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Spagna, convocazioni storiche: per la prima volta al Mondiale senza giocatori del Real Madrid
Spagna, convocazioni storiche: per la prima volta al Mondiale senza giocatori del Real Madrid
La Spagna di Luis De la Fuente si prepara alla Coppa del Mondo FIFA 2026 con una scelta destinata a entrare nella storia della Roja. Per la prima volta nelle 17 partecipazioni mondiali della nazionale spagnola non ci sarà nemmeno un giocatore del Real Madrid tra i convocati. Un dato clamoroso per una nazionale che storicamente ha quasi sempre costruito la propria ossatura attorno ai campioni blancos. Basti pensare che anche nelle epoche meno fortunate almeno un rappresentante madridista era sempre presente: nel 1950, ad esempio, l'unico convocato del Real fu Luis Molowny. Nemmeno ai Mondiali del 2022 era successo qualcosa di simile: allora Luis Enrique aveva portato Dani Carvajal e Marco Asensio. L'unico precedente in una grande competizione resta l'Europeo del 2021, sempre con Luis Enrique in panchina, ma ai Mondiali la Roja non si era mai presentata senza madridisti. Huijsen escluso all'ultimo: De la Fuente spiega la scelta Nella pre-lista allargata dei 55 giocatori figuravano ancora Dean Huijsen, Fran Garcia e Gonzalo. Alla fine però nessuno di loro è riuscito a entrare nei 26 definitivi. Huijsen, ex Juventus e Roma, sembrava il candidato con maggiori possibilità di convocazione, ma De la Fuente ha preferito altre opzioni dopo una stagione vissuta tra alti e bassi. Il CT spagnolo ha affrontato direttamente il tema durante la conferenza stampa di presentazione: "Io non guardo al club e alla maglia di appartenenza, guardo al giocatore. Il mio criterio è se possono essere scelti e come stanno". In difesa il commissario tecnico ha infatti puntato su Pau Cubarsí, Aymeric Laporte, Marc Pubill ed Eric Garcia, lasciando fuori anche nomi importanti come Le Normand e Pau Torres. Il Barcellona domina la Roja: otto convocati Se il Real Madrid sparisce completamente dalla lista, il Barcellona diventa invece il club dominante della spedizione spagnola. Sono infatti otto i blaugrana convocati da De la Fuente: Joan Garcia Pau Cubarsí Eric Garcia Pedri Gavi Dani Olmo Ferran Torres Lamine Yamal Il numero sarebbe potuto salire addirittura a nove senza l'infortunio di Fermin Lopez, rimasto fuori all'ultimo momento. A guidare la nuova Spagna sarà naturalmente Lamine Yamal, ormai simbolo della generazione emergente della Roja dopo l'Europeo conquistato nel 2024. Tre convocati ciascuno invece per Atletico Madrid, Athletic Club e Arsenal. Tra conferme e novità: torna Eric Garcia, prima chiamata per Pubill. La lista di De la Fuente mescola continuità e novità. Sono 16 i giocatori già campioni d'Europa nel 2024 sotto la sua gestione, segnale di una base ormai consolidata. Tra le sorprese principali spiccano però Marc Pubill ed Eric Garcia. Pubill non aveva mai esordito con la nazionale maggiore, ma il CT ha spiegato di conoscerlo molto bene grazie al lavoro svolto nelle selezioni giovanili: "Pubill è stato con Denia nell'Under 19 e nell'Under 21. Lo conosciamo alla perfezione, offre molte possibilità e può giocare in diverse posizioni". Eric Garcia torna invece in nazionale per la prima volta dal Mondiale del Qatar. Pedri, Rodri e Yamal: la Spagna punta sulla qualità Il cuore tecnico della Roja resterà comunque il centrocampo, con Rodri, Pedri, Fabian Ruiz, Dani Olmo, Mikel Merino e Zubimendi pronti a guidare la squadra. De la Fuente si aspetta molto soprattutto da Pedri, finalmente recuperato dopo i problemi fisici degli ultimi anni: "Abbiamo sofferto molto per il suo infortunio agli Europei. Sono felice di riaverlo con noi. Se manterrà la forma mostrata con il club sarò molto contento". Davanti, oltre a Yamal, spazio a Nico Williams, Ferran Torres, Yeremy Pino e Mikel Oyarzabal. La Spagna sogna la seconda stella La Roja arriverà al Mondiale tra le principali favorite dopo il trionfo agli Europei del 2024 e il percorso di crescita mostrato sotto la guida di De la Fuente. L'obiettivo dichiarato è conquistare la seconda Coppa del Mondo della propria storia dopo il successo del 2010 in Sudafrica. La Spagna debutterà il 15 giugno contro Capo Verde ad Atlanta, prima di affrontare Arabia Saudita e Uruguay nel Gruppo C della Coppa del Mondo FIFA 2026.
Argentina, ottimismo sulle condizioni di Messi dopo l'infortunio con l'Inter Miami
Argentina, ottimismo sulle condizioni di Messi dopo l'infortunio con l'Inter Miami
Messi è uscito contro Philadelphia: sono stati momenti di apprensione. Per qualche ora l'Argentina ha temuto il peggio. Lionel Messi ha lasciato il campo al 73' della sfida tra Inter Miami e Philadelphia Union toccandosi la coscia sinistra, facendo immediatamente scattare l'allarme a pochi giorni dall'inizio della Coppa del Mondo FIFA 2026. Il fuoriclasse argentino, che compirà 39 anni a giugno, è stato subito sottoposto ad accertamenti medici. Fortunatamente, gli esami hanno escluso lesioni serie. La diagnosi dell'Inter Miami: nessuno strappo A rassicurare tifosi e staff dell'Albiceleste è stato direttamente il comunicato ufficiale dell'Inter Miami. "La diagnosi preliminare indica una lesione da sovraccarico associata ad affaticamento muscolare al bicipite femorale sinistro", ha spiegato il club statunitense. La società ha poi aggiunto che "il ritorno all'attività fisica dipenderà dall'evoluzione delle sue condizioni cliniche e funzionali". Nessun riferimento a strappi muscolari o problemi strutturali: un dettaglio che lascia tranquillo il CT Lionel Scaloni in vista del Mondiale. Hoyos ha minimizzato Anche l'allenatore dell'Inter Miami, Guillermo Hoyos, aveva provato a ridimensionare il problema già al termine della partita vinta 6-4 contro Philadelphia. Secondo il tecnico argentino, Messi avrebbe accusato soprattutto la fatica accumulata su un terreno di gioco particolarmente pesante. Una situazione che rientra nella gestione attentissima del numero 10 da parte dello staff dell'Inter Miami fin dal suo arrivo negli Stati Uniti nel 2023. Negli ultimi anni Messi ha infatti alternato presenze e riposi programmati per evitare sovraccarichi muscolari nei periodi più intensi della stagione. Messi verso il sesto Mondiale della carriera Salvo sorprese, dunque, la partecipazione di Messi al Mondiale 2026 non sembra in discussione. Per il capitano dell'Argentina sarà la sesta Coppa del Mondo della carriera, un traguardo storico per il leader dell'Albiceleste campione in carica. La squadra di Scaloni debutterà il 17 giugno contro l'Algeria nel Gruppo J, prima di affrontare Austria il 22 giugno e Giordania il 28 giugno.
