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Mondiali 2026, il presidente della federcalcio iraniana fermato in Canada prima del congresso FIFA
Nuovo episodio nel caso legato alla partecipazione dell’Iran ai Mondiali 2026. Mehdi Taj, presidente della federazione calcistica iraniana, è stato infatti fermato dalle autorità canadesi all’arrivo a Toronto mentre era diretto a Vancouver per partecipare al congresso FIFA. Secondo quanto riportato da Iran International, al dirigente – considerato vicino alle Guardie della Rivoluzione islamica – era stato inizialmente concesso un permesso temporaneo di ingresso, poi però revocato dopo ulteriori controlli. Taj non ha quindi potuto proseguire il viaggio verso Vancouver ed è stato costretto a lasciare il Canada nella serata di lunedì, insieme a due accompagnatori.
Nuove ombre sulla presenza dell’Iran
L’episodio alimenta ulteriori dubbi sulla presenza dell’Iran alla Coppa del Mondo 2026. Al momento non esistono sanzioni ufficiali, ma la situazione resta delicata anche alla luce delle tensioni geopolitiche e delle questioni legate ai visti e alla sicurezza. Le decisioni definitive potrebbero arrivare nelle prossime settimane: l’11 maggio rappresenta la scadenza entro cui potrebbero essere adottati eventuali provvedimenti straordinari.
Preparazione complicata
Nel frattempo non mancano segnali di incertezza anche sul piano sportivo. Nelle ultime ore sono state annullate alcune amichevoli di preparazione, tra cui quelle contro Macedonia del Nord e Angola, mentre la federazione iraniana starebbe cercando nuove avversarie per proseguire il programma di avvicinamento al torneo. La vicenda aggiunge dunque un ulteriore capitolo a un dossier già delicato: tra politica internazionale e organizzazione del torneo, la presenza dell’Iran ai Mondiali nordamericani resta un tema ancora aperto.
Locadia: "Il Curacao non deve avere paura di fallire"
Per Jurgen Locadia il Mondiale 2026 rappresenta un traguardo speciale, arrivato dopo una carriera che avrebbe potuto prendere una strada molto diversa. L’attaccante, oggi al Miami FC, ha raccontato ai canali ufficiali della FIFA il suo percorso fino alla qualificazione con Curaçao, la nazionale del Paese d’origine di sua madre.
Dodici anni fa Locadia era tra i giovani più promettenti del PSV Eindhoven e sperava di entrare nella rosa dell’Olanda per il Mondiale 2014. La convocazione non arrivò e, nonostante alcune chiamate successive, gli infortuni gli impedirono di debuttare con la nazionale maggiore. Il suo destino si è poi legato a Curacao, con cui ora si prepara a vivere la prima Coppa del Mondo della carriera. "Il Mondiale è qualcosa che sogni da bambino. Quando finalmente hai la possibilità di scendere in campo è qualcosa di incredibile".
La scelta di Curacao
Molti giocatori con radici nell’isola caraibica crescono calcisticamente nei settori giovanili olandesi. Anche Locadia ha seguito questo percorso prima di scegliere la nazionale di Curacao. Il cambiamento è stato favorito da alcuni compagni che avevano già intrapreso quella strada, tra cui il portiere Eloy Room, uno dei primi a lasciare l’Olanda per rappresentare il Paese caraibico. "Vedere Eloy giocare per Curaçao ha fatto riflettere molti di noi".
Un gruppo che non cambia mai
Secondo Locadia uno dei punti di forza della squadra è l’atmosfera che si respira nello spogliatoio. Nonostante la crescita del livello e la qualificazione al Mondiale, lo spirito del gruppo è rimasto lo stesso. “Anche dopo una sconfitta ascoltiamo musica nello spogliatoio e continuiamo a divertirci. Trattiamo tutti allo stesso modo: staff, magazzinieri, autisti. Non abbiamo molto, ma siamo felici e grati per quello che abbiamo”.
Un girone durissimo
Curacao si troverà in un gruppo particolarmente complicato insieme a Germania, Costa d’Avorio ed Ecuador. Locadia è consapevole della difficoltà della sfida, ma non vuole che la squadra scenda in campo con paura. “Probabilmente è il gruppo più difficile. Ma ogni partita inizia sullo 0-0. Siamo già gli sfavoriti, quindi dobbiamo solo dare tutto senza avere paura di sbagliare”.
