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Brasile, la maglia Jordan per i Mondiali 2026: un design ispirato alla foresta amazzonica
Brasile, la maglia Jordan per i Mondiali 2026: un design ispirato alla foresta amazzonica
La nuova maglia da trasferta del Brasile per i Mondiali 2026 è già diventata uno dei kit più discussi degli ultimi anni. Il motivo non è solo estetico: si tratta infatti della prima maglia di una nazionale con il logo Jumpman di Jordan, che sostituisce il classico swoosh Nike. La collaborazione tra Nike, Jordan Brand e la CBF segna un momento storico per la Seleção e unisce due mondi simbolo dello sport globale: il calcio brasiliano del Jogo Bonito e la cultura streetwear legata al marchio creato attorno alla figura di Michael Jordan. La maglia è stata presentata ufficialmente il 12 marzo 2026 e farà il suo debutto in campo nell’amichevole tra Brasile e Francia a Boston il 26 marzo. Un design ispirato alla natura brasiliana A differenza di molte recenti maglie da trasferta della Seleção, caratterizzate da linee minimaliste, il nuovo kit punta su un design molto più audace. L’ispirazione principale arriva da uno degli animali più iconici della foresta amazzonica: la rana velenosa dart frog, celebre per i colori vivaci e per la velocità dei suoi movimenti. Un simbolo che richiama qualità tradizionalmente associate al calcio brasiliano come creatività, imprevedibilità e capacità offensiva. La maglia presenta: -una base blu reale, che richiama i paesaggi naturali e la costa brasiliana -dettagli blu scuro e neri per creare profondità visiva -accenti gialli, collegati alla bandiera nazionale -pannelli laterali acquamarina, per dare un tocco moderno e dinamico Sul fronte spiccano grafiche frastagliate in diverse tonalità di blu, pensate per trasmettere movimento ed energia. A completare il design c’è una texture particolare ispirata all’elephant print delle Air Jordan 3, un richiamo diretto alla cultura sneaker. All’interno del colletto compare la scritta “Vai Brasil”, mentre sul petto è posizionato al centro lo stemma della CBF con le cinque stelle, simbolo dei titoli mondiali conquistati. Accanto allo stemma, al posto del tradizionale logo Nike, appare per la prima volta su una maglia di nazionale il Jumpman giallo di Jordan. Il progetto che inizialmente era rosso Curiosamente, la maglia finale non è il primo design sviluppato da Nike e Jordan per il Brasile. Le prime bozze prevedevano infatti una maglia rossa, ispirata alle braci ardenti e accompagnata da grafiche scure maculate. Il concept però generò forti critiche da parte dei tifosi e perplessità anche all’interno della Confederazione calcistica brasiliana, che lo riteneva troppo distante dall’identità cromatica della Seleção. Da qui la scelta di un compromesso: un design blu, più fedele alla tradizione ma comunque abbastanza audace da distinguersi nel panorama globale. Tecnologia pensata per la performance Oltre all’impatto estetico, la maglia è stata sviluppata con le stesse tecnologie utilizzate nei kit da gara Nike di fascia alta. Tra le principali caratteristiche tecniche: Zone Aero-FIT di raffreddamento Aree in mesh strategiche migliorano la ventilazione nelle zone più calde del corpo. Tecnologia Dri-FIT Il tessuto allontana il sudore dalla pelle per mantenere i giocatori asciutti durante la partita. Struttura atletica Maniche raglan e aperture laterali garantiscono maggiore libertà di movimento. La maglia è inoltre realizzata in poliestere riciclato al 100%, in linea con gli obiettivi di sostenibilità di Nike. Sono disponibili due versioni: -Stadium replica, pensata per i tifosi -Match authentic, identica a quella indossata dai giocatori Non solo una maglia: la collezione Jordan x Brasile Il kit fa parte di una collezione più ampia chiamata Jordan x Brazil “Pro Pack”, progettata per unire il mondo del calcio con quello delle sneaker e dello streetwear. La linea include: -Air Jordan 1 Low nei colori del Brasile -abbigliamento da allenamento Jordan con dettagli elephant print -scarpe da calcio e da futsal -capi streetwear come felpe, tute e