Italia, Baldini Nazionale "mista": Donnarumma guida il gruppo Under 21
Italia, Baldini Nazionale "mista": Donnarumma guida il gruppo Under 21
Baldini porta l'Under 21 in Nazionale per le amichevoli di giugno Silvio Baldini ha diramato la lista dei convocati per le amichevoli che vedranno l'Italia affrontare Lussemburgo e Grecia il 3 e il 7 giugno. Una scelta nel segno della continuità con il lavoro svolto finora dal tecnico toscano alla guida dell'Under 21. Baldini, chiamato a guidare temporaneamente la Nazionale maggiore dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso, aveva infatti chiarito nei giorni scorsi di aver accettato l'incarico soltanto a condizione di poter convocare il gruppo azzurro dell'Under 21, così da valorizzare il percorso già intrapreso e permettere al futuro CT della Nazionale di valutare da vicino i giovani più promettenti. Donnarumma unica eccezione per età nel gruppo azzurro La lista dei 24 convocati conferma questa linea. A eccezione di Gianluigi Donnarumma, capitano e unico vero veterano con 81 presenze in azzurro, il gruppo è composto quasi interamente da giocatori Under 21 o comunque da profili giovanissimi già seguiti dal tecnico federale. L'età media della rosa è di appena 20 anni e 6 mesi: presenti quattro classe 2008, tre classe 2006, sette classe 2005 e nove classe 2004. Tra i nomi più attesi figurano Francesco Camarda, Francesco Pio Esposito, Niccolò Pisilli, Cher Ndour e Luca Koleosho, oltre ai difensori Pietro Comuzzo e Filippo Mane. Solo quattro giocatori hanno già esordito in Nazionale A La rosa azzurra sarà una squadra "mista", composta soprattutto da talenti dell'Under 21, qualche fuori quota e diversi prospetti emergenti. Sono soltanto quattro i giocatori convocati che hanno già disputato almeno una partita con la Nazionale maggiore: Gianluigi Donnarumma Marco Palestra Niccolò Pisilli Francesco Pio Esposito A questi si aggiunge Pietro Comuzzo, già entrato stabilmente nel giro azzurro senza però riuscire ancora a debuttare ufficialmente. Proprio Donnarumma è stato uno dei protagonisti della nascita di questo gruppo: secondo quanto emerso, il portiere avrebbe telefonato direttamente a Baldini ad aprile proponendosi come capitano della spedizione. Attenzione a Samuele Inacio: il talento del Borussia Dortmund Tra i nomi che incuriosiscono maggiormente c'è quello di Samuele Inacio, attaccante classe 2008 del Borussia Dortmund. Figlio dell'ex calciatore Inacio Pia, il giovane talento è cresciuto stabilmente nelle selezioni azzurre dall'Under 15 all'Under 19, nonostante la doppia nazionalità italiana e brasiliana. La convocazione con la Nazionale maggiore rappresenta un ulteriore passo nel percorso di uno dei profili più monitorati del calcio giovanile italiano. Le parole di Baldini: "Voglio valorizzare il mio lavoro" Solo pochi giorni fa, intervenendo al Premio Maestrelli, Baldini aveva spiegato apertamente la propria scelta: "Io farò queste due partite con tutti i ragazzi dell'Under 21. Questo non è un atto di coraggio, è solamente un atto che ha una logica". Il tecnico aveva poi aggiunto: "Chi verrà dopo il 22 giugno deve sapere qual è il livello di questi ragazzi. Voglio valorizzare il mio lavoro e far vedere chi sono questi ragazzi". Una decisione maturata anche considerando le difficoltà di motivazione dei giocatori più esperti al termine della stagione. Le date delle amichevoli dell'Italia L'Italia affronterà il Lussemburgo mercoledì 3 giugno allo Stade de Luxembourg alle ore 20.45, mentre domenica 7 giugno sarà impegnata a Creta contro la Grecia al Pankritio Stadium di Heraklion alle ore 21 italiane. Entrambe le sfide saranno trasmesse in diretta su Rai 1. Gli Azzurri si raduneranno a Coverciano nella serata del 28 maggio, con il primo allenamento fissato per il giorno successivo. I convocati dell'Italia Portieri Giovanni Daffara (Avellino), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Lorenzo Palmisani (Frosinone) Difensori Honest Ahanor (Atalanta), Davide Bartesaghi (Milan), Fabio Chiarodia (Borussia Monchengladbach), Pietro Comuzzo (Fiorentina), Costantino Favasuli (Catanzaro), Filippo Mane (Borussia Dortmund), Marco Palestra (Cagliari), Luca Reggiani (Borussia Dortmund) Centrocampisti Matteo Dagasso (Venezia), Giacomo Faticanti (Juventus), Luca Lipani (Sassuolo), Cher Ndour (Fiorentina), Niccolò Pisilli (Roma), Lorenzo Venturino (Roma) Attaccanti Francesco Camarda (Lecce), Luigi Cherubini (Sampdoria), Jeff Ekhator (Genoa), Francesco Pio Esposito (Inter), Seydou Fini (Frosinone), Samuele Inacio (Borussia Dortmund), Luca Koleosho (Paris FC)
Il Congo cancella il ritiro a Kinshasa per l'emergenza Ebola prima dei Mondiali 2026
Il Congo cancella il ritiro a Kinshasa per l'emergenza Ebola prima dei Mondiali 2026
L'emergenza Ebola cambia i piani della Repubblica Democratica del Congo in vista dei Mondiali 2026. La nazionale africana, inserita nel gruppo K con Portogallo, Colombia e Uzbekistan, ha cancellato il ritiro previsto a Kinshasa e anche il saluto pubblico ai tifosi, scegliendo di proseguire la preparazione lontano dal Paese. La decisione arriva dopo il nuovo focolaio di Ebola Bundibugyo nella parte orientale del Congo, dichiarato dall'OMS emergenza sanitaria internazionale. Non è in dubbio la partecipazione al Mondiale, ma la situazione ha già aperto un fronte delicato per FIFA, Stati Uniti e organizzatori del torneo. La squadra dovrebbe debuttare il 17 giugno a Houston contro il Portogallo, poi affrontare la Colombia a Guadalajara il 23 e l'Uzbekistan ad Atlanta il 27. Tre partite in due Paesi ospitanti diversi, con controlli sanitari e restrizioni d'ingresso che potrebbero pesare non solo sulla delegazione, ma anche su staff, accompagnatori e tifosi. Il Congo sposta la preparazione lontano da Kinshasa La federazione congolese aveva programmato una fase di preparazione in patria prima della partenza verso l'Europa e poi verso gli Stati Uniti. Quel passaggio è stato annullato. La nazionale continuerà il percorso all'estero, con le amichevoli contro la Danimarca in Belgio e contro il Cile in Spagna confermate prima del trasferimento a Houston. Il