008, quando la squadra guidata da Luis Aragonés conquistò l’Europeo battendo la Germania in finale. Fu l’inizio di un ciclo straordinario che cambiò per sempre la percezione della Spagna nel calcio internazionale. Due anni più tardi arrivò il capolavoro: il Mondiale 2010 in Sudafrica, vinto grazie al celebre gol di Andrés Iniesta nei supplementari contro l’Olanda. In quella squadra c’erano alcuni dei migliori giocatori della loro generazione: Casillas, Puyol, Ramos, Xavi, Iniesta, Villa e Torres. La Spagna non si fermò lì. Nel 2012 riuscì a difendere il titolo europeo, diventando la prima nazionale della storia a vincere Europeo, Mondiale ed Europeo consecutivamente. Il crollo improvviso Come spesso accade nel calcio, però, il dominio non è durato per sempre. Il primo segnale di cedimento arrivò nella Confederations Cup 2013, quando la Spagna fu travolta dal Brasile nella finale del Maracanã. Il vero shock arrivò però al Mondiale 2014 in Brasile. La Roja, campione in carica, fu eliminata già nella fase a gironi dopo la clamorosa sconfitta 5-1 contro l’Olanda e il ko contro il Cile. L’uscita anticipata segnò la fine definitiva dell’epoca d’oro. Molti protagonisti di quel ciclo lasciarono la nazionale e la Spagna si trovò improvvisamente a dover ricostruire. Una nazionale in cerca di identità Negli anni successivi il calcio spagnolo ha continuato a dominare a livello di club, con Real Madrid, Barcellona e Siviglia protagonisti nelle competizioni europee. La nazionale, invece, faticava a ritrovare la propria identità. La Roja venne eliminata agli ottavi di finale del Mondiale 2018 e poi ancora agli ottavi nel 2022 in Qatar. Due risultati che confermarono quanto fosse difficile replicare l’eredità della generazione di Xavi e Iniesta. Parte del declino coincise anche con la fine del ciclo del Barcellona di Guardiola, la squadra che aveva rappresentato la base tattica del famoso tiki-taka spagnolo. Il talento che riaccende la speranza La nuova speranza della Spagna nasce ancora una volta dalla Masia, la cantera del Barcellona che ha prodotto alcuni dei migliori centrocampisti della storia. Il suo nome è Lamine Yamal. Il 29 aprile 2023, l’allora allenatore del Barcellona Xavi gli concesse l’esordio tra i professionisti. In poco tempo il giovane talento ha impressionato per personalità, dribbling e capacità di decidere le partite. Il suo stile di gioco ha ricordato a molti quello di Lionel Messi, e la Spagna ha trovato in lui il simbolo di una nuova generazione che include anche Nico Williams, Pedri, Gavi, Oyarzabal, Cucurella e Unai Simón. La vittoria a Euro 2024, ottenuta battendo l’Inghilterra in finale, ha rappresentato il primo grande segnale della rinascita. Il peso della storia Oggi la Spagna è di nuovo considerata una delle nazionali più forti del mondo, ma il peso delle aspettative è enorme. Prima del 2008 la Roja era vista come una squadra fragile nei momenti decisivi; dopo il ciclo d’oro, invece, tutti si aspettano che sia sempre tra le favorite. Il Mondiale 2026 rappresenta quindi una nuova sfida. La concorrenza sarà durissima: l’Argentina campione del mondo, la Francia di Mbappé, il Portogallo, il Brasile di Ancelotti, l’Inghilterra guidata da Tuchel. Senza dimenticare possibili outsider. Il sogno della seconda stella Molto dipenderà proprio da Yamal, chiamato a guidare una squadra giovane ma ambiziosa. È presto per paragonarlo a fenomeni come Pelé o Mbappé, ma il talento è evidente e le prestazioni nelle grandi partite hanno già dimostrato che può reggere la pressione. Il sogno della Spagna è tornare sul tetto del mondo e conquistare la seconda stella, sedici anni dopo il trionfo di Johannesburg. La strada non sarà semplice. Ma La Roja ha già dimostrato una volta di saper cambiare la propria storia.
