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Notizie su Canada, Mexico, USA 2026
Mondiali 2026, gli impegni di marzo delle nazionali già qualificate
La finestra internazionale di marzo rappresenta un momento importante per molte nazionali già qualificate ai Mondiali 2026, che sfruttano questa pausa per continuare la preparazione in vista della rassegna iridata che si giocherà tra Stati Uniti, Canada e Messico. Il torneo, che per la prima volta vedrà 48 squadre partecipanti, si avvicina e diversi commissari tecnici hanno organizzato amichevoli di alto livello per testare la condizione delle proprie squadre.
Tra le selezioni già sicure di un posto alla fase finale ci sono anche le tre nazionali ospitanti -Stati Uniti, Canada e Messico - insieme ad alcune squadre che hanno già ottenuto il pass attraverso i rispettivi percorsi di qualificazione, tra cui Argentina, Iran, Giappone, Nuova Zelanda e Uzbekistan.
Test importanti in vista dell’estate
Nel mese di marzo diverse di queste nazionali scenderanno in campo per mantenere il ritmo partita e provare nuove soluzioni tattiche. Tra gli impegni più interessanti spiccano le amichevoli di alcune delle squadre già qualificate, che affronteranno avversari di livello internazionale per verificare la condizione dei giocatori e valutare possibili nuovi innesti nelle rispettive rose. Queste partite rappresentano anche un’occasione per testare schemi e strategie in vista del torneo, che si preannuncia particolarmente competitivo anche per via del nuovo formato allargato.
L’attesa per il Mondiale
La Coppa del Mondo 2026 sarà la prima edizione con 48 nazionali, un cambiamento storico rispetto alle precedenti edizioni a 32 squadre. Il torneo si disputerà in 16 città distribuite tra i tre paesi organizzatori del Nord America. Nel frattempo, altre nazionali stanno ancora lottando per gli ultimi posti disponibili, con diversi playoff in programma proprio a marzo, che assegneranno le ultime qualificazioni alla fase finale. Per le squadre già qualificate, dunque, le partite di questa finestra internazionale rappresentano un passaggio fondamentale per arrivare nelle migliori condizioni possibili all’appuntamento più importante del calcio mondiale.
Le partite di marzo delle nazionali già qualificate ai Mondiali 2026
26 marzo, ore 16:00 – Brasile-Francia (Boston Stadium, Boston)
26 marzo, ore 19:00 – Arabia Saudita-Egitto (Ahmad bin Ali Stadium, Al Rayyan)
26 marzo, ore 17:00 – Qatar-Serbia (Jassim bin Hamad Stadium, Al Rayyan)
26 marzo, ore 19:30 – Colombia-Croazia (Camping World Stadium, Orlando)
27 marzo, ore 18:00 – Austria-Ghana (Ernst Happel Stadium, Vienna)
27 marzo, ore 20:45 – Svizzera-Germania (St. Jakob-Park, Basilea)
27 marzo, ore 20:45 – Olanda-Norvegia (Johan Cruijff ArenA, Amsterdam)
27 marzo, ore 20:30 – Algeria-Guatemala (Stadio Luigi Ferraris, Genova)
27 marzo, ore 21:15 – Marocco-Ecuador (Stade de Marrakech, Marrakech)
27 marzo, ore 20:00 – Grecia-Paraguay (Karaiskakis Stadium, Pireo)
27 marzo, ore 19:45 – Inghilterra-Uruguay (Wembley Stadium, Londra)
27 marzo, ore 21:00 – Spagna-Argentina (Lusail Stadium, Lusail)
27 marzo, ore 17:00 – Cina-Curaçao (Accor Stadium, Sydney)
27 marzo, ore 20:10 – Australia-Camerun (Accor Stadium, Sydney)
27 marzo, ore 19:00 – Sudafrica-Panama (Moses Mabhida Stadium, Durban)
27 marzo, ore 16:00 – Cile-Capo Verde (Eden Park, Auckland)
27 marzo, ore 19:15 – Nuova Zelanda-Finlandia (Eden Park, Auckland)
27 marzo, ore 16:00 – Uzbekistan-Gabon (Milliy Stadium, Tashkent)
28 marzo, ore 13:00 – Canada-Islanda (Toronto Stadium, Toronto)
28 marzo, ore 20:00 – Haiti-Tunisia (Toronto Stadium, Toronto)
28 marzo, ore 14:00 – Corea del Sud-Costa d’Avorio (Stadium MK, Milton Keynes)
28 marzo, ore 17:00 – Scozia-Giappone (Hampden Park, Glasgow)
28 marzo, ore 16:30 – Stati Uniti-Belgio (Atlanta Stadium, Atlanta)
28 marzo, ore 19:00 – Messico-Portogallo (Mexico City Stadium, Città del Messico)
28 marzo, ore 17:00 – Senegal-Perù (Stade de France, Saint-Denis)
30 marzo, ore 19:15 – Nuova Zelanda-Cile (Eden Park, Auckland)
30 marzo, ore 20:45 – Germania-Ghana (MHPArena, Stoccarda)
30 marzo, ore 17:00 – Arabia Saudita-Serbia (Jassim bin Hamad Stadium, Al Rayyan)
30 marzo, ore 16:00 – Capo Verde-Finlandia (Eden Park, Auckland)
30 marzo, ore 20:00 – Egitto-Spagna (Lusail Stadium, Lusail)
