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Bosnia, eroe nazionale a 14 anni: il raccattapalle che ha rubato il foglio dei rigori a Donnarumma
In Bosnia è già diventato un piccolo eroe nazionale. Si chiama Afan Cizmic, ha 14 anni e durante la finale dei playoff mondiali tra Bosnia ed Erzegovina e Italia a Zenica era a bordo campo come raccattapalle dello stadio Bilino Polje. Nel momento decisivo della partita, durante la serie dei calci di rigore, il giovane ha sottratto a Gianluigi Donnarumma il foglietto con le indicazioni sui tiratori bosniaci. Un episodio curioso che, secondo il ragazzo, avrebbe contribuito a mettere in difficoltà il portiere azzurro.
Cizmic, che gioca nelle giovanili del Celik, ha raccontato di aver pensato per tutta la partita a un modo per aiutare la propria nazionale. Quando è riuscito a prendere il foglio con gli appunti, Donnarumma si è ritrovato senza le informazioni sui rigoristi avversari: indicazioni che riportavano piede preferito, rincorsa e direzione più frequente dei tiri. Il giovane ha spiegato che il portiere dell’Italia si è accorto quasi subito della scomparsa del foglietto. Dopo aver controllato l’asciugamano dove lo aveva appoggiato, Donnarumma avrebbe iniziato a cercarlo senza trovarlo, convinto inizialmente che fosse stato preso da uno steward.
Secondo il racconto del ragazzo, l’episodio avrebbe innervosito il capitano azzurro proprio nei momenti che precedevano i tiri dal dischetto. Durante la serie dei rigori Donnarumma si è tuffato sempre nella stessa direzione, senza riuscire a intercettare i tiri dei bosniaci. Il foglio con gli appunti è diventato nel frattempo un vero cimelio. Afan Cizmic ha raccontato di averlo mostrato al padre e che la famiglia ha deciso di metterlo all’asta, con l’idea di devolvere il ricavato in beneficenza.
Post dimissioni Gravina pubblica il dossier sul calcio italiano: giovani pochi, conti in rosso e riforme bloccate
Dopo le dimissioni dalla presidenza della FIGC, Gabriele Gravina ha reso pubblica la relazione sullo stato di salute del calcio italiano che aveva preparato per l’audizione davanti alla Commissione Cultura della Camera, poi annullata proprio a seguito del suo passo indietro. Nel documento, l’ex presidente federale analizza le principali criticità del sistema calcio e prova a spiegare perché molte delle riforme proposte durante il suo mandato non siano mai state realizzate. Secondo Gravina, il problema è ormai strutturale e riguarda la difficoltà di coordinare gli interessi di federazione, leghe e istituzioni.
Giovani italiani sempre meno in campo
Uno dei punti più critici riguarda la presenza di calciatori italiani e giovani nei campionati professionistici. La Serie A ha un’età media di circa 27 anni, tra le più alte in Europa, e quasi il 68% dei minuti complessivi è giocato da calciatori non selezionabili per la Nazionale. Il dato più preoccupante riguarda però gli Under 21 italiani, che rappresentano appena l’1,9% dei minuti giocati, uno dei valori più bassi tra i campionati monitorati a livello mondiale. Anche il numero complessivo di calciatori italiani impiegati con continuità è limitato: su quasi 300 giocatori utilizzati con regolarità in Serie A, meno di cento sono italiani. Il risultato è un bacino sempre più ristretto da cui la Nazionale può attingere.
Talento disperso e qualità tecnica in calo
Nel documento viene evidenziato anche un progressivo impoverimento della qualità tecnica del campionato. Tra gli indicatori citati:
-meno dribbling rispetto agli altri grandi campionati europei
-minor intensità nel pressing
-velocità media del gioco inferiore rispetto alla Champions League
Secondo l’analisi federale, il calcio italiano fatica a stare al passo con l’evoluzione del gioco moderno, più rapido e più fisico.
Un altro elemento riguarda la gestione dei giovani talenti. Nonostante i buoni risultati delle nazionali giovanili, molti calciatori italiani faticano a trovare spazio nelle prime squadre dei club, a differenza di quanto accade in Spagna, Francia o Inghilterra.