Mondiali 2026, la FIFA valuta di chiedere a Trump lo stop ai raid anti-immigrazione durante il torneo
Mondiali 2026, la FIFA valuta di chiedere a Trump lo stop ai raid anti-immigrazione durante il torneo
La FIFA starebbe valutando la possibilità di chiedere al presidente degli Stati Uniti Donald Trump una sospensione temporanea dei raid anti-immigrazione dell’ICE durante i Mondiali 2026. Secondo quanto riportato da The Athletic, alcuni dirigenti dell’organizzazione avrebbero discusso con il presidente Gianni Infantino l’ipotesi di una richiesta diretta alla Casa Bianca per garantire lo svolgimento del torneo senza operazioni di controllo nei pressi delle città ospitanti. Il tema è diventato sensibile dopo il ritorno di Trump alla presidenza nel gennaio 2025 e l’avvio di una politica di deportazioni di massa, con operazioni condotte in diverse città americane dall’Immigration and Customs Enforcement (ICE). Secondo dati citati dal Washington Post, nelle settimane successive a un episodio di violenza in Minnesota gli agenti hanno effettuato circa 1.000 arresti al giorno, con il 42% delle persone fermate senza precedenti penali. Le preoccupazioni di federazioni e tifosi Le possibili operazioni dell’ICE durante il torneo preoccupano diverse federazioni, soprattutto europee, che avrebbero segnalato alla FIFA i timori dei propri tifosi. Anche alcuni membri del Congresso e sindacati statunitensi hanno sollevato dubbi sul ruolo dell’agenzia durante il Mondiale, temendo controlli o operazioni vicino agli stadi. Le discussioni interne alla FIFA si sarebbero inizialmente concentrate sull’idea di tenere l’ICE lontano dagli stadi delle 11 città ospitanti negli Stati Uniti, ma successivamente l’ipotesi si sarebbe ampliata fino a considerare una moratoria nazionale durante i 39 giorni del torneo, considerando anche che molte squadre avranno i propri ritiri in diversi stati americani. Il possibile ruolo di Infantino Secondo fonti citate da The Athletic, Infantino avrebbe mostrato apertura verso l’idea e starebbe valutando la possibilità di avanzare una richiesta direttamente a Trump. Non è chiaro però se la richiesta sia già stata formulata o se la Casa Bianca sarebbe disposta a intervenire su una questione di politica interna. I rapporti tra Infantino e Trump negli ultimi anni sono apparsi piuttosto stretti: il presidente FIFA ha partecipato a diversi eventi alla Casa Bianca e ha anche aperto un ufficio FIFA nella Trump Tower di New York. La posizione della Casa Bianca Interpellata sulla questione, la Casa Bianca non ha risposto direttamente alle ipotesi di una sospensione delle operazioni dell’ICE. Un portavoce ha sottolineato che l’obiettivo dell’amministrazione è organizzare “il Mondiale più grande e sicuro della storia”, evidenziando l’impatto economico dell’evento e la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro. Le pressioni sulla FIFA La pressione sull’organizzazione internazionale è aumentata negli ultimi giorni. Un sindacato di lavoratori dello SoFi Stadium di Los Angeles – sede della prima partita degli Stati Uniti nel torneo – ha minacciato scioperi citando proprio le operazioni dell’ICE tra le principali preoccupazioni. Anche Human Rights Watch ha invitato la FIFA a ottenere dalle autorità federali garanzie pubbliche sull’assenza di controlli migratori negli stadi e durante le partite. Il Mondiale del 2026, organizzato da Stati Uniti, Canada e Messico, si giocherà negli USA per 78 partite distribuite in 11 città. Prima ancora di iniziare, però, il torneo si trova già al centro di un complesso equilibrio tra sport, politica e diritti civili.
