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Italia, Baldini: "Farò le amichevoli con i ragazzi dell’Under 21"
A giugno l’Italia tornerà in campo per due amichevoli contro Lussemburgo e Grecia, con Silvio Baldini che guiderà gli Azzurri dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso. Il tecnico dell’Under 21 sarà in panchina il 3 giugno allo Stade de Luxembourg e il 7 giugno al Pankritio Stadium di Candia, a Creta.
Una scelta che Baldini ha commentato intervenendo durante la cerimonia del Premio Maestrelli al Grand Hotel Duca D’Este di Tivoli Terme, dove ha parlato a lungo della sua idea di calcio, del lavoro con i giovani e del momento attraversato dalla Nazionale italiana.
La filosofia di Baldini: gruppo, disciplina e crescita
Il tecnico si è soffermato anche sul percorso di crescita dei giovani calciatori, spiegando la propria filosofia: “Penso che tutti questi ragazzi hanno bisogno di capire che per essere dei giocatori completi quando si gioca in una squadra bisogna giocare per il collettivo. Bisogna essere un gruppo e per essere un gruppo bisogna avere delle regole, rispettare queste regole che non sono delle imposizioni”. Secondo Baldini, la disciplina è fondamentale anche per evitare che gli errori pesino maggiormente durante le partite: “Se non sei disciplinato, certi errori vengono ancora più evidenti e poi le partite prendono delle pieghe non belle”. L’allenatore ha poi affrontato il tema della pressione del risultato nel calcio moderno: “Parliamo tutti che bisogna far giocare i giovani, che bisogna avere il coraggio, ma alla fine poi cosa dicono? Che conta il risultato. Se tu non vinci quello che hai fatto non conta niente. Nessuno guarda il tuo percorso, ma guarda solamente il risultato finale”. Da qui nasce la difficoltà di far crescere davvero i giovani: “Se andiamo avanti con questo motto, ditemi voi come facciamo a far crescere i giovani, ad avere coraggio, a tirare fuori le loro qualità, a non aver paura di accettare anche di non fare una bella partita”.
"Io il risultato lo metto dopo la prestazione"
Baldini ha quindi spiegato il suo approccio personale al lavoro quotidiano: "Io il risultato lo metto dopo la prestazione, ma la prestazione non deve essere fatta per la vittoria, la prestazione deve essere fatta per fare esaltare quello che tu sei". Per spiegare il concetto, il ct ha utilizzato anche un paragone artistico: "Mentre un pittore usa il colore, il quadro per esprimere se stesso, un poeta scrive parole, un cantante scrive le canzoni, ecco, i giocatori per esprimere loro stessi devono cercare nel campo la soddisfazione di essere felici e di sentirsi partecipi".
Un lavoro che richiede sacrificio quotidiano: "Dire a tutti i giocatori che tutti i giorni ti alleni due volte al giorno non è facile, ma se tu vuoi arrivare in alto lo devi fare. Io così ho fatto in questi ultimi anni, come sto facendo anche con questi ragazzi e vedo che hanno accettato volentieri perché vedo che sono migliorati".
La scelta dell’Under 21 per le gare con Lussemburgo e Grecia
Poi il passaggio sulla Nazionale maggiore e sulle amichevoli di giugno contro Lussemburgo e Grecia: “Siccome io devo fare queste due amichevoli e appunto essendo l’allenatore dell’Under 21, visto che il mister Gattuso si è dimesso, tocca così in maniera fisiologica”. Baldini ha chiarito immediatamente la sua intenzione: “Io farò queste due partite con tutti i ragazzi dell’Under 21. Questo non è un atto di coraggio, è solamente un atto che ha una logica, perché chi verrà dopo il 22 giugno, il nuovo allenatore della Nazionale, deve sapere qual è il livello di questi ragazzi".
Il tecnico ha spiegato anche perché non ritenga opportuno convocare giocatori reduci dalla delusione della mancata qualificazione mondiale: "È inutile che io metto insieme tante persone di cui quelli che sono riusciti a ottenere questa qualificazione non avranno le motivazioni, vorranno andare in vacanza, vorranno staccare la spina ed è anche normale". Da qui la decisione condivisa con la Federazione: "Io ho detto al presidente: guarda, io accetto, però la mia condizione è che porto l’Under 21 perché voglio valorizzare il mio lavoro e voglio far vedere a chi viene dopo chi sono questi ragazzi".
