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Buffon: fiducia nei playoff Mondiali e sostegno a Gattuso. “Se l’Italia non si qualifica, me ne vado”
Gianluigi Buffon guarda con fiducia ai playoff che possono riportare l’Italia al Mondiale 2026. Il capo delegazione azzurro, intervistato da Il Messaggero, ha parlato del lavoro di Gennaro Gattuso, del clima attorno alla Nazionale e della qualità della rosa a disposizione del commissario tecnico.
Il ruolo nella scelta di Gattuso
Buffon ha avuto un ruolo nel processo che ha portato alla nomina di Gennaro Gattuso, anche se sottolinea come la decisione sia stata condivisa con il presidente della FIGC Gabriele Gravina. L’ex portiere ha spiegato che non ama le decisioni prese da una sola persona e che la scelta del nuovo ct è stata frutto di un confronto interno. Gattuso, secondo Buffon, era il profilo giusto per il momento che stava vivendo la Nazionale: un allenatore empatico, capace di costruire rapporti autentici con i giocatori e di rafforzare il senso di appartenenza al gruppo.
Verso i playoff: “Domina la fiducia”
Alla vigilia degli spareggi per il Mondiale, Buffon respinge l’idea che la parola dominante nello spogliatoio sia l’ansia. “Domina la fiducia. La parola è fiducia totale”. Guardando alla rosa azzurra, il dirigente sottolinea come l’Italia possa contare su un gruppo di alto livello, citando nomi come Donnarumma, Dimarco, Bastoni, Calafiori, Barella, Tonali, Retegui, Kean e Pio Esposito. Per Buffon il valore della squadra è superiore a quello che normalmente si associa a una partita di playoff.
Critiche al clima attorno alla Nazionale
Buffon ha anche criticato il clima spesso negativo che circonda la Nazionale. Secondo l’ex portiere si tende troppo facilmente a etichettare il movimento calcistico italiano come in crisi, senza analizzare davvero il percorso della squadra. A suo avviso si è creato un atteggiamento quasi autolesionista nei confronti dell’Italia, mentre in un momento di difficoltà servirebbe maggiore sostegno. Il calcio, ricorda Buffon, per il Paese non è solo sport ma un elemento che ha sempre avuto un valore più ampio.
Il caso Bastoni e i giovani della Serie A
Nel corso dell’intervista Buffon ha commentato anche il caso che ha coinvolto Alessandro Bastoni, ritenendo eccessive le polemiche nate attorno al difensore. “Sta pagando molto più di quelle che sono le sue colpe”.
Guardando invece ai nuovi talenti del campionato, Buffon ha indicato alcuni giocatori che lo hanno colpito in questa stagione, tra cui Marco Palestra, Michael Kayode e Antonio Vergara.
Verratti e l’equilibrio dello spogliatoio
Tra i temi affrontati anche il possibile ritorno di Marco Verratti nel giro della Nazionale. Per Buffon non sarebbe un problema per lo spogliatoio.
“Marco è sempre stato un giocatore amatissimo dai compagni e ha una qualità tecnica che gli viene riconosciuta da tutti”.
L’eventuale addio in caso di fallimento
Buffon ha infine ribadito una posizione già espressa in passato: se l’Italia non dovesse qualificarsi al Mondiale, sarebbe pronto a fare un passo indietro.
“Se l’Italia non va al Mondiale, me ne vado”.
Una presa di responsabilità personale che però si accompagna a una critica verso il modo in cui spesso si giudicano risultati e professionisti nel calcio: secondo Buffon non si può ridurre tutto alla logica per cui si è bravi solo quando si vince e incapaci quando si perde.
Italia, le scelte di Gattuso tra Verratti, Chiesa e i giovani: il ct si gioca futuro e credibilità
Ben vengano Gennaro Gattuso, Marco Verratti, Federico Chiesa, Marco Palestra, Antonio Vergara e tutti i calciatori che entreranno nel giro della Nazionale tra convocazioni e preconvocazioni. Perché oggi l’obiettivo è uno solo: riportare l’Italia al Mondiale 2026 negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, qualsiasi sia il contesto in cui si giocherà.