Tiziana Alla prima telecronista donna ai Mondiali: “Spero diventi la normalità”
Tiziana Alla prima telecronista donna ai Mondiali: “Spero diventi la normalità”
Tiziana Alla sarà la prima donna a commentare le partite maschili ai Mondiali. La giornalista Rai, che negli ultimi anni ha seguito la Nazionale italiana da bordocampista, sarà infatti tra le voci della tv pubblica durante il torneo negli Stati Uniti, Canada e Messico. In un’intervista al Corriere della Sera, Alla ha raccontato come questo traguardo rappresenti soprattutto un passo verso la normalità. Per lei è un’occasione importante, ma il vero obiettivo è che in futuro non faccia più notizia vedere una donna dietro al microfono di una telecronaca calcistica. Il percorso, però, non è stato semplice. La sua prima telecronaca risale al 2006, durante Piacenza-Juventus di Serie B per Rai International. All’epoca, ricorda, in redazione arrivavano molte mail di protesta da parte di spettatori che non accettavano una voce femminile a commentare il calcio. Critiche che ha sempre accettato quando riguardavano il lavoro, ma che spesso erano legate a un pregiudizio ancora diffuso. La passione per il calcio è nata molto presto, grazie al padre che la portava allo stadio. Già alle scuole medie scriveva articoli e seguiva le partite con attenzione, anche se all’inizio non immaginava che sarebbe diventata una telecronista. Nel suo modo di raccontare le partite preferisce uno stile sobrio, senza riempire ogni momento con dati e statistiche. Si definisce infatti “vecchia scuola”, cresciuta con telecronache più pacate e meno invasive rispetto a quelle moderne. Tra i ricordi più difficili della sua esperienza con la Nazionale c’è la sconfitta di Palermo contro la Macedonia del Nord, che costò all’Italia il Mondiale 2022. Una notte complicata, seguita anni dopo dalla delusione per l’eliminazione ai playoff contro la Bosnia. In entrambe le occasioni, spiega, ha colpito soprattutto il dolore dei giocatori e dello staff nelle interviste del dopo partita. Nel giugno 2022, dopo il 5-2 subito dall’Italia contro la Germania, ebbe anche un breve confronto acceso con Gianluigi Donnarumma durante un’intervista. Un episodio che non ha mai interpretato come una questione di genere: secondo lei il portiere avrebbe reagito allo stesso modo anche con un giornalista uomo, semplicemente per la tensione del momento. Per il Mondiale negli Stati Uniti porterà con sé soprattutto libri da leggere nei momenti liberi. Ma la speranza più grande è un’altra: che la sua esperienza possa aprire la strada ad altre colleghe e che, presto, una telecronista donna non venga più vista come un’eccezione.
Inghilterra, pub già sold-out per i Mondiali: richieste in aumento e apertura fino alle 2
Inghilterra, pub già sold-out per i Mondiali: richieste in aumento e apertura fino alle 2
In Inghilterra la febbre da Mondiale 2026 è già altissima. Secondo quanto riportato dal Times, molti pub, soprattutto a Londra, hanno già registrato il tutto esaurito per le partite della Nazionale, con richieste superiori rispetto agli ultimi Europei e al Mondiale in Qatar. La squadra guidata da Thomas Tuchel farà il suo esordio il 17 giugno ad Arlington (Texas) contro la Croazia, alle 21.00 ora inglese, ma trovare un posto in un pub per vedere la partita insieme ad altri tifosi è già diventato complicato. Locali già pieni Uno dei casi più emblematici è quello del Flat Iron Square, grande spazio eventi vicino al London Bridge. I biglietti per assistere alla gara inaugurale dell’Inghilterra davanti ai maxischermi - dal costo di 25 sterline - sono già esauriti e il locale ha aperto una lista d’attesa per i tifosi rimasti fuori.Qualche disponibilità resta per le altre due gare del girone contro Ghana (23 giugno) e Panama (27 giugno), ma anche in questo caso i posti più economici sono già terminati. Situazione simile al Big Penny Social, birreria da 1.400 posti nell’est di Londra, dove i biglietti da 12 sterline sono quasi esauriti. Nello stesso locale, per la finale di Euro 2024 tra Inghilterra e Spagna, i posti erano stati venduti in meno di 30 secondi, con oltre 35mila persone in lista d’attesa. Anche The Ship, pub con giardino sul Tamigi, ha registrato un’impennata di prenotazioni, con quasi 300 richieste già ricevute. Non solo Londra La corsa ai posti non riguarda soltanto la capitale. Pub e locali di tutta l’Inghilterra segnalano un aumento delle richieste. Dal White Horse di Coventry, ad esempio, fanno sapere che le prenotazioni sono già superiori a quelle registrate nello stesso periodo prima degli ultimi tornei internazionali. Pub aperti fino alle 2 di notte Il governo britannico ha inoltre deciso di estendere gli orari di apertura dei pub durante il Mondiale. Secondo le nuove disposizioni del Ministero degli Interni, i locali potranno restare aperti: fino all’1 di notte per le partite che iniziano tra le 17 e le 21 fino alle 2 di notte per quelle in programma tra le 21 e le 22 La misura potrebbe riguardare fino a 13 partite che coinvolgeranno Inghilterra o Scozia. “Se i nostri ragazzi sono in campo, vogliamo che i tifosi restino al pub”, ha dichiarato la ministra Shabana Mahmood, spiegando che l’obiettivo è sostenere il settore dell’ospitalità e favorire momenti di socialità durante il torneo. Una fiducia che resiste Nonostante i recenti risultati non brillanti, la sconfitta con il Giappone, prima battuta d’arresto contro una nazionale asiatica, e il pareggio con l’Uruguay, l’entusiasmo dei tifosi resta altissimo. L’Inghilterra non vince un grande trofeo dal 1966, ma la squadra di Tuchel continua ad accendere la speranza di milioni di sostenitori. E per i proprietari dei pub, l’estate mondiale promette locali pieni e boccali alzati fino a notte fonda.
