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Bierhoff all’Italia: “Siete rimasti agli anni '90. Noi (in Germania) siamo rinati cambiando tutto”
Bierhoff all’Italia: “Siete rimasti agli anni '90. Noi (in Germania) siamo rinati cambiando tutto”
La terza esclusione consecutiva dell’Italia dal Mondiale continua a generare riflessioni anche fuori dai confini nazionali. Tra le voci più autorevoli c’è quella di Oliver Bierhoff, ex attaccante del Milan e per quasi vent’anni dirigente della nazionale tedesca, protagonista della ricostruzione della Germania dopo la crisi dei primi anni Duemila. Secondo Bierhoff, il fatto che l’Italia sia rimasta fuori dalla Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva non può essere liquidato come un episodio. L’eliminazione contro la Bosnia può essere stata condizionata anche da fattori di partita, come l’espulsione che ha cambiato l’inerzia della gara, ma per l’ex dirigente tedesco il problema è soprattutto strutturale: la Nazionale non dispone più della qualità individuale che in passato le permetteva di superare anche situazioni complicate. Nel suo ragionamento, il successo all’Europeo del 2021 ha in parte mascherato le difficoltà del movimento. Quella vittoria, secondo Bierhoff, è stata soprattutto il trionfo di un gruppo molto compatto, più che l’espressione di una generazione ricca di talento come accade invece in altre nazionali europee. Un segnale evidente è anche la presenza limitata di giocatori italiani richiesti dai grandi club internazionali. Per questo l’ex attaccante difende anche il lavoro di Gennaro Gattuso. La squadra, a suo avviso, ha mostrato spirito e volontà, qualità che ricordano il carattere del tecnico calabrese quando era giocatore. Tuttavia, nel calcio moderno l’organizzazione e la determinazione non bastano senza un livello tecnico elevato. Bierhoff conosce bene cosa significhi ricostruire un sistema calcistico. Dopo il fallimento della Germania agli Europei del 2004, la federazione tedesca avviò una riforma profonda del movimento: furono create nuove accademie giovanili, vennero migliorati i programmi di formazione per gli allenatori e cambiò completamente la filosofia di sviluppo dei calciatori, con maggiore attenzione alla tecnica e alla qualità individuale. I risultati non arrivarono immediatamente. Servirono anni perché quella generazione maturasse, ma già nel 2010 si iniziarono a vedere i primi effetti e nel 2014 la Germania conquistò il titolo mondiale in Brasile. Nell’analisi dell’ex dirigente tedesco c’è anche una critica all’evoluzione del calcio italiano. Per decenni l’Italia è stata un punto di riferimento tattico, ma oggi il gioco è cambiato: è più veloce, più fisico e più offensivo. Secondo Bierhoff il sistema italiano non si è adattato con la stessa rapidità a queste trasformazioni ed è rimasto legato a modelli del passato. Infine, viene sottolineato anche l’aspetto sociale che ha contribuito alla crescita di molte nazionali moderne. Paesi come Francia e Germania hanno beneficiato dell’apporto di nuove generazioni provenienti da contesti diversi, portando nel calcio una forte motivazione e una grande fame di successo. La conclusione dell’ex dirigente è chiara: cambiare allenatore può dare entusiasmo nell’immediato, ma per tornare competitiva l’Italia ha bisogno soprattutto di un progetto strutturale a lungo termine, capace di rinnovare il modo in cui si formano e si sviluppano i calciatori.