t-shirt oversize L’obiettivo è chiaro: trasformare la Seleção in un elemento centrale dell’ecosistema globale del brand Jordan, non solo nel calcio ma anche nella cultura urbana. Reazioni positive e potenziale maglia iconica Le prime reazioni di tifosi e atleti sono state molto positive. Il design è stato apprezzato per il mix tra simbologia della natura brasiliana e l’estetica tipica del marchio Jordan. La maglia ha già attirato l’attenzione anche fuori dal calcio: la stella NBA Luka Dončić è stata avvistata indossarla prima di una partita, segno di un interesse che va oltre il mondo del pallone. In un paese come il Brasile, dove le maglie della nazionale hanno un valore culturale enorme, il giudizio finale dipenderà anche dal campo. Se la Seleção riuscirà a vivere un grande Mondiale 2026, questa collaborazione con Jordan potrebbe entrare nella storia come una delle maglie più iconiche di sempre.           Visualizza questo post su Instagram                       Un post condiviso da Complex Australia (@complex_au)
Mondiali 2026, Trump: “Iran benvenuta, ma meglio che non partecipi per sicurezza”
Mondiali 2026, Trump: “Iran benvenuta, ma meglio che non partecipi per sicurezza”
La possibile partecipazione dell’Iran ai Mondiali 2026 continua a essere al centro di tensioni politiche. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha infatti dichiarato che la nazionale iraniana sarebbe “benvenuta” al torneo, pur esprimendo dubbi sulla sua presenza per motivi di sicurezza. Il commento è arrivato attraverso un messaggio pubblicato sul social Truth, dove Trump ha affermato che la squadra potrebbe partecipare alla Coppa del Mondo ma che, a suo giudizio, la situazione attuale renderebbe poco opportuno il viaggio negli Stati Uniti. La posizione della Casa Bianca Nella sua dichiarazione, il presidente americano ha ribadito formalmente l’apertura verso la nazionale iraniana, pur lasciando intendere che il contesto internazionale potrebbe rendere complicata la partecipazione. Secondo Trump, la presenza dell’Iran al torneo non sarebbe necessariamente appropriata “per la loro sicurezza”, un riferimento evidente alle tensioni geopolitiche che coinvolgono il Medio Oriente e i rapporti tra Washington e Teheran. Le parole di Infantino Nei giorni scorsi il presidente della FIFA, Gianni Infantino, aveva raccontato di aver discusso proprio con Trump della partecipazione dell’Iran alla Coppa del Mondo. Infantino aveva spiegato che il presidente degli Stati Uniti gli aveva assicurato che la nazionale iraniana sarebbe stata accolta senza problemi nel torneo che si giocherà nel 2026 tra Stati Uniti, Canada e Messico. Il numero uno della FIFA aveva sottolineato come il calcio possa rappresentare un’occasione per unire le persone anche in momenti di tensione internazionale. La risposta dell’Iran Le parole provenienti dagli Stati Uniti arrivano dopo la presa di posizione molto dura del ministro dello Sport iraniano Ahmad Donyamali, che aveva escluso la partecipazione del suo Paese al torneo. Secondo il ministro, la situazione politica e militare renderebbe impossibile la presenza dell’Iran alla Coppa del Mondo. In un intervento televisivo aveva accusato il governo statunitense di responsabilità nelle recenti tensioni e dichiarato che Teheran non avrebbe alcuna intenzione di prendere parte alla competizione. Mondiale tra calcio e geopolitica La vicenda evidenzia ancora una volta quanto la Coppa del Mondo 2026 rischi di intrecciarsi con questioni politiche internazionali. Da un lato la FIFA continua a sostenere che il calcio debba restare un terreno neutrale, capace di unire popoli e culture. Dall’altro, le tensioni tra Stati Uniti e Iran stanno trasformando la partecipazione della nazionale asiatica in un caso diplomatico. Se l’Iran dovesse davvero rinunciare al torneo, la FIFA potrebbe essere costretta a valutare una sostituzione, anche se al momento l’organismo internazionale non ha annunciato piani alternativi. Nel frattempo il dibattito resta aperto, con il Mondiale del 2026 che rischia di essere segnato non solo dal calcio ma anche dalla geopolitica.
