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Italia-Grecia, il primo caso del nuovo ciclo: la scelta di Baldini non è gradita agli ellenici
Italia-Grecia, il primo caso del nuovo ciclo: la scelta di Baldini non è gradita agli ellenici
L’Italia non sarà al Mondiale 2026, ma il suo dopo-Mondiale è già cominciato. E non in silenzio. Prima ancora di tornare in campo, la Nazionale si ritrova dentro un piccolo caso internazionale: la Grecia non avrebbe accolto con entusiasmo l’idea di affrontare, nell’amichevole del 7 giugno a Creta, una squadra azzurra composta in larga parte da giovani e profili legati al percorso dell’Under 21. Le amichevoli di giugno contro Lussemburgo e Grecia sono affidate al CT già dell'Under21 Silvio Baldini. Chiamato a guidare temporaneamente la Nazionale maggiore, ha dichiarato e deciso di voler potare la sua Italia in campo senza convocare nessuno dei giocatori della Nazionale maggiore. La scelta di Baldini è chiara: usare la finestra di giugno per guardare avanti, con una squadra con motivazioni fresche e con diversi giocatori da valutare in chiave futura. È qui che nasce il problema con la Grecia. Dal punto di vista ellenico, l’amichevole contro l’Italia doveva rappresentare un test di spessore prima della pausa estiva e in vista dei prossimi impegni ufficiali. Affrontare una selezione molto giovane, con tanti elementi non ancora stabilmente inseriti nella Nazionale maggiore, rischia invece di essere percepito come un appuntamento diverso da quello inizialmente immaginato. Dal lato italiano, però, la lettura è opposta. La FIGC non considera il progetto di Baldini una diminuzione del valore della partita. Al contrario, l’idea è che proprio quei giovani possano offrire intensità e motivazione superiori rispetto a calciatori più esperti, arrivati a giugno dopo una stagione lunga e dopo la delusione dell’esclusione dal Mondiale. Perché la Grecia non ha gradito La reazione greca va letta in un contesto più ampio. Anche la Grecia ha mancato la qualificazione mondiale e cerca partite utili per misurare il proprio livello. Una sfida contro l’Italia conserva sempre un peso storico e tecnico, anche quando gli Azzurri attraversano un momento complicato. Per questo, ad Atene, l’ipotesi di trovarsi davanti una Nazionale sperimentale avrebbe creato fastidio. Non tanto per il valore dei singoli, quanto per il significato dell’appuntamento. La Grecia voleva una prova vera contro una Nazionale di primo piano; l’Italia, invece, vuole usare quella stessa gara per capire chi può far parte del domani. Il nodo è tutto qui: per una Federazione il match è un test internazionale da sfruttare subito, per l’altra è il primo passo di una ricostruzione. Due esigenze legittime, ma non perfettamente allineate. La posizione dell’Italia: decide Baldini La linea italiana, almeno per ora, non cambia. La formazione la sceglie il commissario tecnico, non l’avversario. E la Nazionale che scenderà in campo, anche se ringiovanita, resterà a tutti gli effetti l’Italia. È un passaggio importante, perché evita l’equivoco principale: non si tratterebbe di spedire a Creta una Under 21 "mascherata", ma di promuovere dentro il contesto della Nazionale A alcuni giocatori che il calcio italiano vuole testare a un livello superiore. La presenza di figure esperte, a partire da Donnarumma, servirebbe proprio a dare equilibrio al gruppo. Accanto a lui potrebbero trovare spazio calciatori che hanno già iniziato a farsi vedere in Serie A o nei principali campionati europei. Profili giovani, sì, ma non semplici comparse. Antognoni difende il progetto azzurro In questo scenario si inserisce anche Giancarlo Antognoni, scelto come capo delegazione per le amichevoli contro Lussemburgo e Grecia. Il campione del mondo del 1982 ha difeso la scelta italiana, respingendo l’idea che puntare sui giovani possa essere letto come una mancanza di rispetto verso gli avversari. Il suo messaggio è soprattutto prospettico: questa Nazionale deve iniziare a costruire il gruppo che accompagnerà l’Italia nei prossimi appuntamenti, dalla Nations League al percorso che dovrà portare al Mondiale 2030. Dopo tre mancate qualificazioni consecutive, ogni finestra internazionale diventa preziosa. Anche un’amichevole di giugno può trasformarsi in un test d’identità. Antognoni ha richiamato anche il valore dell’esordio in azzurro. Per molti ragazzi, entrare a Coverciano e indossare la maglia della Nazionale maggiore sarà un passaggio emotivo e tecnico enorme. È un’occasione che la FIGC non vuole sprecare. Il vero tema è il Mondiale 2030 L’Italia è già costretta a pensare al Mondiale successivo. Il 2026 è perduto. La ferita è ancora aperta. Ma il calendario non aspetta nessuno e il nuovo ciclo deve cominciare da qualche parte. Baldini ha scelto di farlo non con i nomi più comodi, ma con quelli più utili per capire il futuro. Questa scelta può creare tensioni, come dimostra il caso Grecia, ma racconta anche un cambio di priorità. L’Italia non può più permettersi amichevoli senza conseguenze. Ogni partita deve servire per il futuro. Una partita che vale più del risultato Grecia-Italia, se confermata, non sarà quindi una semplice amichevole di fine stagione. Sarà un test sulla credibilità del nuovo corso. Per Baldini, sarà l’occasione di dimostrare che i giovani possono reggere il salto. Per la FIGC, sarà un modo per difendere una scelta di prospettiva. Per la Grecia, resterà la necessità di affrontare un avversario competitivo e non una versione depotenziata degli Azzurri. Il risultato conterà, ma fino a un certo punto. Conteranno di più l’atteggiamento, la personalità, la capacità dei nuovi volti di stare dentro una partita internazionale vera. Dopo l’ennesima delusione mondiale, l’Italia non ha bisogno soltanto di vincere un’amichevole. Ha bisogno di capire da chi ripartire.
