Il Congo cancella il ritiro a Kinshasa per l'emergenza Ebola prima dei Mondiali 2026

Il Congo cancella il ritiro a Kinshasa per l'emergenza Ebola prima dei Mondiali 2026TUTTOmercatoWEB.com
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di Redazione Tuttomondiali
L'emergenza Ebola cambia i piani del Congo verso i Mondiali 2026: ritiro cancellato, restrizioni USA e FIFA in allerta. E torna il tema del ripescaggio.

L'emergenza Ebola cambia i piani della Repubblica Democratica del Congo in vista dei Mondiali 2026. La nazionale africana, inserita nel gruppo K con Portogallo, Colombia e Uzbekistan, ha cancellato il ritiro previsto a Kinshasa e anche il saluto pubblico ai tifosi, scegliendo di proseguire la preparazione lontano dal Paese. La decisione arriva dopo il nuovo focolaio di Ebola Bundibugyo nella parte orientale del Congo, dichiarato dall'OMS emergenza sanitaria internazionale. Non è in dubbio la partecipazione al Mondiale, ma la situazione ha già aperto un fronte delicato per FIFA, Stati Uniti e organizzatori del torneo. La squadra dovrebbe debuttare il 17 giugno a Houston contro il Portogallo, poi affrontare la Colombia a Guadalajara il 23 e l'Uzbekistan ad Atlanta il 27. Tre partite in due Paesi ospitanti diversi, con controlli sanitari e restrizioni d'ingresso che potrebbero pesare non solo sulla delegazione, ma anche su staff, accompagnatori e tifosi.

Il Congo sposta la preparazione lontano da Kinshasa
La federazione congolese aveva programmato una fase di preparazione in patria prima della partenza verso l'Europa e poi verso gli Stati Uniti. Quel passaggio è stato annullato. La nazionale continuerà il percorso all'estero, con le amichevoli contro la Danimarca in Belgio e contro il Cile in Spagna confermate prima del trasferimento a Houston. Il Congo torna al Mondiale per la prima volta dal 1974, quando partecipò come Zaire. Per il Paese sarebbe stato un momento di festa collettiva prima della partenza, ma il rischio sanitario ha costretto la federazione a tagliare il programma in patria e a evitare eventi pubblici. Secondo la ricostruzione dell'Associated Press, tutti i giocatori e il commissario tecnico Sebastien Desabre sono basati fuori dal Congo. Questo elemento, al momento, riduce il rischio di blocchi immediati sulla squadra, soprattutto perché gran parte della delegazione non sarebbe rientrata nelle zone sottoposte alle restrizioni più recenti.

Ebola, l'OMS dichiara l'emergenza internazionale
Il quadro sanitario resta però molto serio. L'OMS ha classificato il focolaio come emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, dopo i casi registrati nella provincia dell'Ituri e il rischio di ulteriore diffusione regionale. Nei dati ufficiali diffusi dall'organizzazione, al 16 maggio risultavano casi confermati, centinaia di possibili contagiati e numerosi decessi sospetti in diverse aree dell'Ituri, con segnalazioni anche in Uganda. Il punto più delicato riguarda il ceppo Bundibugyo. L'OMS ha sottolineato che, a differenza di altri ceppi di Ebola, non esistono al momento vaccini o terapie specifiche approvate per questa variante. Questo rende più complicata la gestione dell'emergenza e spiega perché l'allarme sia arrivato fino all'organizzazione del Mondiale. La FIFA ha fatto sapere di essere a conoscenza della situazione e di essere in contatto con la federazione congolese per garantire il rispetto delle indicazioni mediche e di sicurezza. È una formula prudente, ma sufficiente per far capire che il caso è già entrato nel perimetro operativo del torneo.

