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Arabia Saudita, esonerato Hervé Renard a due mesi dal Mondiale
Clamoroso in Arabia Saudita: Hervé Renard è stato esonerato a meno di due mesi dall’inizio dei Mondiali 2026. La conferma è arrivata dallo stesso tecnico francese in un’intervista all’agenzia AFP. La nazionale saudita farà il suo esordio nel torneo il 16 giugno contro l’Uruguay, nel gruppo H che comprende anche Spagna e Capo Verde. Una situazione che rende il cambio in panchina particolarmente delicato a poche settimane dalla competizione.
Tensioni con la federazione
Negli ultimi tempi i rapporti tra Renard e la Federazione saudita si erano deteriorati. Alla base della rottura ci sarebbero divergenze interne e differenti visioni sportive, che hanno portato alla decisione di interrompere il rapporto. Il tecnico francese ha commentato con amarezza la fine della sua esperienza: ha ricordato come l’Arabia Saudita si sia qualificata sette volte ai Mondiali, due delle quali proprio sotto la sua guida, sottolineando anche di essere stato l’unico allenatore a guidare la nazionale sia nelle qualificazioni sia nella fase finale nel 2022.
Il possibile sostituto
Con il Mondiale ormai alle porte, la federazione saudita è già al lavoro per individuare il successore. Il nome in pole position sarebbe quello del greco Georgios Donis, attuale allenatore dell’Al-Khaleej. L’ex centrocampista, 56 anni, lavora nel calcio saudita dal 2021 e rappresenterebbe una soluzione immediata per garantire continuità alla squadra in vista della Coppa del Mondo.
Cannavaro e il rimpianto sull’Italia del 2006: “In 20 anni non ci siamo più rivisti”
A quasi vent’anni dal Mondiale del 2006, Fabio Cannavaro guarda a quella notte di Berlino con orgoglio ma anche con un piccolo rimpianto. L’ex capitano dell’Italia campione del mondo ha confessato che, da allora, tutta quella squadra leggendaria non si è più ritrovata insieme. Intervenuto su Prime Video nel corso di una chiacchierata con Luca Toni, anche lui protagonista di quel trionfo, Cannavaro ha ricordato l’ultima volta in cui il gruppo fu davvero riunito: la grande festa al Circo Massimo, il giorno dopo la vittoria contro la Francia, davanti a centinaia di migliaia di tifosi.
“È stata una delle emozioni più forti che abbiamo vissuto - ha raccontato - ma dopo quella giornata siamo tornati in albergo, ci siamo salutati e non ci siamo più rivisti”.
Il rammarico del capitano
Cannavaro ammette che, forse, da capitano avrebbe potuto fare di più per tenere unito il gruppo anche negli anni successivi. Oggi pensa che quella squadra meritasse almeno qualche occasione per ritrovarsi. “Questa è un’amarezza - ha spiegato - forse ho sbagliato io, perché da capitano dovevo spingere di più per rivederci. Al di là della chat dove ogni tanto scherziamo, in vent’anni non siamo mai riusciti a incontrarci tutti insieme”. Oggi 52enne e commissario tecnico dell’Uzbekistan, Cannavaro riconosce che organizzare una rimpatriata non è semplice, soprattutto perché molti ex compagni hanno intrapreso la carriera di allenatore. Nonostante questo, il desiderio di ritrovarsi resta.
La stella NBA Jusuf Nurkic: "Stavo per tornare a casa quando la Bosnia ha battuto l’Italia"
La qualificazione della Bosnia-Erzegovina ai Mondiali 2026 ha fatto esultare un intero Paese. Tra i tifosi più entusiasti c’era anche la stella NBA Jusuf Nurkic, centro degli Utah Jazz, che ha raccontato ai canali ufficiali della FIFA quanto abbia vissuto intensamente il successo ai playoff contro l’Italia. Il lungo bosniaco ha seguito la partita da casa, nello Utah, ma ha confessato che dopo la vittoria ai rigori è stato tentato di prendere subito un volo per tornare nel suo Paese e festeggiare insieme ai tifosi. L’emozione, ha spiegato, è stata enorme soprattutto perché la nazionale non partiva con grandi aspettative e sta vivendo una fase di ricostruzione con molti giovani. Per Nurkic la qualificazione non rappresenta solo un traguardo sportivo, ma un momento capace di unire l’intero Paese. Dopo la vittoria sull’Italia, ha raccontato, le città bosniache si sono riempite di persone in festa, dimostrando quanto il calcio sia centrale per la cultura sportiva nazionale.
