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David sogna in grande: “Vogliamo cambiare per sempre il calcio in Canada”
Jonathan David vuole che il Mondiale 2026 lasci un segno nella storia dello sport canadese. L’attaccante della Juventus, intervistato dalla FIFA, ha parlato dell’entusiasmo crescente attorno alla nazionale canadese e dell’obiettivo di trasformare il calcio in uno degli sport più seguiti del Paese.
Jonathan David sogna un Mondiale da protagonista con il Canada, ma deve anche ritrovare sé stesso alla Juventus. Un entusiasmo per il Mondiale che però si intreccia con un finale di stagione complicato a livello di club: sabato David ritroverà il Lecce, la squadra contro cui quattro mesi fa sbagliò il rigore simbolo del suo momento più difficile, e lo farà con appena un gol segnato negli ultimi tre mesi e tante pressioni addosso nella corsa Champions della Juventus.
"Giocare un Mondiale in casa sarà qualcosa di incredibile. In Qatar abbiamo avuto un assaggio di cosa significhi, ma davanti ai nostri tifosi sarà completamente diverso", ha spiegato David, capocannoniere all-time del Canada con 39 reti.
I canadesi affronteranno Bosnia ed Erzegovina, Qatar e Svizzera nella fase a gironi e sognano per la prima volta di superare il primo turno dopo le delusioni delle precedenti partecipazioni. "L’entusiasmo nel Paese è cresciuto tantissimo. Sempre più persone ci riconoscono per strada e parlano del Mondiale. Tutti sono eccitati per quello che sta arrivando", ha raccontato. David ha poi descritto l’identità della squadra costruita da Jesse Marsch: "Siamo una squadra basata su velocità e potenza. Abbiamo tanti giocatori rapidi e fisici e sappiamo bene quali sono le nostre qualità. Non cerchiamo di essere qualcosa che non siamo".
Importante anche il feeling offensivo con Cyle Larin: "Giochiamo insieme da anni e ormai ci capiamo senza neanche parlare. È questo che rende il nostro attacco così efficace". Inevitabile anche un passaggio su Alphonso Davies, simbolo della nazionale canadese: "È il nostro capitano e probabilmente il miglior terzino sinistro del mondo. Averlo con noi mette paura agli avversari e dà ancora più fiducia alla squadra".
Ma il vero sogno di David va oltre il campo: "Voglio che questo Mondiale cambi per sempre il calcio in Canada. Vorrei che diventasse addirittura lo sport numero uno del Paese".
Suzuki dal Parma si prende il Giappone: "Voglio dare stabilità alla squadra"
A 23 anni Zion Suzuki è già considerato il presente e il futuro della porta del Giappone. Il portiere del Parma, intervistato dalla FIFA in vista del Mondiale 2026, ha raccontato il proprio percorso di crescita tra le difficoltà iniziali in nazionale, l’esperienza in Serie A e il recupero dopo il grave infortunio alla mano subito contro il Milan.
"All’inizio ho commesso diversi errori e mostrato inesperienza come primo portiere del Giappone”, ha ammesso Suzuki, che ha individuato nella Coppa d’Asia il momento chiave della sua maturazione. Nonostante le critiche ricevute per alcune incertezze, soprattutto nelle uscite alte, il giovane estremo difensore ha trasformato quelle difficoltà in motivazione. “Ora sento di poter dare stabilità alla squadra grazie alla mia mentalità”, ha spiegato. Una crescita evidente anche nelle prestazioni: maggiore continuità, più sicurezza nelle decisioni e una presenza sempre più affidabile tra i pali.
Determinante, secondo Suzuki, è stata l’esperienza in Serie A con il Parma: “Sento di essere migliorato nella capacità di scegliere la soluzione giusta in ogni situazione”. In Italia, infatti, il portiere giapponese ha sviluppato non solo gli aspetti tecnici, ma anche la solidità mentale. Il percorso non è stato semplice. Nel novembre 2025 Suzuki ha riportato la frattura della mano sinistra in una sfida contro il Milan, un problema che aveva fatto temere anche per la sua presenza ai Mondiali: “La parte più dura è stata il ritorno in campo. Ci è voluto tempo per ritrovare le sensazioni”.