30 marzo, ore 17:00 – Uzbekistan-Venezuela (Milliy Stadium, Tashkent)
31 marzo, ore 20:30 – Algeria-Uruguay (Allianz Stadium, Torino)
31 marzo, ore 19:00 – Qatar-Argentina (Lusail Stadium, Lusail)
31 marzo, ore 20:10 – Australia-Curaçao (AAMI Park, Melbourne)
31 marzo, ore 20:45 – Austria-Corea del Sud (Ernst Happel Stadion, Vienna)
31 marzo, ore 20:00 – Croazia-Brasile (Camping World Stadium, Orlando)
31 marzo, ore 20:45 – Olanda-Ecuador (Philips Stadion, Eindhoven)
31 marzo, ore 19:30 – Canada-Tunisia (Toronto Stadium, Toronto)
31 marzo, ore 19:30 – Scozia-Costa d’Avorio (Hill Dickinson Stadium, Liverpool)
31 marzo, ore 20:00 – Messico-Belgio (Soldier Field, Chicago)
31 marzo, ore 20:00 – Stati Uniti-Portogallo (Atlanta Stadium, Atlanta)
31 marzo, ore 19:00 – Senegal-Gambia (Abdoulaye Wade Stadium, Diamniadio)
31 marzo, ore 18:00 – Norvegia-Svizzera (Ullevaal Stadion, Oslo)
31 marzo, ore 15:00 – Francia-Colombia (Northwest Stadium, Landover)
31 marzo, ore 12:30 – Haiti-Islanda (Toronto Stadium, Toronto)
31 marzo, ore 19:30 – Sudafrica-Panama (DHL Stadium, Città del Capo)
31 marzo, ore 20:00 – Marocco-Paraguay (Stade de Marrakech, Marrakech)
31 marzo, ore 19:45 – Inghilterra-Giappone (Wembley Stadium, Londra)
Scozia, 26 convocati per Giappone e Costa d’Avorio: cinque arrivano dalla Serie A
La Scozia ha annunciato la lista dei convocati per le prossime amichevoli internazionali contro Giappone e Costa d’Avorio, due test importanti nel percorso di avvicinamento al Mondiale 2026. Il commissario tecnico Steve Clarke ha scelto un gruppo di 26 giocatori, con una presenza significativa di calciatori che militano in Serie A.
La nazionale scozzese tornerà in campo sabato 28 marzo a Glasgow contro il Giappone, allo Hampden Park, prima di affrontare la Costa d’Avorio il 31 marzo a Liverpool, all’Hill Dickinson Stadium, casa dell’Everton.
Cinque convocati dalla Serie A
Come spesso accade negli ultimi anni, la Serie A è ben rappresentata nella rosa scozzese. Sono infatti cinque i giocatori provenienti dal campionato italiano:
-Billy Gilmour e Scott McTominay del Napoli
-Lewis Ferguson del Bologna
-Lennon Miller dell’Udinese
-Ché Adams del Torino
Per Gilmour e Miller si tratta di un ritorno dopo aver saltato l’ultimo raduno a causa di problemi fisici, mentre McTominay rientra dopo aver ritrovato continuità con il club.
Prima convocazione per Curtis
Tra le novità spicca la prima chiamata in nazionale maggiore per Findlay Curtis, esterno offensivo classe 2006 attualmente al Kilmarnock ma di proprietà dei Rangers. Il giovane talento arriva dalla selezione Under 21 ed è uno dei prospetti più interessanti del calcio scozzese.
Tornano nel gruppo anche Tommy Conway e Nathan Patterson, assenti dalla scorsa estate, oltre al difensore Ross McCrorie, che aveva collezionato la sua unica presenza con la nazionale nel 2024.
Alcune assenze per infortunio
Non mancano però alcune defezioni. Aaron Hickey è indisponibile per infortunio, mentre i due attaccanti Ben Doak e Lawrence Shankland non sono ancora pronti per il rientro dopo i rispettivi stop fisici.
La Scozia sogna un Mondiale da protagonista
Lo staff tecnico guarda con fiducia alla partecipazione alla prossima Coppa del Mondo. L’assistente Steven Naismith ha parlato di una squadra matura e con molti leader, convinto che questo gruppo possa scrivere una nuova pagina di storia per il calcio scozzese. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: superare per la prima volta la fase a gironi di un Mondiale, traguardo mai raggiunto nella storia della nazionale.
La lista completa dei convocati della SCOZIA
Portieri: Scott Bain (Falkirk), Angus Gunn (Nottingham Forest), Liam Kelly (Rangers)
Difensori: Grant Hanley (Hibernian), Jack Hendry (Al-Ettifaq), Dominic Hyam (Wrexham), Ross McCrorie (Bristol City), Scott McKenna (Dinamo Zagabria), Nathan Patterson (Everton), Anthony Ralston (Celtic), Andy Robertson (Liverpool), John Souttar (Rangers), Kieran Tierney (Celtic).
Centrocampisti
Ryan Christie (Bournemouth), Lewis Ferguson (Bologna), Billy Gilmour (Napoli), Andrew Irving (Sparta Praga), John McGinn (Aston Villa)
Kenny McLean (Norwich), Scott McTominay (Napoli), Lennon Miller (Udinese).
Attaccanti
Ché Adams (Torino), Tommy Conway (Middlesbrough), Findlay Curtis (Kilmarnock), Lyndon Dykes (Charlton Athletic), George Hirst (Ipswich Town).
