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Argentina, inizia l'ultimo Mondiale di Messi: vent'anni dopo quel debutto da record contro la Serbia
Vent'anni dopo quel primo indimenticabile pomeriggio in Germania, Lionel Messi è pronto a vivere l'ultimo capitolo della sua storia ai Mondiali. Il 16 giugno 2006 il fuoriclasse argentino faceva il suo esordio nella Coppa del Mondo con un gol e un assist contro la Serbia; oggi, esattamente vent'anni più tardi, guiderà l'Argentina campione in carica nella sfida contro l'Algeria, dando ufficialmente il via alla sua sesta e ultima avventura iridata. Il debutto della Seleccion è in programma alle ore 20:00 locali di Kansas City (le 03:00 in Italia), con Lionel Scaloni che si affiderà ancora una volta al suo capitano per cercare di difendere il titolo conquistato in Qatar nel 2022.
Messi al sesto Mondiale: un club esclusivo con Cristiano Ronaldo e Ochoa
A quasi 39 anni, che compirà il prossimo 24 giugno, Messi si appresta a disputare il suo sesto Mondiale. Un traguardo raggiunto soltanto da altri due campioni: Cristiano Ronaldo e Guillermo Ochoa. Dopo aver finalmente sollevato la Coppa del Mondo quattro anni fa nella memorabile finale contro la Francia, il numero 10 argentino torna sul palcoscenico più prestigioso del calcio con un nuovo obiettivo: trascinare ancora l'Albiceleste fino in fondo e conquistare un'impresa che nella storia del torneo è riuscita soltanto al Brasile di Pelé, capace di vincere due Mondiali consecutivi.
Il 16 giugno 2006: il debutto da record che fece innamorare il mondo
Il destino ha voluto un curioso intreccio con il calendario. Era infatti il 16 giugno 2006 quando José Néstor Pekerman decise di lanciare un giovanissimo Lionel Messi nella sfida della fase a gironi contro la Serbia. Entrato al 74', il talento argentino impiegò appena quattro minuti per confezionare l'assist per Hernán Crespo e, pochi minuti più tardi, trovò anche la rete del definitivo 6-0, chiudendo una prestazione destinata a entrare nella storia della Coppa del Mondo. Ancora oggi Messi resta infatti l'unico calciatore under 20 capace di realizzare un gol e un assist al proprio debutto in una fase finale mondiale.
Dalla Veltins-Arena al sogno dell'ultimo capolavoro
Da quel ragazzo con il numero 19 che incantava il mondo alla Veltins-Arena di Gelsenkirchen al capitano che ha conquistato ogni trofeo possibile sono passati vent'anni. Nel frattempo Messi è diventato il simbolo assoluto dell'Argentina, ha alzato la Copa America, la Finalissima e soprattutto la Coppa del Mondo del 2022, completando una carriera irripetibile. Adesso, con il sesto Mondiale ormai alle porte, resta un ultimo sogno da inseguire: chiudere la sua avventura iridata con un'altra impresa storica e lasciare definitivamente un segno indelebile nella storia del calcio mondiale.
Germania e Svezia a valanga, il Giappone ferma l'Olanda: Costa d'Avorio beffarda nel finale. Il riepilogo della quarta giornata
La quarta giornata della Coppa del Mondo 2026 regala spettacolo, goleade e un finale da brividi. La Germania debutta con un netto 7-1 contro Curaçao, la Svezia rifila cinque reti alla Tunisia, mentre Olanda e Giappone si dividono la posta in un divertente 2-2. Successo sofferto anche per la Costa d'Avorio, che piega l'Ecuador grazie a una rete di Amad Diallo allo scadere.
Germania travolgente: 7-1 a Curaçao
Parte con il piede giusto il cammino della Germania nel Gruppo E. La squadra di Julian Nagelsmann supera 7-1 Curaçao allo Houston Stadium, tornando a vincere una gara d'esordio mondiale dopo le sconfitte rimediate in Russia 2018 e Qatar 2022. La sorpresa arriva al 21', quando Comenencia firma il momentaneo 1-1 e realizza il primo gol della storia di Curaçao ai Mondiali. I tedeschi, però, reagiscono immediatamente: Schlotterbeck riporta avanti la Mannschaft, Havertz trasforma un rigore prima dell'intervallo e nella ripresa arrivano anche le reti di Musiala, Brown, Undav e ancora Havertz, autore di una doppietta. Da segnalare anche il ritorno in nazionale di Manuel Neuer, che a 40 anni e 79 giorni diventa il giocatore più anziano della Germania a disputare una grande competizione internazionale.
Il Giappone rimonta due volte l'Olanda: finisce 2-2
Spettacolo al Dallas Stadium tra Paesi Bassi e Giappone, che si dividono la posta dopo un emozionante 2-2. Il primo tempo è equilibrato, con occasioni da entrambe le parti. Nella ripresa si accende la sfida: Virgil van Dijk porta avanti gli Oranje di testa, ma Keito Nakamura ristabilisce subito la parità. Crysencio Summerville firma il nuovo vantaggio olandese, prima del definitivo 2-2 arrivato all'89' grazie alla deviazione vincente di Daichi Kamada sul colpo di testa di Koki Ogawa. Per la prima volta nella storia dei Mondiali, l'Olanda ha schierato una formazione titolare composta interamente da giocatori militanti in club stranieri.
Diallo decide al 90': la Costa d'Avorio piega l'Ecuador
Serviva un episodio e l'episodio è arrivato nel finale. Al Philadelphia Stadium la Costa d'Avorio supera 1-0 l'Ecuador grazie alla rete al 90' di Amad Diallo, bravo a sfruttare l'assist dell'ex granata Wilfried Singo. Una vittoria tutt'altro che semplice per gli africani, con l'Ecuador che ha colpito ben tre legni nel corso della gara: palo di Enner Valencia e traverse di Minda e Yeboah. Anche la Costa d'Avorio aveva sfiorato il vantaggio in diverse occasioni, colpendo una traversa con Wahi e rendendosi pericolosa con Yan Diomande, diventato a 19 anni e 212 giorni il primo teenager a disputare una partita mondiale con gli Elefanti.
Svezia dominante: Tunisia travolta 5-1
Grande prova di forza anche della Svezia, che supera nettamente la Tunisia per 5-1 e vola in testa al Gruppo F. Gli scandinavi indirizzano subito la gara con Ayari e Isak, prima che Rekik accorci le distanze per i nordafricani. Nella ripresa, però, la squadra di Graham Potter dilaga grazie alle reti di Gyökeres, Svanberg e ancora Ayari, autore di una doppietta. Con questo successo la Svezia conquista i primi tre punti e il primato del girone davanti a Giappone e Olanda.