Nessun rimpianto
Guardando indietro alla mancata convocazione con l’Olanda nel 2014, Locadia non ha rimpianti. Il percorso della sua carriera lo ha portato fino a questo momento e giocare il Mondiale con Curacao rappresenta comunque un sogno realizzato. “Non vivo con rimpianti. La carriera va dove deve andare. Sono felice di essere qui e di aver conquistato il Mondiale con Curacao”.
Panama, Godoy: "Contro l’Inghilterra sarà diverso rispetto al 2018"
Il capitano di Panama Aníbal Godoy guarda al Mondiale 2026 con ambizioni molto diverse rispetto all’edizione del 2018. In un’intervista ai canali ufficiali della FIFA, il centrocampista ha spiegato come la nazionale centroamericana sia cresciuta molto negli ultimi anni e voglia provare a scrivere una nuova pagina della propria storia. Nel 2018 in Russia, Panama partecipò per la prima volta alla Coppa del Mondo e l’atmosfera era soprattutto quella di una squadra felice di esserci. Oggi, invece, il gruppo guidato da Thomas Christiansen si presenta con maggiore esperienza e con l’obiettivo dichiarato di conquistare la prima vittoria mondiale e magari l’accesso alla fase a eliminazione diretta. "Quando penso al Mondiale penso alla storia. Per noi panamensi è qualcosa di unico, probabilmente la cosa più bella che potesse capitare al nostro Paese", ha raccontato Godoy.
I ricordi del 2018
Il capitano di Panama conserva ricordi indelebili della sua prima partecipazione al torneo, soprattutto l’emozione della gara d’esordio contro il Belgio. "È il ricordo più bello della mia carriera, insieme alla qualificazione. Quando ho sentito l’inno prima della partita si vedeva la felicità sui volti di tutti". Negli anni successivi la nazionale panamense ha continuato a crescere. Secondo Godoy, il lavoro del ct Christiansen ha dato alla squadra una chiara identità sia dal punto di vista tecnico sia tattico.
La sfida con l’Inghilterra
Al Mondiale 2026 Panama ritroverà ancora l’Inghilterra, che nel 2018 travolse i centroamericani con cinque gol già nel primo tempo. Godoy ricorda bene quella partita: "I gol nel primo tempo ci hanno colpito duramente. Ma oggi siamo una squadra diversa, più preparata e con più esperienza. Sarà una partita diversa". Il capitano è convinto che Panama possa competere e magari sorprendere una delle grandi favorite.
L’obiettivo: fare la storia
Dopo un lungo percorso di qualificazione, la squadra arriva al torneo con grande fiducia. La mancata qualificazione al Mondiale 2022 ha rappresentato, secondo Godoy, una lezione importante che ha rafforzato il gruppo. Alla vigilia della competizione il centrocampista vede una squadra solida, con grande spirito di gruppo e una forte identità: "Siamo una squadra tenace, con personalità. Non ci arrendiamo mai". Per Godoy, che a 36 anni giocherà il suo secondo Mondiale, si tratta anche di un momento speciale a livello personale: "Lascerà un segno nella mia carriera e nella mia famiglia. I miei figli potranno dire che il loro papà ha giocato due Mondiali".
Koubek: "Spirito, qualità e organizzazione: così la Repubblica Ceca è tornata al Mondiale"
La Repubblica Ceca torna ai Mondiali per la prima volta dal 2006 e il commissario tecnico Miroslav Koubek attribuisce la qualificazione alla forza mentale e all’organizzazione della squadra. Il tecnico 74enne ha raccontato il percorso della nazionale in un’intervista ai canali ufficiali della FIFA.
Uno dei momenti più tesi è stato il rigore decisivo di Michal Sadilek nello spareggio contro la Danimarca, che ha regalato ai cechi il pass per la Coppa del Mondo dopo vent’anni di assenza. Koubek ha raccontato di aver vissuto quel momento con grande fiducia: "Ero certo che avrebbe segnato, perché sapevo chi stava per tirare. È un giocatore con un tiro eccellente, l’unica cosa era reggere mentalmente la pressione".
La svolta dopo un momento difficile
Il percorso della Repubblica Ceca non è stato semplice. Nelle qualificazioni era arrivata anche una sorprendente sconfitta contro le Faroe Islands, che aveva portato all’addio dell’allora ct Ivan Hasek. Dopo una breve fase con Jaroslav Kostl come traghettatore, la federazione ha scelto Koubek nel dicembre scorso con l’obiettivo di guidare la nazionale verso il Mondiale. Il tecnico ha spiegato che il primo intervento è stato soprattutto sulla mentalità del gruppo: "C’era margine di miglioramento nell’atteggiamento. Ho lavorato molto sull’organizzazione del gioco e sugli aspetti tecnici".
