Bierhoff all’Italia: “Siete rimasti agli anni '90. Noi (in Germania) siamo rinati cambiando tutto”

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di Redazione Tuttomondiali

La terza esclusione consecutiva dell’Italia dal Mondiale continua a generare riflessioni anche fuori dai confini nazionali. Tra le voci più autorevoli c’è quella di Oliver Bierhoff, ex attaccante del Milan e per quasi vent’anni dirigente della nazionale tedesca, protagonista della ricostruzione della Germania dopo la crisi dei primi anni Duemila. Secondo Bierhoff, il fatto che l’Italia sia rimasta fuori dalla Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva non può essere liquidato come un episodio. L’eliminazione contro la Bosnia può essere stata condizionata anche da fattori di partita, come l’espulsione che ha cambiato l’inerzia della gara, ma per l’ex dirigente tedesco il problema è soprattutto strutturale: la Nazionale non dispone più della qualità individuale che in passato le permetteva di superare anche situazioni complicate.

Nel suo ragionamento, il successo all’Europeo del 2021 ha in parte mascherato le difficoltà del movimento. Quella vittoria, secondo Bierhoff, è stata soprattutto il trionfo di un gruppo molto compatto, più che l’espressione di una generazione ricca di talento come accade invece in altre nazionali europee. Un segnale evidente è anche la presenza limitata di giocatori italiani richiesti dai grandi club internazionali. Per questo l’ex attaccante difende anche il lavoro di Gennaro Gattuso. La squadra, a suo avviso, ha mostrato spirito e volontà, qualità che ricordano il carattere del tecnico calabrese quando era giocatore. Tuttavia, nel calcio moderno l’organizzazione e la determinazione non bastano senza un livello tecnico elevato.

Bierhoff conosce bene cosa significhi ricostruire un sistema calcistico. Dopo il fallimento della Germania agli Europei del 2004, la federazione tedesca avviò una riforma profonda del movimento: furono create nuove accademie giovanili, vennero migliorati i programmi di formazione per gli allenatori e cambiò completamente la filosofia di sviluppo dei calciatori, con maggiore attenzione alla tecnica e alla qualità individuale. I risultati non arrivarono immediatamente. Servirono anni perché quella generazione maturasse, ma già nel 2010 si iniziarono a vedere i primi effetti e nel 2014 la Germania conquistò il titolo mondiale in Brasile.

Nell’analisi dell’ex dirigente tedesco c’è anche una critica all’evoluzione del calcio italiano. Per decenni l’Italia è stata un punto di riferimento tattico, ma oggi il gioco è cambiato: è più veloce, più fisico e più offensivo. Secondo Bierhoff il sistema italiano non si è adattato con la stessa rapidità a queste trasformazioni ed è rimasto legato a modelli del passato.

Infine, viene sottolineato anche l’aspetto sociale che ha contribuito alla crescita di molte nazionali moderne. Paesi come Francia e Germania hanno beneficiato dell’apporto di nuove generazioni provenienti da contesti diversi, portando nel calcio una forte motivazione e una grande fame di successo. La conclusione dell’ex dirigente è chiara: cambiare allenatore può dare entusiasmo nell’immediato, ma per tornare competitiva l’Italia ha bisogno soprattutto di un progetto strutturale a lungo termine, capace di rinnovare il modo in cui si formano e si sviluppano i calciatori.