Spagna, Yamal: "Non voglio essere paragonato a Messi e Ronaldo, ma..."
Spagna, Yamal: "Non voglio essere paragonato a Messi e Ronaldo, ma..."
Yamal sogna il Mondiale con la Spagna Lamine Yamal non ha ancora compiuto 19 anni, ma si prepara già a essere uno dei volti simbolo della Coppa del Mondo FIFA 2026. Il talento del Barcellona e della Spagna ha parlato ai canali ufficiali della FIFA raccontando aspettative, pressioni e ambizioni in vista del torneo che potrebbe consacrarlo definitivamente tra le stelle del calcio mondiale. La Roja partirà tra le favorite dopo i successi recenti tra Europeo e Nations League, e il giovane esterno offensivo non nasconde il sogno di arrivare fino in fondo: "Per me sarebbe un sogno che si avvera". "La Coppa del Mondo è il torneo che tutti guardano" Yamal ha raccontato cosa rappresenti il Mondiale fin dall’infanzia: "Da quando sono bambino è sempre stato il torneo che ognuno guarda". Il talento spagnolo ha spiegato cosa renda speciale la Coppa del Mondo: "Anche se non sei appassionato di calcio, se il tuo paese sta giocando, all’improvviso tutti si ritrovano in strada a guardare la partita insieme". Poi la confessione: "Mi vengono i brividi solo a pensare che ne giocherò uno". "Quando gioco felice tutto funziona" Uno degli aspetti che colpiscono maggiormente di Yamal è la naturalezza con cui affronta partite e pressione. Il giocatore del Barcellona ha spiegato il suo segreto: "Il calcio è quello che ho sempre fatto, è la cosa che faccio meglio. Così cerco di divertirmi e godermelo". Fondamentale anche il sostegno della famiglia: "Quando vedo i miei genitori sugli spalti, sapendo che sono orgogliosi di me, la pressione diminuisce". Yamal ha poi parlato dell’importanza di divertirsi in campo: "Il mio gioco dipende molto dalla creatività, e quando non mi diverto ne risente. Ma quando sono felice tutto sembra funzionare alla perfezione". "Voglio dimostrare che possono sbagliarsi" Nonostante la giovane età, Yamal è già costantemente sotto i riflettori. E il talento spagnolo sa bene che attorno a lui esistono aspettative enormi. "Quando emergi presto, ci sono sempre molti dubbi: che si è troppo giovani, che è stato solo un fuoco di paglia o che si è sopravvalutati". Per questo il Mondiale rappresenterà una sfida ulteriore: "Per me si tratta di dimostrare che posso fare questo partita dopo partita. Il Mondiale sarà un nuovo test e non vedo l’ora di affrontarlo". "Non voglio essere paragonato a Messi e Ronaldo" Tra i passaggi più significativi dell’intervista c’è quello dedicato ai paragoni con le grandi stelle del calcio mondiale. "Il mio obiettivo non è essere paragonato a Messi, Ronaldo, Mbappé o Neymar, ma essere menzionato insieme a loro". Una frase che racconta perfettamente l’ambizione del talento spagnolo, deciso a costruirsi una propria identità: "Se ti lasci prendere dal confronto con gli altri rischi di farti del male da solo. Voglio trovare la mia strada". Poi aggiunge: "Spero che quando mi sarò ritirato la gente si divertirà ancora a riguardarmi giocare". La sfida con Gavi e il sogno Mondiale Yamal ha parlato anche del record detenuto dal compagno di nazionale Gavi, oggi il più giovane spagnolo a segnare in un Mondiale. "Gavi scherza dicendo che è l’unico record che non posso togliergli". Ma il fantasista del Barcellona ha già un obiettivo preciso: "Dovrò fare meglio, magari diventando lo spagnolo più giovane a segnare una tripletta al Mondiale". Infine il sogno più grande: "L’arbitro fischia tre volte e abbiamo vinto. Non so il risultato, ma siamo campioni. Poi si torna in Spagna per festeggiare con i tifosi".