Congo torna al Mondiale per la prima volta dal 1974, quando partecipò come Zaire. Per il Paese sarebbe stato un momento di festa collettiva prima della partenza, ma il rischio sanitario ha costretto la federazione a tagliare il programma in patria e a evitare eventi pubblici. Secondo la ricostruzione dell'Associated Press, tutti i giocatori e il commissario tecnico Sebastien Desabre sono basati fuori dal Congo. Questo elemento, al momento, riduce il rischio di blocchi immediati sulla squadra, soprattutto perché gran parte della delegazione non sarebbe rientrata nelle zone sottoposte alle restrizioni più recenti. Ebola, l'OMS dichiara l'emergenza internazionale Il quadro sanitario resta però molto serio. L'OMS ha classificato il focolaio come emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, dopo i casi registrati nella provincia dell'Ituri e il rischio di ulteriore diffusione regionale. Nei dati ufficiali diffusi dall'organizzazione, al 16 maggio risultavano casi confermati, centinaia di possibili contagiati e numerosi decessi sospetti in diverse aree dell'Ituri, con segnalazioni anche in Uganda. Il punto più delicato riguarda il ceppo Bundibugyo. L'OMS ha sottolineato che, a differenza di altri ceppi di Ebola, non esistono al momento vaccini o terapie specifiche approvate per questa variante. Questo rende più complicata la gestione dell'emergenza e spiega perché l'allarme sia arrivato fino all'organizzazione del Mondiale. La FIFA ha fatto sapere di essere a conoscenza della situazione e di essere in contatto con la federazione congolese per garantire il rispetto delle indicazioni mediche e di sicurezza. È una formula prudente, ma sufficiente per far capire che il caso è già entrato nel perimetro operativo del torneo. Restrizioni USA: cosa cambia per il Mondiale Il passaggio più importante arriva dagli Stati Uniti. Il CDC e il Dipartimento per la Sicurezza Interna hanno introdotto dal 18 maggio misure rafforzate di screening, restrizioni d'ingresso e controlli sanitari per ridurre il rischio di ingresso del virus Ebola negli USA. Anche il Dipartimento di Stato ha sospeso temporaneamente le attività ordinarie sui visti nelle ambasciate di Juba, Kinshasa e Kampala. Secondo AP, le restrizioni statunitensi prevedono il blocco temporaneo per i cittadini stranieri che siano stati in Congo, Uganda o Sud Sudan nelle tre settimane precedenti. La nazionale congolese, però, non dovrebbe essere colpita direttamente se giocatori e staff hanno svolto la preparazione in Europa e non sono rientrati nelle aree interessate dal provvedimento. Diverso il discorso per eventuali membri della delegazione tornati in Congo nel periodo considerato e per i tifosi intenzionati a raggiungere il torneo. È qui che la questione sportiva diventa logistica. Il Congo può ancora giocare il Mondiale, ma ogni spostamento dovrà essere gestito con grande attenzione. La prima partita è negli Stati Uniti, la seconda in Messico, la terza di nuovo negli Stati Uniti: un percorso che obbliga FIFA e autorità sanitarie a coordinare procedure, controlli e possibili eccezioni. Il Congo rischia davvero l'esclusione? Al momento no. Non ci sono indicazioni ufficiali su una possibile esclusione del Congo e le amichevoli di preparazione all'estero risultano confermate. La federazione ha cancellato il ritiro in patria, non la partecipazione al Mondiale. Questo è il passaggio da tenere fermo per evitare una lettura eccessiva della notizia. Detto questo, il regolamento FIFA tiene aperto lo scenario limite. Le norme del Mondiale 2026 prevedono che una nazionale partecipante debba disputare le proprie partite fino all'eliminazione. In caso di ritiro, esclusione o mancata disputa di una gara, la FIFA può intervenire con sanzioni, decisioni d'urgenza e, nei casi previsti, anche con la sostituzione della squadra interessata. Non si tratta quindi di un "ripescaggio" automatico. È uno scenario regolamentare estremo, che dipenderebbe da una decisione FIFA e dalle condizioni concrete dell'emergenza. Ma il tema torna inevitabilmente sul tavolo perché, a meno di un mese dall'inizio del torneo, qualsiasi problema di accesso, quarantena, sicurezza sanitaria o forza maggiore può avere effetti enormi sul calendario. Ripescaggio Mondiali: perché se ne torna a parlare La parola "ripescaggio" resta la più sensibile, soprattutto per le nazionali escluse. Il regolamento FIFA non stabilisce un meccanismo semplice e immediato: non basta che una squadra abbia problemi logistici perché un'altra venga inserita al suo posto. Serve una rinuncia, un'esclusione o una decisione dell'organismo competente. La FIFA, inoltre, può anche scegliere soluzioni diverse dalla sostituzione. Il regolamento le consente di cancellare, riprogrammare o spostare una o più partite per ragioni di forza maggiore, salute, sicurezza o ordine pubblico. Questo significa che, prima di arrivare a un eventuale cambio di squadra, l'organizzazione avrebbe diversi margini per provare a salvare la partecipazione del Congo. Il tormentone, però, è destinato a ripartire, perché il Congo è nel tabellone principale, perché il gruppo K coinvolge tre Paesi e tre città diverse, e perché l'emergenza sanitaria non dipende dalla federazione calcistica. Se il quadro peggiorasse, la FIFA dovrebbe muoversi in tempi strettissimi. FIFA in allerta, ma il Mondiale del Congo resta in piedi La situazione, oggi, è questa: il Congo ha cancellato la parte di preparazione in patria, proseguirà il percorso in Europa e dovrebbe arrivare negli Stati Uniti per l'ultima fase prima del debutto contro il Portogallo. La FIFA monitora, gli USA hanno introdotto restrizioni sanitarie e il calendario del gruppo K resta confermato. Il caso però è già una delle prime grandi grane organizzative del Mondiale 2026. Non riguarda solo una nazionale, ma l'equilibrio tra sicurezza sanitaria, diritto sportivo e gestione di un torneo itinerante tra Stati Uniti, Messico e Canada. Il Congo vuole giocare il suo Mondiale. La FIFA vuole evitare un precedente clamoroso. Le autorità sanitarie, invece, devono impedire che il torneo diventi un moltiplicatore di rischio.