La Coppa del Mondo tra misteri e furti: i nazisti, il furto di Londra e il cane eroe
Prima dell’attuale trofeo dei Mondiali, esisteva una coppa che è diventata quasi leggendaria: la Jules Rimet. Non solo per il valore simbolico nel calcio mondiale, ma anche per la sua storia tormentata, fatta di furti, ricerche naziste e misteri mai del tutto risolti.
La nascita del trofeo nel 1929
La storia comincia nel 1929, alla vigilia della prima Coppa del Mondo. Il presidente della FIFA Jules Rimet, ideatore della competizione, decide di creare un trofeo che rappresenti la nuova manifestazione internazionale.
Il progetto viene affidato all’orafo parigino Abel Lafleur, che realizza una statuetta raffigurante Nike, la dea greca della vittoria alata, mentre sorregge una coppa. Il trofeo pesa 3,8 chilogrammi ed è realizzato con una base di lapislazzuli e circa 1,8 chilogrammi di metallo dorato. Inizialmente si pensava fosse oro puro, ma in seguito si scoprì che si trattava in realtà di argento placcato oro.
La statuetta viene battezzata Coppa Jules Rimet e assegnata alla squadra vincitrice del Mondiale, che la conserva fino all’edizione successiva. Il regolamento stabilisce anche che il trofeo venga consegnato definitivamente alla nazionale che lo vincerà per tre volte. Questo accadrà nel 1970, quando il Brasile conquisterà il suo terzo titolo mondiale. Ma prima di arrivare a quel momento, la coppa attraverserà una storia incredibile.
Il tentativo dei nazisti durante la guerra
Durante la Seconda guerra mondiale, la coppa si trova in Italia, dopo i successi azzurri del 1934 e del 1938. Con l’occupazione tedesca cresce il timore che il trofeo possa essere sequestrato dai nazisti, interessati sia al valore del metallo sia al prestigio simbolico dell’oggetto.Il compito di custodirla viene affidato a Ottorino Barassi, segretario della Federazione italiana e vicepresidente della FIFA.
Per evitare che la Gestapo la trovi durante eventuali perquisizioni, Barassi decide di nasconderla nella sua casa a Roma. Il nascondiglio scelto è sorprendentemente semplice: sotto il letto, dentro una scatola da scarpe. Un posto così banale che i soldati tedeschi non lo controllano mai. Grazie a questo stratagemma la coppa riesce a sopravvivere alla guerra.
Il furto di Londra nel 1966
Il secondo episodio avviene più di vent’anni dopo, nel 1966, alla vigilia del Mondiale inglese. La Coppa Rimet è esposta alla Westminster Central Hall di Londra durante una mostra filatelica dedicata allo sport. Il 20 marzo qualcuno riesce a rubarla. Scotland Yard riceve poco dopo una lettera anonima con una richiesta di 15.000 sterline di riscatto, accompagnata da un dettaglio inquietante: la testa rimovibile del trofeo.
La polizia arresta un uomo, Edward Bletchley, un portuale disoccupato, che però si rivela essere soltanto un intermediario e non il vero ladro.
Il mistero sembra insolubile, fino a quando accade qualcosa di incredibile. Il 27 marzo, appena una settimana dopo il furto, la coppa viene ritrovata avvolta in un giornale sotto una siepe in un giardino di Londra. A scoprirla è Pickles, un cane meticcio che la trova mentre il suo padrone lo porta a fare una passeggiata. Grazie a Pickles, pochi mesi dopo, la coppa potrà essere sollevata dall’Inghilterra, vincitrice del Mondiale.
Il mistero del ladro del 1966
Per decenni l’identità del vero ladro della Coppa Rimet nel 1966 è rimasta un mistero. Scotland Yard arrestò infatti solo Edward Bletchley, considerato un intermediario del tentativo di estorsione, senza riuscire a individuare il responsabile del furto. Nel 2018, però, una possibile spiegazione è emersa grazie alla testimonianza di Gary Cugullere, nipote di un uomo che avrebbe confessato in famiglia di essere stato il vero autore del colpo. Secondo il racconto, il ladro sarebbe stato Sidney Cugullere, soprannominato Mr Crafty, che il 20 marzo 1966 sarebbe riuscito a entrare nella Methodist Central Hall di Westminster, dove il trofeo era esposto, e a uscire indisturbato con la coppa.
Il motivo del gesto sarebbe stato sorprendentemente semplice: essere il primo inglese ad alzare la Coppa del Mondo. Un desiderio che anticipò di qualche mese quello che accadde davvero, quando l’Inghilterra vinse il Mondiale nel luglio del 1966 battendo la Germania Ovest 4-2 in finale. Il segreto sarebbe rimasto nascosto per anni e rivelato solo a pochi familiari prima della morte dell’uomo, avvenuta nel 2005. Resta comunque una ricostruzione mai confermata ufficialmente dalle autorità, mentre il recupero del trofeo rimane legato alla storia ormai celebre del cane Pickles, che lo ritrovò una settimana dopo il furto sotto una siepe nel sud-est di Londra.
Il furto in Brasile e la scomparsa definitiva
Nel 1970 la Coppa Jules Rimet viene assegnata definitivamente al Brasile, dopo il terzo titolo mondiale conquistato dalla Selecao. Il trofeo viene esposto nella sede della federazione calcistica a Rio de Janeiro, dove rimane per oltre un decennio.Il 19 dicembre 1983, però, un gruppo di ladri riesce a introdursi nell’edificio, neutralizzare il guardiano e rubare la coppa. Secondo le indagini, il trofeo viene fuso per ricavarne lingotti, venduti poi sul mercato dell’oro per circa 15.500 dollari. La banda verrà identificata in seguito, anche grazie alla testimonianza di un uomo a cui era stato chiesto di partecipare al furto.