Italia, caccia al nuovo ct: Allegri, Conte, Mancini e Inzaghi tra i candidati dopo l’addio di Gattuso
Italia, caccia al nuovo ct: Allegri, Conte, Mancini e Inzaghi tra i candidati dopo l’addio di Gattuso
Via Allegri, sede della FIGC, è oggi molto più di un semplice indirizzo: è il centro nevralgico di un calcio italiano chiamato a reinventarsi dopo l’ennesima delusione della Nazionale. Con il ciclo di Gennaro Gattuso ormai agli sgoccioli, il tema del nuovo commissario tecnico diventa inevitabilmente centrale. L’idea, all’interno della federazione, è chiara: ripartire da un grande nome, capace di restituire credibilità e identità alla Nazionale. E i profili presi in considerazione sono tutti di primissimo piano. Allegri, il nome che stuzzica Tra le suggestioni più forti c’è Massimiliano Allegri, oggi protagonista con il Milan, secondo in classifica. Il tecnico livornese rappresenterebbe una figura solida e carismatica, capace di garantire organizzazione e risultati. Le sue caratteristiche tattiche e la grande esperienza internazionale lo rendono un profilo particolarmente apprezzato negli ambienti federali. Il nodo, però, resta il contratto con il Milan, firmato la scorsa estate fino al 2027 con opzione per un’altra stagione. Il ritorno di Mancini Un’altra ipotesi concreta è quella del ritorno di Roberto Mancini, il ct che nel 2021 portò l’Italia alla vittoria dell’Europeo. L’ex tecnico dell’Inter non ha mai nascosto il desiderio di poter tornare in azzurro per riscattare l’amarezza della mancata qualificazione al Mondiale 2022. Attualmente è alla guida dell’Al Sadd, ma il suo legame emotivo con la Nazionale resta forte. Conte e Inzaghi Tra i nomi più pesanti spunta anche Antonio Conte, già ct dell’Italia tra il 2014 e il 2016 e protagonista di un ottimo Europeo concluso ai quarti di finale contro la Germania. Il tecnico salentino vedrebbe di buon occhio un ritorno, ma la trattativa sarebbe complessa visto il contratto con il Napoli, in scadenza nel 2027, e la posizione del presidente Aurelio De Laurentiis. Un’altra candidatura importante è quella di Simone Inzaghi, oggi all’Al Hilal, dove percepisce un ingaggio superiore ai 25 milioni di euro a stagione. Anche in questo caso, eventuali sviluppi dipenderanno da un possibile addio al club saudita. Un possibile traghettatore Nel frattempo la Nazionale dovrà comunque affrontare i prossimi impegni. A giugno sono in programma due amichevoli e non è escluso che a guidare temporaneamente gli azzurri possa essere Silvio Baldini, attuale ct dell’Under 21. Subito test durissimi Il nuovo commissario tecnico non avrà molto tempo per lavorare. A settembre prenderà infatti il via la Nations League, con un calendario subito impegnativo: l’Italia affronterà Belgio, Francia e Turchia in un girone di alto livello. Sfide che rappresenteranno il primo vero banco di prova del nuovo corso azzurro. Un ciclo che dovrà ripartire rapidamente, con l’obiettivo di restituire alla Nazionale identità e credibilità dopo l’ennesima ferita del calcio italiano.
FIGC, Gravina rassegna le dimissioni: il 22 giugno l’assemblea per il nuovo presidente
FIGC, Gravina rassegna le dimissioni: il 22 giugno l’assemblea per il nuovo presidente
Arriva la svolta ai vertici del calcio italiano. Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza della FIGC, aprendo ufficialmente la fase di transizione dopo la terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia ai Mondiali. La decisione è stata comunicata oggi durante un incontro svoltosi presso la sede federale di Roma, alla presenza dei presidenti delle principali componenti del sistema calcistico italiano. L’assemblea elettiva il 22 giugno Nel corso della riunione Gravina ha informato i rappresentanti federali di aver indetto l’Assemblea Straordinaria Elettiva della FIGC per il prossimo 22 giugno a Roma, data scelta nel rispetto dello Statuto federale. L’obiettivo è permettere alla futura governance federale di gestire in tempo utile le procedure di iscrizione ai campionati professionistici della prossima stagione. Presenti i vertici del calcio italiano All’incontro hanno partecipato i principali rappresentanti del movimento: Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Serie A Paolo Bedin, presidente della Lega Serie B Matteo Marani, presidente della Lega Pro Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti Umberto Calcagno, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione Italiana Allenatori Durante la riunione Gravina ha ringraziato le componenti federali per il sostegno ricevuto, sia pubblicamente sia in forma privata. Audizione in Parlamento L’ex presidente federale ha inoltre confermato la propria disponibilità a partecipare l’8 aprile alle ore 11 a un’audizione presso la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati, dove presenterà una relazione sullo stato del calcio italiano. In quell’occasione Gravina illustrerà nel dettaglio punti di forza e criticità del movimento, affrontando anche i temi emersi dopo la sconfitta della Nazionale contro la Bosnia a Zenica. Il chiarimento sulle polemiche Gravina ha infine espresso rammarico per le polemiche nate dopo le sue dichiarazioni sulla differenza tra sport professionistici e dilettantistici, precisando che non intendeva sminuire altre discipline. Secondo quanto spiegato, il riferimento riguardava le diverse normative e regolamentazioni che caratterizzano il calcio professionistico rispetto ad altri sport, in particolare la struttura societaria dei club e la legislazione nazionale e internazionale cui sono soggetti. Con le dimissioni di Gravina si apre ora ufficialmente la corsa alla nuova presidenza della FIGC, con l’assemblea del 22 giugno chiamata a scegliere il futuro della federazione.