Dopo il recupero, il portiere ha superato un importante banco di prova nelle amichevoli europee contro Scozia e Inghilterra, mantenendo anche la porta inviolata: “Fare risultati in trasferta contro squadre europee di alto livello mi ha dato molta fiducia”.
Il Giappone affronterà Olanda, Tunisia e Svezia nel Gruppo F del Mondiale 2026 e Suzuki si prepara a vivere il torneo da protagonista: “Giocare per il Giappone è la mia più grande motivazione. Voglio dimostrare di poter reggere la pressione”.
La sua idea di calcio è chiara: “Le grandi parate sono importanti, ma soprattutto voglio essere un portiere che trasmette stabilità alla squadra. Fare bene le cose semplici con continuità è ciò che conta davvero”.
Iran, Ghalenoei ci crede: "Possiamo fare qualcosa di epico al Mondiale"
L'Iran vuole scrivere la storia ai Mondiali 2026. A dirlo è il ct Amir Ghalenoei, che in un’intervista alla FIFA ha espresso tutta la fiducia nelle possibilità di raggiungere per la prima volta la fase a eliminazione diretta della Coppa del Mondo.
"Possiamo fare qualcosa di epico. Questa squadra ha il potenziale tecnico per rendere questo Mondiale indimenticabile", ha dichiarato il commissario tecnico iraniano, alla guida di una nazionale che ha partecipato a cinque delle ultime sei edizioni del torneo senza però riuscire mai a superare il girone.
L’Iran sarà inserito in un gruppo molto complicato con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, ma arriva alla competizione dopo un percorso di qualificazione molto convincente. Team Melli è stata infatti una delle prime nazionali a staccare il pass per il Nord America, perdendo una sola partita nelle qualificazioni asiatiche, peraltro a qualificazione già acquisita.
Ghalenoei ha sottolineato anche le enormi difficoltà affrontate dalla squadra negli ultimi mesi: "Abbiamo avuto tanti problemi. Non abbiamo potuto giocare in casa e la situazione nel Paese è molto complicata, ma i giocatori hanno fatto enormi sacrifici". Il tecnico iraniano ha poi allargato il discorso al valore sociale del calcio: "Attraverso il calcio possiamo portare felicità alle famiglie iraniane, dentro e fuori dal Paese. Il calcio può unire le persone e creare unità nazionale nonostante tutte le difficoltà".
Allenatore esperto e figura storica del calcio iraniano, Ghalenoei sogna di aprire una nuova pagina nella storia della nazionale: "Non vogliamo accontentarci della fase a gironi. Vogliamo giocare bene e arrivare agli ottavi per la prima volta".
Infine un messaggio ai tifosi e al mondo intero: "Ringrazio i nostri tifosi, sono loro il motivo per cui siamo riusciti a qualificarci. E il mio augurio è che non ci siano guerre da nessuna parte nel mondo, così che le persone possano godersi il calcio e la vita".
Pochettino carica gli USA: "Abbiamo il talento per fare grandi cose al Mondiale"
Mauricio Pochettino è pronto alla sfida più importante della sua avventura sulla panchina degli Stati Uniti. In un’intervista concessa alla FIFA, il commissario tecnico americano ha parlato delle aspettative attorno alla nazionale a poche settimane dal Mondiale 2026, che gli USA ospiteranno insieme a Canada e Messico.
L’ex allenatore di Tottenham, PSG e Chelsea sa bene quanto peso ci sia sulle sue spalle: guidare gli Stati Uniti davanti al proprio pubblico e provare a trascinare il Paese verso un risultato storico. "La responsabilità è enorme. Le persone devono identificarsi con ciò che vedono in campo e con quello che producono i giocatori", ha spiegato Pochettino.
Arrivato nel settembre 2024, il tecnico argentino ha avuto poco tempo per conoscere il gruppo e il panorama calcistico americano: "Normalmente un ciclo in nazionale dura quattro anni, io invece ho avuto pochissime partite e allenamenti per costruire qualcosa. Però credo che ci siamo adattati bene".
Gli USA affronteranno Australia, Paraguay e Turchia nel Gruppo D, con un ambiente che si preannuncia caldissimo. Pochettino, però, vede grandi margini di crescita: "La nostra squadra deve mostrare il desiderio di essere la migliore, di vincere e competere sempre. Sono valori che questo Paese mostra al resto del mondo".