Un mistero che dura ancora oggi
Nonostante la versione ufficiale parli di fusione del trofeo, alcuni dubbi restano. Poiché la coppa non era realmente d’oro massiccio ma argento placcato oro, diversi studiosi e appassionati ritengono che possa non essere stata fusa e che possa trovarsi ancora oggi in qualche collezione privata. Un mistero che rende la storia della Jules Rimet ancora più affascinante.
Brasile, la maglia Jordan per i Mondiali 2026: un design ispirato alla foresta amazzonica
La nuova maglia da trasferta del Brasile per i Mondiali 2026 è già diventata uno dei kit più discussi degli ultimi anni. Il motivo non è solo estetico: si tratta infatti della prima maglia di una nazionale con il logo Jumpman di Jordan, che sostituisce il classico swoosh Nike.
La collaborazione tra Nike, Jordan Brand e la CBF segna un momento storico per la Seleção e unisce due mondi simbolo dello sport globale: il calcio brasiliano del Jogo Bonito e la cultura streetwear legata al marchio creato attorno alla figura di Michael Jordan. La maglia è stata presentata ufficialmente il 12 marzo 2026 e farà il suo debutto in campo nell’amichevole tra Brasile e Francia a Boston il 26 marzo.
Un design ispirato alla natura brasiliana
A differenza di molte recenti maglie da trasferta della Seleção, caratterizzate da linee minimaliste, il nuovo kit punta su un design molto più audace. L’ispirazione principale arriva da uno degli animali più iconici della foresta amazzonica: la rana velenosa dart frog, celebre per i colori vivaci e per la velocità dei suoi movimenti. Un simbolo che richiama qualità tradizionalmente associate al calcio brasiliano come creatività, imprevedibilità e capacità offensiva.
La maglia presenta:
-una base blu reale, che richiama i paesaggi naturali e la costa brasiliana
-dettagli blu scuro e neri per creare profondità visiva
-accenti gialli, collegati alla bandiera nazionale
-pannelli laterali acquamarina, per dare un tocco moderno e dinamico
Sul fronte spiccano grafiche frastagliate in diverse tonalità di blu, pensate per trasmettere movimento ed energia. A completare il design c’è una texture particolare ispirata all’elephant print delle Air Jordan 3, un richiamo diretto alla cultura sneaker. All’interno del colletto compare la scritta “Vai Brasil”, mentre sul petto è posizionato al centro lo stemma della CBF con le cinque stelle, simbolo dei titoli mondiali conquistati. Accanto allo stemma, al posto del tradizionale logo Nike, appare per la prima volta su una maglia di nazionale il Jumpman giallo di Jordan.
Il progetto che inizialmente era rosso
Curiosamente, la maglia finale non è il primo design sviluppato da Nike e Jordan per il Brasile. Le prime bozze prevedevano infatti una maglia rossa, ispirata alle braci ardenti e accompagnata da grafiche scure maculate. Il concept però generò forti critiche da parte dei tifosi e perplessità anche all’interno della Confederazione calcistica brasiliana, che lo riteneva troppo distante dall’identità cromatica della Seleção. Da qui la scelta di un compromesso: un design blu, più fedele alla tradizione ma comunque abbastanza audace da distinguersi nel panorama globale.
Tecnologia pensata per la performance
Oltre all’impatto estetico, la maglia è stata sviluppata con le stesse tecnologie utilizzate nei kit da gara Nike di fascia alta.
Tra le principali caratteristiche tecniche:
Zone Aero-FIT di raffreddamento
Aree in mesh strategiche migliorano la ventilazione nelle zone più calde del corpo.
Tecnologia Dri-FIT
Il tessuto allontana il sudore dalla pelle per mantenere i giocatori asciutti durante la partita.
Struttura atletica
Maniche raglan e aperture laterali garantiscono maggiore libertà di movimento.
La maglia è inoltre realizzata in poliestere riciclato al 100%, in linea con gli obiettivi di sostenibilità di Nike.
Sono disponibili due versioni:
-Stadium replica, pensata per i tifosi
-Match authentic, identica a quella indossata dai giocatori
Non solo una maglia: la collezione Jordan x Brasile
Il kit fa parte di una collezione più ampia chiamata Jordan x Brazil “Pro Pack”, progettata per unire il mondo del calcio con quello delle sneaker e dello streetwear.
La linea include:
-Air Jordan 1 Low nei colori del Brasile
-abbigliamento da allenamento Jordan con dettagli elephant print
-scarpe da calcio e da futsal
-capi streetwear come felpe, tute e t-shirt oversize
L’obiettivo è chiaro: trasformare la Seleção in un elemento centrale dell’ecosistema globale del brand Jordan, non solo nel calcio ma anche nella cultura urbana.
Reazioni positive e potenziale maglia iconica
Le prime reazioni di tifosi e atleti sono state molto positive. Il design è stato apprezzato per il mix tra simbologia della natura brasiliana e l’estetica tipica del marchio Jordan. La maglia ha già attirato l’attenzione anche fuori dal calcio: la stella NBA Luka Dončić è stata avvistata indossarla prima di una partita, segno di un interesse che va oltre il mondo del pallone. In un paese come il Brasile, dove le maglie della nazionale hanno un valore culturale enorme, il giudizio finale dipenderà anche dal campo. Se la Seleção riuscirà a vivere un grande Mondiale 2026, questa collaborazione con Jordan potrebbe entrare nella storia come una delle maglie più iconiche di sempre.