Italia, Verratti verso il forfait: Pisilli pronto alla convocazione per i playoff
Italia, Verratti verso il forfait: Pisilli pronto alla convocazione per i playoff
Brutte notizie per Gennaro Gattuso in vista dei playoff che decideranno il destino dell’Italia verso i Mondiali 2026. Marco Verratti, che il ct sperava di poter reinserire nel gruppo azzurro, sarebbe infatti alle prese con nuovi problemi fisici. Secondo quanto riferito da Repubblica, il centrocampista dell’Al-Duhail avrebbe accusato nuovamente fastidi al ginocchio, un problema che sembrava ormai superato ma che invece continua a condizionarlo. Una situazione che, di fatto, allontana la possibilità di rivederlo in campo con la Nazionale proprio alla vigilia degli spareggi. Pisilli verso la chiamata L’assenza di Verratti e il recente infortunio di Antonio Vergara aprono così nuovi scenari a centrocampo. In questo contesto prende quota la convocazione di Niccolò Pisilli, giovane talento della Roma, che potrebbe entrare stabilmente nella lista dei convocati. Per il resto del reparto non sembrano esserci grandi dubbi: Barella, Locatelli, Tonali e Frattesi restano punti fermi del centrocampo azzurro, con Pisilli pronto ad aggiungersi al gruppo. Zaccagni in rimonta in attacco Novità possibili anche nel reparto offensivo. Nelle ultime ore sarebbero infatti in crescita le quotazioni di Mattia Zaccagni, che potrebbe guadagnare spazio nella lista finale del ct. L’esterno offensivo della Lazio sarebbe attualmente in vantaggio su Federico Chiesa e Nicolò Zaniolo come alternativa di qualità nel reparto avanzato. Difesa: possibile doppia convocazione Infine, attenzione anche al reparto arretrato. Nella lista che potrebbe comprendere 27-28 giocatori, Gattuso starebbe valutando la convocazione sia di Federico Gatti sia di Giorgio Scalvini, anche alla luce dell’infortunio che ha fermato Matteo Gabbia. Scelte che il ct dovrà definire nelle prossime ore, con l’Italia che si prepara alla semifinale playoff contro l’Irlanda del Nord. In caso di vittoria, gli azzurri si giocheranno l’accesso al Mondiale nella finale del 31 marzo contro la vincente tra Galles e Bosnia.
Bernardeschi: “Playoff? La paura è giusta, ma l’Italia va sostenuta”
Bernardeschi: “Playoff? La paura è giusta, ma l’Italia va sostenuta”
Federico Bernardeschi ha parlato anche della Nazionale italiana durante l’intervista rilasciata al podcast La Tripletta de La Gazzetta dello Sport, soffermandosi soprattutto sul clima che accompagna gli azzurri verso i playoff di qualificazione ai Mondiali 2026. L’esterno del Bologna ha spiegato che la tensione attorno alla squadra è inevitabile in un momento così delicato. La paura, secondo lui, è reale ma non deve trasformarsi in un blocco: può invece diventare uno stimolo per alzare il livello e affrontare la sfida con maggiore concentrazione. Come ha sottolineato lo stesso Bernardeschi, "è una paura reale, ma è giusto che ci sia: l’importante è che non diventi fobia". Nel suo intervento il campione d’Europa del 2021 ha anche invitato l’ambiente che circonda la Nazionale a cambiare atteggiamento. A suo avviso, troppo spesso attorno all’Italia si crea un clima negativo, con giudizi severi dopo poche partite e una tendenza a sottolineare più gli errori che gli aspetti positivi. Bernardeschi ha evidenziato come la Nazionale rappresenti un patrimonio comune e che, proprio per questo, dovrebbe essere sostenuta da tutto il Paese. Parlando del rapporto con il commissario tecnico Gennaro Gattuso, l’esterno rossoblù ha raccontato di aver avuto soltanto un breve contatto quando il ct è passato a visitare le squadre di Serie A. Un confronto rapido, senza ulteriori dialoghi per ora. Infine Bernardeschi ha scherzato su una possibile scelta tra tre esterni offensivi italiani in corsa per la Nazionale - lui stesso, Domenico Berardi e Mattia Zaccagni - rispondendo con ironia: "I campioni d’Europa". Un riferimento chiaro alla generazione azzurra che ha conquistato l’Europeo nel 2021 e che sogna ora di riportare l’Italia ai Mondiali.
Italia verso i playoff Mondiali, Cassano: Gattuso e Donnarumma le uniche certezze
Italia verso i playoff Mondiali, Cassano: Gattuso e Donnarumma le uniche certezze
L’Italia si prepara al momento decisivo del proprio cammino verso i Mondiali 2026. Gli azzurri torneranno in campo il 26 marzo alla New Balance Arena di Bergamo per affrontare l’Irlanda del Nord nella semifinale dei playoff di qualificazione. In caso di vittoria, la squadra di Gennaro Gattuso giocherà la finale il 31 marzo in trasferta. Una doppia sfida che può riportare la Nazionale a giocare un Mondiale dodici anni dopo l’ultima partecipazione, quella del 2014 in Brasile. Cassano: fiducia in Gattuso e Donnarumma Intervistato dal Corriere della Sera, Antonio Cassano ha analizzato la situazione della Nazionale sottolineando come, a suo avviso, le principali certezze siano due: l’allenatore e il portiere. L’ex attaccante ritiene che Gattuso abbia la personalità giusta per trascinare il gruppo e tirare fuori il massimo dai giocatori, anche con metodi duri se necessario. L’altro punto fermo per Cassano è Gianluigi Donnarumma, che considera l’unico vero campione attualmente presente nella rosa azzurra. Nonostante questo, l’ex fantasista vede maggiori difficoltà nell’eventuale seconda sfida dei playoff, soprattutto se dovesse disputarsi in Galles, squadra che secondo lui gioca con grande intensità. I dubbi su Verratti e sull’attacco Cassano si è soffermato anche su alcune possibili scelte di Gattuso, a partire dal possibile ritorno di Marco Verratti in Nazionale. L’ex giocatore di Roma e Real Madrid ha ammesso che si tratta di una scommessa, ma ritiene comunque che il centrocampista possa offrire qualcosa in più rispetto ad altre soluzioni a centrocampo. L’altro tema riguarda il reparto offensivo e la crescita di Francesco Pio Esposito. Cassano ha invitato però alla prudenza, sottolineando che il giovane attaccante deve essere lasciato crescere senza pressioni e senza paragoni ingombranti con grandi centravanti del passato come Christian Vieri. Cassano: “Maldini sarebbe il presidente giusto” Infine Cassano ha parlato anche di un’eventuale esperienza in Federazione, escludendo però questa possibilità per sé. Secondo l’ex attaccante, la persona più adatta per guidare il calcio italiano sarebbe Paolo Maldini, figura che a suo giudizio avrebbe le competenze, lo status e l’indipendenza necessari per cambiare davvero le cose.