“La motivazione è tutto”
Baldini è tornato anche sul tema della motivazione: "In qualsiasi mestiere, qualsiasi persona, quella che la spinge a dare il meglio di sé è la motivazione". E ancora: "Bisogna dare questa possibilità a chi in questo momento non se lo sarebbe mai aspettato di dimostrare chi è".
Mondiali 2026, non è solo lo storico stadio Azteca: la NASA monitora il lento sprofondamento di Città del Messico
Per anni lo stadio Azteca è stato associato soprattutto alla "Mano de Dios" di Diego Armando Maradona nel Mondiale del 1986. Oggi, invece, il leggendario impianto di Città del Messico è finito al centro dell’attenzione per un motivo molto diverso: è uno dei luoghi monitorati dal satellite NISAR della NASA a causa del progressivo abbassamento del terreno nella capitale messicana. A poco più di un mese dal via dei Mondiali 2026, il tema sta facendo discutere perché proprio l’Azteca ospiterà l’11 giugno la partita inaugurale tra Messico e Sudafrica. Ma il problema non riguarda soltanto lo stadio: è l’intera Città del Messico a continuare lentamente a sprofondare.
I dati della NASA: alcune zone sprofondano di oltre 2 centimetri al mese
Secondo i dati raccolti dalla missione spaziale congiunta NASA-ISRO, alcune zone della metropoli si stanno abbassando di oltre 2 centimetri al mese. Il fenomeno, noto come subsidenza, viene monitorato attraverso il satellite NISAR, equipaggiato con uno dei radar più potenti mai inviati nello spazio, capace di rilevare minimi movimenti del terreno anche in presenza di nuvole o vegetazione. Le immagini diffuse dal Jet Propulsion Laboratory mostrano una mappa dettagliata dei movimenti del terreno tra ottobre 2025 e gennaio 2026. Le aree evidenziate in blu scuro sono quelle dove il cedimento è più rapido, mentre tra i punti facilmente riconoscibili compare anche la zona dell’aeroporto Benito Juarez.
Come spiegato dagli scienziati della NASA, la causa principale è l’eccessivo sfruttamento della falda acquifera su cui sorge la città: l’acqua viene estratta a un ritmo superiore rispetto alla naturale ricarica dovuta alle precipitazioni e questo provoca la progressiva compattazione del terreno sotto il peso della metropoli.
Perché Città del Messico continua a sprofondare
Città del Messico, costruita sull’antico lago Texcoco, convive da decenni con questo problema. Già negli anni Novanta alcune aree arrivavano a sprofondare fino a 35 centimetri all’anno, causando danni a strade, edifici, tubature e alla rete metropolitana. La subsidenza è diventata uno dei principali problemi infrastrutturali della capitale messicana e coinvolge gran parte della rete urbana. Le deformazioni del terreno hanno progressivamente interessato quartieri residenziali, monumenti storici e sistemi di distribuzione dell’acqua.
L’Angelo dell’Indipendenza e i segnali già visibili in città
Uno dei simboli più evidenti del fenomeno è l’Angelo dell’Indipendenza, monumento simbolo della capitale inaugurato nel 1910. Alto oltre 35 metri, nel corso degli anni ha richiesto l’aggiunta di 14 gradini supplementari per compensare il progressivo abbassamento del terreno circostante. Il problema, dunque, non nasce oggi con i Mondiali. La differenza è che ora l’attenzione globale è inevitabilmente aumentata per via della Coppa del Mondo e delle immagini satellitari diffuse dalla NASA.
Lo stadio Azteca tra ristrutturazioni e video virali
Il tema ha inevitabilmente coinvolto anche l’Azteca, impianto inaugurato nel 1966 e destinato a diventare il primo stadio della storia a ospitare tre Mondiali diversi. L’arena da oltre 87 mila posti è attualmente oggetto di lavori di ristrutturazione in vista del torneo. Negli ultimi giorni sui social sono diventati virali alcuni video in cui si vedono tifosi staccare pezzi delle tribune per portarli via come souvenir. In altri filmati si notano invece frammenti di strutture recentemente rinnovate che si staccano dalle gradinate, alimentando discussioni e preoccupazioni online. Al momento non esistono indicazioni ufficiali su rischi immediati per lo svolgimento delle partite, ma il caso sta attirando attenzione internazionale anche per il valore simbolico dell’impianto.