Italia-Grecia, il primo caso del nuovo ciclo: la scelta di Baldini non è gradita agli ellenici
Italia-Grecia, il primo caso del nuovo ciclo: la scelta di Baldini non è gradita agli ellenici
L’Italia non sarà al Mondiale 2026, ma il suo dopo-Mondiale è già cominciato. E non in silenzio. Prima ancora di tornare in campo, la Nazionale si ritrova dentro un piccolo caso internazionale: la Grecia non avrebbe accolto con entusiasmo l’idea di affrontare, nell’amichevole del 7 giugno a Creta, una squadra azzurra composta in larga parte da giovani e profili legati al percorso dell’Under 21. Le amichevoli di giugno contro Lussemburgo e Grecia sono affidate al CT già dell'Under21 Silvio Baldini. Chiamato a guidare temporaneamente la Nazionale maggiore, ha dichiarato e deciso di voler potare la sua Italia in campo senza convocare nessuno dei giocatori della Nazionale maggiore. La scelta di Baldini è chiara: usare la finestra di giugno per guardare avanti, con una squadra con motivazioni fresche e con diversi giocatori da valutare in chiave futura. È qui che nasce il problema con la Grecia. Dal punto di vista ellenico, l’amichevole contro l’Italia doveva rappresentare un test di spessore prima della pausa estiva e in vista dei prossimi impegni ufficiali. Affrontare una selezione molto giovane, con tanti elementi non ancora stabilmente inseriti nella Nazionale maggiore, rischia invece di essere percepito come un appuntamento diverso da quello inizialmente immaginato. Dal lato italiano, però, la lettura è opposta. La FIGC non considera il progetto di Baldini una diminuzione del valore della partita. Al contrario, l’idea è che proprio quei giovani possano offrire intensità e motivazione superiori rispetto a calciatori più esperti, arrivati a giugno dopo una stagione lunga e dopo la delusione dell’esclusione dal Mondiale. Perché la Grecia non ha gradito La reazione greca va letta in un contesto più ampio. Anche la Grecia ha mancato la qualificazione mondiale e cerca partite utili per misurare il proprio livello. Una sfida contro l’Italia conserva sempre un peso storico e tecnico, anche quando gli Azzurri attraversano un momento complicato. Per questo, ad Atene, l’ipotesi di trovarsi davanti una Nazionale sperimentale avrebbe creato fastidio. Non tanto per il valore dei singoli, quanto per il significato dell’appuntamento. La Grecia voleva una prova vera contro una Nazionale di primo piano; l’Italia, invece, vuole usare quella stessa gara per capire chi può far parte del domani. Il nodo è tutto qui: per una Federazione il match è un test internazionale da sfruttare subito, per l’altra è il primo passo di una ricostruzione. Due esigenze legittime, ma non perfettamente allineate. La posizione dell’Italia: decide Baldini La linea italiana, almeno per ora, non cambia. La formazione la sceglie il commissario tecnico, non l’avversario. E la Nazionale che scenderà in campo, anche se ringiovanita, resterà a tutti gli effetti l’Italia. È un passaggio importante, perché evita l’equivoco principale: non si tratterebbe di spedire a Creta una Under 21 "mascherata", ma di promuovere dentro il contesto della Nazionale A alcuni giocatori che il calcio italiano vuole testare a un livello superiore. La presenza di figure esperte, a partire da Donnarumma, servirebbe proprio a dare equilibrio al gruppo. Accanto a lui potrebbero trovare spazio calciatori che hanno già iniziato a farsi vedere in Serie A o nei principali campionati europei. Profili giovani, sì, ma non semplici comparse. Antognoni difende il progetto azzurro In questo scenario si inserisce anche Giancarlo Antognoni, scelto come capo delegazione per le amichevoli contro Lussemburgo e Grecia. Il campione del mondo del 1982 ha difeso la scelta italiana, respingendo l’idea che puntare sui giovani possa essere letto come una mancanza di rispetto verso gli avversari. Il suo messaggio è soprattutto prospettico: questa Nazionale deve iniziare a costruire il gruppo che accompagnerà l’Italia nei prossimi appuntamenti, dalla Nations League al percorso che dovrà portare al Mondiale 2030. Dopo tre mancate qualificazioni consecutive, ogni finestra internazionale diventa preziosa. Anche un’amichevole di giugno può trasformarsi in un test d’identità. Antognoni ha richiamato anche il valore dell’esordio in azzurro. Per molti ragazzi, entrare a Coverciano e indossare la maglia della Nazionale maggiore sarà un passaggio emotivo e tecnico enorme. È un’occasione che la FIGC non vuole sprecare. Il vero tema è il Mondiale 2030 L’Italia è già costretta a pensare al Mondiale successivo. Il 2026 è perduto. La ferita è ancora aperta. Ma il calendario non aspetta nessuno e il nuovo ciclo deve cominciare da qualche parte. Baldini ha scelto di farlo non con i nomi più comodi, ma con quelli più utili per capire il futuro. Questa scelta può creare tensioni, come dimostra il caso Grecia, ma racconta anche un cambio di priorità. L’Italia non può più permettersi amichevoli senza conseguenze. Ogni partita deve servire per il futuro. Una partita che vale più del risultato Grecia-Italia, se confermata, non sarà quindi una semplice amichevole di fine stagione. Sarà un test sulla credibilità del nuovo corso. Per Baldini, sarà l’occasione di dimostrare che i giovani possono reggere il salto. Per la FIGC, sarà un modo per difendere una scelta di prospettiva. Per la Grecia, resterà la necessità di affrontare un avversario competitivo e non una versione depotenziata degli Azzurri. Il risultato conterà, ma fino a un certo punto. Conteranno di più l’atteggiamento, la personalità, la capacità dei nuovi volti di stare dentro una partita internazionale vera. Dopo l’ennesima delusione mondiale, l’Italia non ha bisogno soltanto di vincere un’amichevole. Ha bisogno di capire da chi ripartire.
Spagna, Yamal: "Non voglio essere paragonato a Messi e Ronaldo, ma..."
Spagna, Yamal: "Non voglio essere paragonato a Messi e Ronaldo, ma..."