Donnarumma dopo l’eliminazione: “Ho pianto per l’Italia. Ora dobbiamo rialzarci”
Donnarumma dopo l’eliminazione: “Ho pianto per l’Italia. Ora dobbiamo rialzarci”
All’indomani della dolorosa eliminazione contro la Bosnia ed Erzegovina, il capitano della Nazionale Gianluigi Donnarumma ha affidato ai social un messaggio carico di emozione dopo la sconfitta ai rigori che ha escluso l’Italia dal Mondiale 2026. Il portiere azzurro ha raccontato senza filtri il suo stato d’animo dopo la partita di Zenica, ammettendo di aver vissuto una notte molto difficile. “Ieri sera, dopo la partita, ho pianto. Ho pianto per la delusione di non essere riusciti a portare l’Italia dove merita di stare”. Donnarumma ha poi spiegato che il dolore è condiviso da tutto il gruppo azzurro e dai tifosi che speravano di rivedere l’Italia alla Coppa del Mondo. “Ho pianto per la tristezza enorme che sto provando io insieme a tutto il gruppo azzurro di cui sono fiero di essere capitano, e che so, in questo momento, state provando anche voi, tifosi della nostra Nazionale”. “Dobbiamo trovare la forza di ripartire” Nel suo messaggio il portiere del Paris Saint-Germain ha invitato a guardare avanti nonostante la grande delusione. “Ora le parole servono a poco, è vero. Ma una cosa la sento forte dentro e voglio condividerla con voi: dopo una delusione così grande bisogna trovare il coraggio di voltare pagina, ancora una volta”. Per Donnarumma serviranno soprattutto determinazione e fiducia per ricostruire. “Servono tanta forza, passione e convinzione. Crederci sempre, questo è il motore per andare avanti. Perché la vita sa premiare chi dà tutto, senza risparmiarsi”. Il capitano azzurro ha poi concluso con un messaggio di unità rivolto a tutto il movimento. “Ed è da qui che dobbiamo ripartire. Insieme. Ancora una volta. Per riportare l’Italia dove merita di stare”. La sconfitta contro la Bosnia segna la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali per l’Italia, un risultato che ha scosso profondamente tutto il calcio italiano.