Presidenza FIGC, sfida Malagò-Abete: le priorità dei due candidati
Presidenza FIGC, sfida Malagò-Abete: le priorità dei due candidati
Il 13 aprile 2026 potrebbe segnare uno snodo importante per il futuro del calcio italiano. Nella giornata di ieri i club di Serie A hanno infatti fatto quasi fronte comune scegliendo Giovanni Malagò come proprio candidato per le prossime elezioni della FIGC: 19 società su 20 hanno votato a favore, con la sola Lazio contraria.  Sul fronte opposto è arrivata la conferma della candidatura di Giancarlo Abete, sostenuto dalla Lega Nazionale Dilettanti. Con le elezioni federali fissate per il 22 giugno, il quadro attuale sembra delineare una corsa a due, anche se nelle prossime settimane potrebbero emergere nuovi candidati. Le tre priorità nel programma di Malagò Secondo quanto riporta La Gazzetta dello Sport, il programma attribuito a Malagò si basa su tre punti principali. Il primo riguarda la reintroduzione del Decreto Crescita, o comunque di una misura fiscale simile che possa rendere più competitivo il campionato italiano nell’attrarre giocatori di alto livello. L’abolizione della norma, infatti, non avrebbe portato a una riduzione significativa della presenza di stranieri in Serie A. Il secondo punto è legato al settore delle scommesse, con la proposta di abolire il divieto di pubblicità sul betting e di destinare al calcio una percentuale dei ricavi derivanti dalle scommesse. Una parte importante di queste risorse, secondo questa linea programmatica, dovrebbe essere reinvestita nei settori giovanili e nelle infrastrutture, anche attraverso forme di defiscalizzazione per incentivare il lavoro sui giovani. Le priorità di Abete Il programma di Giancarlo Abete, invece, parte da un tema tecnico: la bassa percentuale di minuti giocati in Serie A da calciatori selezionabili per la Nazionale italiana. Un dato che, secondo l’ex presidente federale, richiede un confronto approfondito con club e istituzioni. Tra le priorità figura anche la riforma dei campionati, con l’obiettivo di ridurre il numero complessivo delle squadre nelle leghe professionistiche. Infine, Abete punta a rafforzare il dialogo con il Governo, chiedendo maggiore sostegno agli investimenti sugli stadi, oltre all’introduzione di tax credit e sgravi fiscali per il sistema calcio. Anche in questo caso torna il tema della pubblicità legata alle scommesse e della possibile destinazione di parte dei ricavi al movimento calcistico. Con oltre due mesi ancora prima del voto, la partita per la guida della FIGC è appena iniziata.