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Mondiali 2026, Trump: “Iran benvenuta, ma meglio che non partecipi per sicurezza”
La possibile partecipazione dell’Iran ai Mondiali 2026 continua a essere al centro di tensioni politiche. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha infatti dichiarato che la nazionale iraniana sarebbe “benvenuta” al torneo, pur esprimendo dubbi sulla sua presenza per motivi di sicurezza. Il commento è arrivato attraverso un messaggio pubblicato sul social Truth, dove Trump ha affermato che la squadra potrebbe partecipare alla Coppa del Mondo ma che, a suo giudizio, la situazione attuale renderebbe poco opportuno il viaggio negli Stati Uniti.
La posizione della Casa Bianca
Nella sua dichiarazione, il presidente americano ha ribadito formalmente l’apertura verso la nazionale iraniana, pur lasciando intendere che il contesto internazionale potrebbe rendere complicata la partecipazione. Secondo Trump, la presenza dell’Iran al torneo non sarebbe necessariamente appropriata “per la loro sicurezza”, un riferimento evidente alle tensioni geopolitiche che coinvolgono il Medio Oriente e i rapporti tra Washington e Teheran.
Le parole di Infantino
Nei giorni scorsi il presidente della FIFA, Gianni Infantino, aveva raccontato di aver discusso proprio con Trump della partecipazione dell’Iran alla Coppa del Mondo. Infantino aveva spiegato che il presidente degli Stati Uniti gli aveva assicurato che la nazionale iraniana sarebbe stata accolta senza problemi nel torneo che si giocherà nel 2026 tra Stati Uniti, Canada e Messico. Il numero uno della FIFA aveva sottolineato come il calcio possa rappresentare un’occasione per unire le persone anche in momenti di tensione internazionale.
La risposta dell’Iran
Le parole provenienti dagli Stati Uniti arrivano dopo la presa di posizione molto dura del ministro dello Sport iraniano Ahmad Donyamali, che aveva escluso la partecipazione del suo Paese al torneo. Secondo il ministro, la situazione politica e militare renderebbe impossibile la presenza dell’Iran alla Coppa del Mondo. In un intervento televisivo aveva accusato il governo statunitense di responsabilità nelle recenti tensioni e dichiarato che Teheran non avrebbe alcuna intenzione di prendere parte alla competizione.
Mondiale tra calcio e geopolitica
La vicenda evidenzia ancora una volta quanto la Coppa del Mondo 2026 rischi di intrecciarsi con questioni politiche internazionali. Da un lato la FIFA continua a sostenere che il calcio debba restare un terreno neutrale, capace di unire popoli e culture. Dall’altro, le tensioni tra Stati Uniti e Iran stanno trasformando la partecipazione della nazionale asiatica in un caso diplomatico. Se l’Iran dovesse davvero rinunciare al torneo, la FIFA potrebbe essere costretta a valutare una sostituzione, anche se al momento l’organismo internazionale non ha annunciato piani alternativi. Nel frattempo il dibattito resta aperto, con il Mondiale del 2026 che rischia di essere segnato non solo dal calcio ma anche dalla geopolitica.
Italia, Verratti verso il forfait: Pisilli pronto alla convocazione per i playoff
Brutte notizie per Gennaro Gattuso in vista dei playoff che decideranno il destino dell’Italia verso i Mondiali 2026. Marco Verratti, che il ct sperava di poter reinserire nel gruppo azzurro, sarebbe infatti alle prese con nuovi problemi fisici.
Secondo quanto riferito da Repubblica, il centrocampista dell’Al-Duhail avrebbe accusato nuovamente fastidi al ginocchio, un problema che sembrava ormai superato ma che invece continua a condizionarlo. Una situazione che, di fatto, allontana la possibilità di rivederlo in campo con la Nazionale proprio alla vigilia degli spareggi.
Pisilli verso la chiamata
L’assenza di Verratti e il recente infortunio di Antonio Vergara aprono così nuovi scenari a centrocampo. In questo contesto prende quota la convocazione di Niccolò Pisilli, giovane talento della Roma, che potrebbe entrare stabilmente nella lista dei convocati. Per il resto del reparto non sembrano esserci grandi dubbi: Barella, Locatelli, Tonali e Frattesi restano punti fermi del centrocampo azzurro, con Pisilli pronto ad aggiungersi al gruppo.
Zaccagni in rimonta in attacco
Novità possibili anche nel reparto offensivo. Nelle ultime ore sarebbero infatti in crescita le quotazioni di Mattia Zaccagni, che potrebbe guadagnare spazio nella lista finale del ct. L’esterno offensivo della Lazio sarebbe attualmente in vantaggio su Federico Chiesa e Nicolò Zaniolo come alternativa di qualità nel reparto avanzato.
Difesa: possibile doppia convocazione
Infine, attenzione anche al reparto arretrato. Nella lista che potrebbe comprendere 27-28 giocatori, Gattuso starebbe valutando la convocazione sia di Federico Gatti sia di Giorgio Scalvini, anche alla luce dell’infortunio che ha fermato Matteo Gabbia. Scelte che il ct dovrà definire nelle prossime ore, con l’Italia che si prepara alla semifinale playoff contro l’Irlanda del Nord. In caso di vittoria, gli azzurri si giocheranno l’accesso al Mondiale nella finale del 31 marzo contro la vincente tra Galles e Bosnia.