“Il calcio è il cuore del Paese”
Il giocatore NBA conosce bene cosa significhi portare una nazionale a un grande torneo. Con la Bosnia-Erzegovina di basket ha contribuito alla qualificazione agli Europei FIBA nel 2022 e nel 2025, un’esperienza che gli permette di capire le difficoltà affrontate dai calciatori nel percorso verso il Mondiale. Nonostante il grande seguito anche del basket, Nurkic sottolinea come il calcio resti lo sport principale del Paese. Proprio per questo motivo la qualificazione ai Mondiali ha avuto un impatto enorme sulla popolazione.
Fiducia nel girone mondiale
Ai Mondiali la Bosnia affronterà Canada, Qatar e Svizzera. Nurkic vede buone possibilità di fare strada, pur invitando a non sottovalutare nessun avversario. Secondo il centro degli Utah Jazz, la chiave sarà soprattutto l’approccio alla prima partita contro il Canada, che giocherà praticamente in casa. Il giocatore ha già acquistato i biglietti per assistere ad alcune partite del torneo: sarà sugli spalti a Los Angeles per la sfida contro la Svizzera e a Seattle per quella contro il Qatar.
Il primo Mondiale da tifoso
Per Nurkic sarà la prima esperienza dal vivo a un Mondiale. Nel 2014, quando la Bosnia partecipò al torneo in Brasile, era troppo giovane per riuscire a essere presente. Stavolta invece la competizione si giocherà proprio negli Stati Uniti, il Paese dove vive e gioca da anni. Il centro bosniaco ha raccontato anche di avere contatti con diversi giocatori della nazionale, sottolineando come il gruppo sia motivato a rappresentare il Paese nel miglior modo possibile.
Il calcio cresce anche negli Stati Uniti
Parlando del contesto del torneo, Nurkic ha evidenziato anche la crescita del calcio negli Stati Uniti negli ultimi anni. L’arrivo di grandi stelle internazionali in MLS, come Lionel Messi, ha aumentato notevolmente l’interesse per lo sport. Secondo il lungo bosniaco, il calcio americano ha ancora enormi margini di crescita e potrebbe diventare uno dei movimenti più importanti al mondo nei prossimi anni.
Francia, Ekitike salta il Mondiale 2026, rottura del tendine d’Achille
Brutte notizie per la Francia in vista dei Mondiali 2026. L’attaccante Hugo Ekitike non prenderà parte alla rassegna iridata dopo aver riportato la rottura del tendine d’Achille durante la sfida di Champions League tra Liverpool e Paris Saint-Germain disputata martedì. La conferma ufficiale è arrivata dal club inglese, che ha annunciato come il giocatore resterà fuori per il resto della stagione e non potrà recuperare in tempo per il torneo in programma negli Stati Uniti, in Canada e in Messico.
Un duro colpo per Deschamps
L’infortunio rappresenta una perdita importante per Didier Deschamps, che nelle ultime convocazioni aveva iniziato a integrare il 23enne nel gruppo della nazionale. Attraverso i canali social della federazione francese, il commissario tecnico ha espresso il proprio sostegno al giocatore, sottolineando quanto si fosse inserito rapidamente nello spogliatoio dopo la prima chiamata arrivata nel settembre 2025. Ekitike faceva parte della nuova generazione di talenti lanciati negli ultimi mesi e stava trovando spazio anche in attacco accanto al capitano Kylian Mbappé.
Una stagione in crescita al Liverpool
Arrivato al Liverpool nell’estate del 2025 dall’Eintracht Francoforte, l’attaccante aveva disputato una stagione molto positiva con la squadra guidata da Arne Slot. Prima dell’infortunio aveva già messo insieme 17 gol e 6 assist in tutte le competizioni. Il buon rendimento si era riflesso anche in nazionale: dopo aver segnato il suo primo gol con i Bleus nella vittoria per 4-0 contro l’Ucraina a novembre, era andato a segno anche nella recente sfida persa 2-1 contro il Brasile.
Deschamps studia nuove soluzioni
L’assenza di Ekitike costringerà ora Deschamps a rivedere le proprie opzioni offensive. La Francia resta comunque ricca di alternative, con giocatori come Mbappé, Ousmane Dembélé, Michael Olise, Rayan Cherki e Désiré Doué, ma resta da capire chi potrà ricoprire con continuità il ruolo di centravanti. I Bleus inizieranno il loro cammino al Mondiale il 16 giugno contro il Senegal, prima di affrontare Iraq e Norvegia nel girone I.