Per questo le scelte del commissario tecnico meritano rispetto e fiducia. Gattuso, insieme a Gianluigi Buffon, Gigi Riccio e Leonardo Bonucci, da settimane gira tra Italia ed Europa per osservare partite, incontrare giocatori e confrontarsi con chi potrebbe far parte del gruppo azzurro. Visioni, riunioni, cene e valutazioni: un lavoro continuo che porta inevitabilmente a decisioni, e quindi anche a preconvocazioni.
Una prima valutazione è inevitabile: la chiamata di Alessandro Bastoni è corretta. Il caso che lo riguarda ha fatto discutere e i fischi del pubblico negli stadi sono comprensibili, ma una sua esclusione dalla Nazionale sarebbe stata difficile da spiegare. Meglio separare i piani e guardare al valore del giocatore.
Futuro e credibilità in gioco
Dalla lista allargata si arriverà poi al gruppo definitivo che affronterà il 26 marzo 2026 a Bergamo l’Irlanda del Nord, semifinale secca dei playoff mondiali. In caso di vittoria, ci sarà la finale del 31 marzo, in trasferta contro Galles o Bosnia ed Erzegovina.
Gattuso lo ha detto chiaramente subito dopo il sorteggio: la pressione sarà altissima. E non potrebbe essere altrimenti, visto che l’Italia non può permettersi di restare fuori dal Mondiale per la terza edizione consecutiva.
Proprio per questo le scelte del commissario tecnico diventano decisive. Se le valutazioni su condizione fisica, rendimento e motivazioni dovessero rivelarsi sbagliate, allora non sarebbe in discussione solo la qualificazione: si giocherebbero anche futuro e credibilità del nuovo ciclo azzurro.
Verratti sì, Fagioli no
Alla base del ruolo di un ct ci sono sempre le scelte. E una delle più discusse riguarda Marco Verratti. Il centrocampista gioca da tempo in Qatar, in un campionato lontano per livello e ritmo dal calcio europeo. Non è l’Arabia Saudita, ma resta comunque una realtà tecnica inferiore.
La sensazione è che, in un momento delicato, Gattuso preferisca affidarsi all’esperienza di una vecchia certezza piuttosto che scommettere esclusivamente sull’entusiasmo dei più giovani o sui segnali del campionato italiano. Evidentemente lo staff azzurro ha ricevuto rassicurazioni importanti anche dal punto di vista fisico, grazie al lavoro dell’area performance della FIGC guidata da Valter Di Salvo.
Diverso il discorso per Nicolò Fagioli. Il centrocampista della Fiorentina, almeno finora, non ha ricevuto la preconvocazione e questo lascia qualche perplessità. A Firenze ha ritrovato una dimensione tecnica di altissimo livello: ha qualità nella gestione del pallone e una personalità che potrebbe tornare utile anche in Nazionale, magari alternandosi con Manuel Locatelli in cabina di regia.
Va detto che la preconvocazione è necessaria soprattutto per i giocatori che militano all’estero. Tuttavia questa volta la Federazione ha inviato comunicazioni a molti calciatori, anche in Serie A. E il nome di Fagioli non compare.
Il calcio italiano e la questione giovani
Le scelte di Gattuso riguardano anche Federico Chiesa, altro giocatore preconvocato nonostante una stagione con pochissimo minutaggio. Dopo anni complicati tra infortuni e difficoltà, il ct sembra voler puntare comunque sull’esperienza internazionale dell’attaccante. È una linea chiara: nei momenti decisivi si preferisce affidarsi a chi ha già vissuto certe partite. Ma allora sorge una domanda inevitabile: quando inizierà davvero il nuovo ciclo della Nazionale?
Il calcio italiano continua a produrre talenti e il campionato offre segnali interessanti. Marco Palestra e Antonio Vergara sono tra i nomi più citati, ma non sono gli unici giovani che stanno emergendo. Eppure resta sempre la stessa cautela: non bruciarli troppo presto.
È un discorso che si ripete da anni. Nel frattempo la speranza resta una sola: che le scelte del commissario tecnico portino l’Italia al Mondiale.
Poi, magari, saranno proprio le vittorie a dissipare dubbi e interrogativi.
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Mondiali 2030, la FIFA visita Spagna, Portogallo e Marocco: al via le ispezioni sugli stadi
Parte ufficialmente il percorso organizzativo verso i Mondiali 2030. Dal 9 marzo una delegazione della FIFA sarà in Spagna per avviare le prime visite ufficiali negli stadi e nelle città candidate a ospitare la rassegna iridata che verrà organizzata congiuntamente da Spagna, Portogallo e Marocco.
Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo Mundo Deportivo, la visita rappresenta il primo controllo operativo del massimo organismo calcistico mondiale sulle sedi proposte dai tre Paesi che ospiteranno il torneo.
Sopralluoghi negli stadi e incontri con le federazioni
La delegazione FIFA visiterà progressivamente le varie città candidate e i rispettivi stadi, avviando una prima fase di valutazione delle infrastrutture. Oltre ai sopralluoghi negli impianti sportivi sono previsti anche incontri con federazioni e amministrazioni locali coinvolte nell’organizzazione del torneo. Si tratta però soltanto di una prima presa di contatto: durante queste visite non verranno prese decisioni definitive sul numero di stadi che ospiteranno il Mondiale.
Le città spagnole ancora in corsa
Per quanto riguarda la Spagna, l’unica città uscita dal dossier presentato dalla Federazione spagnola (RFEF) alla FIFA lo scorso luglio è Málaga. Restano invece in corsa diverse sedi distribuite in tutto il Paese: Anoeta a San Sebastián, Camp Nou e RCDE Stadium a Barcellona, Estadio de Gran Canaria a Las Palmas, La Cartuja a Siviglia, Santiago Bernabéu ed Estadio Metropolitano a Madrid, Nueva Romareda a Saragozza, Riazor a La Coruña e San Mamés a Bilbao.
Resta inoltre aperta la possibilità che Valencia possa rientrare tra le sedi candidate, ma la questione non verrà affrontata in questa fase delle visite FIFA.
Gli stadi candidati in Marocco e Portogallo
Nel dossier presentato per l’organizzazione del torneo figurano anche diversi stadi in Marocco e Portogallo. Per il Marocco sono stati proposti il Gran Estadio Hassan II di Casablanca, il Gran Estadio di Agadir, il Gran Estadio di Fes, il Gran Estadio di Marrakech, il Prince Moulay Abdellah di Rabat e il Gran Estadio di Tangeri.
Il Portogallo invece punta su tre impianti: l’Estadio da Luz e l’Estadio José Alvalade a Lisbona e l’Estadio do Dragao a Porto.
Il dubbio sulla finale del Mondiale
Tra le grandi questioni ancora aperte c’è anche quella relativa allo stadio che ospiterà la finale del Mondiale 2030.
Il principale candidato resta il Santiago Bernabéu di Madrid, considerato al momento il favorito. Tuttavia il Marocco punta molto sul futuro Gran Estadio Hassan II di Casablanca, un progetto ambizioso che potrebbe diventare uno degli impianti più grandi al mondo. La decisione definitiva arriverà solo nelle prossime fasi del processo di selezione delle sedi, che la FIFA porterà avanti nei prossimi mesi con ulteriori sopralluoghi e valutazioni.
Mondiali 2026, nessuna rosa allargata: la FIFA pensa di confermare il limite di 26 convocati
Le nazionali qualificate ai Mondiali 2026, tra cui spera di esserci anche l’Italia, dovrebbero presentarsi al torneo con un massimo di 26 giocatori convocati. Nelle scorse settimane era circolata l’ipotesi di un possibile ampliamento delle rose fino a 30 calciatori, ma secondo quanto riferito dal Mundo Deportivo la FIFA sarebbe orientata a mantenere l’attuale limite fissato a 26 elementi.
L’ipotesi di aumentare i convocati
L’idea di allargare le liste era stata presa in considerazione soprattutto per due motivi. Il primo riguarda il nuovo formato della competizione: il Mondiale 2026 sarà infatti il primo con 48 nazionali partecipanti, contro le 32 delle precedenti edizioni. Un cambiamento che porterà a un calendario più fitto e a un numero maggiore di partite, fattore che avrebbe potuto spingere la FIFA a consentire ai commissari tecnici di avere più alternative a disposizione.