Un sistema economicamente fragile
La relazione evidenzia anche una situazione economica complessa. Il calcio professionistico italiano registra perdite superiori ai 700 milioni di euro all’anno, con un indebitamento complessivo di circa 5,5 miliardi. Negli ultimi decenni quasi 200 società professionistiche non sono state ammesse ai campionati per problemi finanziari. Parallelamente sono aumentati i costi, in particolare quelli legati agli stipendi e alle commissioni degli agenti, che nel 2025 hanno superato i 300 milioni di euro. Un altro elemento segnalato è l’elevato numero di club professionistici: 97 società, un dato superiore alla maggior parte dei campionati europei.
Il ritardo sugli stadi
Gravina sottolinea anche il forte gap infrastrutturale rispetto ad altri Paesi. Negli ultimi anni l’Italia non è riuscita a tenere il passo nella costruzione o ristrutturazione degli impianti, un fattore che incide sia sui ricavi sia sulla competitività del sistema.
Le riforme bloccate
Una parte importante del dossier riguarda le riforme mai realizzate.
Tra queste:
_riduzione del numero di squadre professionistiche
_riforma dei campionati con Serie A e Serie B a 18 squadre
_rafforzamento dei controlli economici sui club
Secondo Gravina, molte di queste modifiche sono state bloccate dalla mancanza di accordo tra le diverse componenti del sistema e dai vincoli statutari che richiedono il consenso delle leghe.
Le proposte sul tavolo
Nel documento vengono elencate anche alcune possibili soluzioni per rilanciare il movimento:
1_incentivi fiscali per investimenti nei settori giovanili
2_sostegno alla costruzione di nuovi stadi
3_contributi derivanti dal settore delle scommesse destinati allo sviluppo del calcio
4_rafforzamento dei programmi di formazione tecnica per i giovani
Tra i progetti citati c’è anche il piano per il rilancio del calcio giovanile italiano, coordinato da Maurizio Viscidi, basato su una maggiore centralità della tecnica e sulla formazione degli allenatori dei settori giovanili.
Un sistema che deve fare squadra
La conclusione della relazione è chiara: nessuna riforma può essere realizzata senza una collaborazione reale tra tutte le componenti del sistema calcistico e le istituzioni. Secondo Gravina, senza una volontà comune di anteporre l’interesse generale alle singole posizioni, sarà difficile avviare una vera ricostruzione del calcio italiano.
Abodi apre agli Under 19 titolari in Serie A: “Serve coraggio per dare spazio ai giovani italiani”
Favorire l’utilizzo dei giovani italiani nei club di Serie A è una delle strade per rilanciare il movimento calcistico nazionale. Ne è convinto Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, intervenuto a margine dell’evento Sport Missione Comune 2026 parlando con i media presenti. Il riferimento è alla proposta avanzata nelle ultime settimane di prevedere almeno un Under 19 italiano titolare in ogni squadra di Serie A. Per Abodi si tratta di un’ipotesi da valutare con attenzione, purché compatibile con le normative europee. Secondo il ministro, tuttavia, la vera differenza non dipende soltanto dalle regole: il fattore decisivo resta la volontà dei club e degli allenatori di investire davvero sui giovani. Dare spazio ai talenti italiani, ha spiegato, rappresenta un investimento nel medio-lungo periodo che riguarda tutto il sistema calcistico, non soltanto la Nazionale. Abodi si è detto convinto che il talento nel calcio italiano esista ancora, ma che negli ultimi anni sia stato in parte soffocato. Liberare la creatività e l’estro dei giovani, senza rigidità eccessive nei sistemi di gioco, potrebbe permettere a nuove qualità di emergere.
Il tema FIGC
Durante l’incontro il ministro ha parlato anche della situazione della FIGC, dopo le dimissioni del presidente Gravina e l’avvicinarsi delle elezioni federali. Sull’eventualità di un commissariamento della federazione, Abodi ha ricordato che si tratta di una decisione che spetta al CONI e al suo presidente. La priorità, secondo il ministro, non è tanto il nome del prossimo presidente, quanto la capacità della nuova governance di realizzare quelle riforme che finora non sono state portate avanti.
Nazionale e nuovi scenari
Tra i temi affrontati anche quello della panchina della Nazionale, con il nome di Antonio Conte tra i possibili candidati. Abodi ha evitato di entrare nel merito delle scelte tecniche, sottolineando però il grande lavoro svolto dal tecnico a Napoli e ricordando che eventuali decisioni spetteranno alla federazione, al club e allo stesso allenatore. Il ministro ha inoltre escluso l’ipotesi di un possibile ripescaggio dell’Italia ai prossimi Mondiali, definendola molto improbabile salvo scenari eccezionali all’interno della stessa area europea.