Le classifiche dopo la prima giornata
Nel Gruppo E guida la Germania grazie al largo successo su Curaçao, davanti alla Costa d'Avorio, vittoriosa di misura sull'Ecuador.
Nel Gruppo F, invece, la Svezia è al comando con tre punti, mentre Giappone e Paesi Bassi si dividono il secondo posto dopo il pareggio di Dallas.
Le statistiche della giornata
Sono state 19 le reti realizzate nelle quattro partite della giornata, per una media di 4,75 gol a incontro. Oltre al record di longevità di Manuel Neuer e allo storico primo gol mondiale di Curaçao firmato da Comenencia, spicca anche il primato dell'Olanda, che per la prima volta nella sua storia ha schierato ai Mondiali un undici iniziale senza alcun calciatore proveniente dall'Eredivisie.
Il programma di lunedì 15 giugno
Spagna-Capo Verde (Gruppo H)
Belgio-Egitto (Gruppo G)
Arabia Saudita-Uruguay (Gruppo H)
Iran-Nuova Zelanda (Gruppo G)
Una giornata che potrebbe già delineare gli equilibri dei gruppi G e H dopo il primo turno della fase a gironi.
Brasile fermato dal Marocco, il Qatar conquista il primo punto della sua storia ai Mondiali: Scozia e Australia partono con una vittoria
La terza giornata della Coppa del Mondo 2026 regala i primi verdetti e alcune sorprese. Il Brasile di Carlo Ancelotti non riesce ad andare oltre l'1-1 contro il Marocco nel big match del Gruppo C, mentre il Qatar festeggia il primo punto della sua storia nella competizione grazie al pareggio contro la Svizzera. Esordio vincente invece per Scozia e Australia, che superano rispettivamente Haiti e Turchia e iniziano il loro cammino con tre punti preziosi.
Brasile e Marocco si dividono la posta: Vinicius risponde a Saibari
La sfida più attesa della giornata, tra due delle nazionali meglio accreditate del Gruppo C, termina senza vincitori. Al New York/New Jersey Stadium è il Marocco a passare in vantaggio grazie a Ismael Saibari, bravo a sfruttare l'assist filtrante di Brahim Diaz e a superare Alisson con un morbido pallonetto. Il Brasile reagisce prima dell'intervallo affidandosi al talento di Vinicius Junior, che firma il definitivo 1-1 con una conclusione vincente. Nella ripresa le due squadre provano a cercare il colpo decisivo, ma il risultato non cambia. Per la Seleçao si interrompe anche una curiosa statistica: nelle precedenti otto partite in cui Vinicius era andato a segno, il Brasile aveva sempre conquistato la vittoria.
Il Qatar scrive la storia: arriva il primo punto mondiale
Serata storica anche per il Qatar, che conquista il primo punto della propria storia ai Mondiali pareggiando 1-1 contro la Svizzera. Gli elvetici sembravano avere la partita in mano dopo il rigore trasformato da Breel Embolo, ma nei minuti di recupero è arrivato il colpo di scena. Su un cross dalla sinistra, il colpo di testa del capitano Boualem Khoukhi ha provocato la sfortunata deviazione nella propria porta del neoentrato Miro Muheim, regalando alla nazionale asiatica un pareggio destinato a entrare nella storia del calcio qatariota. Nel Gruppo B regna così l'equilibrio assoluto: tutte e quattro le squadre sono appaiate a un punto dopo la prima giornata.
McGinn riporta il sorriso alla Scozia dopo 44 anni
La Scozia ritrova una vittoria mondiale che mancava da oltre quattro decenni. A decidere la sfida contro Haiti è John McGinn, il cui tiro nella prima frazione viene deviato in maniera decisiva e si infila alle spalle del portiere caraibico. L'1-0 permette agli uomini di Steve Clarke di conquistare la vetta del Gruppo C davanti a Brasile e Marocco. Si tratta del primo successo scozzese ai Mondiali dal 5-2 inflitto alla Nuova Zelanda nella Coppa del Mondo di Spagna 1982, ponendo fine a un digiuno lunghissimo.
Australia convincente: Montella ko all'esordio
Parte con il piede giusto anche l'Australia, che supera 2-0 la Turchia allenata da Vincenzo Montella. I Socceroos sbloccano il risultato nel primo tempo grazie a Irankunda e chiudono definitivamente i conti nella ripresa con Connor Metcalfe, conquistando tre punti fondamentali nella corsa agli ottavi di finale. La nazionale di Tony Popovic raggiunge così gli Stati Uniti in testa al Gruppo D, mentre la Turchia resta ferma a zero punti insieme al Paraguay. Per l'Australia si tratta soltanto della seconda vittoria in una gara inaugurale di un Mondiale, dopo quella ottenuta nel 2006 contro il Giappone.
Le classifiche dopo la prima giornata
Nel Gruppo B regna il massimo equilibrio, con Svizzera, Canada, Qatar e Bosnia-Erzegovina tutte appaiate a quota un punto.
Nel Gruppo C, invece, la Scozia guida la classifica con tre punti davanti a Marocco e Brasile, entrambe ferme a uno, mentre Haiti chiude il girone senza punti.
Nel Gruppo D comandano Stati Uniti e Australia, entrambe vincenti all'esordio.
Le statistiche della giornata
Ricardo Rodriguez e Granit Xhaka hanno stabilito un nuovo record per la Svizzera, raggiungendo quota 13 presenze ai Mondiali e diventando i calciatori elvetici con più partite disputate nella competizione. Per Vinicius Junior si interrompe invece una lunga serie positiva: è la prima volta che il Brasile non vince una partita in cui l'attaccante del Real Madrid trova la via del gol.
Da ricordare anche il ritorno al successo della Scozia in una Coppa del Mondo dopo 44 anni e il primo storico punto conquistato dal Qatar nella competizione.
Il programma di domenica 14 giugno
La quarta giornata del Mondiale propone altre quattro sfide:
Germania-Curaçao (Gruppo E)
Olanda-Giappone (Gruppo F)
Costa d'Avorio-Ecuador (Gruppo E)
Svezia-Tunisia (Gruppo F)
Un'altra giornata ricca di spunti, con l'esordio di Germania e Olanda e la possibilità di delineare già gli equilibri dei gruppi E e F.