Brasile, Neymar sogna i Mondiali 2026: Ancelotti lo convoca, ma il posto non è garantito
Brasile, Neymar sogna i Mondiali 2026: Ancelotti lo convoca, ma il posto non è garantito
Il futuro di Neymar resta legato a un obiettivo molto chiaro: partecipare ai Mondiali 2026. L’attaccante brasiliano, tornato al Santos, sta cercando di ritrovare continuità dopo gli ultimi anni segnati da numerosi problemi fisici. A 34 anni il fuoriclasse verdeoro continua a credere nella possibilità di guidare il Brasile nella prossima Coppa del Mondo che si giocherà tra Stati Uniti, Canada e Messico. Il commissario tecnico Carlo Ancelotti ha inserito l’ex Barcellona e PSG nella lista preliminare della Seleção per la prossima finestra internazionale, ma la sua presenza al Mondiale resta tutt’altro che scontata. Neymar osservato speciale di Ancelotti Secondo quanto riportato da UOL, Neymar è stato incluso nella pre-lista del Brasile per le amichevoli contro Francia e Croazia in programma alla fine di marzo. Il numero dieci del Santos non giocherà però la prossima partita di campionato contro il Mirassol a causa della gestione dei carichi fisici. Questo significa che avrà una sola occasione, la sfida contro il Corinthians, per dimostrare ad Ancelotti di essere in condizione. Il ct italiano e il direttore della CBF Rodrigo Caetano seguiranno da vicino la partita per valutare lo stato di forma del giocatore. Thiago Silva: “Se sta bene deve esserci” A difendere la candidatura di Neymar è intervenuto anche Thiago Silva, che ha ribadito quanto il numero dieci possa essere decisivo per la Seleção. Secondo l’ex difensore, quando Neymar è in forma rappresenta un problema enorme per qualsiasi avversario e la sua presenza in un Mondiale non dovrebbe nemmeno essere in discussione. Endrick in ascesa nell’attacco brasiliano Tra i giovani che stanno convincendo lo staff tecnico c’è anche Endrick. Il talento brasiliano, trasferitosi a gennaio all’Olympique Lione, ha avuto un impatto immediato nel calcio francese. In dieci presenze ha già realizzato cinque gol e fornito tre assist, numeri che lo candidano seriamente a un posto nella lista definitiva per il Mondiale. Bremer verso il ritorno in nazionale Tra i difensori monitorati da Ancelotti c’è anche Bremer. Il centrale della Juventus è tornato nella pre-lista della Seleção dopo il lungo stop causato dalla rottura del legamento crociato nel 2024. Dopo il recupero e un successivo intervento al menisco, il difensore brasiliano è tornato titolare a Torino e ha ritrovato continuità. Le sue prestazioni hanno convinto lo staff tecnico del Brasile, che lo considera una possibile risorsa per rinforzare il reparto arretrato. Neymar tra sogno e pressione Per Neymar la strada verso il Mondiale resta quindi aperta ma piena di incognite. La convocazione nella lista preliminare rappresenta una chance importante, ma il fuoriclasse del Santos dovrà dimostrare di essere ancora in grado di fare la differenza ai massimi livelli. Solo allora Ancelotti potrà decidere se affidargli ancora una volta le chiavi dell’attacco brasiliano nella Coppa del Mondo del 2026.