Una squadra che non si arrende
La forza caratteriale della Repubblica Ceca si è vista soprattutto negli spareggi. In semifinale contro l’Irlanda, i cechi erano sotto di due gol ma hanno rimontato fino al 2-2, vincendo poi ai rigori. Anche contro la Danimarca, dopo essere passati in vantaggio, sono stati raggiunti due volte prima di imporsi ancora dal dischetto. Per Koubek la chiave è stata la compattezza del gruppo: "La squadra ha uno spirito forte e una grande forza morale. Abbiamo il nostro stile di gioco, basato su organizzazione e mentalità competitiva".
L’obiettivo al Mondiale
La Repubblica Ceca sarà inserita nel gruppo A del Mondiale 2026. Debutterà contro la Corea del Sud a Guadalajara, poi affronterà il Sudafrica ad Atlanta e infine il Messico a Città del Messico. Per Koubek la partecipazione alla Coppa del Mondo ha un significato speciale dopo vent’anni di attesa: "Sono immensamente felice di farne parte. Vogliamo essere competitivi, giocare un calcio interessante e naturalmente ottenere dei risultati".
Gravina: "Nel calcio italiano troppi veti. Conte? Straordinario, ma deciderà il prossimo presidente"
Il presidente dimissionario della FIGC Gabriele Gravina è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, nel corso della trasmissione Radio Goal, tornando sui problemi strutturali del calcio italiano dopo la mancata qualificazione al Mondiale. Gravina ha spiegato che, prima di lasciare l’incarico, avrebbe voluto presentare alla Camera dei Deputati un documento - poi reso pubblico - per analizzare lo stato del sistema calcio. Secondo l’ex numero uno federale, il vero nodo resta la difficoltà di mettere da parte gli interessi particolari per lavorare su riforme condivise. "Per il bene del calcio italiano bisogna anteporre l’interesse generale ai posizionamenti personali", ha sottolineato.
Il problema del "diritto di veto"
Parlando della corsa alla presidenza federale, Gravina ha evidenziato come il problema non riguardi le persone, ma il funzionamento stesso del sistema. In Italia, ha spiegato, esistono molte figure di valore, ma il vero ostacolo resta quello che definisce “diritto di veto”, cioè il potere delle varie componenti di bloccare le riforme. Secondo Gravina tutti chiedono cambiamenti, ma pochi sono disposti a rinunciare a una parte del proprio potere decisionale. Anche la politica, ha aggiunto, non avrebbe sempre fornito il sostegno necessario.
L’autocritica e i risultati ottenuti
Nel corso dell’intervista non è mancata una riflessione autocritica. Gravina ha ammesso di aver commesso degli errori, sottolineando però che durante il suo mandato sono arrivati anche risultati significativi. Tra questi ha ricordato la gestione della crisi del calcio durante il Covid, la vittoria dell’Europeo 2021, i risultati delle nazionali giovanili e soprattutto l’assegnazione a Italia e Turchia di Euro 2032, che secondo lui rappresenta una grande occasione per rilanciare il sistema.
Conte e la panchina azzurra
Tra i nomi accostati alla panchina della Nazionale c’è anche Antonio Conte, ma Gravina ha preferito non sbilanciarsi. Pur definendolo "una persona straordinaria", ha spiegato che eventuali decisioni spetteranno al prossimo presidente federale. Gravina ha poi ricordato come i tempi siano stretti e che prima del 22 giugno, data delle elezioni, difficilmente si potrà arrivare a una soluzione definitiva.
Riforme e Serie A a 18 squadre
Infine il dirigente ha parlato anche delle riforme del sistema calcio. Alcuni grandi club - Juventus, Milan, Inter e Roma - hanno chiesto di ridurre la Serie A a 18 squadre, mentre il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis si è espresso contro questa ipotesi. Gravina ha rivelato di aver presentato al tavolo tecnico la diciassettesima proposta di riforma dei campionati, segno - ha concluso - di quanto sia complesso trovare un accordo quando si parla del futuro del calcio italiano.