Nuovo stop per Neymar: il Brasile teme per il debutto al Mondiale
A meno di due settimane dall'inizio della Coppa del Mondo 2026, il Brasile deve fare i conti con un nuovo problema fisico di Neymar. Il fuoriclasse del Santos, convocato da Carlo Ancelotti nonostante i dubbi legati alle sue condizioni, ha riportato una lesione muscolare di secondo grado al polpaccio destro che lo costringerà a fermarsi per almeno due o tre settimane. Una notizia che getta un'ombra sull'esordio della Selecao al Mondiale, previsto il 13 giugno contro il Marocco.
Dagli esami la diagnosi peggiore: non era un semplice edema
Le prime indicazioni arrivate dal Santos dopo l'ultima gara disputata contro il Coritiba, il 17 maggio, parlavano di un lieve edema. Una situazione che non sembrava particolarmente preoccupante. Una volta raggiunto il ritiro della nazionale brasiliana, però, Neymar è stato sottoposto a nuovi controlli diagnostici dopo aver continuato ad avvertire dolore durante gli allenamenti. Gli esami effettuati dallo staff medico della Selecao hanno evidenziato un quadro più serio rispetto alle valutazioni iniziali. "Neymar è arrivato a Granja Comary ed è stato subito sottoposto a una risonanza magnetica", ha spiegato il responsabile medico della federazione brasiliana Rodrigo Lasmar. "L'esame ha confermato una lesione di secondo grado e non un semplice affaticamento. Contiamo di riaverlo a disposizione tra quattordici o ventuno giorni".
Salterà le amichevoli, debutto col Marocco fortemente in dubbio
I tempi di recupero stimati rendono inevitabile l'assenza dell'attaccante nelle due amichevoli di preparazione al Mondiale. Neymar non sarà infatti disponibile per la sfida contro Panama del 31 maggio al Maracana né per il test del 6 giugno contro l'Egitto a Cleveland. Anche la presenza nella gara inaugurale della Coppa del Mondo appare complicata. Nel migliore degli scenari, infatti, il numero 10 potrebbe tornare ad allenarsi con il gruppo soltanto l'11 giugno, appena due giorni prima della partita contro il Marocco. Una tempistica che rende difficile immaginare un suo impiego dal primo minuto.
Ancelotti aveva puntato su di lui nonostante i dubbi
La notizia arriva pochi giorni dopo la decisione di Carlo Ancelotti di inserire Neymar nella lista dei convocati per il Mondiale. L'ex allenatore del Real Madrid aveva spiegato di aver seguito attentamente le condizioni dell'attaccante durante l'ultimo anno, sottolineando come il giocatore stesse progressivamente migliorando la propria condizione fisica. "Abbiamo valutato Neymar durante tutto l'anno. Nell'ultimo periodo ha giocato e ha migliorato la sua condizione fisica. È un giocatore importante e sarà importante al Mondiale", aveva dichiarato il CT brasiliano al momento delle convocazioni.
Un'altra stagione segnata dagli infortuni
L'ennesimo stop conferma le difficoltà fisiche che stanno accompagnando Neymar nelle ultime stagioni. Dopo il grave infortunio al ginocchio che lo aveva tenuto lontano dai campi per molti mesi, il numero 10 aveva provato a rilanciarsi con il Santos, ma il suo percorso è stato nuovamente condizionato da diversi problemi muscolari. Ora il Brasile spera di recuperare almeno per le successive gare della fase a gironi uno dei giocatori più rappresentativi della propria storia recente. La Selecao, inserita nel Gruppo C, debutterà contro il Marocco il 13 giugno a New York/New Jersey, per poi affrontare Haiti il 19 giugno a Philadelphia e la Scozia il 24 giugno a Miami. Al momento, l'obiettivo dello staff medico brasiliano è quello di avere Neymar a disposizione almeno per la seconda parte del girone.
La Norvegia torna al Mondiale dopo 28 anni: Haaland realizza il suo grande obiettivo
Per Erling Haaland il Mondiale 2026 non sarà soltanto il debutto personale nella competizione più importante del calcio. Sarà anche la prima volta, in tutta la sua vita, in cui vedrà la Norvegia disputare una Coppa del Mondo. Una frase che racconta meglio di qualsiasi statistica il peso storico della qualificazione ottenuta dalla nazionale scandinava, assente dal torneo iridato dal 1998. Due anni prima della nascita dell'attaccante del Manchester City. "Non ho mai visto la Norvegia partecipare ai Mondiali in vita mia, quindi penso che fosse giunto il momento", ha raccontato Haaland in un'intervista concessa alla FIFA.
L'ultima apparizione della Norvegia in un grande torneo internazionale risaliva addirittura all'Europeo del 2000, terminato appena 19 giorni prima della nascita del centravanti. Una generazione intera di tifosi norvegesi è cresciuta senza vedere la propria nazionale sul grande palcoscenico internazionale.
"Per tanto tempo ci siamo quasi abituati a fallire". Haaland ha spiegato come, negli anni, la continua assenza della Norvegia dai grandi tornei abbia finito per creare una sorta di rassegnazione collettiva. "È passato così tanto tempo che quasi inizi ad abituarti al fatto che non succederà", ha ammesso. Una confessione che fotografa bene il peso psicologico accumulato da una nazionale spesso rimasta incompiuta nonostante la crescita di tanti talenti. Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato. La Norvegia ha finalmente trovato una generazione capace di unire qualità tecnica, personalità e continuità. E il simbolo di questa rinascita è inevitabilmente Haaland.
Numeri devastanti nelle qualificazioni: 16 gol e record eguagliato
Il bomber del Manchester City è stato il trascinatore assoluto del cammino mondiale norvegese. Haaland ha segnato almeno una rete in tutte le otto partite delle qualificazioni, chiudendo il percorso con 16 gol complessivi ed eguagliando il record di Robert Lewandowski per il maggior numero di reti in una singola campagna di qualificazione mondiale. Tra le partite simbolo c'è soprattutto la vittoria contro l'Italia, arrivata anche grazie a una sua doppietta. Un successo che ha definitivamente certificato la maturazione della squadra di Stale Solbakken.
"Il mio obiettivo più grande era portare la Norvegia a un Mondiale", ha spiegato Haaland. "È quello per cui ho lavorato più duramente in assoluto. Adesso che ci siamo riusciti è una sensazione incredibile". "È stato fantastico vedere la gioia di un intero paese"
Nel racconto di Haaland emerge anche l'orgoglio per aver riportato entusiasmo in tutta la Norvegia. "È stato fantastico vivere la gioia di un intero paese", ha raccontato. L'attaccante ha sottolineato soprattutto quanto sia importante per le nuove generazioni poter finalmente crescere guardando la propria nazionale ai Mondiali. "Da bambino guardavo il torneo tifando per altre squadre. Stavolta invece sarà diverso".