Mondiali 2026, FIFA taglia oltre 100 milioni dal budget operativo
Mondiali 2026, FIFA taglia oltre 100 milioni dal budget operativo
La FIFA ha ridotto di oltre 100 milioni di dollari il budget operativo per i Mondiali 2026 che si giocheranno tra Stati Uniti, Canada e Messico. La decisione, secondo diverse fonti interne citate da The Athletic, ha portato a richieste di maggiore efficienza economica nei vari dipartimenti della sede statunitense dell’organizzazione a Miami. Il taglio riguarderebbe diversi settori chiave dell’organizzazione del torneo, tra cui sicurezza, logistica, trasporti e accessibilità. Il piano economico del Mondiale 2026 Nonostante le riduzioni operative, la FIFA continua a prevedere ricavi record per il torneo. In un’intervista rilasciata a CNBC lo scorso febbraio, il presidente Gianni Infantino ha spiegato che l’organizzazione si aspetta entrate superiori agli 11 miliardi di dollari dal Mondiale nordamericano. Nel rapporto finanziario annuale del 2024 la FIFA aveva indicato una previsione di spesa operativa per la Coppa del Mondo pari a 1,12 miliardi di dollari, all’interno di un budget complessivo di circa 3,76 miliardi, che include premi, produzione televisiva e gestione dell’evento. Tra le principali voci di spesa previste figuravano: 280 milioni di dollari per servizi tecnici 159 milioni per i trasporti legati all’evento 145 milioni per sicurezza e protezione 79 milioni per la gestione degli ospiti Le preoccupazioni interne Secondo alcune fonti interne, i dipendenti della FIFA negli Stati Uniti sarebbero stati informati più volte dei tagli al budget, con una riduzione complessiva superiore ai 100 milioni di dollari. Le stesse fonti spiegano che le indicazioni per ridurre i costi sarebbero arrivate direttamente dalla sede centrale della FIFA in Svizzera. Il clima interno, secondo quanto riferito, sarebbe diventato più teso tra i team che lavorano all’organizzazione del torneo, soprattutto nei settori legati a sicurezza, logistica e accessibilità. La risposta della FIFA Interpellata da The Athletic, la FIFA ha confermato che il controllo dei costi fa parte della gestione ordinaria dei grandi eventi. “Rivediamo costantemente l’efficienza dei budget per garantire che i costi siano controllati e che il maggior numero possibile di risorse possa essere reinvestito nello sviluppo del calcio nel mondo”, ha spiegato un portavoce dell’organizzazione. Secondo la federazione internazionale, revisioni di questo tipo vengono effettuate regolarmente prima di ogni grande torneo. L’obiettivo: reinvestire il 90% dei ricavi nel calcio Alla base dei tagli ci sarebbe anche l’obiettivo finanziario fissato dalla FIFA per il ciclo 2023-2026. L’organizzazione ha infatti dichiarato di voler reinvestire oltre il 90% delle proprie entrate nello sviluppo del calcio globale. Nel piano economico pubblicato nel bilancio 2024, la FIFA ha stimato investimenti complessivi pari a 12,9 miliardi di dollari nel quadriennio, con l’obiettivo di reinvestire 11,67 miliardi in programmi di sviluppo calcistico in tutto il mondo. Il Mondiale 2026, il primo della storia con 48 squadre partecipanti, rappresenterà quindi non solo il torneo più grande mai organizzato, ma anche uno dei progetti finanziari più ambiziosi nella storia della FIFA.