Mondiale 2026, ecco le 48 nazionali qualificate: Europa con 16 squadre, Italia assente
Mondiale 2026, ecco le 48 nazionali qualificate: Europa con 16 squadre, Italia assente
È ormai completo il quadro delle 48 nazionali qualificate alla Coppa del Mondo FIFA 2026, che si giocherà tra Stati Uniti, Canada e Messico. L’edizione sarà la prima con il nuovo formato allargato a 48 squadre e vedrà una distribuzione dei posti più ampia tra le diverse confederazioni. Tra le qualificate spicca però una grande assente: l’Italia, eliminata ai playoff dalla Bosnia ed Erzegovina e per la terza volta consecutiva fuori dal Mondiale. Come sono distribuiti i posti Con il nuovo format FIFA, i posti sono stati suddivisi così tra le confederazioni: UEFA (Europa): 16 posti diretti CAF (Africa): 9 posti diretti + 1 ai playoff AFC (Asia): 8 posti diretti + 1 ai playoff CONMEBOL (Sudamerica): 6 posti diretti + 1 ai playoff CONCACAF (Nord e Centro America): 6 posti diretti + 2 ai playoff OFC (Oceania): 1 posto diretto + 1 ai playoff   Le nazionali qualificate Europa (UEFA) Austria, Belgio, Bosnia ed Erzegovina, Cechia, Croazia, Francia, Germania, Inghilterra, Norvegia, Olanda, Portogallo, Scozia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia. Africa (CAF) Algeria, Capo Verde, Costa d’Avorio, Egitto, Ghana, Marocco, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Sudafrica, Tunisia. Asia (AFC) Australia, Iraq, Iran, Giappone, Giordania, Corea del Sud, Qatar, Arabia Saudita, Uzbekistan. Sudamerica (CONMEBOL) Argentina, Brasile, Colombia, Ecuador, Paraguay, Uruguay. Nord e Centro America (CONCACAF) Canada, Messico, Stati Uniti, Curaçao, Haiti, Panama. Oceania (OFC) Nuova Zelanda. Alcune qualificazioni storiche Tra le squadre qualificate non mancano alcune storie particolarmente significative: Capo Verde parteciperà per la prima volta nella sua storia al Mondiale. Uzbekistan debutta nella competizione dopo anni di tentativi falliti. Scozia e Norvegia tornano alla Coppa del Mondo dopo una lunga assenza dal 1998. Repubblica Democratica del Congo rientra nel torneo dopo 52 anni, dall’edizione del 1974 quando partecipò con il nome di Zaire. Iraq torna ai Mondiali dopo quarant’anni.   Tra le favorite non mancano le nazionali più prestigiose: Argentina, campione del mondo in carica Brasile, unica squadra presente in tutte le edizioni della Coppa del Mondo Francia, finalista nel 2022 Spagna, campione del mondo nel 2010 Inghilterra, tra le squadre più solide degli ultimi anni L’assenza che fa rumore In un panorama mondiale sempre più competitivo, la notizia che continua a far discutere resta però una: l’Italia non ci sarà. Dopo le mancate qualificazioni a Russia 2018 e Qatar 2022, la sconfitta ai rigori contro la Bosnia ha condannato gli azzurri a un’altra clamorosa esclusione. Un’assenza pesante per una nazionale che resta quattro volte campione del mondo ma che non gioca una partita nella fase finale di un Mondiale dal 24 giugno 2014.
Tuanzebe manda il Congo al Mondiale: RD Congo qualificata dopo 52 anni
Tuanzebe manda il Congo al Mondiale: RD Congo qualificata dopo 52 anni
La Repubblica Democratica del Congo torna alla Coppa del Mondo dopo oltre mezzo secolo. La qualificazione al Mondiale 2026 è arrivata grazie alla vittoria per 1-0 dopo i tempi supplementari contro la Giamaica, nella finale del Torneo Play-Off disputata a Guadalajara. A decidere la sfida è stato il gol di Axel Tuanzebe al 100’, con il difensore che ha sfruttato al meglio un calcio d’angolo liberandosi della marcatura e segnando da pochi passi. Una rete che ha scatenato la festa dei Les Léopards, tornati alla fase finale mondiale per la prima volta dal 1974. Una partita combattuta La gara è stata equilibrata e ricca di occasioni. La Repubblica Democratica del Congo ha creato le opportunità più pericolose nel primo tempo, colpendo anche un palo con Meschack Elia, mentre il portiere giamaicano Andre Blake si è reso protagonista di diverse parate decisive. La Giamaica ha provato a rispondere soprattutto nella ripresa con Leon Bailey e Kasey Palmer, ma senza trovare il gol del vantaggio. Dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari, la partita si è decisa nei supplementari con l’incornata vincente di Tuanzebe. Ritorno storico dopo 52 anni Per la Repubblica Democratica del Congo si tratta di una qualificazione storica. L’ultima partecipazione alla Coppa del Mondo risale al 1974, quando la nazionale partecipò al torneo con il nome di Zaire. Quell’edizione è rimasta nella storia anche per uno degli episodi più curiosi del calcio mondiale: la famosa “punizione al contrario” di Joseph Mwepu Ilunga contro il Brasile, gesto rimasto iconico e legato al clima politico dell’epoca. Oggi, oltre cinquant’anni dopo, il Congo torna sul palcoscenico mondiale con una nuova generazione di giocatori e un entusiasmo enorme. Festa nazionale La qualificazione ha scatenato celebrazioni in tutto il Paese. Il governo ha deciso di proclamare il 1° aprile giornata festiva retribuita, permettendo ai cittadini di festeggiare nelle strade l’impresa della nazionale. Sugli spalti del Mondiale 2026 non mancherà anche uno dei tifosi simbolo dei Les Léopards, Michel Kuka Mboladinga, conosciuto come Lumumba Vea, diventato celebre durante l’ultima Coppa d’Africa per la sua presenza immobile sugli spalti per tutti i 90 minuti delle partite. Il girone del Mondiale Nella fase finale del torneo la Repubblica Democratica del Congo sarà inserita nel Gruppo K, dove affronterà: Colombia Portogallo Uzbekistan Dopo 52 anni di attesa, il Congo torna finalmente sul palcoscenico più importante del calcio mondiale.