Il legame con USA '94: il padre Alf-Inge e il ricordo dell'Italia
Il Mondiale negli Stati Uniti avrà anche un significato speciale dal punto di vista familiare. Suo padre Alf-Inge Haaland partecipò infatti alla Coppa del Mondo del 1994 proprio con la Norvegia. Tra le partite disputate c'era anche la sfida contro l'Italia al Giants Stadium, impianto che oggi ha lasciato spazio al New York New Jersey Stadium dove giocherà anche Erling. "Abbiamo parlato molto di quel Mondiale", ha raccontato il numero 9 del City. "Mi ha spiegato che ogni partita ai Mondiali è come una finale, perché giochi per il tuo paese e sai che ogni errore può costarti tutto".
Odegaard, Nusa e una Norvegia che non vuole fermarsi ai gironi
La Norvegia non si presenterà negli Stati Uniti soltanto per partecipare. Con Haaland, Martin Odegaard, Antonio Nusa, Oscar Bobb e Sander Berge, la nazionale scandinava può contare su una delle rose più talentuose della propria storia recente. "Siamo una squadra forte fisicamente, ma abbiamo anche qualità e creatività", ha spiegato Haaland. "Le vittorie contro squadre importanti ci hanno fatto capire che possiamo competere contro chiunque". La fiducia è cresciuta soprattutto dopo i risultati ottenuti durante le qualificazioni, culminati con il successo di San Siro contro l'Italia. "Andare a vincere lì ci ha fatto capire il nostro livello reale".
"Il Mondiale unirà ancora di più il nostro paese"
Haaland ha poi parlato del valore emotivo della Coppa del Mondo, sottolineando il potere del calcio di unire le persone. "È questo che amo del calcio: riunisce tutti. Non solo allo stadio, ma anche davanti alla televisione". L'attaccante ha raccontato anche i ricordi della madre sugli spalti durante USA '94, quando seguiva il padre Alf-Inge con grande tensione. "Mi raccontava dei grandi stadi, dell'atmosfera, della pressione. È qualcosa di enorme".
Il debutto contro l'Iraq e il sogno che diventa realtà
La Norvegia esordirà al Mondiale contro l'Iraq al Boston Stadium, prima delle sfide contro Senegal e Francia. Per Haaland sarà un momento atteso praticamente da tutta la vita. "Sarà un sogno che diventa realtà", ha concluso. "Non so ancora cosa proverò davvero quando entrerò in campo, perché non ho mai vissuto nulla del genere. Ma so che sarà qualcosa di speciale".
Spagna, convocazioni storiche: per la prima volta al Mondiale senza giocatori del Real Madrid
La Spagna di Luis De la Fuente si prepara alla Coppa del Mondo FIFA 2026 con una scelta destinata a entrare nella storia della Roja. Per la prima volta nelle 17 partecipazioni mondiali della nazionale spagnola non ci sarà nemmeno un giocatore del Real Madrid tra i convocati. Un dato clamoroso per una nazionale che storicamente ha quasi sempre costruito la propria ossatura attorno ai campioni blancos. Basti pensare che anche nelle epoche meno fortunate almeno un rappresentante madridista era sempre presente: nel 1950, ad esempio, l'unico convocato del Real fu Luis Molowny. Nemmeno ai Mondiali del 2022 era successo qualcosa di simile: allora Luis Enrique aveva portato Dani Carvajal e Marco Asensio. L'unico precedente in una grande competizione resta l'Europeo del 2021, sempre con Luis Enrique in panchina, ma ai Mondiali la Roja non si era mai presentata senza madridisti.
Huijsen escluso all'ultimo: De la Fuente spiega la scelta
Nella pre-lista allargata dei 55 giocatori figuravano ancora Dean Huijsen, Fran Garcia e Gonzalo. Alla fine però nessuno di loro è riuscito a entrare nei 26 definitivi. Huijsen, ex Juventus e Roma, sembrava il candidato con maggiori possibilità di convocazione, ma De la Fuente ha preferito altre opzioni dopo una stagione vissuta tra alti e bassi. Il CT spagnolo ha affrontato direttamente il tema durante la conferenza stampa di presentazione: "Io non guardo al club e alla maglia di appartenenza, guardo al giocatore. Il mio criterio è se possono essere scelti e come stanno".
In difesa il commissario tecnico ha infatti puntato su Pau Cubarsí, Aymeric Laporte, Marc Pubill ed Eric Garcia, lasciando fuori anche nomi importanti come Le Normand e Pau Torres.
Il Barcellona domina la Roja: otto convocati
Se il Real Madrid sparisce completamente dalla lista, il Barcellona diventa invece il club dominante della spedizione spagnola.
Sono infatti otto i blaugrana convocati da De la Fuente:
Joan Garcia
Pau Cubarsí
Eric Garcia
Pedri
Gavi
Dani Olmo
Ferran Torres
Lamine Yamal
Il numero sarebbe potuto salire addirittura a nove senza l'infortunio di Fermin Lopez, rimasto fuori all'ultimo momento. A guidare la nuova Spagna sarà naturalmente Lamine Yamal, ormai simbolo della generazione emergente della Roja dopo l'Europeo conquistato nel 2024.
Tre convocati ciascuno invece per Atletico Madrid, Athletic Club e Arsenal.
Tra conferme e novità: torna Eric Garcia, prima chiamata per Pubill. La lista di De la Fuente mescola continuità e novità. Sono 16 i giocatori già campioni d'Europa nel 2024 sotto la sua gestione, segnale di una base ormai consolidata.
Tra le sorprese principali spiccano però Marc Pubill ed Eric Garcia.
Pubill non aveva mai esordito con la nazionale maggiore, ma il CT ha spiegato di conoscerlo molto bene grazie al lavoro svolto nelle selezioni giovanili:
"Pubill è stato con Denia nell'Under 19 e nell'Under 21. Lo conosciamo alla perfezione, offre molte possibilità e può giocare in diverse posizioni". Eric Garcia torna invece in nazionale per la prima volta dal Mondiale del Qatar. Pedri, Rodri e Yamal: la Spagna punta sulla qualità Il cuore tecnico della Roja resterà comunque il centrocampo, con Rodri, Pedri, Fabian Ruiz, Dani Olmo, Mikel Merino e Zubimendi pronti a guidare la squadra.