Vitinha guida il nuovo Portogallo verso il Mondiale: "Spero di poter vincere anche per Ronaldo"
Vitinha guida il nuovo Portogallo verso il Mondiale: "Spero di poter vincere anche per Ronaldo"
Dopo aver vissuto da comprimario il Mondiale del 2022 in Qatar, Vitinha si prepara a giocare la Coppa del Mondo 2026 con un ruolo completamente diverso. Il centrocampista del Paris Saint-Germain è ormai uno dei punti di riferimento del Portogallo di Roberto Martinez e arriva al torneo nel miglior momento della sua carriera. Reduce dalla vittoria della UEFA Nations League 2025 e da una stagione ricca di successi con il PSG, il regista portoghese ha parlato ai canali ufficiali della FIFA del sogno di conquistare il primo Mondiale della storia del Portogallo. "Abbiamo qualità, esperienza e determinazione" Il Portogallo si presenterà ai Mondiali con una rosa che unisce giocatori esperti e una nuova generazione di talento. Accanto a leader come Bruno Fernandes, Bernardo Silva, Joao Cancelo e Ruben Dias ci saranno infatti giocatori della nuova ondata come Vitinha, Joao Neves, Rafael Leao e Pedro Neto. Secondo il centrocampista del PSG, proprio questo mix può diventare il punto di forza della squadra: "Penso che sia qualcosa di molto positivo. Avere generazioni diverse nella stessa squadra è davvero importante". Vitinha ha poi spiegato quali caratteristiche deve mostrare il Portogallo: "Abbiamo esperienza, gioventù, qualità e determinazione. Quando unisci tutti questi ingredienti, può nascere solo qualcosa di molto bello". "Il Portogallo ha tutto per vincere il Mondiale" Vitinha ha parlato anche della storica difficoltà del Portogallo nel riuscire a conquistare la Coppa del Mondo nonostante le tante generazioni di talento. "Qualche volta è questione di dettagli. Non riguarda problemi strutturali o altro. Serve anche un pizzico di fortuna, è inutile negarlo". Il centrocampista ha però mostrato piena fiducia nelle possibilità della squadra: "Il Portogallo ha sempre dimostrato grande qualità e ancora adesso lo facciamo. Abbiamo tutto quello che serve per raggiungere grandi traguardi...Lavoriamo duramente per questo e speriamo di avere quel poco di fortuna che può aiutarci a vincere la Coppa del Mondo". "Ora ho più responsabilità" Vitinha ha spiegato come il suo ruolo all’interno della nazionale sia cambiato rispetto a Qatar 2022: "Ho un ruolo più partecipativo adesso, un po’ più centrale di prima. Mi piace assumere queste responsabilità e cerco di rendere sempre al massimo". Il centrocampista ha poi raccontato le sensazioni alla vigilia del torneo: "Sono veramente entusiasta perché voglio disputare questa Coppa del Mondo. Sarà la mia seconda volta, ma spero di avere più minutaggio e un ruolo più importante nella squadra". "Cristiano Ronaldo è uno dei migliori della storia" Grande spazio anche al rapporto con Cristiano Ronaldo, che a 41 anni continua a guidare il Portogallo. "Cristiano è fantastico, è uno dei migliori giocatori della storia. Sono orgoglioso di far parte del suo stesso spogliatoio ed imparare da lui". Vitinha ha spiegato cosa lo colpisca maggiormente del fuoriclasse portoghese: "È estremamente professionale e serio. Non lascia nulla al caso. Scende in campo sapendo di essere al 100% pronto per fare tutto il possibile per la squadra". Poi il messaggio più significativo: "Spero di poter vincere il Mondiale anche per lui". "Pensiamo una partita alla volta" Infine Vitinha ha parlato dell’approccio che dovrà avere il Portogallo durante il torneo: "Vogliamo solo vincere". Il centrocampista ha però invitato alla prudenza: "Sappiamo che sarà difficile e anche che non ha troppo senso pensare troppo alla finale o ad alzare il trofeo in questo momento". La strada, secondo Vitinha, passa prima dalla fase a gironi: "Dobbiamo pensare un passo alla volta. Il nostro pensiero ora è alla fase a gironi, se faremo bene potremo concentrarci sul cammino futuro".
Brasile, Ancelotti convoca Neymar per il Mondiale: "Non ho paura di dire che possiamo vincere il Mondiale"
Brasile, Ancelotti convoca Neymar per il Mondiale: "Non ho paura di dire che possiamo vincere il Mondiale"
Carlo Ancelotti ha ufficializzato la lista dei 26 convocati del Brasile per i Mondiali 2026. Il commissario tecnico italiano ha letto i nomi durante un evento organizzato al Museo del Domani di Rio de Janeiro, uno dei luoghi simbolo della città. La Selecao si presenterà alla Coppa del Mondo con grandi ambizioni e con il ritorno più atteso: Neymar Jr. torna infatti tra i convocati del Brasile dopo quasi tre anni di assenza dalla Nazionale. Inserito nel gruppo C insieme a Marocco, Haiti e Scozia, il Brasile debutterà il 13 giugno contro i marocchini al New York New Jersey Stadium. Neymar torna in Nazionale dopo tre anni La convocazione di Neymar è stata accolta da una vera e propria ovazione durante la presentazione ufficiale. L’attaccante del Santos, che ha compiuto 34 anni a febbraio, giocherà così il suo quarto Mondiale dopo le partecipazioni del 2014, 2018 e 2022. Ancelotti ha spiegato così la scelta di riportarlo in Nazionale: "Abbiamo valutato Neymar durante tutto l'anno. In quest'ultimo periodo ha giocato, migliorando la sua condizione fisica. È un giocatore importante e sarà importante al Mondiale". Il ct ha poi chiarito il ruolo che avrà il fuoriclasse brasiliano: "Ha gli stessi obblighi di tutti gli altri 25 giocatori: ha la possibilità