Italia, niente illusioni verso i playoff: il Mondiale non è affatto scontato
Italia, niente illusioni verso i playoff: il Mondiale non è affatto scontato
Da tempo il dibattito attorno alla Nazionale ruota attorno alla stessa convinzione: l’Italia non può permettersi un’altra esclusione dal Mondiale. Eppure la storia recente racconta qualcosa di diverso, perché è già accaduto due volte. A poco più di due settimane dal playoff con l’Irlanda del Nord conviene allora mettere da parte le frasi di circostanza e affrontare la realtà: un nuovo fallimento è possibile. Non significa essere pessimisti, ma semplicemente guardare le cose per quello che sono. Accettare questo rischio può persino avere un effetto positivo. La paura di sbagliare, se gestita nel modo giusto, può trasformarsi in motivazione e concentrazione. Toccherà ai giocatori dimostrarlo sul campo. Ma ignorare il problema non aiuterà certo la Nazionale. Una rosa piena di interrogativi Il primo elemento da considerare è il livello attuale dei convocabili. L’Italia non è una squadra debole, ma nemmeno quella corazzata che molti continuano a immaginare. In difesa, ad esempio, il momento non è dei più sereni. Bastoni è finito al centro delle contestazioni, Buongiorno alterna buone prestazioni a errori pesanti, mentre Gatti non sempre garantisce affidabilità. A centrocampo Barella appare spesso nervoso e Frattesi continua a vivere una stagione complicata, con poche partite realmente incisive. Davanti non mancano i dubbi. Retegui continua a segnare ma arrivano voci poco rassicuranti sulla sua condizione. Kean resta spesso fermo per problemi fisici, mentre Pio Esposito sta accumulando minuti senza riuscire a trovare continuità. Se si allarga lo sguardo la situazione non migliora molto: Raspadori è fermo, Orsolini e Zaccagni sembrano in calo di rendimento e giocatori come Maldini o Bellanova non stanno attraversando il momento migliore. Le difficoltà sulle fasce e in difesa L’infortunio di Di Lorenzo complica ulteriormente le scelte di Gattuso. Le alternative non offrono certezze assolute e i nomi di riserva - Coppola, Okoli - rappresentano più scommesse che soluzioni consolidate. Scalvini, che potrebbe essere una risorsa importante, continua invece a fare i conti con gli infortuni. Anche la questione Chiesa resta sospesa: dopo i ripetuti rifiuti alla Nazionale e un minutaggio molto limitato con il club, il suo eventuale ritorno lascia più di una perplessità. Le possibili soluzioni tattiche Davanti a una situazione del genere, forse servirebbe il coraggio di introdurre qualche soluzione meno prevedibile. Donnarumma tra i pali resta un punto fermo. Alle sue spalle però Carnesecchi potrebbe rappresentare un’alternativa più affidabile rispetto a Vicario, che sta vivendo una stagione complicata al Tottenham. In difesa si potrebbe pensare a Calafiori sul centrodestra per lasciare Bastoni nel suo ruolo naturale sul centrosinistra, con Buongiorno al centro. Un’altra ipotesi potrebbe essere Mancini braccetto di destra e Calafiori utilizzato in una posizione più avanzata, quasi da mediano aggiunto capace di proteggere la difesa e accompagnare l’azione. Sulle fasce, se l’idea è confermare il 3-5-2, servono interpreti coerenti: Palestra o Kayode a destra e Dimarco a sinistra, con Bartesaghi come possibile alternativa. Le variabili offensive Anche in attacco qualche scelta diversa potrebbe dare imprevedibilità alla squadra. Zaniolo, ad esempio, è uno dei pochi giocatori che in questo momento sembra avere entusiasmo e rabbia agonistica, due ingredienti fondamentali in partite così delicate. La sensazione però è che si andrà verso una formazione molto più conservativa: Mancini nella difesa a tre, Bastoni adattato al centro, Calafiori sul centrosinistra, Dimarco e Politano sugli esterni. In mezzo Locatelli con Barella e Tonali, davanti la coppia Kean-Retegui. Una squadra solida ma estremamente leggibile per qualsiasi avversario, soprattutto per chi è abituato a studiare il 3-5-2 della Serie A ogni settimana. Il rischio delle gerarchie rigide Il vero problema, forse, è proprio questo: la rigidità delle gerarchie. Convocare giovani come Palestra per poi affidarsi comunque ai soliti nomi nel momento decisivo rischia di svuotare di senso qualsiasi tentativo di rinnovamento. In alcune zone del campo questa Nazionale avrebbe bisogno esattamente del contrario: meno prudenza e più incoscienza. Il momento del calcio italiano Il contesto generale del calcio italiano non aiuta a trasmettere fiducia. Le competizioni europee di questa stagione hanno lasciato segnali preoccupanti: eliminazioni pesanti e risultati spesso deludenti. Allo stesso tempo però non bisogna cadere nella tentazione di buttare tutto. Solo pochi mesi fa l’Inter arrivava in finale di Champions League e l’Atalanta conquistava l’Europa League. Il problema non è la totale mancanza di talento, ma la difficoltà nel trovare continuità. La verità a quindici giorni dal playoff Oggi mancano quindici giorni alla sfida contro l’Irlanda del Nord, la prima tappa di un doppio spareggio che deciderà se l’Italia tornerà finalmente al Mondiale. Il materiale umano a disposizione di Gattuso non è da buttare. Ma non è nemmeno sufficiente per sentirsi al sicuro. E forse il primo passo per evitare un’altra delusione è proprio questo: smettere di comportarsi come se il fallimento fosse impossibile.