I Mondiali 2026 passeranno anche dall’Azteca
Lo stadio Azteca ospiterà cinque partite del Mondiale 2026: tre gare della fase a gironi, una dei trentaduesimi di finale e una dei sedicesimi. Inoltre sarà teatro di una delle tre cerimonie inaugurali organizzate dalla FIFA, con spettacoli musicali e artisti internazionali previsti direttamente sul terreno di gioco. Più che un’emergenza improvvisa, quella raccontata dalla NASA è la fotografia di una metropoli che da decenni combatte con il proprio sottosuolo. E che ora si prepara ad accogliere il più grande Mondiale della storia sotto l’occhio vigile dei satelliti spaziali.
Nico Paz, la FIFA lo incorona: il talento del Como tra i giovani da seguire al Mondiale 2026
Nico Paz si prende la scena anche in ottica Mondiale. La FIFA ha dedicato uno speciale al talento argentino del Como, inserendolo tra i possibili giovani protagonisti della Coppa del Mondo 2026. Dopo la stagione da rivelazione in Serie A con la squadra di Cesc Fabregas, il classe 2004 viene indicato come uno dei volti nuovi dell’Argentina di Scaloni, pronta ad affidarsi anche alla sua fantasia per difendere il titolo conquistato in Qatar.
Centrocampista offensivo mancino, creativo e tecnico, Paz viene descritto come un giocatore capace di dare imprevedibilità e qualità tra le linee, grazie alla sua visione di gioco, alla conduzione palla e alla capacità di incidere anche sotto porta. Numeri alla mano, il talento cresciuto nel Real Madrid ha collezionato 12 gol e 7 assist in questa stagione di Serie A, diventando uno dei punti di riferimento del progetto Como. Nel focus vengono raccolti anche i giudizi di diversi protagonisti del calcio mondiale. Lionel Messi ne esalta qualità e personalità, sottolineando come abbia “una grande testa sulle spalle” e sappia leggere il gioco alla perfezione.
Parole importanti anche da parte di Cesc Fabregas, che lo ha definito “un campione” da lasciare libero di esprimersi senza trasformarlo in un robot, mentre Angel Di Maria ritiene che il passaggio a Como sia stato fondamentale per la sua crescita. Persino Francesco Totti ha ammesso di seguirlo con attenzione: “Ha tutto per diventare uno dei migliori giocatori del mondo”.
Scaloni ha già dimostrato in passato di saper lanciare giovani talenti nei grandi tornei, citando gli esempi di Julian Alvarez, Enzo Fernandez e Mac Allister a Qatar 2022. E proprio Nico Paz potrebbe essere la nuova scommessa dell’Argentina nel Mondiale che inizierà il prossimo giugno negli Stati Uniti, in Messico e in Canada.
David sogna in grande: “Vogliamo cambiare per sempre il calcio in Canada”
Jonathan David vuole che il Mondiale 2026 lasci un segno nella storia dello sport canadese. L’attaccante della Juventus, intervistato dalla FIFA, ha parlato dell’entusiasmo crescente attorno alla nazionale canadese e dell’obiettivo di trasformare il calcio in uno degli sport più seguiti del Paese.
Jonathan David sogna un Mondiale da protagonista con il Canada, ma deve anche ritrovare sé stesso alla Juventus. Un entusiasmo per il Mondiale che però si intreccia con un finale di stagione complicato a livello di club: sabato David ritroverà il Lecce, la squadra contro cui quattro mesi fa sbagliò il rigore simbolo del suo momento più difficile, e lo farà con appena un gol segnato negli ultimi tre mesi e tante pressioni addosso nella corsa Champions della Juventus.
"Giocare un Mondiale in casa sarà qualcosa di incredibile. In Qatar abbiamo avuto un assaggio di cosa significhi, ma davanti ai nostri tifosi sarà completamente diverso", ha spiegato David, capocannoniere all-time del Canada con 39 reti.