di giocare, di non giocare, di stare in panchina, di subentrare. Ha la stessa responsabilità degli altri". Da Vinicius a Raphinha: una Selecao piena di stelle Oltre a Neymar, Ancelotti ha confermato tutti i principali protagonisti del nuovo Brasile. Presenti Vinicius Junior del Real Madrid e Raphinha del Barcellona, così come Marquinhos del Paris Saint-Germain e i due giocatori dell’Arsenal Gabriel Martinelli e Gabriel Magalhães. Nella lista trovano spazio anche diversi giocatori esperti come Casemiro, Fabinho, Alisson ed Ederson, mentre tra i giovani spiccano Endrick e Rayan. Ancelotti ha spiegato la difficoltà nella scelta dei convocati: "È stato difficilissimo scegliere questi 26 giocatori perché la concorrenza in questo Paese è altissima". "Non esiste una squadra perfetta" Il tecnico italiano ha poi parlato degli obiettivi del Brasile al Mondiale: "Non è la lista perfetta, ne sono certo, ma la squadra che vincerà la Coppa del Mondo non sarà una squadra perfetta; la squadra perfetta non esiste". Ancelotti ha indicato la resilienza come caratteristica chiave della sua Selecao: "Vogliamo essere la squadra più resiliente del mondo per provare a vincere la Coppa del Mondo". E infine non ha nascosto le ambizioni: "Non ho paura di dire che possiamo vincere il Mondiale. C'è un'aspettativa molto alta, e questo ti dà maggiore motivazione". Il Brasile sogna il sesto titolo mondiale Il Brasile resta la Nazionale più vincente nella storia della Coppa del Mondo, con cinque titoli conquistati nel 1958, 1962, 1970, 1994 e 2002. La Selecao non vince però il Mondiale da 24 anni. Un dato curioso accompagna il cammino verso il 2026: anche tra il trionfo del 1970 e quello del 1994 passarono esattamente 24 anni, con il titolo conquistato proprio negli Stati Uniti, uno dei Paesi che ospiteranno la fase finale del prossimo Mondiale. I convocati del Brasile per i Mondiali 2026 Portieri Alisson (Liverpool) Ederson (Fenerbahçe) Weverton (Grêmio) Difensori Alex Sandro (Flamengo) Bremer (Juventus) Danilo (Flamengo) Douglas Santos (Zenit) Gabriel Magalhães (Arsenal) Ibañez (Al-Ahli) Léo Pereira (Flamengo) Marquinhos (Paris Saint-Germain) Wesley (Roma) Centrocampisti Bruno Guimarães (Newcastle United) Casemiro (Manchester United) Danilo Santos (Botafogo) Fabinho (Al-Ittihad) Lucas Paquetá (Flamengo) Attaccanti Endrick (Olympique Lione) Gabriel Martinelli (Arsenal) Igor Thiago (Brentford) Luiz Henrique (Zenit) Matheus Cunha (Manchester United) Neymar Junior (Santos) Raphinha (Barcellona) Rayan (Bournemouth) Vinicius Junior (Real Madrid) Il calendario del Brasile ai Mondiali 2026 Il Brasile esordirà il 13 giugno contro il Marocco al New York New Jersey Stadium. Successivamente la Seleção affronterà Haiti il 19 giugno a Philadelphia, prima di chiudere il girone il 24 giugno contro la Scozia a Miami. Pochi giorni fa, inoltre, Ancelotti ha ufficialmente rinnovato il proprio contratto con il Brasile fino al Mondiale 2030.
Sellami sul primo Mondiale della storia della Giordania: "Affrontare Messi sarà un’esperienza unica"
Sellami sul primo Mondiale della storia della Giordania: "Affrontare Messi sarà un’esperienza unica"
La Giordania al primo Mondiale della sua storia La Giordania si prepara a vivere un momento storico con la prima partecipazione della sua storia ai Mondiali. La nazionale allenata da Jamal Sellami ha conquistato una qualificazione storica dopo nove tentativi falliti e adesso sogna di sorprendere anche sul palcoscenico mondiale. Inserita nel gruppo J insieme ad Argentina, Algeria e Austria, la selezione giordana proverà a giocarsi le proprie carte puntando sull’entusiasmo e sull’identità costruita negli ultimi anni. Lo stesso Sellami, intervistato dalla FIFA, ha raccontato le emozioni della qualificazione e le ambizioni della squadra in vista della rassegna iridata del 2026. "Abbiamo trasformato un sogno in realtà" Il commissario tecnico marocchino ha ricordato il momento della qualificazione: "Quando ci siamo qualificati stavamo guardando la partita tra Iraq e Corea del Sud. Durante quel momento mi sono fermato un attimo e ho provato sollievo e felicità, perché questo è il mio lavoro: spingere gli altri a sentirsi orgogliosi, felici e trasformare i loro sogni in realtà". Sellami ha spiegato di aver creduto fin dal primo giorno nella possibilità di raggiungere il Mondiale: "Quando ho assunto il ruolo di ct sapevo che avevamo delle buone basi per raggiungere il nostro obiettivo. Ho detto subito ai giocatori che non ero arrivato per perdere tempo, né il mio né il loro". Secondo l’allenatore, uno dei punti di forza principali della Giordania è stato il gruppo: "Uno dei nostri punti di forza più grandi è stato lo spirito all’interno della squadra. Ambizione, desiderio e passione sono stati fondamentali". La preparazione verso il Mondiale 2026 Sellami ha parlato anche del percorso di avvicinamento alla Coppa del Mondo: "Siamo in una fase molto importante della preparazione. Vogliamo arrivare pronti per rappresentare il calcio giordano ai Mondiali". Il tecnico ha spiegato di aver affrontato avversari con stili differenti proprio per prepararsi alle sfide del girone: "Abbiamo affrontato nazionali con filosofie diverse perché sappiamo che Argentina, Algeria e Austria hanno modi differenti di interpretare il calcio". Particolare attenzione anche alla gestione fisica della rosa: "Una delle cose che ci preoccupano