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Guessand: “La Costa d’Avorio è piena di talento". Secondo miglior attacco africano e difesa solida.
Guessand: “La Costa d’Avorio è piena di talento". Secondo miglior attacco africano e difesa solida.
Dopo una qualificazione quasi perfetta al Mondiale 2026, la Costa d’Avorio si prepara a tornare sulla scena internazionale con grandi ambizioni. Hanno chiuso il percorso nelle qualificazioni africane con otto vittorie e due pareggi, prima di vivere una parentesi meno brillante in Coppa d’Africa, dove la difesa del titolo si è fermata ai quarti di finale con la sconfitta per 3-2 contro l’Egitto. La squadra di Emerse Faé ha però reagito subito: nelle amichevoli di marzo disputate in Inghilterra sono arrivate una netta vittoria 4-0 sulla Corea del Sud e un successo 1-0 contro la Scozia. Difesa solida Uno dei punti di forza della nazionale ivoriana è la fase difensiva. Durante le qualificazioni africane al Mondiale, la Costa d’Avorio ha chiuso con dieci partite senza subire gol, un record eguagliato soltanto dalla Tunisia tra le 53 squadre impegnate nel percorso CAF. Anche nelle qualificazioni alla Coppa d’Africa la retroguardia si è dimostrata affidabile, con soli tre gol concessi in sei partite. L’attaccante Sébastien Haller ha spiegato a FIFA le ragioni di questa solidità: “È una questione di mentalità, ma anche di lavoro tattico e qualità dei giocatori. Se riusciamo a non subire gol significa che tutti stanno facendo bene il proprio lavoro”. Un attacco imprevedibile Se la difesa è uno dei pilastri, l’attacco rappresenta l’altra grande arma. Con 25 reti segnate, la Costa d’Avorio ha chiuso le qualificazioni come secondo miglior attacco africano, dietro solo al Gambia. Il dato più significativo è però la distribuzione dei gol: 15 giocatori diversi sono andati a segno durante la campagna di qualificazione. “Dai difensori agli attaccanti, tutti possono segnare”, ha spiegato Evann Guessand, autore di tre gol nel percorso. “È importante perché rende difficile per gli avversari capire da dove può arrivare il pericolo”. Anche Haller sottolinea la profondità della rosa: “Il fatto che così tanti giocatori abbiano segnato dimostra che il tecnico si fida di molti elementi della squadra. Ed è normale: la Costa d’Avorio è piena di talento”. Fiducia verso il Mondiale La varietà offensiva è stata confermata anche nelle due amichevoli più recenti, dove i cinque gol realizzati sono stati firmati da Guessand, Simon Adingra, Martial Godo, Wilfried Singo e Nicolas Pépé. Con una difesa solida e un attacco capace di colpire da qualsiasi zona del campo, la Costa d’Avorio si presenterà al Mondiale 2026 con grande fiducia. Sarà la quarta partecipazione alla Coppa del Mondo e la prima dopo dodici anni di assenza dal palcoscenico più importante del calcio internazionale.
Italia, a giugno due amichevoli: Baldini guiderà gli Azzurri contro Lussemburgo e Grecia
Italia, a giugno due amichevoli: Baldini guiderà gli Azzurri contro Lussemburgo e Grecia
La Nazionale italiana tornerà in campo a inizio giugno per due amichevoli internazionali. In attesa della nomina del nuovo commissario tecnico dopo l’addio di Gennaro Gattuso, sarà Silvio Baldini a guidare gli Azzurri nelle sfide contro Lussemburgo e Grecia. Il tecnico dell’Under 21 siederà sulla panchina della Nazionale per le due gare in programma mercoledì 3 giugno (ore 20.45) allo Stade de Luxembourg e domenica 7 giugno (ore 20.45) al Pankritio Stadium di Candia, sull’isola di Creta. I precedenti Il bilancio dell’Italia contro il Lussemburgo è nettamente favorevole: otto vittorie su nove incontri disputati. L’unico pareggio risale all’1-1 del 4 giugno 2014 a Perugia, nell’amichevole giocata pochi giorni prima della partenza per il Mondiale in Brasile. Sono invece undici i precedenti con la Grecia, con un bilancio di sette vittorie azzurre, tre pareggi e una sconfitta. L’ultimo confronto tra le due nazionali è datato 12 ottobre 2019, quando l’Italia vinse 2-0 allo Stadio Olimpico grazie ai gol di Jorginho e Bernardeschi, ottenendo la qualificazione aritmetica all’Europeo. Verso la Nations League Le due amichevoli serviranno anche come preparazione alla prossima edizione della UEFA Nations League. L’Italia è stata inserita nel Gruppo 1 della Lega A insieme a Francia, Belgio e Turchia. Il debutto degli Azzurri è fissato per venerdì 25 settembre, quando ospiteranno il Belgio. Successivamente la Nazionale affronterà Turchia in trasferta il 28 settembre e Francia il 2 ottobre, prima di chiudere la prima finestra di impegni con la gara casalinga contro la Turchia il 5 ottobre. A novembre si disputeranno le ultime due sfide del girone: prima la partita interna con la Francia e poi la trasferta in Belgio.