Stadi e infrastrutture
Infine Abodi ha toccato il tema degli stadi italiani, dopo le recenti osservazioni del presidente UEFA Aleksander Ceferin. Il ministro ha riconosciuto la necessità di accelerare sui progetti infrastrutturali, sottolineando che il lavoro del commissario nominato per gli impianti sportivi dovrebbe contribuire a semplificare le procedure. Tra i dossier aperti c’è anche quello del nuovo stadio della Roma, con l’obiettivo di completare l’iter amministrativo e arrivare all’apertura dei cantieri nel 2027.
Ufficiale, Gattuso lascia la Nazionale: risoluzione consensuale con la FIGC
Si chiude ufficialmente l’esperienza di Gennaro Gattuso sulla panchina della Nazionale italiana. La FIGC ha comunicato la risoluzione consensuale del contratto che legava il tecnico calabrese alla guida degli azzurri dopo nove mesi di lavoro. La decisione arriva all’indomani della mancata qualificazione al Mondiale 2026, terza esclusione consecutiva dell’Italia dalla competizione. Nel messaggio diffuso dalla federazione, Gattuso ha spiegato di aver scelto di farsi da parte per permettere alla Nazionale di ripartire il prima possibile con nuove valutazioni tecniche. “Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale. La maglia azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio e per questo è giusto agevolare sin da subito le future scelte”.
Il tecnico ha poi voluto ringraziare il presidente Gabriele Gravina, Gianluigi Buffon e tutti i collaboratori federali per il sostegno ricevuto durante il suo mandato. Un pensiero speciale è stato dedicato anche ai giocatori e ai tifosi. Gattuso ha sottolineato l’impegno dimostrato dal gruppo azzurro e ha rivolto un ringraziamento agli italiani che in questi mesi hanno continuato a sostenere la squadra nonostante le difficoltà.
“È stato un onore guidare la Nazionale e lavorare con ragazzi che hanno mostrato grande attaccamento alla maglia. Il grazie più grande va ai tifosi e a tutti gli italiani che non hanno mai fatto mancare il loro amore”.
Anche Gravina ha voluto salutare il tecnico calabrese, sottolineando il contributo dato in un momento complicato per la Nazionale. Secondo il presidente federale, Gattuso è riuscito in pochi mesi a riportare entusiasmo intorno alla squadra, trasmettendo ai giocatori e all’ambiente un forte senso di orgoglio per la maglia azzurra. Con l’addio dell’ex allenatore del Napoli si apre ora una nuova fase per la Nazionale. La federazione dovrà scegliere rapidamente il prossimo commissario tecnico, chiamato a ricostruire il progetto azzurro dopo una delle pagine più difficili della storia recente del calcio italiano.
Dopo Gravina si dimette anche Buffon: “Volevo lasciare subito dopo Bosnia-Italia”
Dopo il passo indietro di Gabriele Gravina, arriva un’altra uscita importante ai vertici della Nazionale. Gianluigi Buffon ha annunciato le dimissioni dal ruolo di capo delegazione dell’Italia, incarico ricoperto negli ultimi mesi accanto al ct Gennaro Gattuso. A comunicarlo è stato lo stesso ex portiere con un lungo messaggio pubblicato sui social. Buffon ha spiegato che la decisione era maturata immediatamente dopo la sconfitta contro la Bosnia, costata agli azzurri la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali. In quel momento, ha raccontato, l’idea di lasciare era stata una reazione istintiva alla delusione della serata. Secondo Buffon, tuttavia, gli era stato chiesto di aspettare per consentire alla federazione di riflettere sulla situazione. Ora, con le dimissioni di Gravina, l’ex capitano azzurro ha ritenuto corretto fare lo stesso passo indietro, anche per lasciare alla futura dirigenza la libertà di scegliere una nuova figura per il ruolo.
Nel suo messaggio Buffon ha ricordato il lavoro svolto nei mesi passati insieme allo staff della Nazionale. L’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale, traguardo che però non è stato raggiunto. Nonostante questo, l’ex portiere ha sottolineato il tentativo di costruire un progetto più ampio, con l’intenzione di rafforzare il collegamento tra le varie selezioni giovanili e la Nazionale maggiore.
Una parte del lavoro, ha spiegato, era stata dedicata proprio alla creazione di una struttura più solida per lo sviluppo dei giovani talenti, attraverso l’inserimento di alcune figure di grande esperienza e un’organizzazione più chiara delle competenze.