Viaggi lunghi tra tre Paesi ospitanti
Un altro elemento che aveva alimentato il dibattito sull’allargamento delle rose riguarda la logistica del torneo. Il Mondiale del 2026 si giocherà infatti tra Stati Uniti, Canada e Messico, con spostamenti lunghi tra le varie città ospitanti. Proprio le difficoltà legate ai viaggi e alla gestione fisica dei giocatori avevano portato alcuni addetti ai lavori a suggerire una rosa più ampia. Nonostante queste considerazioni, però, l’orientamento della FIFA sarebbe quello di non modificare il regolamento e mantenere il limite di 26 convocati per ogni nazionale.
Materazzi ricorda Berlino 2006: “Gattuso venderà cara la pelle per portare l’Italia al Mondiale”
Marco Materazzi torna a parlare della finale del Mondiale 2006 e del presente della Nazionale. Intervistato da Vivo Azzurro TV, l’ex difensore azzurro ha rievocato alcuni episodi iconici della notte di Berlino, dall’espulsione di Zinedine Zidane fino ai rigori che consegnarono all’Italia il quarto titolo mondiale. Nel corso del racconto, ‘Matrix’ ha anche parlato del lavoro di Gennaro Gattuso, oggi commissario tecnico, impegnato nella missione playoff per riportare gli azzurri alla Coppa del Mondo.
Il ricordo della finale del 2006 e la serie dei rigori
Materazzi è stato uno dei protagonisti assoluti della finale contro la Francia: prima il gol del pareggio dopo il rigore trasformato da Zidane, poi uno dei tiri dal dischetto nella serie finale. Un momento che l’ex difensore ricorda con lucidità ancora oggi. Arrivati ai rigori, racconta, non tutti erano pronti a presentarsi dal dischetto. Alcuni compagni avevano già tolto le scarpe, altri non si sentivano sicuri di calciare. Lui invece non ebbe dubbi: i rigori li aveva sempre tirati in carriera e se la sentiva di assumersi la responsabilità anche nella partita più importante. Quella notte, culminata con la trasformazione del penalty e il trionfo azzurro, resta uno dei momenti più iconici della storia della Nazionale italiana.
Il retroscena sull’espulsione di Zidane
Nel racconto di Materazzi emerge anche un retroscena curioso sulla famosa espulsione di Zidane. Tutto sarebbe nato da un rimprovero ricevuto poco prima da Gennaro Gattuso. Dopo una grande parata di Buffon su un colpo di testa del fuoriclasse francese, Gattuso lo avrebbe rimproverato per non averlo marcato. In realtà Materazzi stava seguendo Trezeguet, ma decise comunque di prestare maggiore attenzione all’azione successiva. Nel contrasto seguente trattenne leggermente Zidane per impedirgli di saltare e gli chiese scusa. Alla terza risposta del francese sulla questione della maglia, arrivò però lo scambio di parole che portò alla celebre testata e all’espulsione.
Materazzi e il ruolo dei difensori nel calcio moderno
Nel corso dell’intervista l’ex centrale ha parlato anche dell’evoluzione del ruolo del difensore. Ai suoi tempi, ha spiegato, il compito principale era marcare e non subire gol. Oggi invece ai centrali viene chiesto molto di più in fase di costruzione. Materazzi ricorda con grande rispetto compagni di reparto come Alessandro Nesta, Paolo Maldini e Fabio Cannavaro, sottolineando come la pulizia tecnica e l’intelligenza tattica di quei difensori rappresentino ancora oggi un punto di riferimento. Nonostante questo cambiamento del calcio moderno, per lui resta sempre valida una regola: il difensore deve prima di tutto difendere.
Il messaggio a Gattuso verso i playoff Mondiali
Nel finale dell’intervista Materazzi ha parlato anche dell’attuale situazione della Nazionale, chiamata a conquistare il pass per il Mondiale attraverso i playoff. L’Italia affronterà il 26 marzo l’Irlanda del Nord nella semifinale dello spareggio e, in caso di vittoria, giocherà la finale contro una tra Galles e Bosnia ed Erzegovina. Per l’ex difensore azzurro la squadra può contare sull’energia e sulla determinazione di Gattuso.
Secondo Materazzi, il commissario tecnico ha accettato uno dei compiti più difficili possibili, visto che la qualificazione diretta era ormai compromessa. Proprio per questo sarà fondamentale trasmettere entusiasmo e serenità alla squadra. La convinzione dell’ex campione del mondo è chiara: Gattuso venderà cara la pelle pur di riportare l’Italia alla Coppa del Mondo.