Presidenza FIGC, lunedì la scelta del candidato della Serie A: Malagò resta il favorito
Presidenza FIGC, lunedì la scelta del candidato della Serie A: Malagò resta il favorito
Lunedì potrebbe arrivare il primo snodo importante nella corsa alla presidenza della FIGC. L’assemblea della Lega Serie A è infatti chiamata a discutere e indicare il proprio candidato per le elezioni federali del prossimo 22 giugno. Secondo quanto emerge da uno speciale della Gazzetta dello Sport, il nome più forte in questo momento resta quello di Giovanni Malagò, ex presidente del CONI, considerato da molti dirigenti il profilo ideale per guidare la rifondazione del calcio italiano dopo la crisi culminata con la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali. Malagò in pole Diversi presidenti di club, in particolare tra le società più importanti, vedrebbero di buon occhio la candidatura di Malagò. Tra i più espliciti sostenitori c’è Aurelio De Laurentiis, che lo ha definito apertamente “la persona perfetta” per il ruolo. L’assemblea di lunedì servirà a capire se esiste una maggioranza chiara tra i venti club di Serie A. Un sostegno compatto non sarebbe decisivo dal punto di vista numerico, ma avrebbe un peso politico significativo nella corsa alla presidenza federale. Le alternative Nel frattempo continuano i contatti tra i vari protagonisti della politica calcistica. Tra i possibili scenari c’è anche quello che coinvolge Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti, che starebbe sondando il terreno per una candidatura alternativa. L’idea potrebbe essere quella di puntare su una figura già inserita nel sistema federale, come Demetrio Albertini, evitando una soluzione esterna come quella rappresentata da Malagò. Gli “ago della bilancia” Molti protagonisti della federazione stanno osservando la situazione senza esporsi troppo. È il caso dell’Assoallenatori guidata da Renzo Ulivieri e dell’Assocalciatori presieduta da Umberto Calcagno, che con il proprio 20% dei voti nell’assemblea elettiva potrebbe diventare decisiva nella scelta finale. La Lega Serie A, infatti, pesa per circa il 18% dei voti, mentre la Lega Nazionale Dilettanti rappresenta la componente più influente con il 34%. Gravina osserva Nel frattempo resta in attesa anche Gabriele Gravina, ancora formalmente presidente federale fino al voto del 22 giugno. Pur avendo difeso con forza il proprio operato negli ultimi giorni, sul tema della successione mantiene per ora un profilo prudente. L’obiettivo dichiarato è che il calcio italiano scelga il nuovo presidente in piena autonomia e con un processo democratico. Le candidature ufficiali dovranno essere presentate entro il 13 maggio. Solo allora il quadro della corsa alla guida della FIGC sarà davvero definito.