Vinicius su Ancelotti: “Ama i giocatori brasiliani. Diceva che non avrebbe allenato altre nazionali”
Vinicius su Ancelotti: “Ama i giocatori brasiliani. Diceva che non avrebbe allenato altre nazionali”
Vinicius Junior si prepara al Mondiale 2026 con un ruolo completamente diverso rispetto a quattro anni fa. In Qatar 2022 era uno dei giovani emergenti della Seleção, mentre oggi arriva alla rassegna iridata come una delle stelle più brillanti del calcio mondiale e uno dei leader del Brasile. L’attaccante del Real Madrid ha parlato ai canali ufficiali della FIFA, spiegando come viva questa nuova responsabilità: “Non è nulla di straordinario. Gioco nella Seleção da quando avevo 19 anni. Prima ero solo un giovane talento, ora sono tra i leader della squadra e voglio aiutare il Brasile a tornare al vertice del calcio mondiale. È una responsabilità enorme, ma ne sono orgoglioso”. Il ricordo del Mondiale in Qatar Vinicius aveva esordito con il Brasile nel 2019, ma la vera consacrazione è arrivata proprio durante l’ultimo Mondiale. In Qatar ha giocato da titolare tutte e quattro le partite della Seleção, segnando anche un gol contro la Corea del Sud negli ottavi di finale. Il sogno si è però interrotto ai quarti, con l’eliminazione ai rigori contro la Croazia. “Non penso molto a chi sia favorito. Alla fine dobbiamo essere noi a dimostrarlo in campo. Avevamo una grande squadra anche nel 2022, ma non siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo”. L’arrivo di Ancelotti Dopo quel Mondiale si è aperto un periodo turbolento per la Seleção, con diversi cambi in panchina e risultati altalenanti. La svolta è arrivata nel maggio 2025, quando Carlo Ancelotti ha accettato la guida del Brasile dopo l’esperienza al Real Madrid. Da allora la nazionale verdeoro ha ottenuto cinque vittorie, due pareggi e tre sconfitte tra qualificazioni e amichevoli. Vinicius conosce molto bene il tecnico italiano e non nasconde la propria stima: “Con lui ho imparato tantissimo. È arrivato al Real quando avevo 21 anni e mi ha dato la fiducia di cui avevo bisogno. Ogni stagione con lui è stata speciale. È di gran lunga il miglior allenatore che abbia mai avuto”. Un Brasile più sereno Secondo l’attaccante, una delle qualità principali di Ancelotti è la capacità di trasmettere tranquillità anche nei momenti di maggiore pressione. “Nel calcio la pressione è enorme, soprattutto con la Nazionale. È da tanto che il Brasile non vince il Mondiale. Restare calmi fuori dal campo può aiutarci a rendere meglio dentro al campo”. Il tecnico italiano, spiega Vinicius, è riuscito a creare un ambiente più rilassato, pur mantenendo alta la concentrazione:“Non si tratta solo di calcio. Con lui tutti si sentono a proprio agio. Stiamo migliorando sia tecnicamente che tatticamente e arriveremo al Mondiale pronti”. Libertà e fantasia brasiliana Ancelotti ha scelto un approccio equilibrato: solidità collettiva senza togliere libertà ai giocatori offensivi. “Oggi tutte le nazionali devono essere forti come squadra. Tutti difendono e attaccano insieme. In fase offensiva però il mister ci lascia libertà di muoverci e di esprimere il nostro calcio brasiliano”. Vinicius rivela anche un retroscena personale: “Lui ama i giocatori brasiliani, per questo è qui. Mi ha sempre detto che non avrebbe allenato nessun’altra nazionale”. L’obiettivo del sesto titolo Il primo vero test per il nuovo Brasile arriverà il 13 giugno, quando la Seleção affronterà il Marocco nel debutto nel Gruppo C al New York New Jersey Stadium, lo stesso impianto che ospiterà la finale. Vinicius sa che la strada per il sesto titolo mondiale sarà lunga e difficile: “Abbiamo una squadra molto forte, con tanti giocatori capaci di cambiare una partita. Ma il Mondiale è un torneo breve e durissimo. Dobbiamo essere pronti a tutto e affrontare qualsiasi difficoltà insieme”.
Guessand: “La Costa d’Avorio è piena di talento". Secondo miglior attacco africano e difesa solida.
Guessand: “La Costa d’Avorio è piena di talento". Secondo miglior attacco africano e difesa solida.