I canadesi affronteranno Bosnia ed Erzegovina, Qatar e Svizzera nella fase a gironi e sognano per la prima volta di superare il primo turno dopo le delusioni delle precedenti partecipazioni. "L’entusiasmo nel Paese è cresciuto tantissimo. Sempre più persone ci riconoscono per strada e parlano del Mondiale. Tutti sono eccitati per quello che sta arrivando", ha raccontato. David ha poi descritto l’identità della squadra costruita da Jesse Marsch: "Siamo una squadra basata su velocità e potenza. Abbiamo tanti giocatori rapidi e fisici e sappiamo bene quali sono le nostre qualità. Non cerchiamo di essere qualcosa che non siamo".
Importante anche il feeling offensivo con Cyle Larin: "Giochiamo insieme da anni e ormai ci capiamo senza neanche parlare. È questo che rende il nostro attacco così efficace". Inevitabile anche un passaggio su Alphonso Davies, simbolo della nazionale canadese: "È il nostro capitano e probabilmente il miglior terzino sinistro del mondo. Averlo con noi mette paura agli avversari e dà ancora più fiducia alla squadra".
Ma il vero sogno di David va oltre il campo: "Voglio che questo Mondiale cambi per sempre il calcio in Canada. Vorrei che diventasse addirittura lo sport numero uno del Paese".
Suzuki dal Parma si prende il Giappone: "Voglio dare stabilità alla squadra"
A 23 anni Zion Suzuki è già considerato il presente e il futuro della porta del Giappone. Il portiere del Parma, intervistato dalla FIFA in vista del Mondiale 2026, ha raccontato il proprio percorso di crescita tra le difficoltà iniziali in nazionale, l’esperienza in Serie A e il recupero dopo il grave infortunio alla mano subito contro il Milan.
"All’inizio ho commesso diversi errori e mostrato inesperienza come primo portiere del Giappone”, ha ammesso Suzuki, che ha individuato nella Coppa d’Asia il momento chiave della sua maturazione. Nonostante le critiche ricevute per alcune incertezze, soprattutto nelle uscite alte, il giovane estremo difensore ha trasformato quelle difficoltà in motivazione. “Ora sento di poter dare stabilità alla squadra grazie alla mia mentalità”, ha spiegato. Una crescita evidente anche nelle prestazioni: maggiore continuità, più sicurezza nelle decisioni e una presenza sempre più affidabile tra i pali.
Determinante, secondo Suzuki, è stata l’esperienza in Serie A con il Parma: “Sento di essere migliorato nella capacità di scegliere la soluzione giusta in ogni situazione”. In Italia, infatti, il portiere giapponese ha sviluppato non solo gli aspetti tecnici, ma anche la solidità mentale. Il percorso non è stato semplice. Nel novembre 2025 Suzuki ha riportato la frattura della mano sinistra in una sfida contro il Milan, un problema che aveva fatto temere anche per la sua presenza ai Mondiali: “La parte più dura è stata il ritorno in campo. Ci è voluto tempo per ritrovare le sensazioni”.
Dopo il recupero, il portiere ha superato un importante banco di prova nelle amichevoli europee contro Scozia e Inghilterra, mantenendo anche la porta inviolata: “Fare risultati in trasferta contro squadre europee di alto livello mi ha dato molta fiducia”.
Il Giappone affronterà Olanda, Tunisia e Svezia nel Gruppo F del Mondiale 2026 e Suzuki si prepara a vivere il torneo da protagonista: “Giocare per il Giappone è la mia più grande motivazione. Voglio dimostrare di poter reggere la pressione”.
La sua idea di calcio è chiara: “Le grandi parate sono importanti, ma soprattutto voglio essere un portiere che trasmette stabilità alla squadra. Fare bene le cose semplici con continuità è ciò che conta davvero”.
Iran, Ghalenoei ci crede: "Possiamo fare qualcosa di epico al Mondiale"
L'Iran vuole scrivere la storia ai Mondiali 2026. A dirlo è il ct Amir Ghalenoei, che in un’intervista alla FIFA ha espresso tutta la fiducia nelle possibilità di raggiungere per la prima volta la fase a eliminazione diretta della Coppa del Mondo.