Yamal sogna il Mondiale con la Spagna Lamine Yamal non ha ancora compiuto 19 anni, ma si prepara già a essere uno dei volti simbolo della Coppa del Mondo FIFA 2026. Il talento del Barcellona e della Spagna ha parlato ai canali ufficiali della FIFA raccontando aspettative, pressioni e ambizioni in vista del torneo che potrebbe consacrarlo definitivamente tra le stelle del calcio mondiale. La Roja partirà tra le favorite dopo i successi recenti tra Europeo e Nations League, e il giovane esterno offensivo non nasconde il sogno di arrivare fino in fondo: "Per me sarebbe un sogno che si avvera". "La Coppa del Mondo è il torneo che tutti guardano" Yamal ha raccontato cosa rappresenti il Mondiale fin dall’infanzia: "Da quando sono bambino è sempre stato il torneo che ognuno guarda". Il talento spagnolo ha spiegato cosa renda speciale la Coppa del Mondo: "Anche se non sei appassionato di calcio, se il tuo paese sta giocando, all’improvviso tutti si ritrovano in strada a guardare la partita insieme". Poi la confessione: "Mi vengono i brividi solo a pensare che ne giocherò uno". "Quando gioco felice tutto funziona" Uno degli aspetti che colpiscono maggiormente di Yamal è la naturalezza con cui affronta partite e pressione. Il giocatore del Barcellona ha spiegato il suo segreto: "Il calcio è quello che ho sempre fatto, è la cosa che faccio meglio. Così cerco di divertirmi e godermelo". Fondamentale anche il sostegno della famiglia: "Quando vedo i miei genitori sugli spalti, sapendo che sono orgogliosi di me, la pressione diminuisce". Yamal ha poi parlato dell’importanza di divertirsi in campo: "Il mio gioco dipende molto dalla creatività, e quando non mi diverto ne risente. Ma quando sono felice tutto sembra funzionare alla perfezione". "Voglio dimostrare che possono sbagliarsi" Nonostante la giovane età, Yamal è già costantemente sotto i riflettori. E il talento spagnolo sa bene che attorno a lui esistono aspettative enormi. "Quando emergi presto, ci sono sempre molti dubbi: che si è troppo giovani, che è stato solo un fuoco di paglia o che si è sopravvalutati". Per questo il Mondiale rappresenterà una sfida ulteriore: "Per me si tratta di dimostrare che posso fare questo partita dopo partita. Il Mondiale sarà un nuovo test e non vedo l’ora di affrontarlo". "Non voglio essere paragonato a Messi e Ronaldo" Tra i passaggi più significativi dell’intervista c’è quello dedicato ai paragoni con le grandi stelle del calcio mondiale. "Il mio obiettivo non è essere paragonato a Messi, Ronaldo, Mbappé o Neymar, ma essere menzionato insieme a loro". Una frase che racconta perfettamente l’ambizione del talento spagnolo, deciso a costruirsi una propria identità: "Se ti lasci prendere dal confronto con gli altri rischi di farti del male da solo. Voglio trovare la mia strada". Poi aggiunge: "Spero che quando mi sarò ritirato la gente si divertirà ancora a riguardarmi giocare". La sfida con Gavi e il sogno Mondiale Yamal ha parlato anche del record detenuto dal compagno di nazionale Gavi, oggi il più giovane spagnolo a segnare in un Mondiale. "Gavi scherza dicendo che è l’unico record che non posso togliergli". Ma il fantasista del Barcellona ha già un obiettivo preciso: "Dovrò fare meglio, magari diventando lo spagnolo più giovane a segnare una tripletta al Mondiale". Infine il sogno più grande: "L’arbitro fischia tre volte e abbiamo vinto. Non so il risultato, ma siamo campioni. Poi si torna in Spagna per festeggiare con i tifosi".
Vitinha guida il nuovo Portogallo verso il Mondiale: "Spero di poter vincere anche per Ronaldo"
Vitinha guida il nuovo Portogallo verso il Mondiale: "Spero di poter vincere anche per Ronaldo"
Dopo aver vissuto da comprimario il Mondiale del 2022 in Qatar, Vitinha si prepara a giocare la Coppa del Mondo 2026 con un ruolo completamente diverso. Il centrocampista del Paris Saint-Germain è ormai uno dei punti di riferimento del Portogallo di Roberto Martinez e arriva al torneo nel miglior momento della sua carriera. Reduce dalla vittoria della UEFA Nations League 2025 e da una stagione ricca di successi con il PSG, il regista portoghese ha parlato ai canali ufficiali della FIFA del sogno di conquistare il primo Mondiale della storia del Portogallo. "Abbiamo qualità, esperienza e determinazione" Il Portogallo si presenterà ai Mondiali con una rosa che unisce giocatori esperti e una nuova generazione di talento. Accanto a leader come Bruno Fernandes, Bernardo Silva, Joao Cancelo e Ruben Dias ci saranno infatti giocatori della nuova ondata come Vitinha, Joao Neves, Rafael Leao e Pedro Neto. Secondo il centrocampista del PSG, proprio questo mix può diventare il punto di forza della squadra: "Penso che sia qualcosa di molto positivo. Avere generazioni diverse nella stessa squadra è davvero importante". Vitinha ha poi spiegato quali caratteristiche deve mostrare il Portogallo: "Abbiamo esperienza, gioventù, qualità e determinazione. Quando unisci tutti questi ingredienti, può nascere solo qualcosa di molto bello". "Il Portogallo ha tutto per vincere il Mondiale" Vitinha ha parlato anche della storica difficoltà del Portogallo nel riuscire a conquistare la Coppa del Mondo nonostante le tante generazioni di talento. "Qualche volta è questione di dettagli. Non riguarda problemi strutturali o altro. Serve anche un pizzico di fortuna, è inutile negarlo". Il centrocampista ha però mostrato piena fiducia nelle possibilità della squadra: "Il Portogallo ha sempre dimostrato grande qualità e ancora adesso lo facciamo. Abbiamo tutto quello che serve per raggiungere grandi traguardi...Lavoriamo duramente per questo e speriamo di avere quel poco di fortuna che può aiutarci a vincere la Coppa del Mondo". "Ora ho più responsabilità" Vitinha ha spiegato come il suo ruolo all’interno della nazionale sia cambiato rispetto a Qatar 2022: "Ho un ruolo più partecipativo adesso, un po’ più centrale di prima. Mi piace assumere queste responsabilità e cerco di rendere sempre al massimo". Il centrocampista ha poi raccontato le sensazioni alla vigilia del torneo: "Sono veramente entusiasta perché voglio disputare questa Coppa del Mondo. Sarà la mia seconda volta, ma spero di avere più minutaggio e un ruolo più importante nella squadra". "Cristiano Ronaldo è uno dei migliori della storia" Grande spazio anche al rapporto con Cristiano Ronaldo, che a 41 anni continua a guidare il Portogallo. "Cristiano è fantastico, è uno dei migliori giocatori della storia. Sono orgoglioso di far parte del suo stesso spogliatoio ed imparare da lui". Vitinha ha spiegato cosa lo colpisca maggiormente del fuoriclasse portoghese: "È estremamente professionale e serio. Non lascia nulla al caso. Scende in campo sapendo di essere al 100% pronto per fare tutto il possibile per la squadra". Poi il messaggio più significativo: "Spero di poter vincere il Mondiale anche per lui". "Pensiamo una partita alla volta" Infine Vitinha ha parlato dell’approccio che dovrà avere il Portogallo durante il torneo: "Vogliamo solo vincere". Il centrocampista ha però invitato alla prudenza: "Sappiamo che sarà difficile e anche che non ha troppo senso pensare troppo alla finale o ad alzare il trofeo in questo momento". La strada, secondo Vitinha, passa prima dalla fase a gironi: "Dobbiamo pensare un passo alla volta. Il nostro pensiero ora è alla fase a gironi, se faremo bene potremo concentrarci sul cammino futuro".