Dopo Gravina. si apre parte il toto-presidente per la corsa alla FIGC: da Malagò a Marotta, tutti i possibili candidati
Dopo Gravina. si apre parte il toto-presidente per la corsa alla FIGC: da Malagò a Marotta, tutti i possibili candidati
La terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia ai Mondiali ha scatenato un vero terremoto nel calcio italiano. Nonostante il presidente della FIGC Gabriele Gravina abbia ribadito di non voler rassegnare subito le dimissioni, la sensazione è che il futuro della federazione possa presto cambiare. In attesa del prossimo consiglio federale, previsto dopo Pasqua, è già iniziato il toto-nomi per il possibile successore, come fa presente TuttoMercatoWeb.com Malagò il favorito Il candidato considerato più credibile è Giovanni Malagò. L’ex presidente del CONI (dal 2013 al 2025) ha alle spalle una lunghissima esperienza nel mondo sportivo e un profilo istituzionale molto forte. Classe 1959, Malagò è stato presidente del Circolo Canottieri Aniene, tra i dirigenti che hanno rilanciato gli Internazionali di tennis di Roma e una figura chiave nel percorso che ha portato alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Il suo nome è stato fatto pubblicamente anche dal presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, e molti lo vedono come la figura capace di guidare una possibile rifondazione del sistema calcio. L’unico vero interrogativo riguarda i rapporti con il ministro dello Sport Andrea Abodi, un tempo molto stretti ma diventati più freddi negli ultimi anni. L’ipotesi Abete Un altro nome con grande esperienza federale è quello di Giancarlo Abete, già presidente della FIGC dal 2007 al 2014. Dopo il Mondiale in Brasile si dimise assumendosi la responsabilità del fallimento sportivo. Oggi guida la Lega Nazionale Serie D e resta una figura rispettata nel panorama calcistico italiano. I dubbi riguardano soprattutto l’età – 76 anni ad agosto – e il fatto che sia stato uno dei principali sostenitori dell’attuale dirigenza federale. Marani e Mornati, i profili istituzionali Tra le figure emergenti viene indicato anche Matteo Marani, giornalista e attuale presidente della Lega Pro. È considerato un dirigente giovane e con buoni rapporti trasversali, anche con il ministro Abodi. Tuttavia è stato rieletto da poco alla guida della Serie C e potrebbe non voler entrare subito nella complessa battaglia politica federale. Un’altra figura stimata è Carlo Mornati, segretario generale del CONI e dei Comitati Olimpici Europei. Il suo profilo tecnico è molto apprezzato, ma ha poca esperienza diretta nel mondo del calcio. La suggestione Marotta Tra i nomi più forti del calcio italiano spicca anche Beppe Marotta, attuale presidente dell’Inter e dirigente tra i più vincenti degli ultimi decenni. Il suo prestigio nel panorama calcistico lo renderebbe un candidato autorevole, ma la sua posizione nel club nerazzurro e i possibili conflitti d’interesse rendono l’ipotesi complicata. Le piste romantiche: gli ex azzurri Non manca infine la suggestione di affidare la federazione a ex grandi calciatori della Nazionale. Tra i nomi che circolano: Alessandro Del Piero, già proposto in passato come candidato alternativo a Gravina Roberto Baggio, autore anni fa di un progetto di riforma del calcio italiano Paolo Maldini, figura molto rispettata nel panorama internazionale Alessandro Costacurta, già vice commissario FIGC in passato Demetrio Albertini, da tempo attivo nella politica sportiva Per il momento si tratta solo di ipotesi, ma una cosa sembra certa: dopo l’ennesima esclusione mondiale, il futuro della FIGC è destinato a diventare uno dei temi centrali del calcio italiano nelle prossime settimane.