De la Fuente si aspetta molto soprattutto da Pedri, finalmente recuperato dopo i problemi fisici degli ultimi anni: "Abbiamo sofferto molto per il suo infortunio agli Europei. Sono felice di riaverlo con noi. Se manterrà la forma mostrata con il club sarò molto contento".
Davanti, oltre a Yamal, spazio a Nico Williams, Ferran Torres, Yeremy Pino e Mikel Oyarzabal.
La Spagna sogna la seconda stella
La Roja arriverà al Mondiale tra le principali favorite dopo il trionfo agli Europei del 2024 e il percorso di crescita mostrato sotto la guida di De la Fuente. L'obiettivo dichiarato è conquistare la seconda Coppa del Mondo della propria storia dopo il successo del 2010 in Sudafrica. La Spagna debutterà il 15 giugno contro Capo Verde ad Atlanta, prima di affrontare Arabia Saudita e Uruguay nel Gruppo C della Coppa del Mondo FIFA 2026.
Argentina, ottimismo sulle condizioni di Messi dopo l'infortunio con l'Inter Miami
Messi è uscito contro Philadelphia: sono stati momenti di apprensione. Per qualche ora l'Argentina ha temuto il peggio. Lionel Messi ha lasciato il campo al 73' della sfida tra Inter Miami e Philadelphia Union toccandosi la coscia sinistra, facendo immediatamente scattare l'allarme a pochi giorni dall'inizio della Coppa del Mondo FIFA 2026. Il fuoriclasse argentino, che compirà 39 anni a giugno, è stato subito sottoposto ad accertamenti medici. Fortunatamente, gli esami hanno escluso lesioni serie.
La diagnosi dell'Inter Miami: nessuno strappo
A rassicurare tifosi e staff dell'Albiceleste è stato direttamente il comunicato ufficiale dell'Inter Miami. "La diagnosi preliminare indica una lesione da sovraccarico associata ad affaticamento muscolare al bicipite femorale sinistro", ha spiegato il club statunitense. La società ha poi aggiunto che "il ritorno all'attività fisica dipenderà dall'evoluzione delle sue condizioni cliniche e funzionali". Nessun riferimento a strappi muscolari o problemi strutturali: un dettaglio che lascia tranquillo il CT Lionel Scaloni in vista del Mondiale.
Hoyos ha minimizzato
Anche l'allenatore dell'Inter Miami, Guillermo Hoyos, aveva provato a ridimensionare il problema già al termine della partita vinta 6-4 contro Philadelphia. Secondo il tecnico argentino, Messi avrebbe accusato soprattutto la fatica accumulata su un terreno di gioco particolarmente pesante. Una situazione che rientra nella gestione attentissima del numero 10 da parte dello staff dell'Inter Miami fin dal suo arrivo negli Stati Uniti nel 2023. Negli ultimi anni Messi ha infatti alternato presenze e riposi programmati per evitare sovraccarichi muscolari nei periodi più intensi della stagione.
Messi verso il sesto Mondiale della carriera
Salvo sorprese, dunque, la partecipazione di Messi al Mondiale 2026 non sembra in discussione. Per il capitano dell'Argentina sarà la sesta Coppa del Mondo della carriera, un traguardo storico per il leader dell'Albiceleste campione in carica.
La squadra di Scaloni debutterà il 17 giugno contro l'Algeria nel Gruppo J, prima di affrontare Austria il 22 giugno e Giordania il 28 giugno.
Italia, Baldini Nazionale "mista": Donnarumma guida il gruppo Under 21
Baldini porta l'Under 21 in Nazionale per le amichevoli di giugno
Silvio Baldini ha diramato la lista dei convocati per le amichevoli che vedranno l'Italia affrontare Lussemburgo e Grecia il 3 e il 7 giugno. Una scelta nel segno della continuità con il lavoro svolto finora dal tecnico toscano alla guida dell'Under 21. Baldini, chiamato a guidare temporaneamente la Nazionale maggiore dopo le dimissioni di Gennaro Gattuso, aveva infatti chiarito nei giorni scorsi di aver accettato l'incarico soltanto a condizione di poter convocare il gruppo azzurro dell'Under 21, così da valorizzare il percorso già intrapreso e permettere al futuro CT della Nazionale di valutare da vicino i giovani più promettenti.
Donnarumma unica eccezione per età nel gruppo azzurro
La lista dei 24 convocati conferma questa linea. A eccezione di Gianluigi Donnarumma, capitano e unico vero veterano con 81 presenze in azzurro, il gruppo è composto quasi interamente da giocatori Under 21 o comunque da profili giovanissimi già seguiti dal tecnico federale.
L'età media della rosa è di appena 20 anni e 6 mesi: presenti quattro classe 2008, tre classe 2006, sette classe 2005 e nove classe 2004. Tra i nomi più attesi figurano Francesco Camarda, Francesco Pio Esposito, Niccolò Pisilli, Cher Ndour e Luca Koleosho, oltre ai difensori Pietro Comuzzo e Filippo Mane.
Solo quattro giocatori hanno già esordito in Nazionale A
La rosa azzurra sarà una squadra "mista", composta soprattutto da talenti dell'Under 21, qualche fuori quota e diversi prospetti emergenti.
Sono soltanto quattro i giocatori convocati che hanno già disputato almeno una partita con la Nazionale maggiore:
Gianluigi Donnarumma
Marco Palestra
Niccolò Pisilli
Francesco Pio Esposito
A questi si aggiunge Pietro Comuzzo, già entrato stabilmente nel giro azzurro senza però riuscire ancora a debuttare ufficialmente. Proprio Donnarumma è stato uno dei protagonisti della nascita di questo gruppo: secondo quanto emerso, il portiere avrebbe telefonato direttamente a Baldini ad aprile proponendosi come capitano della spedizione.
Attenzione a Samuele Inacio: il talento del Borussia Dortmund
Tra i nomi che incuriosiscono maggiormente c'è quello di Samuele Inacio, attaccante classe 2008 del Borussia Dortmund. Figlio dell'ex calciatore Inacio Pia, il giovane talento è cresciuto stabilmente nelle selezioni azzurre dall'Under 15 all'Under 19, nonostante la doppia nazionalità italiana e brasiliana. La convocazione con la Nazionale maggiore rappresenta un ulteriore passo nel percorso di uno dei profili più monitorati del calcio giovanile italiano.