Brasile, Ancelotti convoca Neymar per il Mondiale: "Non ho paura di dire che possiamo vincere il Mondiale"
Brasile, Ancelotti convoca Neymar per il Mondiale: "Non ho paura di dire che possiamo vincere il Mondiale"
Carlo Ancelotti ha ufficializzato la lista dei 26 convocati del Brasile per i Mondiali 2026. Il commissario tecnico italiano ha letto i nomi durante un evento organizzato al Museo del Domani di Rio de Janeiro, uno dei luoghi simbolo della città. La Selecao si presenterà alla Coppa del Mondo con grandi ambizioni e con il ritorno più atteso: Neymar Jr. torna infatti tra i convocati del Brasile dopo quasi tre anni di assenza dalla Nazionale. Inserito nel gruppo C insieme a Marocco, Haiti e Scozia, il Brasile debutterà il 13 giugno contro i marocchini al New York New Jersey Stadium. Neymar torna in Nazionale dopo tre anni La convocazione di Neymar è stata accolta da una vera e propria ovazione durante la presentazione ufficiale. L’attaccante del Santos, che ha compiuto 34 anni a febbraio, giocherà così il suo quarto Mondiale dopo le partecipazioni del 2014, 2018 e 2022. Ancelotti ha spiegato così la scelta di riportarlo in Nazionale: "Abbiamo valutato Neymar durante tutto l'anno. In quest'ultimo periodo ha giocato, migliorando la sua condizione fisica. È un giocatore importante e sarà importante al Mondiale". Il ct ha poi chiarito il ruolo che avrà il fuoriclasse brasiliano: "Ha gli stessi obblighi di tutti gli altri 25 giocatori: ha la possibilità di giocare, di non giocare, di stare in panchina, di subentrare. Ha la stessa responsabilità degli altri". Da Vinicius a Raphinha: una Selecao piena di stelle Oltre a Neymar, Ancelotti ha confermato tutti i principali protagonisti del nuovo Brasile. Presenti Vinicius Junior del Real Madrid e Raphinha del Barcellona, così come Marquinhos del Paris Saint-Germain e i due giocatori dell’Arsenal Gabriel Martinelli e Gabriel Magalhães. Nella lista trovano spazio anche diversi giocatori esperti come Casemiro, Fabinho, Alisson ed Ederson, mentre tra i giovani spiccano Endrick e Rayan. Ancelotti ha spiegato la difficoltà nella scelta dei convocati: "È stato difficilissimo scegliere questi 26 giocatori perché la concorrenza in questo Paese è altissima". "Non esiste una squadra perfetta" Il tecnico italiano ha poi parlato degli obiettivi del Brasile al Mondiale: "Non è la lista perfetta, ne sono certo, ma la squadra che vincerà la Coppa del Mondo non sarà una squadra perfetta; la squadra perfetta non esiste". Ancelotti ha indicato la resilienza come caratteristica chiave della sua Selecao: "Vogliamo essere la squadra più resiliente del mondo per provare a vincere la Coppa del Mondo". E infine non ha nascosto le ambizioni: "Non ho paura di dire che possiamo vincere il Mondiale. C'è un'aspettativa molto alta, e questo ti dà maggiore motivazione". Il Brasile sogna il sesto titolo mondiale Il Brasile resta la Nazionale più vincente nella storia della Coppa del Mondo, con cinque titoli conquistati nel 1958, 1962, 1970, 1994 e 2002. La Selecao non vince però il Mondiale da 24 anni. Un dato curioso accompagna il cammino verso il 2026: anche tra il trionfo del 1970 e quello del 1994 passarono esattamente 24 anni, con il titolo conquistato proprio negli Stati Uniti, uno dei Paesi che ospiteranno la fase finale del prossimo Mondiale. I convocati del Brasile per i Mondiali 2026 Portieri Alisson (Liverpool) Ederson (Fenerbahçe) Weverton (Grêmio) Difensori Alex Sandro (Flamengo) Bremer (Juventus) Danilo (Flamengo) Douglas Santos (Zenit) Gabriel Magalhães (Arsenal) Ibañez (Al-Ahli) Léo Pereira (Flamengo) Marquinhos (Paris Saint-Germain) Wesley (Roma) Centrocampisti Bruno Guimarães (Newcastle United) Casemiro (Manchester United) Danilo Santos (Botafogo) Fabinho (Al-Ittihad) Lucas Paquetá (Flamengo) Attaccanti Endrick (Olympique Lione) Gabriel Martinelli (Arsenal) Igor Thiago (Brentford) Luiz Henrique (Zenit) Matheus Cunha (Manchester United) Neymar Junior (Santos) Raphinha (Barcellona) Rayan (Bournemouth) Vinicius Junior (Real Madrid) Il calendario del Brasile ai Mondiali 2026 Il Brasile esordirà il 13 giugno contro il Marocco al New York New Jersey Stadium. Successivamente la Seleção affronterà Haiti il 19 giugno a Philadelphia, prima di chiudere il girone il 24 giugno contro la Scozia a Miami. Pochi giorni fa, inoltre, Ancelotti ha ufficialmente rinnovato il proprio contratto con il Brasile fino al Mondiale 2030.