Bernardeschi: “Playoff? La paura è giusta, ma l’Italia va sostenuta”
Federico Bernardeschi ha parlato anche della Nazionale italiana durante l’intervista rilasciata al podcast La Tripletta de La Gazzetta dello Sport, soffermandosi soprattutto sul clima che accompagna gli azzurri verso i playoff di qualificazione ai Mondiali 2026.
L’esterno del Bologna ha spiegato che la tensione attorno alla squadra è inevitabile in un momento così delicato. La paura, secondo lui, è reale ma non deve trasformarsi in un blocco: può invece diventare uno stimolo per alzare il livello e affrontare la sfida con maggiore concentrazione. Come ha sottolineato lo stesso Bernardeschi, "è una paura reale, ma è giusto che ci sia: l’importante è che non diventi fobia".
Nel suo intervento il campione d’Europa del 2021 ha anche invitato l’ambiente che circonda la Nazionale a cambiare atteggiamento. A suo avviso, troppo spesso attorno all’Italia si crea un clima negativo, con giudizi severi dopo poche partite e una tendenza a sottolineare più gli errori che gli aspetti positivi. Bernardeschi ha evidenziato come la Nazionale rappresenti un patrimonio comune e che, proprio per questo, dovrebbe essere sostenuta da tutto il Paese.
Parlando del rapporto con il commissario tecnico Gennaro Gattuso, l’esterno rossoblù ha raccontato di aver avuto soltanto un breve contatto quando il ct è passato a visitare le squadre di Serie A. Un confronto rapido, senza ulteriori dialoghi per ora.
Infine Bernardeschi ha scherzato su una possibile scelta tra tre esterni offensivi italiani in corsa per la Nazionale - lui stesso, Domenico Berardi e Mattia Zaccagni - rispondendo con ironia: "I campioni d’Europa". Un riferimento chiaro alla generazione azzurra che ha conquistato l’Europeo nel 2021 e che sogna ora di riportare l’Italia ai Mondiali.
Italia verso i playoff Mondiali, Cassano: Gattuso e Donnarumma le uniche certezze
L’Italia si prepara al momento decisivo del proprio cammino verso i Mondiali 2026. Gli azzurri torneranno in campo il 26 marzo alla New Balance Arena di Bergamo per affrontare l’Irlanda del Nord nella semifinale dei playoff di qualificazione. In caso di vittoria, la squadra di Gennaro Gattuso giocherà la finale il 31 marzo in trasferta. Una doppia sfida che può riportare la Nazionale a giocare un Mondiale dodici anni dopo l’ultima partecipazione, quella del 2014 in Brasile.
Cassano: fiducia in Gattuso e Donnarumma
Intervistato dal Corriere della Sera, Antonio Cassano ha analizzato la situazione della Nazionale sottolineando come, a suo avviso, le principali certezze siano due: l’allenatore e il portiere. L’ex attaccante ritiene che Gattuso abbia la personalità giusta per trascinare il gruppo e tirare fuori il massimo dai giocatori, anche con metodi duri se necessario. L’altro punto fermo per Cassano è Gianluigi Donnarumma, che considera l’unico vero campione attualmente presente nella rosa azzurra. Nonostante questo, l’ex fantasista vede maggiori difficoltà nell’eventuale seconda sfida dei playoff, soprattutto se dovesse disputarsi in Galles, squadra che secondo lui gioca con grande intensità.
I dubbi su Verratti e sull’attacco
Cassano si è soffermato anche su alcune possibili scelte di Gattuso, a partire dal possibile ritorno di Marco Verratti in Nazionale. L’ex giocatore di Roma e Real Madrid ha ammesso che si tratta di una scommessa, ma ritiene comunque che il centrocampista possa offrire qualcosa in più rispetto ad altre soluzioni a centrocampo. L’altro tema riguarda il reparto offensivo e la crescita di Francesco Pio Esposito. Cassano ha invitato però alla prudenza, sottolineando che il giovane attaccante deve essere lasciato crescere senza pressioni e senza paragoni ingombranti con grandi centravanti del passato come Christian Vieri.
Cassano: “Maldini sarebbe il presidente giusto”
Infine Cassano ha parlato anche di un’eventuale esperienza in Federazione, escludendo però questa possibilità per sé. Secondo l’ex attaccante, la persona più adatta per guidare il calcio italiano sarebbe Paolo Maldini, figura che a suo giudizio avrebbe le competenze, lo status e l’indipendenza necessari per cambiare davvero le cose.
Brasile, Neymar sogna i Mondiali 2026: Ancelotti lo convoca, ma il posto non è garantito
Il futuro di Neymar resta legato a un obiettivo molto chiaro: partecipare ai Mondiali 2026. L’attaccante brasiliano, tornato al Santos, sta cercando di ritrovare continuità dopo gli ultimi anni segnati da numerosi problemi fisici. A 34 anni il fuoriclasse verdeoro continua a credere nella possibilità di guidare il Brasile nella prossima Coppa del Mondo che si giocherà tra Stati Uniti, Canada e Messico. Il commissario tecnico Carlo Ancelotti ha inserito l’ex Barcellona e PSG nella lista preliminare della Seleção per la prossima finestra internazionale, ma la sua presenza al Mondiale resta tutt’altro che scontata.
Neymar osservato speciale di Ancelotti
Secondo quanto riportato da UOL, Neymar è stato incluso nella pre-lista del Brasile per le amichevoli contro Francia e Croazia in programma alla fine di marzo. Il numero dieci del Santos non giocherà però la prossima partita di campionato contro il Mirassol a causa della gestione dei carichi fisici. Questo significa che avrà una sola occasione, la sfida contro il Corinthians, per dimostrare ad Ancelotti di essere in condizione. Il ct italiano e il direttore della CBF Rodrigo Caetano seguiranno da vicino la partita per valutare lo stato di forma del giocatore.