Iran verso il forfait ai Mondiali 2026, il ministro dello sport parla di ritiro: "Non parteciperemo"
Iran verso il forfait ai Mondiali 2026, il ministro dello sport parla di ritiro: "Non parteciperemo"
Sembra proprio che l'Iran non parteciperà ai Mondiali 2026. Il ministro dello Sport iraniano Ahmad Donjamali ha dichiarato che la nazionale non ha intenzione di prendere parte al torneo che si giocherà negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, il ministro ha spiegato che la decisione sarebbe legata alle tensioni geopolitiche e al conflitto in corso con gli Stati Uniti e Israele. “Non abbiamo alcuna intenzione di partecipare ai Mondiali di calcio negli Stati Uniti”, ha dichiarato Donjamali, accusando il governo americano di aver adottato misure ostili nei confronti dell’Iran e ricordando le recenti escalation militari che hanno colpito il Paese. La posizione della FIFA Le dichiarazioni del ministro arrivano poche ore dopo un messaggio del presidente della FIFA Gianni Infantino, che aveva assicurato come la nazionale iraniana sia comunque benvenuta alla Coppa del Mondo. Dopo un incontro alla Casa Bianca, Infantino aveva spiegato che il presidente Donald Trump avrebbe garantito l’ingresso della squadra iraniana negli Stati Uniti nonostante le tensioni politiche. La FIFA, nel frattempo, continua a monitorare la situazione internazionale. Il direttore operativo della Coppa del Mondo, Heimo Schirgi, ha ribadito che il torneo è troppo importante per essere rinviato e che l’obiettivo resta quello di permettere la partecipazione di tutte le squadre qualificate. Il calendario dell’Iran ai Mondiali La nazionale iraniana era stata inserita nel Gruppo G del Mondiale 2026 e avrebbe dovuto disputare tutte le partite della fase a gironi negli Stati Uniti. 15 giugno: Iran - Nuova Zelanda a Los Angeles (SoFi Stadium) 21 giugno: Belgio - Iran a Los Angeles (SoFi Stadium) 26 giugno: Egitto - Iran a Seattle (Lumen Field) Chi potrebbe sostituire l’Iran Nel caso in cui l’Iran decidesse davvero di non partecipare al torneo, la FIFA avrebbe ampia discrezionalità sulla scelta della squadra sostitutiva. L’ipotesi più probabile sarebbe quella di assegnare il posto a un’altra nazionale asiatica. Tra i nomi che circolano ci sono Emirati Arabi Uniti o Iraq, quest’ultimo attualmente impegnato nei playoff intercontinentali per la qualificazione. Per il momento, però, non esiste alcuna decisione ufficiale e la FIFA continua a lavorare per garantire lo svolgimento regolare del torneo.
USA, McKennie verso i Mondiali: “Giocare in casa porta energia ma anche pressione”
USA, McKennie verso i Mondiali: “Giocare in casa porta energia ma anche pressione”
Weston McKennie guarda ai Mondiali 2026 con entusiasmo ma anche con grande senso di responsabilità. Il centrocampista della Juventus, intervistato da GOAL, ha parlato delle aspettative sulla nazionale statunitense che ospiterà la Coppa del Mondo insieme a Canada e Messico. Per il giocatore bianconero il fattore campo sarà un’arma importante, ma porterà con sé anche una forte pressione. “Giocare un Mondiale in casa porta un tipo diverso di energia. C’è eccitazione, orgoglio e una motivazione extra sapendo che i nostri tifosi saranno sugli spalti. Allo stesso tempo c’è pressione, ma cerco di accettarla e incanalarla”. La generazione d’oro degli Stati Uniti McKennie è uno dei leader della nazionale statunitense. Ha esordito nel 2017 e ha già superato le sessanta presenze con la maglia degli USA, diventando uno dei simboli della cosiddetta “generazione d’oro”. La selezione guidata da Mauricio Pochettino può contare su molti giocatori che militano nei principali campionati europei. Oltre a McKennie, tra i protagonisti ci sono Christian Pulisic del Milan, Tyler Adams e Brenden Aaronson in Premier League, Folarin Balogun del Monaco e Ricardo Pepi del PSV. A loro si aggiunge anche Tim Weah, ex Juventus. Un gruppo di talento che alimenta le ambizioni degli Stati Uniti in vista del torneo casalingo. Caldo e viaggi tra le difficoltà del torneo Il Mondiale del 2026 presenterà anche alcune sfide logistiche. Le partite saranno distribuite tra Stati Uniti, Canada e Messico e le squadre dovranno affrontare lunghi spostamenti, oltre alle alte temperature previste in alcune città. Per McKennie la gestione fisica sarà fondamentale durante il torneo. Il centrocampista ha spiegato che recupero e idratazione saranno aspetti decisivi per mantenere alto il rendimento tra una partita e l’altra. “Quando hai poco tempo per recuperare devi curare ogni dettaglio. L’idratazione è sempre il punto di partenza per recuperare più velocemente e mantenere l’energia”. Gli Stati Uniti, sospinti dal pubblico di casa, puntano a essere tra le sorprese del Mondiale 2026. Ma, come sottolinea McKennie, trasformare entusiasmo e pressione in energia positiva sarà una delle chiavi del torneo.