Buffon ha concluso il suo messaggio ribadendo il legame profondo con la maglia azzurra, definita una passione che lo accompagna fin da quando era ragazzo. Nonostante l’epilogo doloroso, l’ex portiere ha parlato dell’esperienza in federazione come di un grande privilegio, salutando con un messaggio semplice e diretto: “Forza Azzurri sempre”.
Bierhoff all’Italia: “Siete rimasti agli anni '90. Noi (in Germania) siamo rinati cambiando tutto”
La terza esclusione consecutiva dell’Italia dal Mondiale continua a generare riflessioni anche fuori dai confini nazionali. Tra le voci più autorevoli c’è quella di Oliver Bierhoff, ex attaccante del Milan e per quasi vent’anni dirigente della nazionale tedesca, protagonista della ricostruzione della Germania dopo la crisi dei primi anni Duemila. Secondo Bierhoff, il fatto che l’Italia sia rimasta fuori dalla Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva non può essere liquidato come un episodio. L’eliminazione contro la Bosnia può essere stata condizionata anche da fattori di partita, come l’espulsione che ha cambiato l’inerzia della gara, ma per l’ex dirigente tedesco il problema è soprattutto strutturale: la Nazionale non dispone più della qualità individuale che in passato le permetteva di superare anche situazioni complicate.
Nel suo ragionamento, il successo all’Europeo del 2021 ha in parte mascherato le difficoltà del movimento. Quella vittoria, secondo Bierhoff, è stata soprattutto il trionfo di un gruppo molto compatto, più che l’espressione di una generazione ricca di talento come accade invece in altre nazionali europee. Un segnale evidente è anche la presenza limitata di giocatori italiani richiesti dai grandi club internazionali. Per questo l’ex attaccante difende anche il lavoro di Gennaro Gattuso. La squadra, a suo avviso, ha mostrato spirito e volontà, qualità che ricordano il carattere del tecnico calabrese quando era giocatore. Tuttavia, nel calcio moderno l’organizzazione e la determinazione non bastano senza un livello tecnico elevato.
Bierhoff conosce bene cosa significhi ricostruire un sistema calcistico. Dopo il fallimento della Germania agli Europei del 2004, la federazione tedesca avviò una riforma profonda del movimento: furono create nuove accademie giovanili, vennero migliorati i programmi di formazione per gli allenatori e cambiò completamente la filosofia di sviluppo dei calciatori, con maggiore attenzione alla tecnica e alla qualità individuale. I risultati non arrivarono immediatamente. Servirono anni perché quella generazione maturasse, ma già nel 2010 si iniziarono a vedere i primi effetti e nel 2014 la Germania conquistò il titolo mondiale in Brasile.
Nell’analisi dell’ex dirigente tedesco c’è anche una critica all’evoluzione del calcio italiano. Per decenni l’Italia è stata un punto di riferimento tattico, ma oggi il gioco è cambiato: è più veloce, più fisico e più offensivo. Secondo Bierhoff il sistema italiano non si è adattato con la stessa rapidità a queste trasformazioni ed è rimasto legato a modelli del passato.
Infine, viene sottolineato anche l’aspetto sociale che ha contribuito alla crescita di molte nazionali moderne. Paesi come Francia e Germania hanno beneficiato dell’apporto di nuove generazioni provenienti da contesti diversi, portando nel calcio una forte motivazione e una grande fame di successo. La conclusione dell’ex dirigente è chiara: cambiare allenatore può dare entusiasmo nell’immediato, ma per tornare competitiva l’Italia ha bisogno soprattutto di un progetto strutturale a lungo termine, capace di rinnovare il modo in cui si formano e si sviluppano i calciatori.
Italia, caccia al nuovo ct: Allegri, Conte, Mancini e Inzaghi tra i candidati dopo l’addio di Gattuso
Via Allegri, sede della FIGC, è oggi molto più di un semplice indirizzo: è il centro nevralgico di un calcio italiano chiamato a reinventarsi dopo l’ennesima delusione della Nazionale. Con il ciclo di Gennaro Gattuso ormai agli sgoccioli, il tema del nuovo commissario tecnico diventa inevitabilmente centrale. L’idea, all’interno della federazione, è chiara: ripartire da un grande nome, capace di restituire credibilità e identità alla Nazionale. E i profili presi in considerazione sono tutti di primissimo piano.
