Messico 1970: Italia-Germania, <i>La partita del secolo</i>

Messico 1970: Italia-Germania, La partita del secolo

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Patrick Iannarelli Twitter:  articolo letto 83 volte

Ci sono momenti in cui sai che sta per accadere qualcosa di monumentale. Lo percepisci nell'aria, c'è qualcosa di diverso. La storia si sviluppa in un modo tale da farti capire che forse qualcosa di più grande esiste davvero. Il destino muove i fili e li intreccia, talmente tanto da far apparire quella storia come qualcosa di mistico. E se si analizzano gli avvenimenti più significativi del calcio, c'è sempre qualcosa di misterioso. Qualcosa che va oltre

Forse quella notte nessuno poteva aspettarselo nel nostro paese. Stavamo cambiando, il mondo stava subendo uno stravolgimento clamoroso. I sentimenti erano contrastanti, ci si stava preparando ad un'altra pagina buia. Ma il calcio, come sempre, cercava di placare gli animi. Almeno durante il campionato del mondo. Quel 1970 era un'incognita, anche perché quattro anni prima avevamo subito una batosta non indifferente. Ma l'Italia deve sempre rinascere, soprattutto dopo il titolo Europeo del 1968. 

L'inizio non è dei più promettenti: una vittoria e due pareggi, il minimo per passare in prima posizione e qualificarsi alla fase successiva. Ai quarti di finale incontriamo i padroni di casa: 4-1 senza scuse e si arriva in semifinale. Forse è qui che si scrive la storia, è in questo preciso momento che la nazionale azzurra diventerà la bestia nera della Germania. 

Il tabellone ci mette contro i tedeschi e basta un nome per far tremare tutti: Franz Anton Beckenbauer. Il Kaiser spaventa, così come tutto il blocco tedesco. Ma quel giorno due culture diametralmente opposte si scontrano, fino a creare un vortice di emozioni difficilmente paragonabile. E forse fu questo il motivo per cui Italia-Germania 4-3 è conosciuta meglio come La partita del secolo. 

All'8' Boninsegna sblocca la sfida. È fatta, l'Italia può giocare una gara difensiva e aspettare. D'altronde siamo dei maestri. A due minuti dal termine, tutti si dimenticano di Schnellinger: il tedesco nemmeno ringrazia, ribadisce in rete e porta la sfida ai supplementari. Dopo quattro minuti la difesa azzurra si addormenta ancora e Muller, come un falco, non si fa pregare. 

Siamo morti. Lo si vede dalla faccia dei giocatori. Ma con la forza della disperazione Burgnich trova la rete del pareggio. Dopo qualche minuto, Riva segna un gol di una bellezza unica: controllo, pallone sistemato, diagonale velenoso. Tutto con il piede sinistro. Ma Muller pareggia ancora: i tedeschi non muoiono mai. 

Al 111' il destino muove ancora i fili, questa volta di colore azzurro. Boninsegna scappa letteralmente via sulla corsia sinistra, pallone appoggiato praticamente sul dischetto. Probabilmente qui nasce la definizione di "rigore in movimento": Rivera arriva da dietro, completamente solo. Sicuramente è il gol più facile del campionato del mondo, ma è anche quello che passerà alla storia. Non c'è più tempo per un'altra rete, il match finisce così.

Definire un concetto non è mai semplice. Definire il concetto di estetica è ancor più complesso. Ma Italia-Germania può entrare nei limiti di questa definizione. Anzi, meglio di no. Perché come disse qualcuno che di estetica se ne intendeva, "Definire è limitare". E limitare ciò, significherebbe non rendere omaggio alla Partita del secolo. Se questo sarà per sempre l'appellativo scolpito nella pietra, un motivo dovrà pur esserci.