Perché Bonucci non si è dimesso dalla Nazionale: il motivo dietro la sua permanenza
Perché Bonucci non si è dimesso dalla Nazionale: il motivo dietro la sua permanenza
Dopo le dimissioni a catena seguite al fallimento mondiale dell’Italia, da Gabriele Gravina a Gennaro Gattuso, fino a Gianluigi Buffon, molti tifosi si sono chiesti perché Leonardo Bonucci sia rimasto all’interno della struttura federale. Secondo quanto analizzato da La Repubblica, la spiegazione sta nella natura tecnica e formativa del suo attuale ruolo all’interno del Club Italia, molto diversa rispetto a quella dei vertici federali e dello staff principale della Nazionale. Un percorso formativo a Coverciano L’ex difensore azzurro, oggi 38enne, ha infatti conseguito il patentino UEFA A, che gli consente di allenare in Serie C o di svolgere il ruolo di vice allenatore in Serie A e Serie B. Il lavoro svolto con le nazionali giovanili e con la Nazionale maggiore rientra in un periodo di stage federale, iniziato nell’ottobre 2024, necessario per accumulare le ore richieste dal percorso di formazione. L’obiettivo finale è ottenere la licenza UEFA Pro, l’abilitazione massima per allenare ad alto livello. Un ruolo indipendente dai cambiamenti politici A differenza delle figure politiche o dello staff tecnico principale, Bonucci è inserito in un percorso che lo vede collaborare con diverse selezioni azzurre, dall’Under 20 fino alla Nazionale maggiore, a seconda delle esigenze organizzative della FIGC. Per questo motivo la sua posizione non è stata coinvolta automaticamente nel terremoto istituzionale seguito alla mancata qualificazione ai Mondiali. Contratto in scadenza a fine giugno Il suo incarico federale scadrà il 30 giugno e ha un impatto economico minimo sulle casse della federazione. Una volta concluso lo stage e completato il percorso di formazione, spetterà alla nuova governance della FIGC decidere se confermarlo o meno all’interno dei quadri tecnici federali.
Italia ripescata al Mondiale? Il giornalista iraniano: “Immeritato, ma potrebbe arrivare ai quarti”
Italia ripescata al Mondiale? Il giornalista iraniano: “Immeritato, ma potrebbe arrivare ai quarti”
Dall’eliminazione contro la Bosnia alla suggestione più clamorosa: l’Italia fuori dal Mondiale, ma con una porta che potrebbe riaprirsi. Tutto dipenderebbe da uno scenario ancora incerto, legato alla possibile rinuncia dell’Iran e a una decisione che spetterebbe esclusivamente alla FIFA. Un’ipotesi che alimenta il dibattito tra geopolitica, meritocrazia sportiva e opportunità commerciali. Ma cosa ne pensano gli iraniani? TuttoMercatoWeb.com lo ha chiesto in esclusiva a Nima Tavallaey, giornalista iraniano cresciuto in Svezia e co-host di The Italian Football Podcast. “Difficile che l’Iran partecipi” Secondo Tavallaey, il contesto internazionale rende molto complicata la partecipazione dell’Iran al Mondiale che si giocherà negli Stati Uniti, oltre che in Canada e Messico. Il giornalista sottolinea come il dibattito nel Paese sia molto acceso, anche a causa delle tensioni geopolitiche con Washington. A suo avviso, per molti iraniani sarebbe difficile accettare di disputare un torneo ospitato proprio negli Stati Uniti. “Nessuno meriterebbe il posto” Nel caso di un eventuale ritiro dell’Iran, Tavallaey ritiene che nessuna nazionale potrebbe rivendicare davvero quel posto. Secondo il giornalista, qualunque squadra subentrasse - che si tratti dell’Italia, della Danimarca o di altre nazionali rimaste fuori - non avrebbe conquistato la qualificazione sul campo. Per questo motivo parlare di meritocrazia sarebbe complicato. “Ma la FIFA potrebbe scegliere l’Italia” Nonostante questo, Tavallaey ritiene plausibile che la FIFA possa prendere in considerazione proprio l’Italia. Il motivo non sarebbe sportivo, ma soprattutto mediatico e commerciale. La presenza degli azzurri garantirebbe infatti grande interesse televisivo e un forte richiamo di pubblico in Nord America, dove vive una vasta comunità di origine italiana. “Con Conte o Allegri potrebbe arrivare ai quarti” Secondo il giornalista iraniano, se l’Italia dovesse davvero partecipare al Mondiale attraverso un ripescaggio, potrebbe comunque essere competitiva. A suo giudizio, con un allenatore come Antonio Conte o Massimiliano Allegri alla guida, anche la squadra che non è riuscita a qualificarsi con Gattuso potrebbe ambire ad arrivare almeno fino ai quarti di finale della competizione. Uno scenario che, al momento, resta comunque solo un’ipotesi lontana. Perché prima di tutto dovrebbe verificarsi il ritiro dell’Iran, e poi la FIFA dovrebbe decidere di aprire davvero quella porta che oggi sembra ancora chiusa.