Scozia di nuovo al Mondiale dopo 28 anni, Clarke: “Lo spirito di squadra è la nostra arma”
La Scozia torna al Mondiale dopo 28 anni di assenza e il commissario tecnico Steve Clarke crede che lo spirito del gruppo possa essere l’arma in più per affrontare la rassegna del 2026. Il tecnico scozzese ha parlato ai canali ufficiali della FIFA durante la Tartan Week di New York, evento dedicato alla cultura scozzese che ha portato Clarke a partecipare anche alla tradizionale Tartan Day Parade lungo la Sixth Avenue. La presenza negli Stati Uniti ha permesso all’allenatore di respirare già l’atmosfera che accompagnerà la squadra durante il Mondiale, dove la Scozia affronterà Brasile, Haiti e Marocco nel gruppo C.
Clarke si aspetta un grande sostegno da parte dei tifosi, compresi molti scozzesi che vivono negli Stati Uniti. “Qui a New York abbiamo visto quanto entusiasmo c’è. Anche la comunità scozzese che vive qui sta vivendo l’attesa con grande passione e sono sicuro che la Tartan Army sarà presente in grande numero”.
Oltre al supporto dei tifosi, il ct punta molto sulla compattezza del gruppo. Clarke ha sottolineato come i suoi giocatori siano molto organizzati e profondamente orgogliosi di rappresentare il loro Paese. Proprio questo senso di responsabilità, secondo l’allenatore, è ciò che rende la squadra speciale. “Abbiamo uno spirito di squadra fantastico, qualcosa che il denaro non può comprare”.
Il grande appuntamento del girone sarà la sfida contro il Brasile, ma Clarke preferisce guardare prima all’esordio contro Haiti, in programma il 13 giugno al Boston Stadium. Per il tecnico la priorità è affrontare una partita alla volta, consapevole che il gruppo è molto competitivo. L’obiettivo è ambizioso: superare la fase a gironi per la prima volta nella storia della Scozia ai Mondiali.
Per Clarke sarà anche il primo Mondiale personale, un traguardo che non aveva mai raggiunto da calciatore. Guidare la nazionale sul palcoscenico più importante del calcio, ha ammesso, rappresenta qualcosa di speciale, soprattutto per un Paese che vive il calcio con grande passione e che ha atteso così a lungo per tornare sulla scena mondiale.
Conte in Nazionale? De Laurentiis: “Se vuole andare me lo dica subito, non credo lascerà il Napoli all’ultimo”
Nel corso di una lunga intervista rilasciata a The Athletic, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha parlato anche del futuro di Antonio Conte, accostato nelle ultime settimane alla panchina della Nazionale dopo la terza mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale. De Laurentiis ha ricordato anche l’inizio del loro rapporto, nato quasi per caso dieci anni fa alle Maldive, quando i due si incontrarono mentre stavano pescando. In quell’occasione, racconta il presidente azzurro, Conte gli spiegò la sua idea di calcio in modo così coinvolgente da convincerlo della sua visione. “Sembrava uno scrittore che mi raccontava un film incredibile da girare”, ha spiegato.
Nel descrivere il tecnico, De Laurentiis lo paragona alla celebre scena militare di Full Metal Jacket, sottolineandone il carattere rigoroso e la mentalità molto esigente con i giocatori. Secondo il presidente del Napoli, proprio questa disciplina lo rende particolarmente efficace: Conte, ha spiegato, è un allenatore che sa costruire squadre solide, partendo dalla fase difensiva. Sulla possibilità che il tecnico possa lasciare il Napoli per la Nazionale, De Laurentiis è stato però piuttosto netto. Al momento, ha ricordato, la FIGC non ha ancora un presidente, quindi nessuno può realmente avviare un contatto ufficiale.
Il presidente azzurro ha poi ribadito la sua fiducia nella professionalità dell’allenatore: Conte ha un contratto con il Napoli e, a suo giudizio, non lascerebbe mai il club improvvisamente. “O decide subito e mi dice: ‘Voglio andare’, così avrei il tempo di trovare un sostituto. Oppure non penso che abbandonerà il Napoli all’ultimo momento”, ha spiegato. Secondo De Laurentiis, il tecnico considera il progetto azzurro una sua creatura, costruita con sacrificio negli ultimi anni. Proprio per questo, ha concluso, sarebbe difficile immaginare una sua partenza improvvisa.