Arabia Saudita, esonerato Hervé Renard a due mesi dal Mondiale
Clamoroso in Arabia Saudita: Hervé Renard è stato esonerato a meno di due mesi dall’inizio dei Mondiali 2026. La conferma è arrivata dallo stesso tecnico francese in un’intervista all’agenzia AFP. La nazionale saudita farà il suo esordio nel torneo il 16 giugno contro l’Uruguay, nel gruppo H che comprende anche Spagna e Capo Verde. Una situazione che rende il cambio in panchina particolarmente delicato a poche settimane dalla competizione.
Tensioni con la federazione
Negli ultimi tempi i rapporti tra Renard e la Federazione saudita si erano deteriorati. Alla base della rottura ci sarebbero divergenze interne e differenti visioni sportive, che hanno portato alla decisione di interrompere il rapporto. Il tecnico francese ha commentato con amarezza la fine della sua esperienza: ha ricordato come l’Arabia Saudita si sia qualificata sette volte ai Mondiali, due delle quali proprio sotto la sua guida, sottolineando anche di essere stato l’unico allenatore a guidare la nazionale sia nelle qualificazioni sia nella fase finale nel 2022.
Il possibile sostituto
Con il Mondiale ormai alle porte, la federazione saudita è già al lavoro per individuare il successore. Il nome in pole position sarebbe quello del greco Georgios Donis, attuale allenatore dell’Al-Khaleej. L’ex centrocampista, 56 anni, lavora nel calcio saudita dal 2021 e rappresenterebbe una soluzione immediata per garantire continuità alla squadra in vista della Coppa del Mondo.
Cannavaro e il rimpianto sull’Italia del 2006: “In 20 anni non ci siamo più rivisti”
A quasi vent’anni dal Mondiale del 2006, Fabio Cannavaro guarda a quella notte di Berlino con orgoglio ma anche con un piccolo rimpianto. L’ex capitano dell’Italia campione del mondo ha confessato che, da allora, tutta quella squadra leggendaria non si è più ritrovata insieme. Intervenuto su Prime Video nel corso di una chiacchierata con Luca Toni, anche lui protagonista di quel trionfo, Cannavaro ha ricordato l’ultima volta in cui il gruppo fu davvero riunito: la grande festa al Circo Massimo, il giorno dopo la vittoria contro la Francia, davanti a centinaia di migliaia di tifosi.
“È stata una delle emozioni più forti che abbiamo vissuto - ha raccontato - ma dopo quella giornata siamo tornati in albergo, ci siamo salutati e non ci siamo più rivisti”.
Il rammarico del capitano
Cannavaro ammette che, forse, da capitano avrebbe potuto fare di più per tenere unito il gruppo anche negli anni successivi. Oggi pensa che quella squadra meritasse almeno qualche occasione per ritrovarsi. “Questa è un’amarezza - ha spiegato - forse ho sbagliato io, perché da capitano dovevo spingere di più per rivederci. Al di là della chat dove ogni tanto scherziamo, in vent’anni non siamo mai riusciti a incontrarci tutti insieme”. Oggi 52enne e commissario tecnico dell’Uzbekistan, Cannavaro riconosce che organizzare una rimpatriata non è semplice, soprattutto perché molti ex compagni hanno intrapreso la carriera di allenatore. Nonostante questo, il desiderio di ritrovarsi resta.
La stella NBA Jusuf Nurkic: "Stavo per tornare a casa quando la Bosnia ha battuto l’Italia"
La qualificazione della Bosnia-Erzegovina ai Mondiali 2026 ha fatto esultare un intero Paese. Tra i tifosi più entusiasti c’era anche la stella NBA Jusuf Nurkic, centro degli Utah Jazz, che ha raccontato ai canali ufficiali della FIFA quanto abbia vissuto intensamente il successo ai playoff contro l’Italia. Il lungo bosniaco ha seguito la partita da casa, nello Utah, ma ha confessato che dopo la vittoria ai rigori è stato tentato di prendere subito un volo per tornare nel suo Paese e festeggiare insieme ai tifosi. L’emozione, ha spiegato, è stata enorme soprattutto perché la nazionale non partiva con grandi aspettative e sta vivendo una fase di ricostruzione con molti giovani. Per Nurkic la qualificazione non rappresenta solo un traguardo sportivo, ma un momento capace di unire l’intero Paese. Dopo la vittoria sull’Italia, ha raccontato, le città bosniache si sono riempite di persone in festa, dimostrando quanto il calcio sia centrale per la cultura sportiva nazionale.