sono gli infortuni ricorrenti dei giocatori. Per questo stiamo ampliando il gruppo dei calciatori disponibili". "Spero che Messi ci sia" Inevitabilmente, gran parte dell’attenzione è rivolta alla sfida contro l’Argentina campione del mondo e soprattutto a Lionel Messi. Sellami non ha nascosto il desiderio di affrontare il fuoriclasse argentino: "Naturalmente speriamo che Messi sia presente. Le notizie in questo momento non confermano ancora la sua presenza o assenza, ma io spero che ci sia perché è ancora un’icona del calcio". Per il ct della Giordania, affrontare Messi rappresenta qualcosa di speciale: "Affrontare Messi sarà un’esperienza unica. Sarà una grande sfida per i nostri giocatori". Sellami ha anche rivelato l’ambizione della sua squadra: "Speriamo che quella contro l’Argentina possa essere la partita che ci permetterà di conquistare la qualificazione al turno successivo". "Vogliamo mostrare la personalità della Giordania" Il commissario tecnico ha quindi spiegato cosa rappresenti il Mondiale per la Giordania: "Partecipare a un Mondiale è un traguardo enorme per qualsiasi giocatore, allenatore o Paese. È un’opportunità per mostrare la nostra personalità, la nostra cultura e la nostra ambizione". Infine, il messaggio sulla mentalità della squadra: "Voglio che le prestazioni della nazionale riflettano lo spirito della Nashama: coraggio, unità, personalità e presenza... Affronteremo squadre con filosofie calcistiche molto diverse, ma siamo capaci di lasciare un’impressione positiva. Abbiamo già mostrato la nostra identità e vogliamo indicare la strada anche alle future generazioni".
Italia, Baldini: "Farò le amichevoli con i ragazzi dell’Under 21"
Italia, Baldini: "Farò le amichevoli con i ragazzi dell’Under 21"
A giugno l’Italia tornerà in campo per due amichevoli contro Lussemburgo e Grecia, con Silvio Baldini che guiderà gli Azzurri dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso. Il tecnico dell’Under 21 sarà in panchina il 3 giugno allo Stade de Luxembourg e il 7 giugno al Pankritio Stadium di Candia, a Creta. Una scelta che Baldini ha commentato intervenendo durante la cerimonia del Premio Maestrelli al Grand Hotel Duca D’Este di Tivoli Terme, dove ha parlato a lungo della sua idea di calcio, del lavoro con i giovani e del momento attraversato dalla Nazionale italiana. La filosofia di Baldini: gruppo, disciplina e crescita Il tecnico si è soffermato anche sul percorso di crescita dei giovani calciatori, spiegando la propria filosofia: “Penso che tutti questi ragazzi hanno bisogno di capire che per essere dei giocatori completi quando si gioca in una squadra bisogna giocare per il collettivo. Bisogna essere un gruppo e per essere un gruppo bisogna avere delle regole, rispettare queste regole che non sono delle imposizioni”. Secondo Baldini, la disciplina è fondamentale anche per evitare che gli errori pesino maggiormente durante le partite: “Se non sei disciplinato, certi errori vengono ancora più evidenti e poi le partite prendono delle pieghe non belle”. L’allenatore ha poi affrontato il tema della pressione del risultato nel calcio moderno: “Parliamo tutti che bisogna far giocare i giovani, che bisogna avere il coraggio, ma alla fine poi cosa dicono? Che conta il risultato. Se tu non vinci quello che hai fatto non conta niente. Nessuno guarda il tuo percorso, ma guarda solamente il risultato finale”. Da qui nasce la difficoltà di far crescere davvero i giovani: “Se andiamo avanti con questo motto, ditemi voi come facciamo a far crescere i giovani, ad avere coraggio, a tirare fuori le loro qualità, a non aver paura di accettare anche di non fare una bella partita”. "Io il risultato lo metto dopo la prestazione" Baldini ha quindi spiegato il suo approccio personale al lavoro quotidiano: "Io il risultato lo metto dopo la prestazione, ma la prestazione non deve essere fatta per la vittoria, la prestazione deve essere fatta per fare esaltare quello che tu sei". Per spiegare il concetto, il ct ha utilizzato anche un paragone artistico: "Mentre un pittore usa il colore, il quadro per esprimere se stesso, un poeta scrive parole, un cantante scrive le canzoni, ecco, i giocatori per esprimere loro stessi devono cercare nel campo la soddisfazione di essere felici e di sentirsi partecipi". Un lavoro che richiede sacrificio quotidiano: "Dire a tutti i giocatori che tutti i giorni ti alleni due volte al giorno non è facile, ma se tu vuoi arrivare in alto lo devi fare. Io così ho fatto in questi ultimi anni, come sto facendo anche con questi ragazzi e vedo che hanno accettato volentieri perché vedo che sono migliorati". La scelta dell’Under 21 per le gare con Lussemburgo e Grecia Poi il passaggio sulla Nazionale maggiore e sulle amichevoli di giugno contro Lussemburgo e Grecia: “Siccome io devo fare queste due amichevoli e appunto essendo l’allenatore dell’Under 21, visto che il mister Gattuso si è dimesso, tocca così in maniera fisiologica”. Baldini ha chiarito immediatamente la sua intenzione: “Io farò queste due partite con tutti i ragazzi dell’Under 21. Questo non è un atto di coraggio, è solamente un atto che ha una logica, perché chi verrà dopo il 22 giugno, il nuovo allenatore della Nazionale, deve sapere qual è il livello di questi ragazzi". Il tecnico ha spiegato anche perché non ritenga opportuno convocare giocatori reduci dalla delusione della mancata qualificazione mondiale: "È inutile che io metto insieme tante persone di cui quelli che sono riusciti a ottenere questa qualificazione non avranno le motivazioni, vorranno andare in vacanza, vorranno staccare la spina ed è anche normale". Da qui la decisione condivisa con la Federazione: "Io ho detto al presidente: guarda, io accetto, però la mia condizione è che porto l’Under 21 perché voglio valorizzare il mio lavoro e voglio far vedere a chi viene dopo chi sono questi ragazzi". “La motivazione è tutto” Baldini è tornato anche sul tema della motivazione: "In qualsiasi mestiere, qualsiasi persona, quella che la spinge a dare il meglio di sé è la motivazione". E ancora: "Bisogna dare questa possibilità a chi in questo momento non se lo sarebbe mai aspettato di dimostrare chi è".