Italia ai Mondiali tramite ripescaggio? Cosa dicono davvero le regole FIFA
Italia ai Mondiali tramite ripescaggio? Cosa dicono davvero le regole FIFA
Nemmeno il tempo di archiviare la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali che torna a circolare una vecchia suggestione: il possibile ripescaggio dell’Italia alla Coppa del Mondo 2026. Era successo già dopo le eliminazioni del 2018 e del 2022, e anche questa volta qualcuno immagina uno scenario che possa riportare gli azzurri nel torneo. In realtà si tratta di un’ipotesi estremamente improbabile, sia per motivi concreti sia per il regolamento FIFA. Perché oggi non esiste il presupposto Il primo punto è semplice: non c’è alcuna nazionale esclusa o ritirata dal Mondiale. Negli ultimi giorni si è parlato soprattutto della situazione dell’Iran, legata alle tensioni politiche con gli Stati Uniti, uno dei Paesi ospitanti della competizione insieme a Canada e Messico. Tuttavia, al momento non esiste alcuna decisione che possa mettere in dubbio la partecipazione della nazionale iraniana alla fase finale. Senza un ritiro o un’esclusione, il tema del ripescaggio non si pone nemmeno. Cosa prevedono davvero le regole FIFA Le norme sono contenute nelle “Regulations for the FIFA World Cup 2026”. L’articolo 6.7 stabilisce che, nel caso in cui una federazione qualificata si ritiri o venga esclusa dal torneo, la FIFA decide autonomamente come intervenire e può eventualmente sostituire quella nazionale con un’altra. Non esiste quindi alcun criterio automatico: non conta il ranking FIFA, non esiste una lista di riserve, non c’è alcun diritto sportivo per chi è rimasto fuori. La scelta spetta esclusivamente alla FIFA, che può valutare diversi fattori. Il criterio più probabile: quello geografico Guardando ai precedenti e alle logiche delle competizioni FIFA, il criterio più plausibile sarebbe quello geografico. Se una nazionale dovesse ritirarsi, la sostituzione potrebbe arrivare dalla stessa area continentale. In altre parole, se il problema riguardasse una squadra asiatica - come l’Iran - sarebbe più probabile vedere al suo posto un’altra nazionale dell’Asia o una squadra coinvolta negli spareggi intercontinentali. Solo nel caso, oggi puramente teorico, in cui a ritirarsi fosse una nazionale europea, l’Italia potrebbe rientrare in gioco. Lo scenario Rai Dietro alle discussioni sul possibile ripescaggio c’è anche un tema economico. La Rai ha acquistato i diritti televisivi di parte delle partite del Mondiale per circa 120 milioni di euro, cifra che scende a 70 milioni nel caso in cui l’Italia non partecipi alla competizione. La presenza degli azzurri garantirebbe ascolti e introiti pubblicitari molto più alti, soprattutto considerando che il torneo si giocherà in Nord America, con orari televisivi meno favorevoli per il pubblico italiano. Una speranza più emotiva che reale In definitiva, l’idea di un ripescaggio dell’Italia resta una suggestione più emotiva che concreta. Perché diventi possibile dovrebbero verificarsi due condizioni: l’esclusione o il ritiro di una nazionale e una decisione della FIFA favorevole agli azzurri. Ad oggi nessuna delle due ipotesi appare all’orizzonte. E forse, come molti sottolineano, la Nazionale dovrebbe ripartire senza sperare in scorciatoie.