Allegri, il nome che stuzzica
Tra le suggestioni più forti c’è Massimiliano Allegri, oggi protagonista con il Milan, secondo in classifica. Il tecnico livornese rappresenterebbe una figura solida e carismatica, capace di garantire organizzazione e risultati. Le sue caratteristiche tattiche e la grande esperienza internazionale lo rendono un profilo particolarmente apprezzato negli ambienti federali. Il nodo, però, resta il contratto con il Milan, firmato la scorsa estate fino al 2027 con opzione per un’altra stagione.
Il ritorno di Mancini
Un’altra ipotesi concreta è quella del ritorno di Roberto Mancini, il ct che nel 2021 portò l’Italia alla vittoria dell’Europeo. L’ex tecnico dell’Inter non ha mai nascosto il desiderio di poter tornare in azzurro per riscattare l’amarezza della mancata qualificazione al Mondiale 2022. Attualmente è alla guida dell’Al Sadd, ma il suo legame emotivo con la Nazionale resta forte.
Conte e Inzaghi
Tra i nomi più pesanti spunta anche Antonio Conte, già ct dell’Italia tra il 2014 e il 2016 e protagonista di un ottimo Europeo concluso ai quarti di finale contro la Germania. Il tecnico salentino vedrebbe di buon occhio un ritorno, ma la trattativa sarebbe complessa visto il contratto con il Napoli, in scadenza nel 2027, e la posizione del presidente Aurelio De Laurentiis. Un’altra candidatura importante è quella di Simone Inzaghi, oggi all’Al Hilal, dove percepisce un ingaggio superiore ai 25 milioni di euro a stagione. Anche in questo caso, eventuali sviluppi dipenderanno da un possibile addio al club saudita.
Un possibile traghettatore
Nel frattempo la Nazionale dovrà comunque affrontare i prossimi impegni. A giugno sono in programma due amichevoli e non è escluso che a guidare temporaneamente gli azzurri possa essere Silvio Baldini, attuale ct dell’Under 21.
Subito test durissimi
Il nuovo commissario tecnico non avrà molto tempo per lavorare. A settembre prenderà infatti il via la Nations League, con un calendario subito impegnativo: l’Italia affronterà Belgio, Francia e Turchia in un girone di alto livello. Sfide che rappresenteranno il primo vero banco di prova del nuovo corso azzurro. Un ciclo che dovrà ripartire rapidamente, con l’obiettivo di restituire alla Nazionale identità e credibilità dopo l’ennesima ferita del calcio italiano.
FIGC, Gravina rassegna le dimissioni: il 22 giugno l’assemblea per il nuovo presidente
Arriva la svolta ai vertici del calcio italiano. Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza della FIGC, aprendo ufficialmente la fase di transizione dopo la terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia ai Mondiali. La decisione è stata comunicata oggi durante un incontro svoltosi presso la sede federale di Roma, alla presenza dei presidenti delle principali componenti del sistema calcistico italiano.
L’assemblea elettiva il 22 giugno
Nel corso della riunione Gravina ha informato i rappresentanti federali di aver indetto l’Assemblea Straordinaria Elettiva della FIGC per il prossimo 22 giugno a Roma, data scelta nel rispetto dello Statuto federale. L’obiettivo è permettere alla futura governance federale di gestire in tempo utile le procedure di iscrizione ai campionati professionistici della prossima stagione.
Presenti i vertici del calcio italiano
All’incontro hanno partecipato i principali rappresentanti del movimento:
Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Serie A
Paolo Bedin, presidente della Lega Serie B
Matteo Marani, presidente della Lega Pro
Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti
Umberto Calcagno, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori
Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione Italiana Allenatori
Durante la riunione Gravina ha ringraziato le componenti federali per il sostegno ricevuto, sia pubblicamente sia in forma privata.
Audizione in Parlamento
L’ex presidente federale ha inoltre confermato la propria disponibilità a partecipare l’8 aprile alle ore 11 a un’audizione presso la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati, dove presenterà una relazione sullo stato del calcio italiano. In quell’occasione Gravina illustrerà nel dettaglio punti di forza e criticità del movimento, affrontando anche i temi emersi dopo la sconfitta della Nazionale contro la Bosnia a Zenica.