Sellami sul primo Mondiale della storia della Giordania: "Affrontare Messi sarà un’esperienza unica"
Sellami sul primo Mondiale della storia della Giordania: "Affrontare Messi sarà un’esperienza unica"
La Giordania al primo Mondiale della sua storia La Giordania si prepara a vivere un momento storico con la prima partecipazione della sua storia ai Mondiali. La nazionale allenata da Jamal Sellami ha conquistato una qualificazione storica dopo nove tentativi falliti e adesso sogna di sorprendere anche sul palcoscenico mondiale. Inserita nel gruppo J insieme ad Argentina, Algeria e Austria, la selezione giordana proverà a giocarsi le proprie carte puntando sull’entusiasmo e sull’identità costruita negli ultimi anni. Lo stesso Sellami, intervistato dalla FIFA, ha raccontato le emozioni della qualificazione e le ambizioni della squadra in vista della rassegna iridata del 2026. "Abbiamo trasformato un sogno in realtà" Il commissario tecnico marocchino ha ricordato il momento della qualificazione: "Quando ci siamo qualificati stavamo guardando la partita tra Iraq e Corea del Sud. Durante quel momento mi sono fermato un attimo e ho provato sollievo e felicità, perché questo è il mio lavoro: spingere gli altri a sentirsi orgogliosi, felici e trasformare i loro sogni in realtà". Sellami ha spiegato di aver creduto fin dal primo giorno nella possibilità di raggiungere il Mondiale: "Quando ho assunto il ruolo di ct sapevo che avevamo delle buone basi per raggiungere il nostro obiettivo. Ho detto subito ai giocatori che non ero arrivato per perdere tempo, né il mio né il loro". Secondo l’allenatore, uno dei punti di forza principali della Giordania è stato il gruppo: "Uno dei nostri punti di forza più grandi è stato lo spirito all’interno della squadra. Ambizione, desiderio e passione sono stati fondamentali". La preparazione verso il Mondiale 2026 Sellami ha parlato anche del percorso di avvicinamento alla Coppa del Mondo: "Siamo in una fase molto importante della preparazione. Vogliamo arrivare pronti per rappresentare il calcio giordano ai Mondiali". Il tecnico ha spiegato di aver affrontato avversari con stili differenti proprio per prepararsi alle sfide del girone: "Abbiamo affrontato nazionali con filosofie diverse perché sappiamo che Argentina, Algeria e Austria hanno modi differenti di interpretare il calcio". Particolare attenzione anche alla gestione fisica della rosa: "Una delle cose che ci preoccupano sono gli infortuni ricorrenti dei giocatori. Per questo stiamo ampliando il gruppo dei calciatori disponibili". "Spero che Messi ci sia" Inevitabilmente, gran parte dell’attenzione è rivolta alla sfida contro l’Argentina campione del mondo e soprattutto a Lionel Messi. Sellami non ha nascosto il desiderio di affrontare il fuoriclasse argentino: "Naturalmente speriamo che Messi sia presente. Le notizie in questo momento non confermano ancora la sua presenza o assenza, ma io spero che ci sia perché è ancora un’icona del calcio". Per il ct della Giordania, affrontare Messi rappresenta qualcosa di speciale: "Affrontare Messi sarà un’esperienza unica. Sarà una grande sfida per i nostri giocatori". Sellami ha anche rivelato l’ambizione della sua squadra: "Speriamo che quella contro l’Argentina possa essere la partita che ci permetterà di conquistare la qualificazione al turno successivo". "Vogliamo mostrare la personalità della Giordania" Il commissario tecnico ha quindi spiegato cosa rappresenti il Mondiale per la Giordania: "Partecipare a un Mondiale è un traguardo enorme per qualsiasi giocatore, allenatore o Paese. È un’opportunità per mostrare la nostra personalità, la nostra cultura e la nostra ambizione". Infine, il messaggio sulla mentalità della squadra: "Voglio che le prestazioni della nazionale riflettano lo spirito della Nashama: coraggio, unità, personalità e presenza... Affronteremo squadre con filosofie calcistiche molto diverse, ma siamo capaci di lasciare un’impressione positiva. Abbiamo già mostrato la nostra identità e vogliamo indicare la strada anche alle future generazioni".
Italia, Baldini: "Farò le amichevoli con i ragazzi dell’Under 21"
Italia, Baldini: "Farò le amichevoli con i ragazzi dell’Under 21"
A giugno l’Italia tornerà in campo per due amichevoli contro Lussemburgo e Grecia, con Silvio Baldini che guiderà gli Azzurri dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso. Il tecnico dell’Under 21 sarà in panchina il 3 giugno allo Stade de Luxembourg e il 7 giugno al Pankritio Stadium di Candia, a Creta. Una scelta che Baldini ha commentato intervenendo durante la cerimonia del Premio Maestrelli al Grand Hotel Duca D’Este di Tivoli Terme, dove ha parlato a lungo della sua idea di calcio, del lavoro con i giovani e del momento attraversato dalla Nazionale italiana. La filosofia di Baldini: gruppo, disciplina e crescita Il tecnico si è soffermato anche sul percorso di crescita dei giovani calciatori, spiegando la propria filosofia: “Penso che tutti questi ragazzi hanno bisogno di capire che per essere dei giocatori completi quando si gioca in una squadra bisogna giocare per il collettivo. Bisogna essere un gruppo e per essere un gruppo bisogna avere delle regole, rispettare queste regole che non sono delle imposizioni”. Secondo Baldini, la disciplina è fondamentale anche per evitare che gli errori pesino maggiormente durante le partite: “Se non sei disciplinato, certi errori vengono ancora più evidenti e poi le partite prendono delle pieghe non belle”. L’allenatore ha poi affrontato il tema della pressione del risultato nel calcio moderno: “Parliamo tutti che bisogna far giocare i giovani, che bisogna avere il coraggio, ma alla fine poi cosa dicono? Che conta il risultato. Se tu non vinci quello che hai fatto non conta niente. Nessuno guarda il tuo percorso, ma guarda solamente il risultato finale”. Da qui nasce la difficoltà di far crescere davvero i giovani: “Se andiamo avanti con questo motto, ditemi voi come facciamo a far crescere i giovani, ad avere coraggio, a tirare fuori le loro qualità, a non aver paura di accettare anche di non fare una bella partita”. "Io il risultato lo metto dopo la prestazione" Baldini ha quindi spiegato il suo approccio personale al lavoro quotidiano: "Io il risultato lo metto dopo la prestazione, ma la prestazione non deve essere fatta per la vittoria, la prestazione deve essere fatta per fare esaltare quello che tu sei". Per spiegare il concetto, il ct ha utilizzato anche un paragone artistico: "Mentre un pittore usa il colore, il quadro per esprimere se stesso, un poeta scrive parole, un cantante scrive le canzoni, ecco, i giocatori per esprimere loro stessi devono cercare nel campo la soddisfazione di essere felici e di sentirsi partecipi". Un lavoro che richiede sacrificio quotidiano: "Dire a tutti i giocatori che tutti i giorni ti alleni due volte al giorno non è facile, ma se tu vuoi arrivare in alto lo devi fare. Io così ho fatto in questi ultimi anni, come sto facendo anche con questi ragazzi e vedo che hanno accettato volentieri perché vedo che sono migliorati". La scelta dell’Under 21 per le gare con Lussemburgo e Grecia Poi il passaggio sulla Nazionale maggiore e sulle amichevoli di giugno contro Lussemburgo e Grecia: “Siccome io devo fare queste due amichevoli e appunto essendo l’allenatore dell’Under 21, visto che il mister Gattuso si è dimesso, tocca così in maniera fisiologica”. Baldini ha chiarito immediatamente la sua intenzione: “Io farò queste due partite con tutti i ragazzi dell’Under 21. Questo non è un atto di coraggio, è solamente un atto che ha una logica, perché chi verrà dopo il 22 giugno, il nuovo allenatore della Nazionale, deve sapere qual è il livello di questi ragazzi". Il tecnico ha spiegato anche perché non ritenga opportuno convocare giocatori reduci dalla delusione della mancata qualificazione mondiale: "È inutile che io metto insieme tante persone di cui quelli che sono riusciti a ottenere questa qualificazione non avranno le motivazioni, vorranno andare in vacanza, vorranno staccare la spina ed è anche normale". Da qui la decisione condivisa con la Federazione: "Io ho detto al presidente: guarda, io accetto, però la mia condizione è che porto l’Under 21 perché voglio valorizzare il mio lavoro e voglio far vedere a chi viene dopo chi sono questi ragazzi". “La motivazione è tutto” Baldini è tornato anche sul tema della motivazione: "In qualsiasi mestiere, qualsiasi persona, quella che la spinge a dare il meglio di sé è la motivazione". E ancora: "Bisogna dare questa possibilità a chi in questo momento non se lo sarebbe mai aspettato di dimostrare chi è".