"Possiamo fare qualcosa di epico. Questa squadra ha il potenziale tecnico per rendere questo Mondiale indimenticabile", ha dichiarato il commissario tecnico iraniano, alla guida di una nazionale che ha partecipato a cinque delle ultime sei edizioni del torneo senza però riuscire mai a superare il girone.
L’Iran sarà inserito in un gruppo molto complicato con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, ma arriva alla competizione dopo un percorso di qualificazione molto convincente. Team Melli è stata infatti una delle prime nazionali a staccare il pass per il Nord America, perdendo una sola partita nelle qualificazioni asiatiche, peraltro a qualificazione già acquisita.
Ghalenoei ha sottolineato anche le enormi difficoltà affrontate dalla squadra negli ultimi mesi: "Abbiamo avuto tanti problemi. Non abbiamo potuto giocare in casa e la situazione nel Paese è molto complicata, ma i giocatori hanno fatto enormi sacrifici". Il tecnico iraniano ha poi allargato il discorso al valore sociale del calcio: "Attraverso il calcio possiamo portare felicità alle famiglie iraniane, dentro e fuori dal Paese. Il calcio può unire le persone e creare unità nazionale nonostante tutte le difficoltà".
Allenatore esperto e figura storica del calcio iraniano, Ghalenoei sogna di aprire una nuova pagina nella storia della nazionale: "Non vogliamo accontentarci della fase a gironi. Vogliamo giocare bene e arrivare agli ottavi per la prima volta".
Infine un messaggio ai tifosi e al mondo intero: "Ringrazio i nostri tifosi, sono loro il motivo per cui siamo riusciti a qualificarci. E il mio augurio è che non ci siano guerre da nessuna parte nel mondo, così che le persone possano godersi il calcio e la vita".
Pochettino carica gli USA: "Abbiamo il talento per fare grandi cose al Mondiale"
Mauricio Pochettino è pronto alla sfida più importante della sua avventura sulla panchina degli Stati Uniti. In un’intervista concessa alla FIFA, il commissario tecnico americano ha parlato delle aspettative attorno alla nazionale a poche settimane dal Mondiale 2026, che gli USA ospiteranno insieme a Canada e Messico.
L’ex allenatore di Tottenham, PSG e Chelsea sa bene quanto peso ci sia sulle sue spalle: guidare gli Stati Uniti davanti al proprio pubblico e provare a trascinare il Paese verso un risultato storico. "La responsabilità è enorme. Le persone devono identificarsi con ciò che vedono in campo e con quello che producono i giocatori", ha spiegato Pochettino.
Arrivato nel settembre 2024, il tecnico argentino ha avuto poco tempo per conoscere il gruppo e il panorama calcistico americano: "Normalmente un ciclo in nazionale dura quattro anni, io invece ho avuto pochissime partite e allenamenti per costruire qualcosa. Però credo che ci siamo adattati bene".
Gli USA affronteranno Australia, Paraguay e Turchia nel Gruppo D, con un ambiente che si preannuncia caldissimo. Pochettino, però, vede grandi margini di crescita: "La nostra squadra deve mostrare il desiderio di essere la migliore, di vincere e competere sempre. Sono valori che questo Paese mostra al resto del mondo".
Nonostante risultati altalenanti nei mesi scorsi, il ct resta fiducioso: "Abbiamo il talento per fare grandi cose. Ma il talento senza impegno diventa individualismo e con il solo individualismo non si vince. Serve una struttura solida che permetta ai giocatori di qualità di fare la differenza".
Fondamentale sarà anche trasformare la pressione in energia positiva: "Giocare il Mondiale in casa genera aspettative enormi, ma vogliamo usare tutto questo come forza per non mollare mai e dare sempre qualcosa in più".
Infine, Pochettino ha parlato dell’eredità che spera di lasciare al calcio americano: "Il vero lascito saranno i ricordi che costruiremo insieme ai tifosi e la possibilità di vedere questo sport crescere ancora negli Stati Uniti. E soprattutto le vittorie, perché sono quelle che generano emozioni positive".