Le parole di Baldini: "Voglio valorizzare il mio lavoro"
Solo pochi giorni fa, intervenendo al Premio Maestrelli, Baldini aveva spiegato apertamente la propria scelta: "Io farò queste due partite con tutti i ragazzi dell'Under 21. Questo non è un atto di coraggio, è solamente un atto che ha una logica". Il tecnico aveva poi aggiunto: "Chi verrà dopo il 22 giugno deve sapere qual è il livello di questi ragazzi. Voglio valorizzare il mio lavoro e far vedere chi sono questi ragazzi". Una decisione maturata anche considerando le difficoltà di motivazione dei giocatori più esperti al termine della stagione.
Le date delle amichevoli dell'Italia
L'Italia affronterà il Lussemburgo mercoledì 3 giugno allo Stade de Luxembourg alle ore 20.45, mentre domenica 7 giugno sarà impegnata a Creta contro la Grecia al Pankritio Stadium di Heraklion alle ore 21 italiane. Entrambe le sfide saranno trasmesse in diretta su Rai 1. Gli Azzurri si raduneranno a Coverciano nella serata del 28 maggio, con il primo allenamento fissato per il giorno successivo.
I convocati dell'Italia
Portieri
Giovanni Daffara (Avellino), Gianluigi Donnarumma (Manchester City), Lorenzo Palmisani (Frosinone)
Difensori
Honest Ahanor (Atalanta), Davide Bartesaghi (Milan), Fabio Chiarodia (Borussia Monchengladbach), Pietro Comuzzo (Fiorentina), Costantino Favasuli (Catanzaro), Filippo Mane (Borussia Dortmund), Marco Palestra (Cagliari), Luca Reggiani (Borussia Dortmund)
Centrocampisti
Matteo Dagasso (Venezia), Giacomo Faticanti (Juventus), Luca Lipani (Sassuolo), Cher Ndour (Fiorentina), Niccolò Pisilli (Roma), Lorenzo Venturino (Roma)
Attaccanti
Francesco Camarda (Lecce), Luigi Cherubini (Sampdoria), Jeff Ekhator (Genoa), Francesco Pio Esposito (Inter), Seydou Fini (Frosinone), Samuele Inacio (Borussia Dortmund), Luca Koleosho (Paris FC)
Il Congo cancella il ritiro a Kinshasa per l'emergenza Ebola prima dei Mondiali 2026
L'emergenza Ebola cambia i piani della Repubblica Democratica del Congo in vista dei Mondiali 2026. La nazionale africana, inserita nel gruppo K con Portogallo, Colombia e Uzbekistan, ha cancellato il ritiro previsto a Kinshasa e anche il saluto pubblico ai tifosi, scegliendo di proseguire la preparazione lontano dal Paese. La decisione arriva dopo il nuovo focolaio di Ebola Bundibugyo nella parte orientale del Congo, dichiarato dall'OMS emergenza sanitaria internazionale. Non è in dubbio la partecipazione al Mondiale, ma la situazione ha già aperto un fronte delicato per FIFA, Stati Uniti e organizzatori del torneo. La squadra dovrebbe debuttare il 17 giugno a Houston contro il Portogallo, poi affrontare la Colombia a Guadalajara il 23 e l'Uzbekistan ad Atlanta il 27. Tre partite in due Paesi ospitanti diversi, con controlli sanitari e restrizioni d'ingresso che potrebbero pesare non solo sulla delegazione, ma anche su staff, accompagnatori e tifosi.
Il Congo sposta la preparazione lontano da Kinshasa
La federazione congolese aveva programmato una fase di preparazione in patria prima della partenza verso l'Europa e poi verso gli Stati Uniti. Quel passaggio è stato annullato. La nazionale continuerà il percorso all'estero, con le amichevoli contro la Danimarca in Belgio e contro il Cile in Spagna confermate prima del trasferimento a Houston. Il Congo torna al Mondiale per la prima volta dal 1974, quando partecipò come Zaire. Per il Paese sarebbe stato un momento di festa collettiva prima della partenza, ma il rischio sanitario ha costretto la federazione a tagliare il programma in patria e a evitare eventi pubblici. Secondo la ricostruzione dell'Associated Press, tutti i giocatori e il commissario tecnico Sebastien Desabre sono basati fuori dal Congo. Questo elemento, al momento, riduce il rischio di blocchi immediati sulla squadra, soprattutto perché gran parte della delegazione non sarebbe rientrata nelle zone sottoposte alle restrizioni più recenti.
Ebola, l'OMS dichiara l'emergenza internazionale
Il quadro sanitario resta però molto serio. L'OMS ha classificato il focolaio come emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, dopo i casi registrati nella provincia dell'Ituri e il rischio di ulteriore diffusione regionale. Nei dati ufficiali diffusi dall'organizzazione, al 16 maggio risultavano casi confermati, centinaia di possibili contagiati e numerosi decessi sospetti in diverse aree dell'Ituri, con segnalazioni anche in Uganda. Il punto più delicato riguarda il ceppo Bundibugyo. L'OMS ha sottolineato che, a differenza di altri ceppi di Ebola, non esistono al momento vaccini o terapie specifiche approvate per questa variante. Questo rende più complicata la gestione dell'emergenza e spiega perché l'allarme sia arrivato fino all'organizzazione del Mondiale. La FIFA ha fatto sapere di essere a conoscenza della situazione e di essere in contatto con la federazione congolese per garantire il rispetto delle indicazioni mediche e di sicurezza. È una formula prudente, ma sufficiente per far capire che il caso è già entrato nel perimetro operativo del torneo.
Restrizioni USA: cosa cambia per il Mondiale
Il passaggio più importante arriva dagli Stati Uniti. Il CDC e il Dipartimento per la Sicurezza Interna hanno introdotto dal 18 maggio misure rafforzate di screening, restrizioni d'ingresso e controlli sanitari per ridurre il rischio di ingresso del virus Ebola negli USA. Anche il Dipartimento di Stato ha sospeso temporaneamente le attività ordinarie sui visti nelle ambasciate di Juba, Kinshasa e Kampala. Secondo AP, le restrizioni statunitensi prevedono il blocco temporaneo per i cittadini stranieri che siano stati in Congo, Uganda o Sud Sudan nelle tre settimane precedenti. La nazionale congolese, però, non dovrebbe essere colpita direttamente se giocatori e staff hanno svolto la preparazione in Europa e non sono rientrati nelle aree interessate dal provvedimento. Diverso il discorso per eventuali membri della delegazione tornati in Congo nel periodo considerato e per i tifosi intenzionati a raggiungere il torneo. È qui che la questione sportiva diventa logistica. Il Congo può ancora giocare il Mondiale, ma ogni spostamento dovrà essere gestito con grande attenzione. La prima partita è negli Stati Uniti, la seconda in Messico, la terza di nuovo negli Stati Uniti: un percorso che obbliga FIFA e autorità sanitarie a coordinare procedure, controlli e possibili eccezioni.