Il chiarimento sulle polemiche
Gravina ha infine espresso rammarico per le polemiche nate dopo le sue dichiarazioni sulla differenza tra sport professionistici e dilettantistici, precisando che non intendeva sminuire altre discipline. Secondo quanto spiegato, il riferimento riguardava le diverse normative e regolamentazioni che caratterizzano il calcio professionistico rispetto ad altri sport, in particolare la struttura societaria dei club e la legislazione nazionale e internazionale cui sono soggetti. Con le dimissioni di Gravina si apre ora ufficialmente la corsa alla nuova presidenza della FIGC, con l’assemblea del 22 giugno chiamata a scegliere il futuro della federazione.
Donnarumma dopo l’eliminazione: “Ho pianto per l’Italia. Ora dobbiamo rialzarci”
All’indomani della dolorosa eliminazione contro la Bosnia ed Erzegovina, il capitano della Nazionale Gianluigi Donnarumma ha affidato ai social un messaggio carico di emozione dopo la sconfitta ai rigori che ha escluso l’Italia dal Mondiale 2026. Il portiere azzurro ha raccontato senza filtri il suo stato d’animo dopo la partita di Zenica, ammettendo di aver vissuto una notte molto difficile. “Ieri sera, dopo la partita, ho pianto. Ho pianto per la delusione di non essere riusciti a portare l’Italia dove merita di stare”.
Donnarumma ha poi spiegato che il dolore è condiviso da tutto il gruppo azzurro e dai tifosi che speravano di rivedere l’Italia alla Coppa del Mondo. “Ho pianto per la tristezza enorme che sto provando io insieme a tutto il gruppo azzurro di cui sono fiero di essere capitano, e che so, in questo momento, state provando anche voi, tifosi della nostra Nazionale”.
“Dobbiamo trovare la forza di ripartire”
Nel suo messaggio il portiere del Paris Saint-Germain ha invitato a guardare avanti nonostante la grande delusione. “Ora le parole servono a poco, è vero. Ma una cosa la sento forte dentro e voglio condividerla con voi: dopo una delusione così grande bisogna trovare il coraggio di voltare pagina, ancora una volta”.
Per Donnarumma serviranno soprattutto determinazione e fiducia per ricostruire.
“Servono tanta forza, passione e convinzione. Crederci sempre, questo è il motore per andare avanti. Perché la vita sa premiare chi dà tutto, senza risparmiarsi”.
Il capitano azzurro ha poi concluso con un messaggio di unità rivolto a tutto il movimento.
“Ed è da qui che dobbiamo ripartire. Insieme. Ancora una volta. Per riportare l’Italia dove merita di stare”.
La sconfitta contro la Bosnia segna la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali per l’Italia, un risultato che ha scosso profondamente tutto il calcio italiano.
Mondiale 2026, ecco le 48 nazionali qualificate: Europa con 16 squadre, Italia assente
È ormai completo il quadro delle 48 nazionali qualificate alla Coppa del Mondo FIFA 2026, che si giocherà tra Stati Uniti, Canada e Messico. L’edizione sarà la prima con il nuovo formato allargato a 48 squadre e vedrà una distribuzione dei posti più ampia tra le diverse confederazioni. Tra le qualificate spicca però una grande assente: l’Italia, eliminata ai playoff dalla Bosnia ed Erzegovina e per la terza volta consecutiva fuori dal Mondiale.
Come sono distribuiti i posti
Con il nuovo format FIFA, i posti sono stati suddivisi così tra le confederazioni:
UEFA (Europa): 16 posti diretti
CAF (Africa): 9 posti diretti + 1 ai playoff
AFC (Asia): 8 posti diretti + 1 ai playoff
CONMEBOL (Sudamerica): 6 posti diretti + 1 ai playoff
CONCACAF (Nord e Centro America): 6 posti diretti + 2 ai playoff
OFC (Oceania): 1 posto diretto + 1 ai playoff
Le nazionali qualificate
Europa (UEFA) Austria, Belgio, Bosnia ed Erzegovina, Cechia, Croazia, Francia, Germania, Inghilterra, Norvegia, Olanda, Portogallo, Scozia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia.
Africa (CAF) Algeria, Capo Verde, Costa d’Avorio, Egitto, Ghana, Marocco, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Sudafrica, Tunisia.
Asia (AFC) Australia, Iraq, Iran, Giappone, Giordania, Corea del Sud, Qatar, Arabia Saudita, Uzbekistan.
Sudamerica (CONMEBOL) Argentina, Brasile, Colombia, Ecuador, Paraguay, Uruguay.