Galliani legge la crisi azzurra: “Il problema è più profondo, il calcio italiano è cambiato”
Galliani legge la crisi azzurra: “Il problema è più profondo, il calcio italiano è cambiato”
Niente processi sommari dopo il ko. Adriano Galliani ha commentato a Sky Sport il nuovo fallimento della Nazionale invitando a non trasformare l’amarezza in una reazione isterica. La delusione, ha spiegato, è inevitabile e condivisa da tutto il Paese, ma per l’ex dirigente non è questo il momento dei toni apocalittici. Nella sua lettura, il calcio resta uno sport fatto di cicli, con fasi esaltanti alternate ad altre decisamente più amare. Il confronto con gli altri sport non basta Galliani ha poi allargato il discorso al rendimento complessivo dello sport italiano, sottolineando come oggi altre discipline stiano vivendo una stagione più brillante rispetto al calcio. Ma fermarsi a questo confronto, nella sua visione, sarebbe riduttivo. Il punto vero è che il sistema calcistico italiano ha perso centralità e forza rispetto al passato. Il campionato non è più quello degli anni d’oro La riflessione più netta dell’ex AD di Milan e Monza riguarda proprio il livello attuale del nostro movimento. Secondo Galliani, il calcio italiano paga una trasformazione profonda rispetto agli anni Novanta, quando i successi dei club facevano da base naturale anche ai risultati della Nazionale. Oggi, invece, la Serie A non rappresenta più la destinazione finale dei grandi campioni, ma un campionato di passaggio, meno attrattivo e meno dominante rispetto al passato. Pochi italiani, meno qualità, meno competitività Nel ragionamento di Galliani pesa soprattutto un dato: la quota di giocatori selezionabili per la Nazionale presenti in Serie A è ormai molto ridotta. Un elemento che, a suo avviso, incide inevitabilmente sul livello dell’Italia. A questo si aggiunge un abbassamento generale della qualità del sistema, certificato anche dal confronto con l’epoca in cui i club italiani dominavano in Europa e occupavano stabilmente il centro del calcio internazionale. I numeri del gioco confermano il calo Galliani ha richiamato anche alcuni indicatori tecnici per spiegare la frenata del nostro calcio. Nella sua analisi, la Serie A viaggia a ritmi più bassi rispetto ad altri tornei europei, sia nella circolazione del pallone sia nell’intensità atletica. Un quadro che aiuta a capire perché il movimento faccia fatica a reggere il confronto ad alto livello. Il ct da solo non può risolvere tutto Uno dei concetti più chiari espressi da Galliani riguarda anche il ruolo del commissario tecnico. In Nazionale, ha ricordato, non si lavora da allenatore nel senso pieno del termine, ma da selezionatore, con tempi ridotti e margini minimi per incidere davvero. Per questo, secondo lui, sarebbe sbagliato scaricare tutto sull’uomo in panchina, senza tenere conto dei limiti strutturali del sistema. Serve un’analisi ampia, non la caccia al colpevole Il senso del suo intervento è proprio questo: la crisi non può essere spiegata cercando un unico responsabile. Per Galliani, il calcio italiano ha bisogno di una riflessione più estesa e più seria, capace di coinvolgere governance, campionato, formazione, intensità del gioco e qualità complessiva del movimento. Solo così, nella sua visione, si può capire davvero perché l’Italia si sia allontanata dai livelli che un tempo le appartenevano.