Thiago Silva: “Se sta bene deve esserci”
A difendere la candidatura di Neymar è intervenuto anche Thiago Silva, che ha ribadito quanto il numero dieci possa essere decisivo per la Seleção. Secondo l’ex difensore, quando Neymar è in forma rappresenta un problema enorme per qualsiasi avversario e la sua presenza in un Mondiale non dovrebbe nemmeno essere in discussione.
Endrick in ascesa nell’attacco brasiliano
Tra i giovani che stanno convincendo lo staff tecnico c’è anche Endrick. Il talento brasiliano, trasferitosi a gennaio all’Olympique Lione, ha avuto un impatto immediato nel calcio francese. In dieci presenze ha già realizzato cinque gol e fornito tre assist, numeri che lo candidano seriamente a un posto nella lista definitiva per il Mondiale.
Bremer verso il ritorno in nazionale
Tra i difensori monitorati da Ancelotti c’è anche Bremer. Il centrale della Juventus è tornato nella pre-lista della Seleção dopo il lungo stop causato dalla rottura del legamento crociato nel 2024. Dopo il recupero e un successivo intervento al menisco, il difensore brasiliano è tornato titolare a Torino e ha ritrovato continuità. Le sue prestazioni hanno convinto lo staff tecnico del Brasile, che lo considera una possibile risorsa per rinforzare il reparto arretrato.
Neymar tra sogno e pressione
Per Neymar la strada verso il Mondiale resta quindi aperta ma piena di incognite. La convocazione nella lista preliminare rappresenta una chance importante, ma il fuoriclasse del Santos dovrà dimostrare di essere ancora in grado di fare la differenza ai massimi livelli.
Solo allora Ancelotti potrà decidere se affidargli ancora una volta le chiavi dell’attacco brasiliano nella Coppa del Mondo del 2026.
Mondiali 2026, FIFA taglia oltre 100 milioni dal budget operativo
La FIFA ha ridotto di oltre 100 milioni di dollari il budget operativo per i Mondiali 2026 che si giocheranno tra Stati Uniti, Canada e Messico. La decisione, secondo diverse fonti interne citate da The Athletic, ha portato a richieste di maggiore efficienza economica nei vari dipartimenti della sede statunitense dell’organizzazione a Miami.
Il taglio riguarderebbe diversi settori chiave dell’organizzazione del torneo, tra cui sicurezza, logistica, trasporti e accessibilità.
Il piano economico del Mondiale 2026
Nonostante le riduzioni operative, la FIFA continua a prevedere ricavi record per il torneo. In un’intervista rilasciata a CNBC lo scorso febbraio, il presidente Gianni Infantino ha spiegato che l’organizzazione si aspetta entrate superiori agli 11 miliardi di dollari dal Mondiale nordamericano. Nel rapporto finanziario annuale del 2024 la FIFA aveva indicato una previsione di spesa operativa per la Coppa del Mondo pari a 1,12 miliardi di dollari, all’interno di un budget complessivo di circa 3,76 miliardi, che include premi, produzione televisiva e gestione dell’evento.
Tra le principali voci di spesa previste figuravano:
280 milioni di dollari per servizi tecnici
159 milioni per i trasporti legati all’evento
145 milioni per sicurezza e protezione
79 milioni per la gestione degli ospiti
Le preoccupazioni interne
Secondo alcune fonti interne, i dipendenti della FIFA negli Stati Uniti sarebbero stati informati più volte dei tagli al budget, con una riduzione complessiva superiore ai 100 milioni di dollari. Le stesse fonti spiegano che le indicazioni per ridurre i costi sarebbero arrivate direttamente dalla sede centrale della FIFA in Svizzera. Il clima interno, secondo quanto riferito, sarebbe diventato più teso tra i team che lavorano all’organizzazione del torneo, soprattutto nei settori legati a sicurezza, logistica e accessibilità.
La risposta della FIFA
Interpellata da The Athletic, la FIFA ha confermato che il controllo dei costi fa parte della gestione ordinaria dei grandi eventi.
“Rivediamo costantemente l’efficienza dei budget per garantire che i costi siano controllati e che il maggior numero possibile di risorse possa essere reinvestito nello sviluppo del calcio nel mondo”, ha spiegato un portavoce dell’organizzazione.
Secondo la federazione internazionale, revisioni di questo tipo vengono effettuate regolarmente prima di ogni grande torneo.
L’obiettivo: reinvestire il 90% dei ricavi nel calcio
Alla base dei tagli ci sarebbe anche l’obiettivo finanziario fissato dalla FIFA per il ciclo 2023-2026. L’organizzazione ha infatti dichiarato di voler reinvestire oltre il 90% delle proprie entrate nello sviluppo del calcio globale. Nel piano economico pubblicato nel bilancio 2024, la FIFA ha stimato investimenti complessivi pari a 12,9 miliardi di dollari nel quadriennio, con l’obiettivo di reinvestire 11,67 miliardi in programmi di sviluppo calcistico in tutto il mondo. Il Mondiale 2026, il primo della storia con 48 squadre partecipanti, rappresenterà quindi non solo il torneo più grande mai organizzato, ma anche uno dei progetti finanziari più ambiziosi nella storia della FIFA.