Nonostante risultati altalenanti nei mesi scorsi, il ct resta fiducioso: "Abbiamo il talento per fare grandi cose. Ma il talento senza impegno diventa individualismo e con il solo individualismo non si vince. Serve una struttura solida che permetta ai giocatori di qualità di fare la differenza".
Fondamentale sarà anche trasformare la pressione in energia positiva: "Giocare il Mondiale in casa genera aspettative enormi, ma vogliamo usare tutto questo come forza per non mollare mai e dare sempre qualcosa in più".
Infine, Pochettino ha parlato dell’eredità che spera di lasciare al calcio americano: "Il vero lascito saranno i ricordi che costruiremo insieme ai tifosi e la possibilità di vedere questo sport crescere ancora negli Stati Uniti. E soprattutto le vittorie, perché sono quelle che generano emozioni positive".
Rabiot sogna la terza stella: “Francia pronta a vincere il Mondiale”
Adrien Rabiot non ha dimenticato la finale persa contro l’Argentina a Qatar 2022. Il centrocampista del Milan, intervistato dalla FIFA in vista del Mondiale 2026, è tornato sulle emozioni vissute in quella notte di Lusail e sulle ambizioni della Francia, inserita nel Gruppo I con Senegal, Iraq e Norvegia.
"È stato un mix di emozioni. Anche se abbiamo perso, resta un ricordo storico per me. Da bambino sognavo di giocare una finale del Mondiale", ha spiegato Rabiot, protagonista nel cammino dei Bleus fino all’ultimo atto contro l’Albiceleste. Il centrocampista segnò anche all’esordio contro l’Australia, contribuendo al 4-1 finale.
La sconfitta ai rigori contro Messi e compagni è ancora una ferita aperta: "Subito dopo quella finale mi sono detto: ci rivediamo tra quattro anni e questa volta vinceremo". Un obiettivo chiaro per la Francia di Didier Deschamps, che si presenterà negli Stati Uniti, Canada e Messico ancora tra le favorite. "Il nostro obiettivo minimo è arrivare in semifinale, viste le ultime prestazioni nelle grandi competizioni. Non possiamo nasconderci: qualsiasi risultato inferiore sarebbe visto come un fallimento", ha ammesso Rabiot. "Abbiamo giocatori affamati, determinati, con una mentalità molto forte. Se tutti resteranno concentrati sull’obiettivo, potremo fare un grande percorso".
Il centrocampista francese ha poi indicato chiaramente il traguardo: "La nostra eredità al Mondiale 2026 dovrà essere la terza stella". Rabiot ha infine parlato anche di Kylian Mbappé, indicandolo come uomo simbolo della Nazionale: "È un giocatore fondamentale. L’ho conosciuto al PSG quando era giovanissimo e da allora è sempre stato decisivo ovunque abbia giocato. È cresciuto tantissimo anche dal punto di vista della leadership".
Shevchenko sull’Italia fuori dal Mondiale: “Sono sicuro che tornerà a competere ai massimi livelli”
L’ex attaccante del Milan e attuale Presidente della federazione calcistica ucraina, Andriy Shevchenko, ha parlato della crisi della Nazionale italiana intervenendo al Portugal Football Summit Podcast condotto da Pedro Pinto. L’ex Pallone d’Oro si è detto dispiaciuto per la terza mancata qualificazione consecutiva degli Azzurri ai Mondiali, ma resta convinto che l’Italia saprà rialzarsi. "Ero molto triste per questo, perché l’Italia è un Paese di calcio e questa è la terza volta che non riesce a qualificarsi per il Mondiale", ha spiegato Shevchenko. "Ma sono sicuro che l’Italia si adatterà, troverà un modo per tornare e competere ai massimi livelli".
"Braida mi disse: se vuoi il Pallone d’Oro devi andare al Milan"
Nel corso dell’intervista, Shevchenko ha anche raccontato un retroscena decisivo del suo trasferimento al Milan nel 1999. A convincerlo fu l’allora dirigente rossonero Ariedo Braida. "Venne a vedermi durante una partita della Dinamo Kiev. Dopo la gara mi regalò una maglia del Milan e mi disse che, se volevo vincere il Pallone d’Oro, l’unica possibilità era andare al Milan e indossare quella maglia. Per me fu un messaggio chiarissimo".