Dal Messico confermano: la FIFA non sposta le partite dell’Iran. E spunta l’ipotesi super-playoff
La FIFA non cambierà il calendario dei Mondiali 2026. A confermarlo è stata la presidente messicana Claudia Sheinbaum, spiegando che la richiesta dell’Iran di disputare le proprie partite fuori dagli Stati Uniti è stata respinta per ragioni logistiche. “La FIFA ha deciso che le partite non possono essere spostate dalle sedi originarie”, ha dichiarato Sheinbaum. “Il trasferimento renderebbe la logistica troppo complicata, ed è per questo che la richiesta non è stata accolta”. Sulla stessa linea anche il presidente della FIFA Gianni Infantino, che ha ribadito la partecipazione della nazionale iraniana: “L’Iran parteciperà ai Mondiali. Siamo felicissimi, è una squadra molto forte. Le partite si giocheranno dove previsto dal sorteggio. Ho parlato con giocatori e allenatore, va tutto bene”.
L’ipotesi forfait e il ritorno del nome dell’Italia
Nonostante le rassicurazioni ufficiali, il contesto resta delicato. Le tensioni geopolitiche e le possibili difficoltà legate a sicurezza e visti tengono aperta, almeno sul piano teorico, l’ipotesi di un eventuale forfait dell’Iran. In caso di ritiro di una squadra già qualificata, il regolamento FIFA non stabilisce criteri automatici: la decisione finale spetterebbe alla federazione internazionale, che potrebbe optare per diverse soluzioni. La più logica sarebbe la sostituzione con una nazionale della stessa confederazione, ad esempio gli Emirati Arabi Uniti, mantenendo così gli equilibri interni al calcio asiatico.
La suggestione super-playoff
È proprio in questo scenario che torna a circolare, ancora una volta, il nome dell’Italia. Più come suggestione che come reale possibilità. Tra le ipotesi discusse nelle ultime settimane c’è quella di un “super-playoff” tra nazionali escluse, una sorta di spareggio last minute simile a quello organizzato per il Mondiale per Club. Una soluzione spettacolare ma complicata, che richiederebbe tempi strettissimi e soprattutto una precisa volontà politica della FIFA.
Una possibilità molto remota
Per il momento, però, si resta nel campo delle ipotesi. Tutto dipenderebbe da un evento tutt’altro che certo: il ritiro dell’Iran. Senza quel presupposto, ogni scenario decade. E anche se dovesse accadere, la soluzione più probabile resterebbe quella di una sostituzione interna alla confederazione asiatica. In sostanza, più che una reale prospettiva, quella dell’Italia ai Mondiali 2026 resta una suggestione alimentata dall’incertezza geopolitica. Il calcio incrocia ancora una volta la politica. Ma, almeno per ora, il campo sembra aver già deciso.
Dalla caduta dopo il 2010 alla rinascita con Yamal: la Spagna sogna un nuovo Mondiale
Dopo aver toccato il punto più alto della sua storia nel 2010, la Spagna ha vissuto un lungo periodo di smarrimento ai Mondiali. Oggi però La Roja guarda al 2026 con nuove ambizioni, trascinata da una generazione giovane e talentuosa guidata da Lamine Yamal, il prodigio che molti vedono come il simbolo della rinascita.
Da eterna incompiuta a dominatrice del calcio mondiale
Per gran parte della sua storia la Spagna è stata considerata una nazionale ricca di talento ma incapace di compiere il passo decisivo. Nel corso dei decenni hanno indossato la maglia roja campioni come Alfredo Di Stéfano, Paco Gento, Raúl e Fernando Hierro, ma il Mondiale è sempre rimasto un sogno irraggiungibile. La svolta arrivò nel 2008, quando la squadra guidata da Luis Aragonés conquistò l’Europeo battendo la Germania in finale. Fu l’inizio di un ciclo straordinario che cambiò per sempre la percezione della Spagna nel calcio internazionale. Due anni più tardi arrivò il capolavoro: il Mondiale 2010 in Sudafrica, vinto grazie al celebre gol di Andrés Iniesta nei supplementari contro l’Olanda. In quella squadra c’erano alcuni dei migliori giocatori della loro generazione: Casillas, Puyol, Ramos, Xavi, Iniesta, Villa e Torres. La Spagna non si fermò lì. Nel 2012 riuscì a difendere il titolo europeo, diventando la prima nazionale della storia a vincere Europeo, Mondiale ed Europeo consecutivamente.