Crisi Nazionale, Abodi rompe gli indugi: pressione su Gravina per il cambio ai vertici FIGC
Crisi Nazionale, Abodi rompe gli indugi: pressione su Gravina per il cambio ai vertici FIGC
Il tracollo della Nazionale italiana continua a far discutere e apre una fase delicata anche fuori dal campo. Dopo l’ennesima mancata qualificazione al Mondiale, il dibattito si è spostato rapidamente sui vertici del calcio italiano, con una richiesta sempre più diffusa di cambiamento strutturale. Abodi: il calcio è identità nazionale A intervenire con decisione è stato il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, che ha evidenziato come il calcio non sia soltanto una disciplina sportiva, ma un elemento profondamente radicato nella cultura del Paese. Proprio per questo motivo, la crisi attuale assume un significato ancora più rilevante, soprattutto per le nuove generazioni che non hanno ancora potuto vivere un Mondiale con l’Italia in campo. La richiesta di discontinuità ai vertici FIGC Pur riconoscendo l’impegno della squadra, Abodi ha indicato chiaramente la necessità di aprire un nuovo ciclo. Secondo il ministro, una rifondazione del sistema calcio non può prescindere da un cambiamento nella governance federale, con un messaggio indirizzato direttamente al presidente Gabriele Gravina. Responsabilità e risposta alle polemiche Nel suo intervento, il ministro ha anche respinto le critiche rivolte alle istituzioni, sottolineando come negli ultimi anni sia stato garantito un sostegno concreto allo sport italiano in tutte le sue componenti. In questo contesto, ha giudicato fuori luogo qualsiasi tentativo di attribuire ad altri le responsabilità del momento negativo, così come il ridimensionamento dei risultati ottenuti da discipline diverse dal calcio. Rapporti tesi e clima sempre più acceso Il rapporto tra Abodi e Gravina, già complicato da tempo, si è ulteriormente incrinato dopo le recenti dichiarazioni del presidente federale, che hanno generato malumori trasversali nel panorama sportivo. Le parole del ministro rappresentano quindi un ulteriore segnale di rottura istituzionale. Quali scenari per il futuro Al momento non ci sono indicazioni precise su eventuali sostituzioni o interventi immediati, ma l’ipotesi di misure straordinarie non è esclusa. L’obiettivo, secondo Abodi, deve essere quello di evitare nuovi errori e avviare un percorso credibile di rilancio. Una crisi che coinvolge tutto il sistema Il momento difficile della Nazionale si inserisce in un quadro più ampio, che riguarda l’intero movimento calcistico italiano. Le difficoltà emerse anche nelle competizioni europee confermano una perdita di competitività che impone riflessioni profonde e interventi strutturali.
Vent’anni senza un sorriso mondiale: dal 2006 al 2026 l’Italia smarrisce la sua tradizione
Vent’anni senza un sorriso mondiale: dal 2006 al 2026 l’Italia smarrisce la sua tradizione
C’è stato un tempo in cui la Nazionale italiana era sinonimo di Mondiale. Un appuntamento quasi naturale, una presenza costante nel grande palcoscenico del calcio. Oggi invece la realtà racconta qualcosa di molto diverso: vent’anni senza un vero sorriso mondiale, dal trionfo di Berlino 2006 fino all’ennesima esclusione del 2026. Quella che nel 2017, con l’eliminazione nello spareggio contro la Svezia, sembrava una clamorosa eccezione si è trasformata nel tempo in una drammatica normalità. Dal sogno di Berlino al buio Il 9 luglio 2006, l’Italia di Marcello Lippi alzava la Coppa del Mondo battendo la Francia ai rigori nella finale di Berlino. Era il quarto titolo mondiale della storia azzurra e sembrava l’inizio di un nuovo ciclo. In realtà fu l’ultimo grande capitolo di una tradizione che negli anni successivi si sarebbe progressivamente sgretolata. 2010 (Sudafrica): eliminazione ai gironi da campioni in carica. 2014 (Brasile): ancora fuori nella fase a gironi. 2018 (Russia): mancata qualificazione dopo il playoff perso con la Svezia. 