“Il calcio è il cuore del Paese”
Il giocatore NBA conosce bene cosa significhi portare una nazionale a un grande torneo. Con la Bosnia-Erzegovina di basket ha contribuito alla qualificazione agli Europei FIBA nel 2022 e nel 2025, un’esperienza che gli permette di capire le difficoltà affrontate dai calciatori nel percorso verso il Mondiale. Nonostante il grande seguito anche del basket, Nurkic sottolinea come il calcio resti lo sport principale del Paese. Proprio per questo motivo la qualificazione ai Mondiali ha avuto un impatto enorme sulla popolazione.
Fiducia nel girone mondiale
Ai Mondiali la Bosnia affronterà Canada, Qatar e Svizzera. Nurkic vede buone possibilità di fare strada, pur invitando a non sottovalutare nessun avversario. Secondo il centro degli Utah Jazz, la chiave sarà soprattutto l’approccio alla prima partita contro il Canada, che giocherà praticamente in casa. Il giocatore ha già acquistato i biglietti per assistere ad alcune partite del torneo: sarà sugli spalti a Los Angeles per la sfida contro la Svizzera e a Seattle per quella contro il Qatar.
Il primo Mondiale da tifoso
Per Nurkic sarà la prima esperienza dal vivo a un Mondiale. Nel 2014, quando la Bosnia partecipò al torneo in Brasile, era troppo giovane per riuscire a essere presente. Stavolta invece la competizione si giocherà proprio negli Stati Uniti, il Paese dove vive e gioca da anni. Il centro bosniaco ha raccontato anche di avere contatti con diversi giocatori della nazionale, sottolineando come il gruppo sia motivato a rappresentare il Paese nel miglior modo possibile.
Il calcio cresce anche negli Stati Uniti
Parlando del contesto del torneo, Nurkic ha evidenziato anche la crescita del calcio negli Stati Uniti negli ultimi anni. L’arrivo di grandi stelle internazionali in MLS, come Lionel Messi, ha aumentato notevolmente l’interesse per lo sport. Secondo il lungo bosniaco, il calcio americano ha ancora enormi margini di crescita e potrebbe diventare uno dei movimenti più importanti al mondo nei prossimi anni.
Francia, Ekitike salta il Mondiale 2026, rottura del tendine d’Achille
Brutte notizie per la Francia in vista dei Mondiali 2026. L’attaccante Hugo Ekitike non prenderà parte alla rassegna iridata dopo aver riportato la rottura del tendine d’Achille durante la sfida di Champions League tra Liverpool e Paris Saint-Germain disputata martedì. La conferma ufficiale è arrivata dal club inglese, che ha annunciato come il giocatore resterà fuori per il resto della stagione e non potrà recuperare in tempo per il torneo in programma negli Stati Uniti, in Canada e in Messico.
Un duro colpo per Deschamps
L’infortunio rappresenta una perdita importante per Didier Deschamps, che nelle ultime convocazioni aveva iniziato a integrare il 23enne nel gruppo della nazionale. Attraverso i canali social della federazione francese, il commissario tecnico ha espresso il proprio sostegno al giocatore, sottolineando quanto si fosse inserito rapidamente nello spogliatoio dopo la prima chiamata arrivata nel settembre 2025. Ekitike faceva parte della nuova generazione di talenti lanciati negli ultimi mesi e stava trovando spazio anche in attacco accanto al capitano Kylian Mbappé.
Una stagione in crescita al Liverpool
Arrivato al Liverpool nell’estate del 2025 dall’Eintracht Francoforte, l’attaccante aveva disputato una stagione molto positiva con la squadra guidata da Arne Slot. Prima dell’infortunio aveva già messo insieme 17 gol e 6 assist in tutte le competizioni. Il buon rendimento si era riflesso anche in nazionale: dopo aver segnato il suo primo gol con i Bleus nella vittoria per 4-0 contro l’Ucraina a novembre, era andato a segno anche nella recente sfida persa 2-1 contro il Brasile.
Deschamps studia nuove soluzioni
L’assenza di Ekitike costringerà ora Deschamps a rivedere le proprie opzioni offensive. La Francia resta comunque ricca di alternative, con giocatori come Mbappé, Ousmane Dembélé, Michael Olise, Rayan Cherki e Désiré Doué, ma resta da capire chi potrà ricoprire con continuità il ruolo di centravanti. I Bleus inizieranno il loro cammino al Mondiale il 16 giugno contro il Senegal, prima di affrontare Iraq e Norvegia nel girone I.