Il Congo rischia davvero l'esclusione?
Al momento no. Non ci sono indicazioni ufficiali su una possibile esclusione del Congo e le amichevoli di preparazione all'estero risultano confermate. La federazione ha cancellato il ritiro in patria, non la partecipazione al Mondiale. Questo è il passaggio da tenere fermo per evitare una lettura eccessiva della notizia. Detto questo, il regolamento FIFA tiene aperto lo scenario limite. Le norme del Mondiale 2026 prevedono che una nazionale partecipante debba disputare le proprie partite fino all'eliminazione. In caso di ritiro, esclusione o mancata disputa di una gara, la FIFA può intervenire con sanzioni, decisioni d'urgenza e, nei casi previsti, anche con la sostituzione della squadra interessata. Non si tratta quindi di un "ripescaggio" automatico. È uno scenario regolamentare estremo, che dipenderebbe da una decisione FIFA e dalle condizioni concrete dell'emergenza. Ma il tema torna inevitabilmente sul tavolo perché, a meno di un mese dall'inizio del torneo, qualsiasi problema di accesso, quarantena, sicurezza sanitaria o forza maggiore può avere effetti enormi sul calendario.
Ripescaggio Mondiali: perché se ne torna a parlare
La parola "ripescaggio" resta la più sensibile, soprattutto per le nazionali escluse. Il regolamento FIFA non stabilisce un meccanismo semplice e immediato: non basta che una squadra abbia problemi logistici perché un'altra venga inserita al suo posto. Serve una rinuncia, un'esclusione o una decisione dell'organismo competente. La FIFA, inoltre, può anche scegliere soluzioni diverse dalla sostituzione. Il regolamento le consente di cancellare, riprogrammare o spostare una o più partite per ragioni di forza maggiore, salute, sicurezza o ordine pubblico. Questo significa che, prima di arrivare a un eventuale cambio di squadra, l'organizzazione avrebbe diversi margini per provare a salvare la partecipazione del Congo. Il tormentone, però, è destinato a ripartire, perché il Congo è nel tabellone principale, perché il gruppo K coinvolge tre Paesi e tre città diverse, e perché l'emergenza sanitaria non dipende dalla federazione calcistica. Se il quadro peggiorasse, la FIFA dovrebbe muoversi in tempi strettissimi.
FIFA in allerta, ma il Mondiale del Congo resta in piedi
La situazione, oggi, è questa: il Congo ha cancellato la parte di preparazione in patria, proseguirà il percorso in Europa e dovrebbe arrivare negli Stati Uniti per l'ultima fase prima del debutto contro il Portogallo. La FIFA monitora, gli USA hanno introdotto restrizioni sanitarie e il calendario del gruppo K resta confermato. Il caso però è già una delle prime grandi grane organizzative del Mondiale 2026. Non riguarda solo una nazionale, ma l'equilibrio tra sicurezza sanitaria, diritto sportivo e gestione di un torneo itinerante tra Stati Uniti, Messico e Canada. Il Congo vuole giocare il suo Mondiale. La FIFA vuole evitare un precedente clamoroso. Le autorità sanitarie, invece, devono impedire che il torneo diventi un moltiplicatore di rischio.
Italia-Grecia, il primo caso del nuovo ciclo: la scelta di Baldini non è gradita agli ellenici
L’Italia non sarà al Mondiale 2026, ma il suo dopo-Mondiale è già cominciato. E non in silenzio. Prima ancora di tornare in campo, la Nazionale si ritrova dentro un piccolo caso internazionale: la Grecia non avrebbe accolto con entusiasmo l’idea di affrontare, nell’amichevole del 7 giugno a Creta, una squadra azzurra composta in larga parte da giovani e profili legati al percorso dell’Under 21. Le amichevoli di giugno contro Lussemburgo e Grecia sono affidate al CT già dell'Under21 Silvio Baldini. Chiamato a guidare temporaneamente la Nazionale maggiore, ha dichiarato e deciso di voler potare la sua Italia in campo senza convocare nessuno dei giocatori della Nazionale maggiore.
La scelta di Baldini è chiara: usare la finestra di giugno per guardare avanti, con una squadra con motivazioni fresche e con diversi giocatori da valutare in chiave futura. È qui che nasce il problema con la Grecia. Dal punto di vista ellenico, l’amichevole contro l’Italia doveva rappresentare un test di spessore prima della pausa estiva e in vista dei prossimi impegni ufficiali. Affrontare una selezione molto giovane, con tanti elementi non ancora stabilmente inseriti nella Nazionale maggiore, rischia invece di essere percepito come un appuntamento diverso da quello inizialmente immaginato. Dal lato italiano, però, la lettura è opposta. La FIGC non considera il progetto di Baldini una diminuzione del valore della partita. Al contrario, l’idea è che proprio quei giovani possano offrire intensità e motivazione superiori rispetto a calciatori più esperti, arrivati a giugno dopo una stagione lunga e dopo la delusione dell’esclusione dal Mondiale.
Perché la Grecia non ha gradito
La reazione greca va letta in un contesto più ampio. Anche la Grecia ha mancato la qualificazione mondiale e cerca partite utili per misurare il proprio livello. Una sfida contro l’Italia conserva sempre un peso storico e tecnico, anche quando gli Azzurri attraversano un momento complicato. Per questo, ad Atene, l’ipotesi di trovarsi davanti una Nazionale sperimentale avrebbe creato fastidio. Non tanto per il valore dei singoli, quanto per il significato dell’appuntamento. La Grecia voleva una prova vera contro una Nazionale di primo piano; l’Italia, invece, vuole usare quella stessa gara per capire chi può far parte del domani. Il nodo è tutto qui: per una Federazione il match è un test internazionale da sfruttare subito, per l’altra è il primo passo di una ricostruzione. Due esigenze legittime, ma non perfettamente allineate.
La posizione dell’Italia: decide Baldini
La linea italiana, almeno per ora, non cambia. La formazione la sceglie il commissario tecnico, non l’avversario. E la Nazionale che scenderà in campo, anche se ringiovanita, resterà a tutti gli effetti l’Italia. È un passaggio importante, perché evita l’equivoco principale: non si tratterebbe di spedire a Creta una Under 21 "mascherata", ma di promuovere dentro il contesto della Nazionale A alcuni giocatori che il calcio italiano vuole testare a un livello superiore. La presenza di figure esperte, a partire da Donnarumma, servirebbe proprio a dare equilibrio al gruppo. Accanto a lui potrebbero trovare spazio calciatori che hanno già iniziato a farsi vedere in Serie A o nei principali campionati europei. Profili giovani, sì, ma non semplici comparse.