2022 (Qatar): eliminazione nello spareggio contro la Macedonia del Nord. 2026: nuova beffa ai playoff, questa volta contro la Bosnia ed Erzegovina. Il risultato è impressionante: tre Mondiali consecutivi saltati e l’ultima partita dell’Italia in una fase finale che risale al 24 giugno 2014. Da eccezione a regola Nel 2017 si parlò di incidente di percorso. Si puntò il dito contro il commissario tecnico Gian Piero Ventura, considerato il principale responsabile di una debacle inattesa. Negli anni successivi però la storia si è ripetuta, dimostrando che il problema era molto più profondo. Neppure il trionfo a Euro 2020 con Roberto Mancini, uno dei momenti più alti della storia recente del calcio italiano, è riuscito a invertire la rotta. Pochi mesi dopo quella vittoria, infatti, arrivò l’eliminazione contro la Macedonia del Nord che chiuse le porte del Mondiale in Qatar. Una tradizione smarrita Per decenni l’Italia è stata una delle nazionali più presenti e rispettate nei Mondiali. Dal 1934 al 2014, gli azzurri hanno mancato la qualificazione soltanto due volte: 1930 e 1958. Oggi invece l’assenza dalla Coppa del Mondo è diventata una costante. La sconfitta ai rigori contro la Bosnia a Zenica rappresenta l’ennesimo capitolo di una crisi profonda che coinvolge tutto il movimento calcistico italiano. Una domanda senza risposta La domanda che aleggia ora sul calcio italiano è inevitabile: quando tornerà l’Italia ai Mondiali? Per il momento non c’è una risposta chiara. Ci sono soltanto i ricordi di Berlino 2006 e la consapevolezza che, vent’anni dopo, quella notte appare sempre più lontana.
Gravina dopo l’eliminazione: “Il calcio è professionistico, gli altri sport dilettantistici”. Scoppia la polemica
Gravina dopo l’eliminazione: “Il calcio è professionistico, gli altri sport dilettantistici”. Scoppia la polemica
La nuova esclusione dell’Italia dai Mondiali 2026, arrivata dopo la sconfitta ai rigori contro la Bosnia ed Erzegovina nella finale dei playoff, ha riaperto il dibattito sulla crisi del calcio italiano. A far discutere, però, non è stato solo il risultato del campo, ma anche le parole del presidente della FIGC Gabriele Gravina nella conferenza stampa post-partita. Il numero uno federale, intervenuto accanto al commissario tecnico Gennaro Gattuso e al capo delegazione Gianluigi Buffon, ha parlato di un momento difficile per il movimento, ma ha anche sottolineato come il calcio si trovi in una situazione diversa rispetto ad altri sport italiani. “Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono sport dilettantistici - ha dichiarato Gravina -. I dilettanti possono adottare scelte e decisioni che nel mondo professionistico non sono possibili, ad esempio sull’impiego dei giovani nei tornei”. Il presidente federale ha poi citato anche alcune discipline che ricevono supporto diretto dallo Stato: “Ci sono sport che sono sport di Stato. Pensiamo allo sci: tolta Arianna Fontana, gli altri sono dipendenti dell’Italia”. “Momento di crisi per tutto il movimento” Nel suo intervento Gravina ha comunque riconosciuto il momento complicato che sta attraversando il calcio italiano, invitando a una riflessione più ampia che coinvolga anche la politica. “Sappiamo di essere in un momento di grande crisi generale - ha spiegato -. Serve una riflessione complessiva che non riguarda solo la FIGC ma anche le istituzioni. Spesso vedo accelerazioni soltanto quando si chiedono dimissioni”. Il presidente ha inoltre sottolineato come alcune normative rendano difficile intervenire con decisioni strutturali: “Ci sono regole e normative che impediscono di adottare certe scelte. Siamo ingessati”. “La responsabilità è mia” Nonostante il riferimento a fattori esterni, Gravina ha comunque ribadito di sentirsi responsabile per il momento della Nazionale. “La responsabilità oggettiva è mia, perché rappresento la Federazione - ha concluso -. Ma queste riflessioni non devono intaccare il grande lavoro e la dignità di chi in questi mesi ha profuso energie”. Le sue parole, però, hanno immediatamente acceso il dibattito nel mondo sportivo e tra i tifosi, già scossi dall’ennesima mancata qualificazione mondiale degli azzurri.
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