Mondiali 2026, non è solo lo storico stadio Azteca: la NASA monitora il lento sprofondamento di Città del Messico
Mondiali 2026, non è solo lo storico stadio Azteca: la NASA monitora il lento sprofondamento di Città del Messico
Per anni lo stadio Azteca è stato associato soprattutto alla "Mano de Dios" di Diego Armando Maradona nel Mondiale del 1986. Oggi, invece, il leggendario impianto di Città del Messico è finito al centro dell’attenzione per un motivo molto diverso: è uno dei luoghi monitorati dal satellite NISAR della NASA a causa del progressivo abbassamento del terreno nella capitale messicana. A poco più di un mese dal via dei Mondiali 2026, il tema sta facendo discutere perché proprio l’Azteca ospiterà l’11 giugno la partita inaugurale tra Messico e Sudafrica. Ma il problema non riguarda soltanto lo stadio: è l’intera Città del Messico a continuare lentamente a sprofondare. I dati della NASA: alcune zone sprofondano di oltre 2 centimetri al mese Secondo i dati raccolti dalla missione spaziale congiunta NASA-ISRO, alcune zone della metropoli si stanno abbassando di oltre 2 centimetri al mese. Il fenomeno, noto come subsidenza, viene monitorato attraverso il satellite NISAR, equipaggiato con uno dei radar più potenti mai inviati nello spazio, capace di rilevare minimi movimenti del terreno anche in presenza di nuvole o vegetazione. Le immagini diffuse dal Jet Propulsion Laboratory mostrano una mappa dettagliata dei movimenti del terreno tra ottobre 2025 e gennaio 2026. Le aree evidenziate in blu scuro sono quelle dove il cedimento è più rapido, mentre tra i punti facilmente riconoscibili compare anche la zona dell’aeroporto Benito Juarez. Come spiegato dagli scienziati della NASA, la causa principale è l’eccessivo sfruttamento della falda acquifera su cui sorge la città: l’acqua viene estratta a un ritmo superiore rispetto alla naturale ricarica dovuta alle precipitazioni e questo provoca la progressiva compattazione del terreno sotto il peso della metropoli. Perché Città del Messico continua a sprofondare Città del Messico, costruita sull’antico lago Texcoco, convive da decenni con questo problema. Già negli anni Novanta alcune aree arrivavano a sprofondare fino a 35 centimetri all’anno, causando danni a strade, edifici, tubature e alla rete metropolitana. La subsidenza è diventata uno dei principali problemi infrastrutturali della capitale messicana e coinvolge gran parte della rete urbana. Le deformazioni del terreno hanno progressivamente interessato quartieri residenziali, monumenti storici e sistemi di distribuzione dell’acqua. L’Angelo dell’Indipendenza e i segnali già visibili in città Uno dei simboli più evidenti del fenomeno è l’Angelo dell’Indipendenza, monumento simbolo della capitale inaugurato nel 1910. Alto oltre 35 metri, nel corso degli anni ha richiesto l’aggiunta di 14 gradini supplementari per compensare il progressivo abbassamento del terreno circostante. Il problema, dunque, non nasce oggi con i Mondiali. La differenza è che ora l’attenzione globale è inevitabilmente aumentata per via della Coppa del Mondo e delle immagini satellitari diffuse dalla NASA. Lo stadio Azteca tra ristrutturazioni e video virali Il tema ha inevitabilmente coinvolto anche l’Azteca, impianto inaugurato nel 1966 e destinato a diventare il primo stadio della storia a ospitare tre Mondiali diversi. L’arena da oltre 87 mila posti è attualmente oggetto di lavori di ristrutturazione in vista del torneo. Negli ultimi giorni sui social sono diventati virali alcuni video in cui si vedono tifosi staccare pezzi delle tribune per portarli via come souvenir. In altri filmati si notano invece frammenti di strutture recentemente rinnovate che si staccano dalle gradinate, alimentando discussioni e preoccupazioni online. Al momento non esistono indicazioni ufficiali su rischi immediati per lo svolgimento delle partite, ma il caso sta attirando attenzione internazionale anche per il valore simbolico dell’impianto. I Mondiali 2026 passeranno anche dall’Azteca Lo stadio Azteca ospiterà cinque partite del Mondiale 2026: tre gare della fase a gironi, una dei trentaduesimi di finale e una dei sedicesimi. Inoltre sarà teatro di una delle tre cerimonie inaugurali organizzate dalla FIFA, con spettacoli musicali e artisti internazionali previsti direttamente sul terreno di gioco. Più che un’emergenza improvvisa, quella raccontata dalla NASA è la fotografia di una metropoli che da decenni combatte con il proprio sottosuolo. E che ora si prepara ad accogliere il più grande Mondiale della storia sotto l’occhio vigile dei satelliti spaziali.
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