Mondiali 2026, non è solo lo storico stadio Azteca: la NASA monitora il lento sprofondamento di Città del Messico
Mondiali 2026, non è solo lo storico stadio Azteca: la NASA monitora il lento sprofondamento di Città del Messico
Per anni lo stadio Azteca è stato associato soprattutto alla "Mano de Dios" di Diego Armando Maradona nel Mondiale del 1986. Oggi, invece, il leggendario impianto di Città del Messico è finito al centro dell’attenzione per un motivo molto diverso: è uno dei luoghi monitorati dal satellite NISAR della NASA a causa del progressivo abbassamento del terreno nella capitale messicana. A poco più di un mese dal via dei Mondiali 2026, il tema sta facendo discutere perché proprio l’Azteca ospiterà l’11 giugno la partita inaugurale tra Messico e Sudafrica. Ma il problema non riguarda soltanto lo stadio: è l’intera Città del Messico a continuare lentamente a sprofondare. I dati della NASA: alcune zone sprofondano di oltre 2 centimetri al mese Secondo i dati raccolti dalla missione spaziale congiunta NASA-ISRO, alcune zone della metropoli si stanno abbassando di oltre 2 centimetri al mese. Il fenomeno, noto come subsidenza, viene monitorato attraverso il satellite NISAR, equipaggiato con uno dei radar più potenti mai inviati nello spazio, capace di rilevare minimi movimenti del terreno anche in presenza di nuvole o vegetazione. Le immagini diffuse dal Jet Propulsion Laboratory mostrano una mappa dettagliata dei movimenti del terreno tra ottobre 2025 e gennaio 2026. Le aree evidenziate in blu scuro sono quelle dove il cedimento è più rapido, mentre tra i punti facilmente riconoscibili compare anche la zona dell’aeroporto Benito Juarez. Come spiegato dagli scienziati della NASA, la causa principale è l’eccessivo sfruttamento della falda acquifera su cui sorge la città: l’acqua viene estratta a un ritmo superiore rispetto alla naturale ricarica dovuta alle precipitazioni e questo provoca la progressiva compattazione del terreno sotto il peso della metropoli. Perché Città del Messico continua a sprofondare Città del Messico, costruita sull’antico lago Texcoco, convive da decenni con questo problema. Già negli anni Novanta alcune aree arrivavano a sprofondare fino a 35 centimetri all’anno, causando danni a strade, edifici, tubature e alla rete metropolitana. La subsidenza è diventata uno dei principali problemi infrastrutturali della capitale messicana e coinvolge gran parte della rete urbana. Le deformazioni del terreno hanno progressivamente interessato quartieri residenziali, monumenti storici e sistemi di distribuzione dell’acqua. L’Angelo dell’Indipendenza e i segnali già visibili in città Uno dei simboli più evidenti del fenomeno è l’Angelo dell’Indipendenza, monumento simbolo della capitale inaugurato nel 1910. Alto oltre 35 metri, nel corso degli anni ha richiesto l’aggiunta di 14 gradini supplementari per compensare il progressivo abbassamento del terreno circostante. Il problema, dunque, non nasce oggi con i Mondiali. La differenza è che ora l’attenzione globale è inevitabilmente aumentata per via della Coppa del Mondo e delle immagini satellitari diffuse dalla NASA. Lo stadio Azteca tra ristrutturazioni e video virali Il tema ha inevitabilmente coinvolto anche l’Azteca, impianto inaugurato nel 1966 e destinato a diventare il primo stadio della storia a ospitare tre Mondiali diversi. L’arena da oltre 87 mila posti è attualmente oggetto di lavori di ristrutturazione in vista del torneo. Negli ultimi giorni sui social sono diventati virali alcuni video in cui si vedono tifosi staccare pezzi delle tribune per portarli via come souvenir. In altri filmati si notano invece frammenti di strutture recentemente rinnovate che si staccano dalle gradinate, alimentando discussioni e preoccupazioni online. Al momento non esistono indicazioni ufficiali su rischi immediati per lo svolgimento delle partite, ma il caso sta attirando attenzione internazionale anche per il valore simbolico dell’impianto. I Mondiali 2026 passeranno anche dall’Azteca Lo stadio Azteca ospiterà cinque partite del Mondiale 2026: tre gare della fase a gironi, una dei trentaduesimi di finale e una dei sedicesimi. Inoltre sarà teatro di una delle tre cerimonie inaugurali organizzate dalla FIFA, con spettacoli musicali e artisti internazionali previsti direttamente sul terreno di gioco. Più che un’emergenza improvvisa, quella raccontata dalla NASA è la fotografia di una metropoli che da decenni combatte con il proprio sottosuolo. E che ora si prepara ad accogliere il più grande Mondiale della storia sotto l’occhio vigile dei satelliti spaziali.