Mondiali 2026, cresce l’incertezza sull’impatto economico: turismo e viaggi frenano le stime
Mondiali 2026, cresce l’incertezza sull’impatto economico: turismo e viaggi frenano le stime
A meno di cento giorni dall’inizio dei Mondiali 2026, cresce l’incertezza sull’impatto economico che il torneo potrebbe generare negli Stati Uniti. Secondo un’analisi di Forbes, diversi fattori geopolitici ed economici stanno alimentando i dubbi sul boom turistico che FIFA e amministrazione americana avevano previsto per l’evento. Guerra e instabilità pesano sul turismo Il contesto internazionale non aiuta. Il conflitto con l’Iran, insieme al calo degli arrivi internazionali registrato negli ultimi mesi, sta creando un clima di forte prudenza tra gli operatori del turismo. Alan Fyall, professore al Rosen College of Hospitality Management dell’Università della Florida Centrale, ha spiegato che il tempismo della crisi geopolitica è particolarmente delicato: il turismo, infatti, prospera in condizioni di stabilità e sicurezza, mentre l’incertezza tende a frenare i viaggi. Alle tensioni internazionali si aggiungono anche problemi interni negli Stati Uniti. L’ex segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem ha recentemente avvertito che la capacità del governo di garantire un Mondiale sicuro potrebbe essere limitata dal parziale shutdown dell’amministrazione federale. Inoltre, i 625 milioni di dollari destinati alla sicurezza delle città ospitanti non sono ancora stati distribuiti. L’impatto sugli hotel potrebbe essere limitato Le previsioni del settore alberghiero indicano una crescita molto più contenuta rispetto alle aspettative iniziali. Secondo un rapporto di CoStar e Tourism Economics, il ricavo medio per camera disponibile negli Stati Uniti dovrebbe aumentare dell’1,7% durante i mesi del torneo, giugno e luglio. Un dato decisamente inferiore rispetto al boom registrato nel 1994, quando il Mondiale fu organizzato negli Stati Uniti per l’ultima volta. Le undici città americane che ospiteranno le partite potrebbero comunque beneficiare di un incremento più significativo, stimato intorno al 13%, ma l’effetto complessivo sull’economia nazionale rischia di restare limitato. Meno voli internazionali verso le città ospitanti Anche i dati sui voli alimentano i dubbi. Secondo l’analisi della società Cirium, le prenotazioni aeree verso le città del Mondiale nel mese di giugno risultavano in calo del 5% dall’Europa e del 3,6% dall’Asia rispetto allo scorso anno, mentre dal Sud America si registra solo un leggero aumento dello 0,2%. Questo dato è particolarmente rilevante perché i visitatori internazionali hanno storicamente un impatto economico molto più alto: in media spendono circa quattro volte di più rispetto ai turisti statunitensi. Visti e accesso agli Stati Uniti tra gli ostacoli Uno dei principali freni alla partecipazione dei tifosi stranieri è il sistema dei visti. Anche se il Dipartimento di Stato ha introdotto una corsia preferenziale per i tifosi con biglietto, il processo resta lungo e complesso per molti potenziali visitatori. Questo potrebbe ridurre la presenza dei tifosi che tradizionalmente raggiungono il Paese ospitante anche senza biglietto, attratti dall’atmosfera dei fan festival e dagli eventi legati al torneo. In alcune città statunitensi, inoltre, questi eventi pubblici sono stati ridimensionati o cancellati. Il caso più emblematico riguarda New York e il New Jersey, dove il fan festival previsto a Jersey City è stato eliminato dal programma. Le stime della FIFA restano molto ottimistiche La FIFA continua a prevedere un forte impatto economico dal torneo. Secondo una stima pubblicata lo scorso anno, il Mondiale 2026 potrebbe generare circa 30,5 miliardi di dollari di produzione economica negli Stati Uniti e creare fino a 185.000 posti di lavoro. Queste proiezioni si basano però su uno scenario in cui milioni di tifosi internazionali si rechino negli Stati Uniti per assistere alle partite, un’ipotesi che oggi appare meno scontata rispetto a qualche mese fa. Il nodo della domanda internazionale Per molti analisti, il vero punto interrogativo riguarda proprio l’afflusso dei tifosi stranieri. Secondo Fyall, la vendita dei biglietti sembra concentrarsi soprattutto sul pubblico statunitense. Se questa tendenza dovesse confermarsi, l’impatto economico complessivo del torneo potrebbe risultare inferiore alle aspettative. Resta comunque una certezza: gli Stati Uniti trarranno benefici dall’organizzazione della Coppa del Mondo. La vera incognita è quanto grande sarà davvero questo ritorno economico.
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