Il crollo improvviso
Come spesso accade nel calcio, però, il dominio non è durato per sempre. Il primo segnale di cedimento arrivò nella Confederations Cup 2013, quando la Spagna fu travolta dal Brasile nella finale del Maracanã. Il vero shock arrivò però al Mondiale 2014 in Brasile. La Roja, campione in carica, fu eliminata già nella fase a gironi dopo la clamorosa sconfitta 5-1 contro l’Olanda e il ko contro il Cile. L’uscita anticipata segnò la fine definitiva dell’epoca d’oro. Molti protagonisti di quel ciclo lasciarono la nazionale e la Spagna si trovò improvvisamente a dover ricostruire.
Una nazionale in cerca di identità
Negli anni successivi il calcio spagnolo ha continuato a dominare a livello di club, con Real Madrid, Barcellona e Siviglia protagonisti nelle competizioni europee. La nazionale, invece, faticava a ritrovare la propria identità. La Roja venne eliminata agli ottavi di finale del Mondiale 2018 e poi ancora agli ottavi nel 2022 in Qatar. Due risultati che confermarono quanto fosse difficile replicare l’eredità della generazione di Xavi e Iniesta. Parte del declino coincise anche con la fine del ciclo del Barcellona di Guardiola, la squadra che aveva rappresentato la base tattica del famoso tiki-taka spagnolo.
Il talento che riaccende la speranza
La nuova speranza della Spagna nasce ancora una volta dalla Masia, la cantera del Barcellona che ha prodotto alcuni dei migliori centrocampisti della storia. Il suo nome è Lamine Yamal. Il 29 aprile 2023, l’allora allenatore del Barcellona Xavi gli concesse l’esordio tra i professionisti. In poco tempo il giovane talento ha impressionato per personalità, dribbling e capacità di decidere le partite. Il suo stile di gioco ha ricordato a molti quello di Lionel Messi, e la Spagna ha trovato in lui il simbolo di una nuova generazione che include anche Nico Williams, Pedri, Gavi, Oyarzabal, Cucurella e Unai Simón. La vittoria a Euro 2024, ottenuta battendo l’Inghilterra in finale, ha rappresentato il primo grande segnale della rinascita.
Il peso della storia
Oggi la Spagna è di nuovo considerata una delle nazionali più forti del mondo, ma il peso delle aspettative è enorme. Prima del 2008 la Roja era vista come una squadra fragile nei momenti decisivi; dopo il ciclo d’oro, invece, tutti si aspettano che sia sempre tra le favorite. Il Mondiale 2026 rappresenta quindi una nuova sfida. La concorrenza sarà durissima: l’Argentina campione del mondo, la Francia di Mbappé, il Portogallo, il Brasile di Ancelotti, l’Inghilterra guidata da Tuchel. Senza dimenticare possibili outsider.
Il sogno della seconda stella
Molto dipenderà proprio da Yamal, chiamato a guidare una squadra giovane ma ambiziosa. È presto per paragonarlo a fenomeni come Pelé o Mbappé, ma il talento è evidente e le prestazioni nelle grandi partite hanno già dimostrato che può reggere la pressione. Il sogno della Spagna è tornare sul tetto del mondo e conquistare la seconda stella, sedici anni dopo il trionfo di Johannesburg. La strada non sarà semplice. Ma La Roja ha già dimostrato una volta di saper cambiare la propria storia.
Mondiali 2026, la FIFA valuta di chiedere a Trump lo stop ai raid anti-immigrazione durante il torneo
La FIFA starebbe valutando la possibilità di chiedere al presidente degli Stati Uniti Donald Trump una sospensione temporanea dei raid anti-immigrazione dell’ICE durante i Mondiali 2026. Secondo quanto riportato da The Athletic, alcuni dirigenti dell’organizzazione avrebbero discusso con il presidente Gianni Infantino l’ipotesi di una richiesta diretta alla Casa Bianca per garantire lo svolgimento del torneo senza operazioni di controllo nei pressi delle città ospitanti. Il tema è diventato sensibile dopo il ritorno di Trump alla presidenza nel gennaio 2025 e l’avvio di una politica di deportazioni di massa, con operazioni condotte in diverse città americane dall’Immigration and Customs Enforcement (ICE). Secondo dati citati dal Washington Post, nelle settimane successive a un episodio di violenza in Minnesota gli agenti hanno effettuato circa 1.000 arresti al giorno, con il 42% delle persone fermate senza precedenti penali.