Dopo una qualificazione quasi perfetta al Mondiale 2026, la Costa d’Avorio si prepara a tornare sulla scena internazionale con grandi ambizioni. Hanno chiuso il percorso nelle qualificazioni africane con otto vittorie e due pareggi, prima di vivere una parentesi meno brillante in Coppa d’Africa, dove la difesa del titolo si è fermata ai quarti di finale con la sconfitta per 3-2 contro l’Egitto. La squadra di Emerse Faé ha però reagito subito: nelle amichevoli di marzo disputate in Inghilterra sono arrivate una netta vittoria 4-0 sulla Corea del Sud e un successo 1-0 contro la Scozia. Difesa solida Uno dei punti di forza della nazionale ivoriana è la fase difensiva. Durante le qualificazioni africane al Mondiale, la Costa d’Avorio ha chiuso con dieci partite senza subire gol, un record eguagliato soltanto dalla Tunisia tra le 53 squadre impegnate nel percorso CAF. Anche nelle qualificazioni alla Coppa d’Africa la retroguardia si è dimostrata affidabile, con soli tre gol concessi in sei partite. L’attaccante Sébastien Haller ha spiegato a FIFA le ragioni di questa solidità: “È una questione di mentalità, ma anche di lavoro tattico e qualità dei giocatori. Se riusciamo a non subire gol significa che tutti stanno facendo bene il proprio lavoro”. Un attacco imprevedibile Se la difesa è uno dei pilastri, l’attacco rappresenta l’altra grande arma. Con 25 reti segnate, la Costa d’Avorio ha chiuso le qualificazioni come secondo miglior attacco africano, dietro solo al Gambia. Il dato più significativo è però la distribuzione dei gol: 15 giocatori diversi sono andati a segno durante la campagna di qualificazione. “Dai difensori agli attaccanti, tutti possono segnare”, ha spiegato Evann Guessand, autore di tre gol nel percorso. “È importante perché rende difficile per gli avversari capire da dove può arrivare il pericolo”. Anche Haller sottolinea la profondità della rosa: “Il fatto che così tanti giocatori abbiano segnato dimostra che il tecnico si fida di molti elementi della squadra. Ed è normale: la Costa d’Avorio è piena di talento”. Fiducia verso il Mondiale La varietà offensiva è stata confermata anche nelle due amichevoli più recenti, dove i cinque gol realizzati sono stati firmati da Guessand, Simon Adingra, Martial Godo, Wilfried Singo e Nicolas Pépé. Con una difesa solida e un attacco capace di colpire da qualsiasi zona del campo, la Costa d’Avorio si presenterà al Mondiale 2026 con grande fiducia. Sarà la quarta partecipazione alla Coppa del Mondo e la prima dopo dodici anni di assenza dal palcoscenico più importante del calcio internazionale.
Italia, a giugno due amichevoli: Baldini guiderà gli Azzurri contro Lussemburgo e Grecia
Italia, a giugno due amichevoli: Baldini guiderà gli Azzurri contro Lussemburgo e Grecia
La Nazionale italiana tornerà in campo a inizio giugno per due amichevoli internazionali. In attesa della nomina del nuovo commissario tecnico dopo l’addio di Gennaro Gattuso, sarà Silvio Baldini a guidare gli Azzurri nelle sfide contro Lussemburgo e Grecia. Il tecnico dell’Under 21 siederà sulla panchina della Nazionale per le due gare in programma mercoledì 3 giugno (ore 20.45) allo Stade de Luxembourg e domenica 7 giugno (ore 20.45) al Pankritio Stadium di Candia, sull’isola di Creta. I precedenti Il bilancio dell’Italia contro il Lussemburgo è nettamente favorevole: otto vittorie su nove incontri disputati. L’unico pareggio risale all’1-1 del 4 giugno 2014 a Perugia, nell’amichevole giocata pochi giorni prima della partenza per il Mondiale in Brasile. Sono invece undici i precedenti con la Grecia, con un bilancio di sette vittorie azzurre, tre pareggi e una sconfitta. L’ultimo confronto tra le due nazionali è datato 12 ottobre 2019, quando l’Italia vinse 2-0 allo Stadio Olimpico grazie ai gol di Jorginho e Bernardeschi, ottenendo la qualificazione aritmetica all’Europeo. Verso la Nations League Le due amichevoli serviranno anche come preparazione alla prossima edizione della UEFA Nations League. L’Italia è stata inserita nel Gruppo 1 della Lega A insieme a Francia, Belgio e Turchia. Il debutto degli Azzurri è fissato per venerdì 25 settembre, quando ospiteranno il Belgio. Successivamente la Nazionale affronterà Turchia in trasferta il 28 settembre e Francia il 2 ottobre, prima di chiudere la prima finestra di impegni con la gara casalinga contro la Turchia il 5 ottobre. A novembre si disputeranno le ultime due sfide del girone: prima la partita interna con la Francia e poi la trasferta in Belgio.