Una scelta che si rivelò vincente: Shevchenko sarebbe poi diventato uno degli attaccanti più importanti della storia rossonera, conquistando anche la Champions League. "Era un sogno che si realizzava. Da bambino sognavo di diventare un professionista e giocare nella Dinamo Kiev. Con loro sfiorai la Champions, ma non riuscimmo a vincerla. Poi arrivò il Milan e finalmente ci sono riuscito. Ho sentito di aver scritto qualcosa di importante nella storia del calcio".
Il rapporto con Rui Costa
L’ex centravanti ucraino ha parlato anche della sua amicizia con Rui Costa, oggi presidente del Benfica ed ex compagno di squadra ai tempi del Milan."Mi fa molto piacere che Rui sia rimasto nel mondo del calcio. È stato fantastico condividere il campo con lui e il nostro rapporto è continuato anche dopo".
Il pensiero sull’Ucraina
Da presidente della federazione ucraina, Shevchenko ha poi affrontato anche il tema della situazione nel suo Paese. "Quando parlo ai giocatori cerco sempre di spiegare che dobbiamo restare uniti e aiutarci a vicenda". Infine, un ringraziamento speciale alle forze armate ucraine: "Grazie per il vostro servizio. È grazie a loro se oggi possiamo ancora giocare a calcio in Ucraina".
Il Portugal Football Summit è un programma organizzato dalla Federazione calcistica portoghese che punta a riunire alcune delle figure più importanti del mondo del calcio in vista della seconda edizione dell’evento, in programma dal 23 al 25 settembre presso la Cidade do Futebol di Oeiras.
Ochoa, il Mondiale 2026 potrebbe essere l’ultimo con il Messico
Secondo quanto riferito da Fabrizio Romano, il Mondiale 2026 segnerà la fine di un’era per la nazionale messicana. Guillermo Ochoa, storico portiere del Messico, avrebbe infatti intenzione di lasciare dopo la Coppa del Mondo, che si disputerà negli Stati Uniti, in Canada e proprio in Messico. A quasi 40 anni, per il veterano estremo difensore il Mondiale 2026 potrebbe rappresentare l’ultima tappa della sua lunga carriera internazionale, chiudendo così un ciclo iniziato ormai da oltre due decenni.
Il possibile sesto Mondiale
Se verrà convocato dal ct Javier Aguirre, Ochoa potrebbe partecipare al sesto Mondiale della sua carriera, un traguardo che lo collocherebbe tra i giocatori con più presenze nella storia della competizione. Negli ultimi anni il portiere è stato uno dei simboli della nazionale messicana, protagonista soprattutto nelle edizioni del 2014 e del 2018, quando le sue prestazioni tra i pali lo hanno reso uno dei volti più riconoscibili del torneo.
Non solo la nazionale: possibile addio al calcio
Per Ochoa il Mondiale potrebbe rappresentare anche l’ultimo capitolo della sua carriera da calciatore. Il portiere starebbe infatti valutando seriamente la possibilità di ritirarsi definitivamente dal calcio dopo la competizione.
Un ruolo diverso nel torneo
Secondo le ultime indicazioni, Ochoa potrebbe non partire da titolare nella spedizione mondiale. Il suo contributo potrebbe essere soprattutto quello di leader e guida nello spogliatoio, mettendo a disposizione della squadra l’esperienza accumulata in tanti anni ai massimi livelli. Per i tifosi messicani, dunque, il Mondiale 2026 potrebbe diventare l’ultimo palcoscenico di “Memo” Ochoa, uno dei portieri più iconici nella storia del calcio messicano.
Uruguay in ansia per De Arrascaeta: frattura alla clavicola, Mondiale a rischio
Brutte notizie per Giorgian De Arrascaeta e per l’Uruguay in vista del Mondiale 2026. Il centrocampista del Flamengo ha riportato una frattura alla clavicola destra durante la partita di Copa Libertadores contro l’Estudiantes, terminata 1-1. L’infortunio è arrivato nei primi minuti della gara, in seguito a un duro contrasto. Il trequartista uruguaiano è stato costretto a lasciare immediatamente il campo ed è stato sostituito da Carrascal. Dopo il trasporto in ospedale, gli esami hanno confermato la frattura. In una nota il club brasiliano ha spiegato che il giocatore rientrerà a Rio de Janeiro insieme al resto della squadra per iniziare il percorso di recupero.