Le preoccupazioni di federazioni e tifosi
Le possibili operazioni dell’ICE durante il torneo preoccupano diverse federazioni, soprattutto europee, che avrebbero segnalato alla FIFA i timori dei propri tifosi. Anche alcuni membri del Congresso e sindacati statunitensi hanno sollevato dubbi sul ruolo dell’agenzia durante il Mondiale, temendo controlli o operazioni vicino agli stadi. Le discussioni interne alla FIFA si sarebbero inizialmente concentrate sull’idea di tenere l’ICE lontano dagli stadi delle 11 città ospitanti negli Stati Uniti, ma successivamente l’ipotesi si sarebbe ampliata fino a considerare una moratoria nazionale durante i 39 giorni del torneo, considerando anche che molte squadre avranno i propri ritiri in diversi stati americani.
Il possibile ruolo di Infantino
Secondo fonti citate da The Athletic, Infantino avrebbe mostrato apertura verso l’idea e starebbe valutando la possibilità di avanzare una richiesta direttamente a Trump. Non è chiaro però se la richiesta sia già stata formulata o se la Casa Bianca sarebbe disposta a intervenire su una questione di politica interna. I rapporti tra Infantino e Trump negli ultimi anni sono apparsi piuttosto stretti: il presidente FIFA ha partecipato a diversi eventi alla Casa Bianca e ha anche aperto un ufficio FIFA nella Trump Tower di New York.
La posizione della Casa Bianca
Interpellata sulla questione, la Casa Bianca non ha risposto direttamente alle ipotesi di una sospensione delle operazioni dell’ICE. Un portavoce ha sottolineato che l’obiettivo dell’amministrazione è organizzare “il Mondiale più grande e sicuro della storia”, evidenziando l’impatto economico dell’evento e la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro.
Le pressioni sulla FIFA
La pressione sull’organizzazione internazionale è aumentata negli ultimi giorni. Un sindacato di lavoratori dello SoFi Stadium di Los Angeles – sede della prima partita degli Stati Uniti nel torneo – ha minacciato scioperi citando proprio le operazioni dell’ICE tra le principali preoccupazioni. Anche Human Rights Watch ha invitato la FIFA a ottenere dalle autorità federali garanzie pubbliche sull’assenza di controlli migratori negli stadi e durante le partite. Il Mondiale del 2026, organizzato da Stati Uniti, Canada e Messico, si giocherà negli USA per 78 partite distribuite in 11 città. Prima ancora di iniziare, però, il torneo si trova già al centro di un complesso equilibrio tra sport, politica e diritti civili.
Tiziana Alla prima telecronista donna ai Mondiali: “Spero diventi la normalità”
Tiziana Alla sarà la prima donna a commentare le partite maschili ai Mondiali. La giornalista Rai, che negli ultimi anni ha seguito la Nazionale italiana da bordocampista, sarà infatti tra le voci della tv pubblica durante il torneo negli Stati Uniti, Canada e Messico. In un’intervista al Corriere della Sera, Alla ha raccontato come questo traguardo rappresenti soprattutto un passo verso la normalità. Per lei è un’occasione importante, ma il vero obiettivo è che in futuro non faccia più notizia vedere una donna dietro al microfono di una telecronaca calcistica. Il percorso, però, non è stato semplice. La sua prima telecronaca risale al 2006, durante Piacenza-Juventus di Serie B per Rai International. All’epoca, ricorda, in redazione arrivavano molte mail di protesta da parte di spettatori che non accettavano una voce femminile a commentare il calcio. Critiche che ha sempre accettato quando riguardavano il lavoro, ma che spesso erano legate a un pregiudizio ancora diffuso.
La passione per il calcio è nata molto presto, grazie al padre che la portava allo stadio. Già alle scuole medie scriveva articoli e seguiva le partite con attenzione, anche se all’inizio non immaginava che sarebbe diventata una telecronista. Nel suo modo di raccontare le partite preferisce uno stile sobrio, senza riempire ogni momento con dati e statistiche. Si definisce infatti “vecchia scuola”, cresciuta con telecronache più pacate e meno invasive rispetto a quelle moderne.