Restrizioni USA: cosa cambia per il Mondiale
Il passaggio più importante arriva dagli Stati Uniti. Il CDC e il Dipartimento per la Sicurezza Interna hanno introdotto dal 18 maggio misure rafforzate di screening, restrizioni d'ingresso e controlli sanitari per ridurre il rischio di ingresso del virus Ebola negli USA. Anche il Dipartimento di Stato ha sospeso temporaneamente le attività ordinarie sui visti nelle ambasciate di Juba, Kinshasa e Kampala. Secondo AP, le restrizioni statunitensi prevedono il blocco temporaneo per i cittadini stranieri che siano stati in Congo, Uganda o Sud Sudan nelle tre settimane precedenti. La nazionale congolese, però, non dovrebbe essere colpita direttamente se giocatori e staff hanno svolto la preparazione in Europa e non sono rientrati nelle aree interessate dal provvedimento. Diverso il discorso per eventuali membri della delegazione tornati in Congo nel periodo considerato e per i tifosi intenzionati a raggiungere il torneo. È qui che la questione sportiva diventa logistica. Il Congo può ancora giocare il Mondiale, ma ogni spostamento dovrà essere gestito con grande attenzione. La prima partita è negli Stati Uniti, la seconda in Messico, la terza di nuovo negli Stati Uniti: un percorso che obbliga FIFA e autorità sanitarie a coordinare procedure, controlli e possibili eccezioni.

Il Congo rischia davvero l'esclusione?
Al momento no. Non ci sono indicazioni ufficiali su una possibile esclusione del Congo e le amichevoli di preparazione all'estero risultano confermate. La federazione ha cancellato il ritiro in patria, non la partecipazione al Mondiale. Questo è il passaggio da tenere fermo per evitare una lettura eccessiva della notizia. Detto questo, il regolamento FIFA tiene aperto lo scenario limite. Le norme del Mondiale 2026 prevedono che una nazionale partecipante debba disputare le proprie partite fino all'eliminazione. In caso di ritiro, esclusione o mancata disputa di una gara, la FIFA può intervenire con sanzioni, decisioni d'urgenza e, nei casi previsti, anche con la sostituzione della squadra interessata. Non si tratta quindi di un "ripescaggio" automatico. È uno scenario regolamentare estremo, che dipenderebbe da una decisione FIFA e dalle condizioni concrete dell'emergenza. Ma il tema torna inevitabilmente sul tavolo perché, a meno di un mese dall'inizio del torneo, qualsiasi problema di accesso, quarantena, sicurezza sanitaria o forza maggiore può avere effetti enormi sul calendario.

Ripescaggio Mondiali: perché se ne torna a parlare
La parola "ripescaggio" resta la più sensibile, soprattutto per le nazionali escluse. Il regolamento FIFA non stabilisce un meccanismo semplice e immediato: non basta che una squadra abbia problemi logistici perché un'altra venga inserita al suo posto. Serve una rinuncia, un'esclusione o una decisione dell'organismo competente. La FIFA, inoltre, può anche scegliere soluzioni diverse dalla sostituzione. Il regolamento le consente di cancellare, riprogrammare o spostare una o più partite per ragioni di forza maggiore, salute, sicurezza o ordine pubblico. Questo significa che, prima di arrivare a un eventuale cambio di squadra, l'organizzazione avrebbe diversi margini per provare a salvare la partecipazione del Congo. Il tormentone, però, è destinato a ripartire, perché il Congo è nel tabellone principale, perché il gruppo K coinvolge tre Paesi e tre città diverse, e perché l'emergenza sanitaria non dipende dalla federazione calcistica. Se il quadro peggiorasse, la FIFA dovrebbe muoversi in tempi strettissimi.

FIFA in allerta, ma il Mondiale del Congo resta in piedi
La situazione, oggi, è questa: il Congo ha cancellato la parte di preparazione in patria, proseguirà il percorso in Europa e dovrebbe arrivare negli Stati Uniti per l'ultima fase prima del debutto contro il Portogallo. La FIFA monitora, gli USA hanno introdotto restrizioni sanitarie e il calendario del gruppo K resta confermato. Il caso però è già una delle prime grandi grane organizzative del Mondiale 2026. Non riguarda solo una nazionale, ma l'equilibrio tra sicurezza sanitaria, diritto sportivo e gestione di un torneo itinerante tra Stati Uniti, Messico e Canada. Il Congo vuole giocare il suo Mondiale. La FIFA vuole evitare un precedente clamoroso. Le autorità sanitarie, invece, devono impedire che il torneo diventi un moltiplicatore di rischio.