Italia, Verratti tra i preconvocati di Gattuso per i playoff Mondiali: perché il ct pensa al ritorno del regista
Verratti nella lista dei preconvocati
Marco Verratti potrebbe tornare nel giro della Nazionale italiana. Secondo quanto riportato da Tuttosport, il centrocampista dell’Al-Duhail avrebbe già ricevuto la pre-convocazione da parte della Federazione in vista dei playoff di qualificazione al Mondiale 2026. La convocazione ufficiale non è ancora stata diramata, ma l’idea del commissario tecnico Gennaro Gattuso sarebbe quella di avere a disposizione anche l’ex regista del Paris Saint-Germain per le sfide decisive contro l’Irlanda del Nord, in programma il 26 marzo a Bergamo, e per l’eventuale finale contro la vincente tra Galles e Bosnia ed Erzegovina. L’ultima presenza di Verratti con l’Italia risale al 18 giugno 2023, nella finale per il terzo posto di Nations League vinta contro l’Olanda.
Il piano di Gattuso per il centrocampo
L’eventuale ritorno del centrocampista sarebbe legato soprattutto a esigenze tattiche. Nella visione dello staff azzurro, Verratti potrebbe offrire una soluzione di esperienza e qualità nella gestione del pallone, soprattutto nelle partite più tese. Il centrocampo dell’Italia resta costruito attorno a Sandro Tonali e Nicolò Barella, due pilastri del progetto azzurro. In cabina di regia Manuel Locatelli rappresenta la prima opzione, ma Verratti potrebbe alternarsi nel ruolo garantendo maggiore controllo del ritmo della partita. Gattuso cerca infatti un giocatore capace di leggere i momenti della gara, rallentare o accelerare la manovra e gestire il possesso anche sotto pressione.
L’obiettivo: evitare i blackout della Nazionale
Il possibile ritorno di Verratti nasce anche dalla volontà dello staff di evitare i blackout visti in alcune recenti partite dell’Italia. Tra gli episodi che hanno fatto riflettere il gruppo azzurro ci sono il secondo tempo della sfida di Nations League contro la Francia a San Siro, il primo tempo difficile contro la Germania a Dortmund e soprattutto alcune fasi delle qualificazioni mondiali contro la Norvegia. Per Gattuso avere in campo un giocatore esperto nella gestione del possesso potrebbe essere fondamentale soprattutto in una sfida secca come quella contro l’Irlanda del Nord.
Le altre scelte verso i playoff
Parallelamente il commissario tecnico sta valutando anche altre situazioni in vista delle convocazioni definitive. Federico Chiesa ha ricevuto la pre-convocazione e potrebbe tornare nel giro azzurro, anche se la decisione finale dipenderà dalla sua condizione fisica e dal minutaggio accumulato con il Liverpool. Tra le possibili novità c’è anche Marco Palestra, giovane rivelazione del campionato con il Cagliari, che potrebbe trovare spazio soprattutto considerando l’assenza di Giovanni Di Lorenzo. In difesa resta invece aperta la possibilità di un ritorno di Federico Gatti, favorito dall’infortunio di Matteo Gabbia.
Zaniolo verso l’esclusione
Diversa la situazione di Nicolò Zaniolo. Nonostante il buon rendimento con l’Udinese nelle ultime settimane, l’attaccante non dovrebbe rientrare tra i convocati per i playoff salvo sorprese dell’ultimo momento. Le scelte definitive arriveranno solo nei giorni precedenti al raduno della Nazionale, ma tra le opzioni valutate da Gattuso c’è anche quella di riportare in azzurro Marco Verratti per dare esperienza e qualità al centrocampo in una delle sfide più delicate del percorso verso il Mondiale 2026.
Italia, Zaniolo, Berardi e i giovani: chi può ancora mettere in difficoltà Gattuso per i playoff Mondiali
Zaniolo rilancia la candidatura azzurra
“Se non succederà continuerò a lavorare, ma l’obiettivo è essere al playoff e poi ai Mondiali”. Nicolò Zaniolo ha lanciato chiaramente la sua candidatura per tornare nel giro della Nazionale. L’attaccante dell’Udinese sta vivendo un buon momento a livello personale e spera che le prestazioni con il club possano convincere Gennaro Gattuso in vista delle convocazioni per i playoff di qualificazione al Mondiale 2026, che per l’Italia inizieranno il 26 marzo contro l’Irlanda del Nord. L’ex Roma e Fiorentina sa di partire indietro nelle gerarchie, ma vuole comunque giocarsi le sue possibilità. I numeri della stagione sono incoraggianti: sei gol e quattro assist con l’Udinese, segnali di continuità dopo anni complicati e un motivo in più per sperare in una chiamata.