Scozia di nuovo al Mondiale dopo 28 anni, Clarke: “Lo spirito di squadra è la nostra arma”
La Scozia torna al Mondiale dopo 28 anni di assenza e il commissario tecnico Steve Clarke crede che lo spirito del gruppo possa essere l’arma in più per affrontare la rassegna del 2026. Il tecnico scozzese ha parlato ai canali ufficiali della FIFA durante la Tartan Week di New York, evento dedicato alla cultura scozzese che ha portato Clarke a partecipare anche alla tradizionale Tartan Day Parade lungo la Sixth Avenue. La presenza negli Stati Uniti ha permesso all’allenatore di respirare già l’atmosfera che accompagnerà la squadra durante il Mondiale, dove la Scozia affronterà Brasile, Haiti e Marocco nel gruppo C.
Clarke si aspetta un grande sostegno da parte dei tifosi, compresi molti scozzesi che vivono negli Stati Uniti. “Qui a New York abbiamo visto quanto entusiasmo c’è. Anche la comunità scozzese che vive qui sta vivendo l’attesa con grande passione e sono sicuro che la Tartan Army sarà presente in grande numero”.
Oltre al supporto dei tifosi, il ct punta molto sulla compattezza del gruppo. Clarke ha sottolineato come i suoi giocatori siano molto organizzati e profondamente orgogliosi di rappresentare il loro Paese. Proprio questo senso di responsabilità, secondo l’allenatore, è ciò che rende la squadra speciale. “Abbiamo uno spirito di squadra fantastico, qualcosa che il denaro non può comprare”.
Il grande appuntamento del girone sarà la sfida contro il Brasile, ma Clarke preferisce guardare prima all’esordio contro Haiti, in programma il 13 giugno al Boston Stadium. Per il tecnico la priorità è affrontare una partita alla volta, consapevole che il gruppo è molto competitivo. L’obiettivo è ambizioso: superare la fase a gironi per la prima volta nella storia della Scozia ai Mondiali.
Per Clarke sarà anche il primo Mondiale personale, un traguardo che non aveva mai raggiunto da calciatore. Guidare la nazionale sul palcoscenico più importante del calcio, ha ammesso, rappresenta qualcosa di speciale, soprattutto per un Paese che vive il calcio con grande passione e che ha atteso così a lungo per tornare sulla scena mondiale.
Conte in Nazionale? De Laurentiis: “Se vuole andare me lo dica subito, non credo lascerà il Napoli all’ultimo”
Nel corso di una lunga intervista rilasciata a The Athletic, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha parlato anche del futuro di Antonio Conte, accostato nelle ultime settimane alla panchina della Nazionale dopo la terza mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale. De Laurentiis ha ricordato anche l’inizio del loro rapporto, nato quasi per caso dieci anni fa alle Maldive, quando i due si incontrarono mentre stavano pescando. In quell’occasione, racconta il presidente azzurro, Conte gli spiegò la sua idea di calcio in modo così coinvolgente da convincerlo della sua visione. “Sembrava uno scrittore che mi raccontava un film incredibile da girare”, ha spiegato.
Nel descrivere il tecnico, De Laurentiis lo paragona alla celebre scena militare di Full Metal Jacket, sottolineandone il carattere rigoroso e la mentalità molto esigente con i giocatori. Secondo il presidente del Napoli, proprio questa disciplina lo rende particolarmente efficace: Conte, ha spiegato, è un allenatore che sa costruire squadre solide, partendo dalla fase difensiva. Sulla possibilità che il tecnico possa lasciare il Napoli per la Nazionale, De Laurentiis è stato però piuttosto netto. Al momento, ha ricordato, la FIGC non ha ancora un presidente, quindi nessuno può realmente avviare un contatto ufficiale.
Il presidente azzurro ha poi ribadito la sua fiducia nella professionalità dell’allenatore: Conte ha un contratto con il Napoli e, a suo giudizio, non lascerebbe mai il club improvvisamente. “O decide subito e mi dice: ‘Voglio andare’, così avrei il tempo di trovare un sostituto. Oppure non penso che abbandonerà il Napoli all’ultimo momento”, ha spiegato. Secondo De Laurentiis, il tecnico considera il progetto azzurro una sua creatura, costruita con sacrificio negli ultimi anni. Proprio per questo, ha concluso, sarebbe difficile immaginare una sua partenza improvvisa.
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