Nico Paz, la FIFA lo incorona: il talento del Como tra i giovani da seguire al Mondiale 2026
Nico Paz, la FIFA lo incorona: il talento del Como tra i giovani da seguire al Mondiale 2026
Nico Paz si prende la scena anche in ottica Mondiale. La FIFA ha dedicato uno speciale al talento argentino del Como, inserendolo tra i possibili giovani protagonisti della Coppa del Mondo 2026. Dopo la stagione da rivelazione in Serie A con la squadra di Cesc Fabregas, il classe 2004 viene indicato come uno dei volti nuovi dell’Argentina di Scaloni, pronta ad affidarsi anche alla sua fantasia per difendere il titolo conquistato in Qatar. Centrocampista offensivo mancino, creativo e tecnico, Paz viene descritto come un giocatore capace di dare imprevedibilità e qualità tra le linee, grazie alla sua visione di gioco, alla conduzione palla e alla capacità di incidere anche sotto porta. Numeri alla mano, il talento cresciuto nel Real Madrid ha collezionato 12 gol e 7 assist in questa stagione di Serie A, diventando uno dei punti di riferimento del progetto Como. Nel focus vengono raccolti anche i giudizi di diversi protagonisti del calcio mondiale. Lionel Messi ne esalta qualità e personalità, sottolineando come abbia “una grande testa sulle spalle” e sappia leggere il gioco alla perfezione. Parole importanti anche da parte di Cesc Fabregas, che lo ha definito “un campione” da lasciare libero di esprimersi senza trasformarlo in un robot, mentre Angel Di Maria ritiene che il passaggio a Como sia stato fondamentale per la sua crescita. Persino Francesco Totti ha ammesso di seguirlo con attenzione: “Ha tutto per diventare uno dei migliori giocatori del mondo”. Scaloni ha già dimostrato in passato di saper lanciare giovani talenti nei grandi tornei, citando gli esempi di Julian Alvarez, Enzo Fernandez e Mac Allister a Qatar 2022. E proprio Nico Paz potrebbe essere la nuova scommessa dell’Argentina nel Mondiale che inizierà il prossimo giugno negli Stati Uniti, in Messico e in Canada.
David sogna in grande: “Vogliamo cambiare per sempre il calcio in Canada”
David sogna in grande: “Vogliamo cambiare per sempre il calcio in Canada”
Jonathan David vuole che il Mondiale 2026 lasci un segno nella storia dello sport canadese. L’attaccante della Juventus, intervistato dalla FIFA, ha parlato dell’entusiasmo crescente attorno alla nazionale canadese e dell’obiettivo di trasformare il calcio in uno degli sport più seguiti del Paese. Jonathan David sogna un Mondiale da protagonista con il Canada, ma deve anche ritrovare sé stesso alla Juventus. Un entusiasmo per il Mondiale che però si intreccia con un finale di stagione complicato a livello di club: sabato David ritroverà il Lecce, la squadra contro cui quattro mesi fa sbagliò il rigore simbolo del suo momento più difficile, e lo farà con appena un gol segnato negli ultimi tre mesi e tante pressioni addosso nella corsa Champions della Juventus. "Giocare un Mondiale in casa sarà qualcosa di incredibile. In Qatar abbiamo avuto un assaggio di cosa significhi, ma davanti ai nostri tifosi sarà completamente diverso", ha spiegato David, capocannoniere all-time del Canada con 39 reti. I canadesi affronteranno Bosnia ed Erzegovina, Qatar e Svizzera nella fase a gironi e sognano per la prima volta di superare il primo turno dopo le delusioni delle precedenti partecipazioni. "L’entusiasmo nel Paese è cresciuto tantissimo. Sempre più persone ci riconoscono per strada e parlano del Mondiale. Tutti sono eccitati per quello che sta arrivando", ha raccontato. David ha poi descritto l’identità della squadra costruita da Jesse Marsch: "Siamo una squadra basata su velocità e potenza. Abbiamo tanti giocatori rapidi e fisici e sappiamo bene quali sono le nostre qualità. Non cerchiamo di essere qualcosa che non siamo". Importante anche il feeling offensivo con Cyle Larin: "Giochiamo insieme da anni e ormai ci capiamo senza neanche parlare. È questo che rende il nostro attacco così efficace". Inevitabile anche un passaggio su Alphonso Davies, simbolo della nazionale canadese: "È il nostro capitano e probabilmente il miglior terzino sinistro del mondo. Averlo con noi mette paura agli avversari e dà ancora più fiducia alla squadra". Ma il vero sogno di David va oltre il campo: "Voglio che questo Mondiale cambi per sempre il calcio in Canada. Vorrei che diventasse addirittura lo sport numero uno del Paese".