Giaccherini: “Conte il ct giusto. Con lui in allenamento vomitavamo”
Giaccherini: “Conte il ct giusto. Con lui in allenamento vomitavamo”
In un’intervista alla Gazzetta dello Sport, Emanuele Giaccherini non ha dubbi su chi dovrebbe guidare la rinascita della Nazionale italiana: Antonio Conte. L’ex centrocampista azzurro, che ha lavorato con il tecnico salentino sia alla Juventus sia in Nazionale, lo considera la figura ideale per ripartire dopo la terza mancata qualificazione ai Mondiali. Secondo Giaccherini, Conte ha una capacità unica di entrare nella testa dei giocatori e trasformare un gruppo. Il suo metodo di lavoro è estremamente intenso e riesce a spingere i calciatori oltre i propri limiti. L’ex azzurro ricorda le sedute di allenamento vissute a Coverciano, caratterizzate da ritmi altissimi e carichi di lavoro durissimi. Allenamenti che spesso lasciavano i giocatori completamente esausti, ma che poi si traducevano in grande energia e organizzazione durante le partite. Quella mentalità fu alla base anche del percorso dell’Italia a Euro 2016, uno dei momenti più importanti della carriera di Giaccherini. Pur senza grandi fuoriclasse, la squadra riuscì a costruire un gruppo compatto e competitivo, arrivando fino ai quarti di finale prima di arrendersi alla Germania ai calci di rigore. Per l’ex centrocampista, Conte rappresenta il tipo di allenatore capace di ricostruire una squadra partendo dalla mentalità e dal lavoro quotidiano. Non guarda il nome o il curriculum dei giocatori, ma solo l’impegno e la dedizione mostrati in allenamento. Tra i ricordi personali raccontati da Giaccherini c’è anche un episodio dei suoi primi giorni alla Juventus. Dopo un esordio poco convincente allo Stadium, Conte gli inviò un messaggio per incoraggiarlo e spronarlo a credere nelle proprie qualità. Un gesto che, secondo l’ex azzurro, racconta bene il carattere del tecnico: duro sul campo, ma capace anche di proteggere i suoi giocatori e farli sentire parte di un progetto. Per Giaccherini, è proprio questo ciò di cui l’Italia avrebbe bisogno adesso: un allenatore capace di ricostruire lo spirito di squadra e riportare la Nazionale a competere ai massimi livelli.
Bosnia, eroe nazionale a 14 anni: il raccattapalle che ha rubato il foglio dei rigori a Donnarumma
Bosnia, eroe nazionale a 14 anni: il raccattapalle che ha rubato il foglio dei rigori a Donnarumma
In Bosnia è già diventato un piccolo eroe nazionale. Si chiama Afan Cizmic, ha 14 anni e durante la finale dei playoff mondiali tra Bosnia ed Erzegovina e Italia a Zenica era a bordo campo come raccattapalle dello stadio Bilino Polje. Nel momento decisivo della partita, durante la serie dei calci di rigore, il giovane ha sottratto a Gianluigi Donnarumma il foglietto con le indicazioni sui tiratori bosniaci. Un episodio curioso che, secondo il ragazzo, avrebbe contribuito a mettere in difficoltà il portiere azzurro. Cizmic, che gioca nelle giovanili del Celik, ha raccontato di aver pensato per tutta la partita a un modo per aiutare la propria nazionale. Quando è riuscito a prendere il foglio con gli appunti, Donnarumma si è ritrovato senza le informazioni sui rigoristi avversari: indicazioni che riportavano piede preferito, rincorsa e direzione più frequente dei tiri. Il giovane ha spiegato che il portiere dell’Italia si è accorto quasi subito della scomparsa del foglietto. Dopo aver controllato l’asciugamano dove lo aveva appoggiato, Donnarumma avrebbe iniziato a cercarlo senza trovarlo, convinto inizialmente che fosse stato preso da uno steward. Secondo il racconto del ragazzo, l’episodio avrebbe innervosito il capitano azzurro proprio nei momenti che precedevano i tiri dal dischetto. Durante la serie dei rigori Donnarumma si è tuffato sempre nella stessa direzione, senza riuscire a intercettare i tiri dei bosniaci. Il foglio con gli appunti è diventato nel frattempo un vero cimelio. Afan Cizmic ha raccontato di averlo mostrato al padre e che la famiglia ha deciso di metterlo all’asta, con l’idea di devolvere il ricavato in beneficenza.