Recupero da valutare
Al momento non esiste ancora una tempistica ufficiale per il ritorno in campo. Secondo quanto riportato da Paramount+, lesioni di questo tipo richiedono generalmente tra quattro e sei settimane di recupero. Il problema è il calendario: mancano meno di 45 giorni all’inizio della Coppa del Mondo 2026. Per questo motivo lo staff della nazionale uruguaiana segue la situazione con grande attenzione, perché la presenza di Arrascaeta nel torneo non è ancora garantita. Il fantasista del Flamengo è infatti uno dei giocatori chiave della Celeste, e la sua eventuale assenza rappresenterebbe un duro colpo per la squadra guidata da Marcelo Bielsa.
Mondiali 2026, nuove regole FIFA: arriva il "doppio reset" delle ammonizioni
Il Consiglio FIFA riunito a Vancouver ha approvato alcune importanti novità regolamentari e organizzative in vista dei Mondiali 2026, che per la prima volta vedranno 48 squadre partecipanti e 104 partite complessive. L’obiettivo dichiarato è quello di proteggere lo spettacolo e garantire la presenza dei migliori giocatori nelle fasi decisive del torneo.
Doppio reset delle ammonizioni
La novità principale riguarda la gestione dei cartellini gialli. Con il nuovo formato, il percorso verso la finale si allunga fino a otto partite, una in più rispetto al passato. Per questo la FIFA ha introdotto il cosiddetto "doppio reset" delle ammonizioni:
-primo azzeramento dopo la fase a gironi
-secondo azzeramento dopo i quarti di finale
In questo modo, un giocatore che arriva in semifinale con una sola ammonizione non rischierà più di saltare la finale per somma di cartellini. Resta invece invariata la squalifica automatica dopo due gialli all’interno della stessa fase disciplinare.
Stretta sui comportamenti in campo
Il Consiglio FIFA ha discusso anche nuove indicazioni sul piano disciplinare. Tra le ipotesi più discusse c’è una stretta contro i giocatori che si coprono la bocca per parlare con arbitri o avversari, comportamento ritenuto poco trasparente. Se accompagnato da atteggiamenti aggressivi o provocatori, questo gesto potrebbe portare anche all’espulsione diretta.
Più comunicazione con il VAR
Proseguirà inoltre la sperimentazione già vista in alcune competizioni: gli arbitri potranno spiegare al pubblico le decisioni VAR tramite microfono, con annunci allo stadio e in televisione per rendere più chiari gli interventi della tecnologia.
Cambia anche il calendario delle Nazionali
La FIFA ha deciso anche una modifica strutturale alle finestre internazionali a partire dal 2026. Le attuali pause di settembre e ottobre saranno accorpate in un unico blocco di 16 giorni, durante il quale le Nazionali potranno disputare quattro partite.
Restano invece confermate le altre finestre:
-marzo (9 giorni, 2 partite)
-giugno (9 giorni, 2 partite)
-novembre (9 giorni, 2 partite)
È stato inoltre introdotto un periodo di riposo annuale obbligatorio per i calciatori, con l’obiettivo di ridurre il rischio di infortuni legati al sovraccarico di impegni.
Calendario internazionale più uniforme
Tra le conseguenze delle nuove linee guida FIFA c’è anche una maggiore armonizzazione del calendario globale. Ad esempio, la Coppa d’Africa 2027 si giocherà dal 19 giugno al 17 luglio, abbandonando definitivamente la collocazione invernale che spesso interferiva con i campionati europei.
Il Mondiale nordamericano sarà quindi il più grande di sempre, ma anche uno dei tornei con più novità regolamentari nella storia della competizione.
Mondiali 2026, il presidente della federcalcio iraniana fermato in Canada prima del congresso FIFA
Nuovo episodio nel caso legato alla partecipazione dell’Iran ai Mondiali 2026. Mehdi Taj, presidente della federazione calcistica iraniana, è stato infatti fermato dalle autorità canadesi all’arrivo a Toronto mentre era diretto a Vancouver per partecipare al congresso FIFA. Secondo quanto riportato da Iran International, al dirigente – considerato vicino alle Guardie della Rivoluzione islamica – era stato inizialmente concesso un permesso temporaneo di ingresso, poi però revocato dopo ulteriori controlli. Taj non ha quindi potuto proseguire il viaggio verso Vancouver ed è stato costretto a lasciare il Canada nella serata di lunedì, insieme a due accompagnatori.