Suzuki dal Parma si prende il Giappone: "Voglio dare stabilità alla squadra"
Suzuki dal Parma si prende il Giappone: "Voglio dare stabilità alla squadra"
A 23 anni Zion Suzuki è già considerato il presente e il futuro della porta del Giappone. Il portiere del Parma, intervistato dalla FIFA in vista del Mondiale 2026, ha raccontato il proprio percorso di crescita tra le difficoltà iniziali in nazionale, l’esperienza in Serie A e il recupero dopo il grave infortunio alla mano subito contro il Milan. "All’inizio ho commesso diversi errori e mostrato inesperienza come primo portiere del Giappone”, ha ammesso Suzuki, che ha individuato nella Coppa d’Asia il momento chiave della sua maturazione. Nonostante le critiche ricevute per alcune incertezze, soprattutto nelle uscite alte, il giovane estremo difensore ha trasformato quelle difficoltà in motivazione. “Ora sento di poter dare stabilità alla squadra grazie alla mia mentalità”, ha spiegato. Una crescita evidente anche nelle prestazioni: maggiore continuità, più sicurezza nelle decisioni e una presenza sempre più affidabile tra i pali. Determinante, secondo Suzuki, è stata l’esperienza in Serie A con il Parma: “Sento di essere migliorato nella capacità di scegliere la soluzione giusta in ogni situazione”. In Italia, infatti, il portiere giapponese ha sviluppato non solo gli aspetti tecnici, ma anche la solidità mentale. Il percorso non è stato semplice. Nel novembre 2025 Suzuki ha riportato la frattura della mano sinistra in una sfida contro il Milan, un problema che aveva fatto temere anche per la sua presenza ai Mondiali: “La parte più dura è stata il ritorno in campo. Ci è voluto tempo per ritrovare le sensazioni”. Dopo il recupero, il portiere ha superato un importante banco di prova nelle amichevoli europee contro Scozia e Inghilterra, mantenendo anche la porta inviolata: “Fare risultati in trasferta contro squadre europee di alto livello mi ha dato molta fiducia”. Il Giappone affronterà Olanda, Tunisia e Svezia nel Gruppo F del Mondiale 2026 e Suzuki si prepara a vivere il torneo da protagonista: “Giocare per il Giappone è la mia più grande motivazione. Voglio dimostrare di poter reggere la pressione”. La sua idea di calcio è chiara: “Le grandi parate sono importanti, ma soprattutto voglio essere un portiere che trasmette stabilità alla squadra. Fare bene le cose semplici con continuità è ciò che conta davvero”.
Iran, Ghalenoei ci crede: "Possiamo fare qualcosa di epico al Mondiale"
Iran, Ghalenoei ci crede: "Possiamo fare qualcosa di epico al Mondiale"
L'Iran vuole scrivere la storia ai Mondiali 2026. A dirlo è il ct Amir Ghalenoei, che in un’intervista alla FIFA ha espresso tutta la fiducia nelle possibilità di raggiungere per la prima volta la fase a eliminazione diretta della Coppa del Mondo. "Possiamo fare qualcosa di epico. Questa squadra ha il potenziale tecnico per rendere questo Mondiale indimenticabile", ha dichiarato il commissario tecnico iraniano, alla guida di una nazionale che ha partecipato a cinque delle ultime sei edizioni del torneo senza però riuscire mai a superare il girone. L’Iran sarà inserito in un gruppo molto complicato con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, ma arriva alla competizione dopo un percorso di qualificazione molto convincente. Team Melli è stata infatti una delle prime nazionali a staccare il pass per il Nord America, perdendo una sola partita nelle qualificazioni asiatiche, peraltro a qualificazione già acquisita. Ghalenoei ha sottolineato anche le enormi difficoltà affrontate dalla squadra negli ultimi mesi: "Abbiamo avuto tanti problemi. Non abbiamo potuto giocare in casa e la situazione nel Paese è molto complicata, ma i giocatori hanno fatto enormi sacrifici". Il tecnico iraniano ha poi allargato il discorso al valore sociale del calcio: "Attraverso il calcio possiamo portare felicità alle famiglie iraniane, dentro e fuori dal Paese. Il calcio può unire le persone e creare unità nazionale nonostante tutte le difficoltà". Allenatore esperto e figura storica del calcio iraniano, Ghalenoei sogna di aprire una nuova pagina nella storia della nazionale: "Non vogliamo accontentarci della fase a gironi. Vogliamo giocare bene e arrivare agli ottavi per la prima volta". Infine un messaggio ai tifosi e al mondo intero: "Ringrazio i nostri tifosi, sono loro il motivo per cui siamo riusciti a qualificarci. E il mio augurio è che non ci siano guerre da nessuna parte nel mondo, così che le persone possano godersi il calcio e la vita".
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