Post dimissioni Gravina pubblica il dossier sul calcio italiano: giovani pochi, conti in rosso e riforme bloccate
Post dimissioni Gravina pubblica il dossier sul calcio italiano: giovani pochi, conti in rosso e riforme bloccate
Dopo le dimissioni dalla presidenza della FIGC, Gabriele Gravina ha reso pubblica la relazione sullo stato di salute del calcio italiano che aveva preparato per l’audizione davanti alla Commissione Cultura della Camera, poi annullata proprio a seguito del suo passo indietro. Nel documento, l’ex presidente federale analizza le principali criticità del sistema calcio e prova a spiegare perché molte delle riforme proposte durante il suo mandato non siano mai state realizzate. Secondo Gravina, il problema è ormai strutturale e riguarda la difficoltà di coordinare gli interessi di federazione, leghe e istituzioni. Giovani italiani sempre meno in campo Uno dei punti più critici riguarda la presenza di calciatori italiani e giovani nei campionati professionistici. La Serie A ha un’età media di circa 27 anni, tra le più alte in Europa, e quasi il 68% dei minuti complessivi è giocato da calciatori non selezionabili per la Nazionale. Il dato più preoccupante riguarda però gli Under 21 italiani, che rappresentano appena l’1,9% dei minuti giocati, uno dei valori più bassi tra i campionati monitorati a livello mondiale. Anche il numero complessivo di calciatori italiani impiegati con continuità è limitato: su quasi 300 giocatori utilizzati con regolarità in Serie A, meno di cento sono italiani. Il risultato è un bacino sempre più ristretto da cui la Nazionale può attingere. Talento disperso e qualità tecnica in calo Nel documento viene evidenziato anche un progressivo impoverimento della qualità tecnica del campionato. Tra gli indicatori citati: -meno dribbling rispetto agli altri grandi campionati europei -minor intensità nel pressing -velocità media del gioco inferiore rispetto alla Champions League Secondo l’analisi federale, il calcio italiano fatica a stare al passo con l’evoluzione del gioco moderno, più rapido e più fisico. Un altro elemento riguarda la gestione dei giovani talenti. Nonostante i buoni risultati delle nazionali giovanili, molti calciatori italiani faticano a trovare spazio nelle prime squadre dei club, a differenza di quanto accade in Spagna, Francia o Inghilterra. Un sistema economicamente fragile La relazione evidenzia anche una situazione economica complessa. Il calcio professionistico italiano registra perdite superiori ai 700 milioni di euro all’anno, con un indebitamento complessivo di circa 5,5 miliardi. Negli ultimi decenni quasi 200 società professionistiche non sono state ammesse ai campionati per problemi finanziari. Parallelamente sono aumentati i costi, in particolare quelli legati agli stipendi e alle commissioni degli agenti, che nel 2025 hanno superato i 300 milioni di euro. Un altro elemento segnalato è l’elevato numero di club professionistici: 97 società, un dato superiore alla maggior parte dei campionati europei. Il ritardo sugli stadi Gravina sottolinea anche il forte gap infrastrutturale rispetto ad altri Paesi. Negli ultimi anni l’Italia non è riuscita a tenere il passo nella costruzione o ristrutturazione degli impianti, un fattore che incide sia sui ricavi sia sulla competitività del sistema. Le riforme bloccate Una parte importante del dossier riguarda le riforme mai realizzate. Tra queste: _riduzione del numero di squadre professionistiche _riforma dei campionati con Serie A e Serie B a 18 squadre _rafforzamento dei controlli economici sui club Secondo Gravina, molte di queste modifiche sono state bloccate dalla mancanza di accordo tra le diverse componenti del sistema e dai vincoli statutari che richiedono il consenso delle leghe. Le proposte sul tavolo Nel documento vengono elencate anche alcune possibili soluzioni per rilanciare il movimento: 1_incentivi fiscali per investimenti nei settori giovanili 2_sostegno alla costruzione di nuovi stadi 3_contributi derivanti dal settore delle scommesse destinati allo sviluppo del calcio 4_rafforzamento dei programmi di formazione tecnica per i giovani Tra i progetti citati c’è anche il piano per il rilancio del calcio giovanile italiano, coordinato da Maurizio Viscidi, basato su una maggiore centralità della tecnica e sulla formazione degli allenatori dei settori giovanili. Un sistema che deve fare squadra La conclusione della relazione è chiara: nessuna riforma può essere realizzata senza una collaborazione reale tra tutte le componenti del sistema calcistico e le istituzioni. Secondo Gravina, senza una volontà comune di anteporre l’interesse generale alle singole posizioni, sarà difficile avviare una vera ricostruzione del calcio italiano.