Tra i ricordi più difficili della sua esperienza con la Nazionale c’è la sconfitta di Palermo contro la Macedonia del Nord, che costò all’Italia il Mondiale 2022. Una notte complicata, seguita anni dopo dalla delusione per l’eliminazione ai playoff contro la Bosnia. In entrambe le occasioni, spiega, ha colpito soprattutto il dolore dei giocatori e dello staff nelle interviste del dopo partita.
Nel giugno 2022, dopo il 5-2 subito dall’Italia contro la Germania, ebbe anche un breve confronto acceso con Gianluigi Donnarumma durante un’intervista. Un episodio che non ha mai interpretato come una questione di genere: secondo lei il portiere avrebbe reagito allo stesso modo anche con un giornalista uomo, semplicemente per la tensione del momento.
Per il Mondiale negli Stati Uniti porterà con sé soprattutto libri da leggere nei momenti liberi. Ma la speranza più grande è un’altra: che la sua esperienza possa aprire la strada ad altre colleghe e che, presto, una telecronista donna non venga più vista come un’eccezione.
Inghilterra, pub già sold-out per i Mondiali: richieste in aumento e apertura fino alle 2
In Inghilterra la febbre da Mondiale 2026 è già altissima. Secondo quanto riportato dal Times, molti pub, soprattutto a Londra, hanno già registrato il tutto esaurito per le partite della Nazionale, con richieste superiori rispetto agli ultimi Europei e al Mondiale in Qatar. La squadra guidata da Thomas Tuchel farà il suo esordio il 17 giugno ad Arlington (Texas) contro la Croazia, alle 21.00 ora inglese, ma trovare un posto in un pub per vedere la partita insieme ad altri tifosi è già diventato complicato.
Locali già pieni
Uno dei casi più emblematici è quello del Flat Iron Square, grande spazio eventi vicino al London Bridge. I biglietti per assistere alla gara inaugurale dell’Inghilterra davanti ai maxischermi - dal costo di 25 sterline - sono già esauriti e il locale ha aperto una lista d’attesa per i tifosi rimasti fuori.Qualche disponibilità resta per le altre due gare del girone contro Ghana (23 giugno) e Panama (27 giugno), ma anche in questo caso i posti più economici sono già terminati. Situazione simile al Big Penny Social, birreria da 1.400 posti nell’est di Londra, dove i biglietti da 12 sterline sono quasi esauriti. Nello stesso locale, per la finale di Euro 2024 tra Inghilterra e Spagna, i posti erano stati venduti in meno di 30 secondi, con oltre 35mila persone in lista d’attesa. Anche The Ship, pub con giardino sul Tamigi, ha registrato un’impennata di prenotazioni, con quasi 300 richieste già ricevute.
Non solo Londra
La corsa ai posti non riguarda soltanto la capitale. Pub e locali di tutta l’Inghilterra segnalano un aumento delle richieste. Dal White Horse di Coventry, ad esempio, fanno sapere che le prenotazioni sono già superiori a quelle registrate nello stesso periodo prima degli ultimi tornei internazionali.
Pub aperti fino alle 2 di notte
Il governo britannico ha inoltre deciso di estendere gli orari di apertura dei pub durante il Mondiale. Secondo le nuove disposizioni del Ministero degli Interni, i locali potranno restare aperti: fino all’1 di notte per le partite che iniziano tra le 17 e le 21 fino alle 2 di notte per quelle in programma tra le 21 e le 22 La misura potrebbe riguardare fino a 13 partite che coinvolgeranno Inghilterra o Scozia. “Se i nostri ragazzi sono in campo, vogliamo che i tifosi restino al pub”, ha dichiarato la ministra Shabana Mahmood, spiegando che l’obiettivo è sostenere il settore dell’ospitalità e favorire momenti di socialità durante il torneo.
Una fiducia che resiste
Nonostante i recenti risultati non brillanti, la sconfitta con il Giappone, prima battuta d’arresto contro una nazionale asiatica, e il pareggio con l’Uruguay, l’entusiasmo dei tifosi resta altissimo. L’Inghilterra non vince un grande trofeo dal 1966, ma la squadra di Tuchel continua ad accendere la speranza di milioni di sostenitori. E per i proprietari dei pub, l’estate mondiale promette locali pieni e boccali alzati fino a notte fonda.
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