Nuove ombre sulla presenza dell’Iran
L’episodio alimenta ulteriori dubbi sulla presenza dell’Iran alla Coppa del Mondo 2026. Al momento non esistono sanzioni ufficiali, ma la situazione resta delicata anche alla luce delle tensioni geopolitiche e delle questioni legate ai visti e alla sicurezza. Le decisioni definitive potrebbero arrivare nelle prossime settimane: l’11 maggio rappresenta la scadenza entro cui potrebbero essere adottati eventuali provvedimenti straordinari.
Preparazione complicata
Nel frattempo non mancano segnali di incertezza anche sul piano sportivo. Nelle ultime ore sono state annullate alcune amichevoli di preparazione, tra cui quelle contro Macedonia del Nord e Angola, mentre la federazione iraniana starebbe cercando nuove avversarie per proseguire il programma di avvicinamento al torneo. La vicenda aggiunge dunque un ulteriore capitolo a un dossier già delicato: tra politica internazionale e organizzazione del torneo, la presenza dell’Iran ai Mondiali nordamericani resta un tema ancora aperto.
Locadia: "Il Curacao non deve avere paura di fallire"
Per Jurgen Locadia il Mondiale 2026 rappresenta un traguardo speciale, arrivato dopo una carriera che avrebbe potuto prendere una strada molto diversa. L’attaccante, oggi al Miami FC, ha raccontato ai canali ufficiali della FIFA il suo percorso fino alla qualificazione con Curaçao, la nazionale del Paese d’origine di sua madre.
Dodici anni fa Locadia era tra i giovani più promettenti del PSV Eindhoven e sperava di entrare nella rosa dell’Olanda per il Mondiale 2014. La convocazione non arrivò e, nonostante alcune chiamate successive, gli infortuni gli impedirono di debuttare con la nazionale maggiore. Il suo destino si è poi legato a Curacao, con cui ora si prepara a vivere la prima Coppa del Mondo della carriera. "Il Mondiale è qualcosa che sogni da bambino. Quando finalmente hai la possibilità di scendere in campo è qualcosa di incredibile".
La scelta di Curacao
Molti giocatori con radici nell’isola caraibica crescono calcisticamente nei settori giovanili olandesi. Anche Locadia ha seguito questo percorso prima di scegliere la nazionale di Curacao. Il cambiamento è stato favorito da alcuni compagni che avevano già intrapreso quella strada, tra cui il portiere Eloy Room, uno dei primi a lasciare l’Olanda per rappresentare il Paese caraibico. "Vedere Eloy giocare per Curaçao ha fatto riflettere molti di noi".
Un gruppo che non cambia mai
Secondo Locadia uno dei punti di forza della squadra è l’atmosfera che si respira nello spogliatoio. Nonostante la crescita del livello e la qualificazione al Mondiale, lo spirito del gruppo è rimasto lo stesso. “Anche dopo una sconfitta ascoltiamo musica nello spogliatoio e continuiamo a divertirci. Trattiamo tutti allo stesso modo: staff, magazzinieri, autisti. Non abbiamo molto, ma siamo felici e grati per quello che abbiamo”.
Un girone durissimo
Curacao si troverà in un gruppo particolarmente complicato insieme a Germania, Costa d’Avorio ed Ecuador. Locadia è consapevole della difficoltà della sfida, ma non vuole che la squadra scenda in campo con paura. “Probabilmente è il gruppo più difficile. Ma ogni partita inizia sullo 0-0. Siamo già gli sfavoriti, quindi dobbiamo solo dare tutto senza avere paura di sbagliare”.
Nessun rimpianto
Guardando indietro alla mancata convocazione con l’Olanda nel 2014, Locadia non ha rimpianti. Il percorso della sua carriera lo ha portato fino a questo momento e giocare il Mondiale con Curacao rappresenta comunque un sogno realizzato. “Non vivo con rimpianti. La carriera va dove deve andare. Sono felice di essere qui e di aver conquistato il Mondiale con Curacao”.
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