Abodi apre agli Under 19 titolari in Serie A: “Serve coraggio per dare spazio ai giovani italiani”
Abodi apre agli Under 19 titolari in Serie A: “Serve coraggio per dare spazio ai giovani italiani”
Favorire l’utilizzo dei giovani italiani nei club di Serie A è una delle strade per rilanciare il movimento calcistico nazionale. Ne è convinto Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, intervenuto a margine dell’evento Sport Missione Comune 2026 parlando con i media presenti. Il riferimento è alla proposta avanzata nelle ultime settimane di prevedere almeno un Under 19 italiano titolare in ogni squadra di Serie A. Per Abodi si tratta di un’ipotesi da valutare con attenzione, purché compatibile con le normative europee. Secondo il ministro, tuttavia, la vera differenza non dipende soltanto dalle regole: il fattore decisivo resta la volontà dei club e degli allenatori di investire davvero sui giovani. Dare spazio ai talenti italiani, ha spiegato, rappresenta un investimento nel medio-lungo periodo che riguarda tutto il sistema calcistico, non soltanto la Nazionale. Abodi si è detto convinto che il talento nel calcio italiano esista ancora, ma che negli ultimi anni sia stato in parte soffocato. Liberare la creatività e l’estro dei giovani, senza rigidità eccessive nei sistemi di gioco, potrebbe permettere a nuove qualità di emergere. Il tema FIGC Durante l’incontro il ministro ha parlato anche della situazione della FIGC, dopo le dimissioni del presidente Gravina e l’avvicinarsi delle elezioni federali. Sull’eventualità di un commissariamento della federazione, Abodi ha ricordato che si tratta di una decisione che spetta al CONI e al suo presidente. La priorità, secondo il ministro, non è tanto il nome del prossimo presidente, quanto la capacità della nuova governance di realizzare quelle riforme che finora non sono state portate avanti. Nazionale e nuovi scenari Tra i temi affrontati anche quello della panchina della Nazionale, con il nome di Antonio Conte tra i possibili candidati. Abodi ha evitato di entrare nel merito delle scelte tecniche, sottolineando però il grande lavoro svolto dal tecnico a Napoli e ricordando che eventuali decisioni spetteranno alla federazione, al club e allo stesso allenatore. Il ministro ha inoltre escluso l’ipotesi di un possibile ripescaggio dell’Italia ai prossimi Mondiali, definendola molto improbabile salvo scenari eccezionali all’interno della stessa area europea. Stadi e infrastrutture Infine Abodi ha toccato il tema degli stadi italiani, dopo le recenti osservazioni del presidente UEFA Aleksander Ceferin. Il ministro ha riconosciuto la necessità di accelerare sui progetti infrastrutturali, sottolineando che il lavoro del commissario nominato per gli impianti sportivi dovrebbe contribuire a semplificare le procedure. Tra i dossier aperti c’è anche quello del nuovo stadio della Roma, con l’obiettivo di completare l’iter amministrativo e arrivare all’apertura dei cantieri nel 2027.
Ufficiale, Gattuso lascia la Nazionale: risoluzione consensuale con la FIGC
Ufficiale, Gattuso lascia la Nazionale: risoluzione consensuale con la FIGC
Si chiude ufficialmente l’esperienza di Gennaro Gattuso sulla panchina della Nazionale italiana. La FIGC ha comunicato la risoluzione consensuale del contratto che legava il tecnico calabrese alla guida degli azzurri dopo nove mesi di lavoro. La decisione arriva all’indomani della mancata qualificazione al Mondiale 2026, terza esclusione consecutiva dell’Italia dalla competizione. Nel messaggio diffuso dalla federazione, Gattuso ha spiegato di aver scelto di farsi da parte per permettere alla Nazionale di ripartire il prima possibile con nuove valutazioni tecniche. “Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale. La maglia azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio e per questo è giusto agevolare sin da subito le future scelte”. Il tecnico ha poi voluto ringraziare il presidente Gabriele Gravina, Gianluigi Buffon e tutti i collaboratori federali per il sostegno ricevuto durante il suo mandato. Un pensiero speciale è stato dedicato anche ai giocatori e ai tifosi. Gattuso ha sottolineato l’impegno dimostrato dal gruppo azzurro e ha rivolto un ringraziamento agli italiani che in questi mesi hanno continuato a sostenere la squadra nonostante le difficoltà. “È stato un onore guidare la Nazionale e lavorare con ragazzi che hanno mostrato grande attaccamento alla maglia. Il grazie più grande va ai tifosi e a tutti gli italiani che non hanno mai fatto mancare il loro amore”. Anche Gravina ha voluto salutare il tecnico calabrese, sottolineando il contributo dato in un momento complicato per la Nazionale. Secondo il presidente federale, Gattuso è riuscito in pochi mesi a riportare entusiasmo intorno alla squadra, trasmettendo ai giocatori e all’ambiente un forte senso di orgoglio per la maglia azzurra. Con l’addio dell’ex allenatore del Napoli si apre ora una nuova fase per la Nazionale. La federazione dovrà scegliere rapidamente il prossimo commissario tecnico, chiamato a ricostruire il progetto azzurro dopo una delle pagine più difficili della storia recente del calcio italiano.
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