Rabiot sogna la terza stella: “Francia pronta a vincere il Mondiale”
Adrien Rabiot non ha dimenticato la finale persa contro l’Argentina a Qatar 2022. Il centrocampista del Milan, intervistato dalla FIFA in vista del Mondiale 2026, è tornato sulle emozioni vissute in quella notte di Lusail e sulle ambizioni della Francia, inserita nel Gruppo I con Senegal, Iraq e Norvegia.
"È stato un mix di emozioni. Anche se abbiamo perso, resta un ricordo storico per me. Da bambino sognavo di giocare una finale del Mondiale", ha spiegato Rabiot, protagonista nel cammino dei Bleus fino all’ultimo atto contro l’Albiceleste. Il centrocampista segnò anche all’esordio contro l’Australia, contribuendo al 4-1 finale.
La sconfitta ai rigori contro Messi e compagni è ancora una ferita aperta: "Subito dopo quella finale mi sono detto: ci rivediamo tra quattro anni e questa volta vinceremo". Un obiettivo chiaro per la Francia di Didier Deschamps, che si presenterà negli Stati Uniti, Canada e Messico ancora tra le favorite. "Il nostro obiettivo minimo è arrivare in semifinale, viste le ultime prestazioni nelle grandi competizioni. Non possiamo nasconderci: qualsiasi risultato inferiore sarebbe visto come un fallimento", ha ammesso Rabiot. "Abbiamo giocatori affamati, determinati, con una mentalità molto forte. Se tutti resteranno concentrati sull’obiettivo, potremo fare un grande percorso".
Il centrocampista francese ha poi indicato chiaramente il traguardo: "La nostra eredità al Mondiale 2026 dovrà essere la terza stella". Rabiot ha infine parlato anche di Kylian Mbappé, indicandolo come uomo simbolo della Nazionale: "È un giocatore fondamentale. L’ho conosciuto al PSG quando era giovanissimo e da allora è sempre stato decisivo ovunque abbia giocato. È cresciuto tantissimo anche dal punto di vista della leadership".
Shevchenko sull’Italia fuori dal Mondiale: “Sono sicuro che tornerà a competere ai massimi livelli”
L’ex attaccante del Milan e attuale Presidente della federazione calcistica ucraina, Andriy Shevchenko, ha parlato della crisi della Nazionale italiana intervenendo al Portugal Football Summit Podcast condotto da Pedro Pinto. L’ex Pallone d’Oro si è detto dispiaciuto per la terza mancata qualificazione consecutiva degli Azzurri ai Mondiali, ma resta convinto che l’Italia saprà rialzarsi. "Ero molto triste per questo, perché l’Italia è un Paese di calcio e questa è la terza volta che non riesce a qualificarsi per il Mondiale", ha spiegato Shevchenko. "Ma sono sicuro che l’Italia si adatterà, troverà un modo per tornare e competere ai massimi livelli".
"Braida mi disse: se vuoi il Pallone d’Oro devi andare al Milan"
Nel corso dell’intervista, Shevchenko ha anche raccontato un retroscena decisivo del suo trasferimento al Milan nel 1999. A convincerlo fu l’allora dirigente rossonero Ariedo Braida. "Venne a vedermi durante una partita della Dinamo Kiev. Dopo la gara mi regalò una maglia del Milan e mi disse che, se volevo vincere il Pallone d’Oro, l’unica possibilità era andare al Milan e indossare quella maglia. Per me fu un messaggio chiarissimo".
Una scelta che si rivelò vincente: Shevchenko sarebbe poi diventato uno degli attaccanti più importanti della storia rossonera, conquistando anche la Champions League. "Era un sogno che si realizzava. Da bambino sognavo di diventare un professionista e giocare nella Dinamo Kiev. Con loro sfiorai la Champions, ma non riuscimmo a vincerla. Poi arrivò il Milan e finalmente ci sono riuscito. Ho sentito di aver scritto qualcosa di importante nella storia del calcio".
Il rapporto con Rui Costa
L’ex centravanti ucraino ha parlato anche della sua amicizia con Rui Costa, oggi presidente del Benfica ed ex compagno di squadra ai tempi del Milan."Mi fa molto piacere che Rui sia rimasto nel mondo del calcio. È stato fantastico condividere il campo con lui e il nostro rapporto è continuato anche dopo".