Nord e Centro America (CONCACAF)
Canada, Messico, Stati Uniti, Curaçao, Haiti, Panama.
Oceania (OFC)
Nuova Zelanda.
Alcune qualificazioni storiche
Tra le squadre qualificate non mancano alcune storie particolarmente significative:
Capo Verde parteciperà per la prima volta nella sua storia al Mondiale.
Uzbekistan debutta nella competizione dopo anni di tentativi falliti.
Scozia e Norvegia tornano alla Coppa del Mondo dopo una lunga assenza dal 1998.
Repubblica Democratica del Congo rientra nel torneo dopo 52 anni, dall’edizione del 1974 quando partecipò con il nome di Zaire.
Iraq torna ai Mondiali dopo quarant’anni.
Tra le favorite non mancano le nazionali più prestigiose:
Argentina, campione del mondo in carica
Brasile, unica squadra presente in tutte le edizioni della Coppa del Mondo
Francia, finalista nel 2022
Spagna, campione del mondo nel 2010
Inghilterra, tra le squadre più solide degli ultimi anni
L’assenza che fa rumore
In un panorama mondiale sempre più competitivo, la notizia che continua a far discutere resta però una: l’Italia non ci sarà. Dopo le mancate qualificazioni a Russia 2018 e Qatar 2022, la sconfitta ai rigori contro la Bosnia ha condannato gli azzurri a un’altra clamorosa esclusione. Un’assenza pesante per una nazionale che resta quattro volte campione del mondo ma che non gioca una partita nella fase finale di un Mondiale dal 24 giugno 2014.
Tuanzebe manda il Congo al Mondiale: RD Congo qualificata dopo 52 anni
La Repubblica Democratica del Congo torna alla Coppa del Mondo dopo oltre mezzo secolo. La qualificazione al Mondiale 2026 è arrivata grazie alla vittoria per 1-0 dopo i tempi supplementari contro la Giamaica, nella finale del Torneo Play-Off disputata a Guadalajara. A decidere la sfida è stato il gol di Axel Tuanzebe al 100’, con il difensore che ha sfruttato al meglio un calcio d’angolo liberandosi della marcatura e segnando da pochi passi. Una rete che ha scatenato la festa dei Les Léopards, tornati alla fase finale mondiale per la prima volta dal 1974.
Una partita combattuta
La gara è stata equilibrata e ricca di occasioni. La Repubblica Democratica del Congo ha creato le opportunità più pericolose nel primo tempo, colpendo anche un palo con Meschack Elia, mentre il portiere giamaicano Andre Blake si è reso protagonista di diverse parate decisive. La Giamaica ha provato a rispondere soprattutto nella ripresa con Leon Bailey e Kasey Palmer, ma senza trovare il gol del vantaggio. Dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari, la partita si è decisa nei supplementari con l’incornata vincente di Tuanzebe.
Ritorno storico dopo 52 anni
Per la Repubblica Democratica del Congo si tratta di una qualificazione storica. L’ultima partecipazione alla Coppa del Mondo risale al 1974, quando la nazionale partecipò al torneo con il nome di Zaire. Quell’edizione è rimasta nella storia anche per uno degli episodi più curiosi del calcio mondiale: la famosa “punizione al contrario” di Joseph Mwepu Ilunga contro il Brasile, gesto rimasto iconico e legato al clima politico dell’epoca. Oggi, oltre cinquant’anni dopo, il Congo torna sul palcoscenico mondiale con una nuova generazione di giocatori e un entusiasmo enorme.
Festa nazionale
La qualificazione ha scatenato celebrazioni in tutto il Paese. Il governo ha deciso di proclamare il 1° aprile giornata festiva retribuita, permettendo ai cittadini di festeggiare nelle strade l’impresa della nazionale. Sugli spalti del Mondiale 2026 non mancherà anche uno dei tifosi simbolo dei Les Léopards, Michel Kuka Mboladinga, conosciuto come Lumumba Vea, diventato celebre durante l’ultima Coppa d’Africa per la sua presenza immobile sugli spalti per tutti i 90 minuti delle partite.
Il girone del Mondiale
Nella fase finale del torneo la Repubblica Democratica del Congo sarà inserita nel Gruppo K, dove affronterà:
Colombia
Portogallo
Uzbekistan
Dopo 52 anni di attesa, il Congo torna finalmente sul palcoscenico più importante del calcio mondiale.
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