Italia, niente illusioni verso i playoff: il Mondiale non è affatto scontato
Da tempo il dibattito attorno alla Nazionale ruota attorno alla stessa convinzione: l’Italia non può permettersi un’altra esclusione dal Mondiale. Eppure la storia recente racconta qualcosa di diverso, perché è già accaduto due volte. A poco più di due settimane dal playoff con l’Irlanda del Nord conviene allora mettere da parte le frasi di circostanza e affrontare la realtà: un nuovo fallimento è possibile. Non significa essere pessimisti, ma semplicemente guardare le cose per quello che sono.
Accettare questo rischio può persino avere un effetto positivo. La paura di sbagliare, se gestita nel modo giusto, può trasformarsi in motivazione e concentrazione. Toccherà ai giocatori dimostrarlo sul campo. Ma ignorare il problema non aiuterà certo la Nazionale.
Una rosa piena di interrogativi
Il primo elemento da considerare è il livello attuale dei convocabili. L’Italia non è una squadra debole, ma nemmeno quella corazzata che molti continuano a immaginare. In difesa, ad esempio, il momento non è dei più sereni. Bastoni è finito al centro delle contestazioni, Buongiorno alterna buone prestazioni a errori pesanti, mentre Gatti non sempre garantisce affidabilità.
A centrocampo Barella appare spesso nervoso e Frattesi continua a vivere una stagione complicata, con poche partite realmente incisive. Davanti non mancano i dubbi. Retegui continua a segnare ma arrivano voci poco rassicuranti sulla sua condizione. Kean resta spesso fermo per problemi fisici, mentre Pio Esposito sta accumulando minuti senza riuscire a trovare continuità. Se si allarga lo sguardo la situazione non migliora molto: Raspadori è fermo, Orsolini e Zaccagni sembrano in calo di rendimento e giocatori come Maldini o Bellanova non stanno attraversando il momento migliore.
Le difficoltà sulle fasce e in difesa
L’infortunio di Di Lorenzo complica ulteriormente le scelte di Gattuso. Le alternative non offrono certezze assolute e i nomi di riserva - Coppola, Okoli - rappresentano più scommesse che soluzioni consolidate. Scalvini, che potrebbe essere una risorsa importante, continua invece a fare i conti con gli infortuni. Anche la questione Chiesa resta sospesa: dopo i ripetuti rifiuti alla Nazionale e un minutaggio molto limitato con il club, il suo eventuale ritorno lascia più di una perplessità.
Le possibili soluzioni tattiche
Davanti a una situazione del genere, forse servirebbe il coraggio di introdurre qualche soluzione meno prevedibile. Donnarumma tra i pali resta un punto fermo. Alle sue spalle però Carnesecchi potrebbe rappresentare un’alternativa più affidabile rispetto a Vicario, che sta vivendo una stagione complicata al Tottenham. In difesa si potrebbe pensare a Calafiori sul centrodestra per lasciare Bastoni nel suo ruolo naturale sul centrosinistra, con Buongiorno al centro. Un’altra ipotesi potrebbe essere Mancini braccetto di destra e Calafiori utilizzato in una posizione più avanzata, quasi da mediano aggiunto capace di proteggere la difesa e accompagnare l’azione. Sulle fasce, se l’idea è confermare il 3-5-2, servono interpreti coerenti: Palestra o Kayode a destra e Dimarco a sinistra, con Bartesaghi come possibile alternativa.
Le variabili offensive
Anche in attacco qualche scelta diversa potrebbe dare imprevedibilità alla squadra. Zaniolo, ad esempio, è uno dei pochi giocatori che in questo momento sembra avere entusiasmo e rabbia agonistica, due ingredienti fondamentali in partite così delicate. La sensazione però è che si andrà verso una formazione molto più conservativa: Mancini nella difesa a tre, Bastoni adattato al centro, Calafiori sul centrosinistra, Dimarco e Politano sugli esterni. In mezzo Locatelli con Barella e Tonali, davanti la coppia Kean-Retegui. Una squadra solida ma estremamente leggibile per qualsiasi avversario, soprattutto per chi è abituato a studiare il 3-5-2 della Serie A ogni settimana.
Il rischio delle gerarchie rigide
Il vero problema, forse, è proprio questo: la rigidità delle gerarchie. Convocare giovani come Palestra per poi affidarsi comunque ai soliti nomi nel momento decisivo rischia di svuotare di senso qualsiasi tentativo di rinnovamento. In alcune zone del campo questa Nazionale avrebbe bisogno esattamente del contrario: meno prudenza e più incoscienza.
Il momento del calcio italiano
Il contesto generale del calcio italiano non aiuta a trasmettere fiducia. Le competizioni europee di questa stagione hanno lasciato segnali preoccupanti: eliminazioni pesanti e risultati spesso deludenti. Allo stesso tempo però non bisogna cadere nella tentazione di buttare tutto. Solo pochi mesi fa l’Inter arrivava in finale di Champions League e l’Atalanta conquistava l’Europa League. Il problema non è la totale mancanza di talento, ma la difficoltà nel trovare continuità.
La verità a quindici giorni dal playoff
Oggi mancano quindici giorni alla sfida contro l’Irlanda del Nord, la prima tappa di un doppio spareggio che deciderà se l’Italia tornerà finalmente al Mondiale. Il materiale umano a disposizione di Gattuso non è da buttare. Ma non è nemmeno sufficiente per sentirsi al sicuro. E forse il primo passo per evitare un’altra delusione è proprio questo: smettere di comportarsi come se il fallimento fosse impossibile.
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