Berardi torna in corsa
Tra i giocatori che potrebbero riaprire il discorso convocazioni c’è anche Domenico Berardi. L’attaccante del Sassuolo non veste la maglia della Nazionale dal 2023, ma nelle ultime settimane è tornato a esprimersi su livelli importanti. A novembre molti si aspettavano una sua convocazione per le sfide contro Moldavia e Norvegia, ma Gattuso aveva spiegato di dover fare delle scelte. Nel frattempo il suo rendimento è cresciuto: sette gol e cinque assist in stagione, numeri migliori rispetto a quelli di alcuni diretti concorrenti come Matteo Politano, ancora a secco di reti ma con quattro assist, o Mattia Zaccagni, fermo a quattro gol e un assist. Diversa invece la situazione di Riccardo Orsolini, la cui convocazione sembra al momento molto probabile.
I giovani osservati da Gattuso
Se l’ossatura della Nazionale appare abbastanza definita, Gattuso continua comunque a monitorare alcuni giovani che si stanno mettendo in evidenza in Serie A. A centrocampo i nomi più seguiti sono quelli di Antonio Vergara e Niccolò Pisilli, entrambi protagonisti di una stagione positiva.
La possibilità che entrambi possano rientrare nel giro azzurro resta però complicata, perché significherebbe lasciare fuori uno dei centrocampisti più affermati. In questo senso, anche un giocatore come Davide Frattesi potrebbe essere coinvolto nelle valutazioni finali del commissario tecnico.
Le possibili novità sulle fasce
Sulle corsie esterne Gattuso sta valutando anche alcune alternative giovani. Tra i profili che stanno attirando l’attenzione ci sono Marco Palestra e Davide Bartesaghi. L’infortunio di Giovanni Di Lorenzo potrebbe spingere il ct a puntare proprio su Palestra, che nonostante la giovane età ha offerto prestazioni convincenti e potrebbe rappresentare una soluzione interessante per completare il reparto. Un attacco pieno di opzioni
In attacco le certezze sembrano essere Moise Kean e Mateo Retegui, ma anche qui la concorrenza resta elevata. Tra i giovani osservati con attenzione c’è Francesco Pio Esposito, mentre Gattuso dovrà decidere anche se puntare su Giacomo Raspadori o Gianluca Scamacca per completare il reparto offensivo.
Con diverse opzioni a disposizione, il commissario tecnico azzurro si trova quindi di fronte a scelte non semplici. Zaniolo, Berardi e i giovani emergenti provano a mettere pressione al ct, che nelle prossime settimane dovrà definire la lista dei convocati per i playoff mondiali.
Italia, Zaniolo sogna i playoff Mondiali: ma Gattuso ha più scelte come Vergara e Bernardeschi
Nicolò Zaniolo torna a pensare alla maglia dell’Italia. L’attaccante dell’Udinese, intervistato da Sky Sport dopo la vittoria per 3-0 contro la Fiorentina di lunedì, ha spiegato di avere come obiettivo quello di rientrare nel giro della Nazionale in vista dei playoff che potrebbero riportare gli azzurri al Mondiale 2026. Il trequartista ha raccontato di sentirsi oggi più maturo, sia come calciatore sia come uomo. La crescita personale, legata anche alla famiglia, rappresenta per lui una motivazione importante per continuare a migliorare sul campo. Proprio attraverso le prestazioni con l’Udinese spera di convincere il commissario tecnico Gennaro Gattuso e guadagnarsi una convocazione.
Zaniolo ha chiarito di lavorare quotidianamente al centro sportivo per farsi trovare pronto, consapevole che solo la continuità di rendimento può riaprirgli le porte dell’azzurro. Il sogno è quello di essere presente ai playoff e, eventualmente, alla fase finale del Mondiale.