Presidenza FIGC, lunedì la scelta del candidato della Serie A: Malagò resta il favorito
Presidenza FIGC, lunedì la scelta del candidato della Serie A: Malagò resta il favorito
Lunedì potrebbe arrivare il primo snodo importante nella corsa alla presidenza della FIGC. L’assemblea della Lega Serie A è infatti chiamata a discutere e indicare il proprio candidato per le elezioni federali del prossimo 22 giugno. Secondo quanto emerge da uno speciale della Gazzetta dello Sport, il nome più forte in questo momento resta quello di Giovanni Malagò, ex presidente del CONI, considerato da molti dirigenti il profilo ideale per guidare la rifondazione del calcio italiano dopo la crisi culminata con la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali. Malagò in pole Diversi presidenti di club, in particolare tra le società più importanti, vedrebbero di buon occhio la candidatura di Malagò. Tra i più espliciti sostenitori c’è Aurelio De Laurentiis, che lo ha definito apertamente “la persona perfetta” per il ruolo. L’assemblea di lunedì servirà a capire se esiste una maggioranza chiara tra i venti club di Serie A. Un sostegno compatto non sarebbe decisivo dal punto di vista numerico, ma avrebbe un peso politico significativo nella corsa alla presidenza federale. Le alternative Nel frattempo continuano i contatti tra i vari protagonisti della politica calcistica. Tra i possibili scenari c’è anche quello che coinvolge Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti, che starebbe sondando il terreno per una candidatura alternativa. L’idea potrebbe essere quella di puntare su una figura già inserita nel sistema federale, come Demetrio Albertini, evitando una soluzione esterna come quella rappresentata da Malagò. Gli “ago della bilancia” Molti protagonisti della federazione stanno osservando la situazione senza esporsi troppo. È il caso dell’Assoallenatori guidata da Renzo Ulivieri e dell’Assocalciatori presieduta da Umberto Calcagno, che con il proprio 20% dei voti nell’assemblea elettiva potrebbe diventare decisiva nella scelta finale. La Lega Serie A, infatti, pesa per circa il 18% dei voti, mentre la Lega Nazionale Dilettanti rappresenta la componente più influente con il 34%. Gravina osserva Nel frattempo resta in attesa anche Gabriele Gravina, ancora formalmente presidente federale fino al voto del 22 giugno. Pur avendo difeso con forza il proprio operato negli ultimi giorni, sul tema della successione mantiene per ora un profilo prudente. L’obiettivo dichiarato è che il calcio italiano scelga il nuovo presidente in piena autonomia e con un processo democratico. Le candidature ufficiali dovranno essere presentate entro il 13 maggio. Solo allora il quadro della corsa alla guida della FIGC sarà davvero definito.
Perché Bonucci non si è dimesso dalla Nazionale: il motivo dietro la sua permanenza
Perché Bonucci non si è dimesso dalla Nazionale: il motivo dietro la sua permanenza
Dopo le dimissioni a catena seguite al fallimento mondiale dell’Italia, da Gabriele Gravina a Gennaro Gattuso, fino a Gianluigi Buffon, molti tifosi si sono chiesti perché Leonardo Bonucci sia rimasto all’interno della struttura federale. Secondo quanto analizzato da La Repubblica, la spiegazione sta nella natura tecnica e formativa del suo attuale ruolo all’interno del Club Italia, molto diversa rispetto a quella dei vertici federali e dello staff principale della Nazionale. Un percorso formativo a Coverciano L’ex difensore azzurro, oggi 38enne, ha infatti conseguito il patentino UEFA A, che gli consente di allenare in Serie C o di svolgere il ruolo di vice allenatore in Serie A e Serie B. Il lavoro svolto con le nazionali giovanili e con la Nazionale maggiore rientra in un periodo di stage federale, iniziato nell’ottobre 2024, necessario per accumulare le ore richieste dal percorso di formazione. L’obiettivo finale è ottenere la licenza UEFA Pro, l’abilitazione massima per allenare ad alto livello. Un ruolo indipendente dai cambiamenti politici A differenza delle figure politiche o dello staff tecnico principale, Bonucci è inserito in un percorso che lo vede collaborare con diverse selezioni azzurre, dall’Under 20 fino alla Nazionale maggiore, a seconda delle esigenze organizzative della FIGC. Per questo motivo la sua posizione non è stata coinvolta automaticamente nel terremoto istituzionale seguito alla mancata qualificazione ai Mondiali. Contratto in scadenza a fine giugno Il suo incarico federale scadrà il 30 giugno e ha un impatto economico minimo sulle casse della federazione. Una volta concluso lo stage e completato il percorso di formazione, spetterà alla nuova governance della FIGC decidere se confermarlo o meno all’interno dei quadri tecnici federali.
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