Antognoni difende il progetto azzurro
In questo scenario si inserisce anche Giancarlo Antognoni, scelto come capo delegazione per le amichevoli contro Lussemburgo e Grecia. Il campione del mondo del 1982 ha difeso la scelta italiana, respingendo l’idea che puntare sui giovani possa essere letto come una mancanza di rispetto verso gli avversari. Il suo messaggio è soprattutto prospettico: questa Nazionale deve iniziare a costruire il gruppo che accompagnerà l’Italia nei prossimi appuntamenti, dalla Nations League al percorso che dovrà portare al Mondiale 2030. Dopo tre mancate qualificazioni consecutive, ogni finestra internazionale diventa preziosa. Anche un’amichevole di giugno può trasformarsi in un test d’identità. Antognoni ha richiamato anche il valore dell’esordio in azzurro. Per molti ragazzi, entrare a Coverciano e indossare la maglia della Nazionale maggiore sarà un passaggio emotivo e tecnico enorme. È un’occasione che la FIGC non vuole sprecare.
Il vero tema è il Mondiale 2030
L’Italia è già costretta a pensare al Mondiale successivo. Il 2026 è perduto. La ferita è ancora aperta. Ma il calendario non aspetta nessuno e il nuovo ciclo deve cominciare da qualche parte. Baldini ha scelto di farlo non con i nomi più comodi, ma con quelli più utili per capire il futuro. Questa scelta può creare tensioni, come dimostra il caso Grecia, ma racconta anche un cambio di priorità. L’Italia non può più permettersi amichevoli senza conseguenze. Ogni partita deve servire per il futuro.
Una partita che vale più del risultato
Grecia-Italia, se confermata, non sarà quindi una semplice amichevole di fine stagione. Sarà un test sulla credibilità del nuovo corso. Per Baldini, sarà l’occasione di dimostrare che i giovani possono reggere il salto. Per la FIGC, sarà un modo per difendere una scelta di prospettiva. Per la Grecia, resterà la necessità di affrontare un avversario competitivo e non una versione depotenziata degli Azzurri. Il risultato conterà, ma fino a un certo punto. Conteranno di più l’atteggiamento, la personalità, la capacità dei nuovi volti di stare dentro una partita internazionale vera. Dopo l’ennesima delusione mondiale, l’Italia non ha bisogno soltanto di vincere un’amichevole. Ha bisogno di capire da chi ripartire.
Spagna, Yamal: "Non voglio essere paragonato a Messi e Ronaldo, ma..."
Yamal sogna il Mondiale con la Spagna
Lamine Yamal non ha ancora compiuto 19 anni, ma si prepara già a essere uno dei volti simbolo della Coppa del Mondo FIFA 2026. Il talento del Barcellona e della Spagna ha parlato ai canali ufficiali della FIFA raccontando aspettative, pressioni e ambizioni in vista del torneo che potrebbe consacrarlo definitivamente tra le stelle del calcio mondiale. La Roja partirà tra le favorite dopo i successi recenti tra Europeo e Nations League, e il giovane esterno offensivo non nasconde il sogno di arrivare fino in fondo: "Per me sarebbe un sogno che si avvera".
"La Coppa del Mondo è il torneo che tutti guardano"
Yamal ha raccontato cosa rappresenti il Mondiale fin dall’infanzia: "Da quando sono bambino è sempre stato il torneo che ognuno guarda". Il talento spagnolo ha spiegato cosa renda speciale la Coppa del Mondo: "Anche se non sei appassionato di calcio, se il tuo paese sta giocando, all’improvviso tutti si ritrovano in strada a guardare la partita insieme". Poi la confessione: "Mi vengono i brividi solo a pensare che ne giocherò uno".
"Quando gioco felice tutto funziona"
Uno degli aspetti che colpiscono maggiormente di Yamal è la naturalezza con cui affronta partite e pressione. Il giocatore del Barcellona ha spiegato il suo segreto: "Il calcio è quello che ho sempre fatto, è la cosa che faccio meglio. Così cerco di divertirmi e godermelo". Fondamentale anche il sostegno della famiglia: "Quando vedo i miei genitori sugli spalti, sapendo che sono orgogliosi di me, la pressione diminuisce". Yamal ha poi parlato dell’importanza di divertirsi in campo: "Il mio gioco dipende molto dalla creatività, e quando non mi diverto ne risente. Ma quando sono felice tutto sembra funzionare alla perfezione".
"Voglio dimostrare che possono sbagliarsi"
Nonostante la giovane età, Yamal è già costantemente sotto i riflettori. E il talento spagnolo sa bene che attorno a lui esistono aspettative enormi. "Quando emergi presto, ci sono sempre molti dubbi: che si è troppo giovani, che è stato solo un fuoco di paglia o che si è sopravvalutati". Per questo il Mondiale rappresenterà una sfida ulteriore: "Per me si tratta di dimostrare che posso fare questo partita dopo partita. Il Mondiale sarà un nuovo test e non vedo l’ora di affrontarlo".
"Non voglio essere paragonato a Messi e Ronaldo"
Tra i passaggi più significativi dell’intervista c’è quello dedicato ai paragoni con le grandi stelle del calcio mondiale. "Il mio obiettivo non è essere paragonato a Messi, Ronaldo, Mbappé o Neymar, ma essere menzionato insieme a loro". Una frase che racconta perfettamente l’ambizione del talento spagnolo, deciso a costruirsi una propria identità: "Se ti lasci prendere dal confronto con gli altri rischi di farti del male da solo. Voglio trovare la mia strada". Poi aggiunge: "Spero che quando mi sarò ritirato la gente si divertirà ancora a riguardarmi giocare".
La sfida con Gavi e il sogno Mondiale
Yamal ha parlato anche del record detenuto dal compagno di nazionale Gavi, oggi il più giovane spagnolo a segnare in un Mondiale. "Gavi scherza dicendo che è l’unico record che non posso togliergli". Ma il fantasista del Barcellona ha già un obiettivo preciso: "Dovrò fare meglio, magari diventando lo spagnolo più giovane a segnare una tripletta al Mondiale". Infine il sogno più grande: "L’arbitro fischia tre volte e abbiamo vinto. Non so il risultato, ma siamo campioni. Poi si torna in Spagna per festeggiare con i tifosi".
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