Il pensiero sull’Ucraina
Da presidente della federazione ucraina, Shevchenko ha poi affrontato anche il tema della situazione nel suo Paese. "Quando parlo ai giocatori cerco sempre di spiegare che dobbiamo restare uniti e aiutarci a vicenda". Infine, un ringraziamento speciale alle forze armate ucraine: "Grazie per il vostro servizio. È grazie a loro se oggi possiamo ancora giocare a calcio in Ucraina".
Il Portugal Football Summit è un programma organizzato dalla Federazione calcistica portoghese che punta a riunire alcune delle figure più importanti del mondo del calcio in vista della seconda edizione dell’evento, in programma dal 23 al 25 settembre presso la Cidade do Futebol di Oeiras.
Ochoa, il Mondiale 2026 potrebbe essere l’ultimo con il Messico
Secondo quanto riferito da Fabrizio Romano, il Mondiale 2026 segnerà la fine di un’era per la nazionale messicana. Guillermo Ochoa, storico portiere del Messico, avrebbe infatti intenzione di lasciare dopo la Coppa del Mondo, che si disputerà negli Stati Uniti, in Canada e proprio in Messico. A quasi 40 anni, per il veterano estremo difensore il Mondiale 2026 potrebbe rappresentare l’ultima tappa della sua lunga carriera internazionale, chiudendo così un ciclo iniziato ormai da oltre due decenni.
Il possibile sesto Mondiale
Se verrà convocato dal ct Javier Aguirre, Ochoa potrebbe partecipare al sesto Mondiale della sua carriera, un traguardo che lo collocherebbe tra i giocatori con più presenze nella storia della competizione. Negli ultimi anni il portiere è stato uno dei simboli della nazionale messicana, protagonista soprattutto nelle edizioni del 2014 e del 2018, quando le sue prestazioni tra i pali lo hanno reso uno dei volti più riconoscibili del torneo.
Non solo la nazionale: possibile addio al calcio
Per Ochoa il Mondiale potrebbe rappresentare anche l’ultimo capitolo della sua carriera da calciatore. Il portiere starebbe infatti valutando seriamente la possibilità di ritirarsi definitivamente dal calcio dopo la competizione.
Un ruolo diverso nel torneo
Secondo le ultime indicazioni, Ochoa potrebbe non partire da titolare nella spedizione mondiale. Il suo contributo potrebbe essere soprattutto quello di leader e guida nello spogliatoio, mettendo a disposizione della squadra l’esperienza accumulata in tanti anni ai massimi livelli. Per i tifosi messicani, dunque, il Mondiale 2026 potrebbe diventare l’ultimo palcoscenico di “Memo” Ochoa, uno dei portieri più iconici nella storia del calcio messicano.
Uruguay in ansia per De Arrascaeta: frattura alla clavicola, Mondiale a rischio
Brutte notizie per Giorgian De Arrascaeta e per l’Uruguay in vista del Mondiale 2026. Il centrocampista del Flamengo ha riportato una frattura alla clavicola destra durante la partita di Copa Libertadores contro l’Estudiantes, terminata 1-1. L’infortunio è arrivato nei primi minuti della gara, in seguito a un duro contrasto. Il trequartista uruguaiano è stato costretto a lasciare immediatamente il campo ed è stato sostituito da Carrascal. Dopo il trasporto in ospedale, gli esami hanno confermato la frattura. In una nota il club brasiliano ha spiegato che il giocatore rientrerà a Rio de Janeiro insieme al resto della squadra per iniziare il percorso di recupero.
Recupero da valutare
Al momento non esiste ancora una tempistica ufficiale per il ritorno in campo. Secondo quanto riportato da Paramount+, lesioni di questo tipo richiedono generalmente tra quattro e sei settimane di recupero. Il problema è il calendario: mancano meno di 45 giorni all’inizio della Coppa del Mondo 2026. Per questo motivo lo staff della nazionale uruguaiana segue la situazione con grande attenzione, perché la presenza di Arrascaeta nel torneo non è ancora garantita. Il fantasista del Flamengo è infatti uno dei giocatori chiave della Celeste, e la sua eventuale assenza rappresenterebbe un duro colpo per la squadra guidata da Marcelo Bielsa.
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