La concorrenza per un posto nei playoff
Il ritorno in Nazionale, però, non dipenderà soltanto dalle sue prestazioni. Nel ruolo di trequartista mancino la concorrenza è aumentata negli ultimi mesi e diversi giocatori stanno attirando l’attenzione dello staff azzurro. Tra questi c’è Antonio Vergara, una delle rivelazioni della stagione con il Napoli. Il giovane fantasista ha impressionato Gattuso e avrebbe già avuto un primo contatto con il commissario tecnico, puntando alla sua prima convocazione con l’Italia. Un altro nome tornato in corsa è quello di Federico Bernardeschi. L’esterno offensivo ha ritrovato continuità e rendimento con la maglia del Bologna, rilanciando la propria candidatura proprio mentre Riccardo Orsolini, che sembrava vicino alla chiamata per i playoff, sta attraversando un periodo più complicato.
Gattuso con più scelte in attacco
La situazione crea quindi un interessante scenario per il commissario tecnico azzurro. Quando Gattuso ha raccolto l’eredità di Luciano Spalletti probabilmente non si aspettava di avere così tante opzioni nel reparto offensivo. Zaniolo resta tra i candidati per un posto nei prossimi impegni della Nazionale, ma dovrà continuare a convincere con le prestazioni. La corsa verso i playoff mondiali è aperta e la competizione interna potrebbe diventare uno degli elementi chiave per alzare il livello dell’Italia.
Italia, Kean ci crede: “Vogliamo tutti andare al Mondiale. Ce la faremo..."
Moise Kean torna a parlare di Nazionale e lo fa con grande fiducia in vista dei prossimi impegni dell’Italia. L’attaccante della Fiorentina era presente a Milano all’inaugurazione del nuovo campo dell’oratorio di via della Ferrera 11, rinnovato da EA SPORTS FC insieme alla Lega Serie A nell’ambito del programma globale FC FUTURES dedicato allo sviluppo del calcio nelle comunità locali.
Nel corso dell’evento, il centravanti azzurro ha raccontato quanto sia speciale tornare a contatto con i campi dove nascono le passioni per il calcio. Per Kean, i primi calci dati per strada restano tra i momenti più emozionanti della carriera, e poter condividere quell’atmosfera con i ragazzi rappresenta sempre qualcosa di speciale.
L’obiettivo dell’Italia: tornare al Mondiale
Guardando alla Nazionale, Kean ha ribadito quanto sia forte il desiderio del gruppo di tornare a disputare un Mondiale. Indossare la maglia dell’Italia, ha spiegato, rappresenta sempre un’emozione enorme per tutti i giocatori, e la squadra è convinta di poter raggiungere l’obiettivo. L’attaccante della Fiorentina ha sottolineato soprattutto la forza del gruppo azzurro, descrivendo uno spogliatoio molto unito e compatto. Proprio questo spirito, secondo Kean, sarà fondamentale per affrontare le sfide decisive che attendono l’Italia.
Il rapporto con Gattuso: “Trasmette la carica giusta”
Tra i temi toccati anche il lavoro del commissario tecnico Gennaro Gattuso. Kean ha spiegato che il tecnico è una persona molto diretta che dice sempre quello che pensa. Un approccio che nello spogliatoio viene apprezzato perché riesce a trasmettere energia e motivazione alla squadra. L’attaccante ha raccontato di avere un buon rapporto con il ct e di sentirlo spesso. Tra i due, ha spiegato, c’è anche una certa somiglianza caratteriale, un aspetto che aiuta nel dialogo e nel modo di affrontare le sfide.
Un gruppo compatto per gli obiettivi azzurri
Per Kean la chiave del percorso dell’Italia sarà soprattutto la compattezza dello spogliatoio. Il centravanti ha evidenziato come i giocatori si sentano un gruppo molto unito anche fuori dal campo, quasi come una squadra di amici.
Proprio questa atmosfera positiva, unita alla guida di Gattuso, potrebbe rappresentare la base per affrontare le sfide che attendono gli azzurri e provare a riportare l’Italia sul palcoscenico mondiale.
Mondiali 2026, polemiche contro la FIFA: critiche per il countdown dei 100 giorni
I post social della FIFA scatenano la reazione dei tifosi
La FIFA è finita al centro delle polemiche dopo aver celebrato sui social il traguardo dei 100 giorni al via dei Mondiali 2026 ieri. L’organizzazione ha pubblicato alcuni post promozionali per lanciare il conto alla rovescia verso la Coppa del Mondo, accompagnati anche dalla grafica della partita inaugurale tra Messico e Sudafrica prevista a Città del Messico.
La campagna, però, ha provocato una forte ondata di critiche da parte di molti tifosi in tutto il mondo. In tanti hanno accusato la federazione internazionale di scarsa sensibilità, considerando il momento segnato dall’intensificarsi delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran e dai bombardamenti in Medio Oriente.
Le tensioni geopolitiche dietro le critiche
Le polemiche si sono amplificate anche per il contesto politico delle ultime settimane. In particolare, diversi utenti hanno ricordato il recente riconoscimento simbolico assegnato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump per il suo ruolo nella promozione della pace, arrivato poco prima dell’escalation militare contro Teheran. Questo contrasto tra celebrazioni sportive e crisi internazionale ha spinto molti tifosi a criticare apertamente la scelta della FIFA di lanciare una campagna promozionale proprio in un momento così delicato.
L’incertezza sulla partecipazione dell’Iran
Nel frattempo resta incerta anche la partecipazione dell’Iran al Mondiale del 2026. Secondo quanto riferito dai vertici della federazione calcistica iraniana, la situazione attuale rende complicata la pianificazione del viaggio negli Stati Uniti, soprattutto per le possibili restrizioni sui visti e per il clima politico tra i due Paesi. La FIFA ha fatto sapere di stare monitorando gli sviluppi della situazione, senza però annunciare eventuali piani alternativi nel caso in cui la nazionale iraniana dovesse rinunciare alla competizione.
Sicurezza e diplomazia tra Stati Uniti e Messico
A rendere il quadro ancora più complesso ci sono anche i temi legati alla sicurezza in alcune città messicane che ospiteranno le partite del torneo, dove le autorità continuano a confrontarsi con la violenza dei cartelli criminali. Parallelamente, negli Stati Uniti la Casa Bianca ha attivato una task force per valutare l’impatto diplomatico della possibile presenza dell’Iran durante il torneo. Con il conto alla rovescia ormai iniziato, i Mondiali 2026 rischiano così di essere accompagnati da tensioni politiche e questioni di sicurezza che vanno ben oltre il campo di gioco.
Francia, infortunio per Koundé: possibile stop di un mese e niente nazionale
Problema muscolare e stop stimato di quattro settimane
Jules Koundé rischia di saltare i prossimi impegni della nazionale francese. Il difensore del Barcellona si è fermato per un problema muscolare accusato durante la semifinale di Coppa del Re contro l’Atletico Madrid e gli esami effettuati nelle ore successive hanno evidenziato una lesione al bicipite femorale della coscia sinistra. Il club catalano non ha ancora comunicato ufficialmente i tempi di recupero, ma le prime indicazioni parlano di uno stop di circa quattro settimane. Una tempistica che renderebbe molto difficile il rientro del giocatore in tempo per la prossima finestra internazionale.
Francia verso l’emergenza difensiva
L’assenza di Koundé rappresenterebbe un problema importante per la Francia, che perde uno dei suoi difensori più affidabili proprio alla vigilia degli impegni della nazionale. Il centrale del Barcellona è infatti una presenza stabile nelle convocazioni dei Bleus e negli ultimi anni è stato utilizzato sia come difensore centrale sia come terzino destro. Con lo stop previsto fino a fine marzo, il difensore dovrebbe restare a Barcellona per completare il percorso di recupero e non raggiungere il ritiro della nazionale, impegnata negli Stati Uniti in due amichevoli di prestigio contro Brasile (26 marzo) e Colombia (29 marzo).
Koundé costretto a saltare la convocazione
Se i tempi di recupero verranno confermati, Koundé sarà quindi costretto a rinunciare agli impegni con la Francia nella prossima pausa delle nazionali. Lo staff medico del Barcellona preferisce infatti evitare rischi e permettere al giocatore di recuperare completamente dall’infortunio muscolare prima di tornare in campo.
Una scelta prudente che però priva la Francia di uno dei suoi titolari nel reparto difensivo proprio nel momento in cui le nazionali europee si preparano agli appuntamenti decisivi della stagione internazionale.
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