Italia, le scelte di Gattuso tra Verratti, Chiesa e i giovani: il ct si gioca futuro e credibilità
Ben vengano Gennaro Gattuso, Marco Verratti, Federico Chiesa, Marco Palestra, Antonio Vergara e tutti i calciatori che entreranno nel giro della Nazionale tra convocazioni e preconvocazioni. Perché oggi l’obiettivo è uno solo: riportare l’Italia al Mondiale 2026 negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, qualsiasi sia il contesto in cui si giocherà.
Per questo le scelte del commissario tecnico meritano rispetto e fiducia. Gattuso, insieme a Gianluigi Buffon, Gigi Riccio e Leonardo Bonucci, da settimane gira tra Italia ed Europa per osservare partite, incontrare giocatori e confrontarsi con chi potrebbe far parte del gruppo azzurro. Visioni, riunioni, cene e valutazioni: un lavoro continuo che porta inevitabilmente a decisioni, e quindi anche a preconvocazioni.
Una prima valutazione è inevitabile: la chiamata di Alessandro Bastoni è corretta. Il caso che lo riguarda ha fatto discutere e i fischi del pubblico negli stadi sono comprensibili, ma una sua esclusione dalla Nazionale sarebbe stata difficile da spiegare. Meglio separare i piani e guardare al valore del giocatore.
Futuro e credibilità in gioco
Dalla lista allargata si arriverà poi al gruppo definitivo che affronterà il 26 marzo 2026 a Bergamo l’Irlanda del Nord, semifinale secca dei playoff mondiali. In caso di vittoria, ci sarà la finale del 31 marzo, in trasferta contro Galles o Bosnia ed Erzegovina.
Gattuso lo ha detto chiaramente subito dopo il sorteggio: la pressione sarà altissima. E non potrebbe essere altrimenti, visto che l’Italia non può permettersi di restare fuori dal Mondiale per la terza edizione consecutiva.
Proprio per questo le scelte del commissario tecnico diventano decisive. Se le valutazioni su condizione fisica, rendimento e motivazioni dovessero rivelarsi sbagliate, allora non sarebbe in discussione solo la qualificazione: si giocherebbero anche futuro e credibilità del nuovo ciclo azzurro.
Verratti sì, Fagioli no
Alla base del ruolo di un ct ci sono sempre le scelte. E una delle più discusse riguarda Marco Verratti. Il centrocampista gioca da tempo in Qatar, in un campionato lontano per livello e ritmo dal calcio europeo. Non è l’Arabia Saudita, ma resta comunque una realtà tecnica inferiore.
La sensazione è che, in un momento delicato, Gattuso preferisca affidarsi all’esperienza di una vecchia certezza piuttosto che scommettere esclusivamente sull’entusiasmo dei più giovani o sui segnali del campionato italiano. Evidentemente lo staff azzurro ha ricevuto rassicurazioni importanti anche dal punto di vista fisico, grazie al lavoro dell’area performance della FIGC guidata da Valter Di Salvo.
Diverso il discorso per Nicolò Fagioli. Il centrocampista della Fiorentina, almeno finora, non ha ricevuto la preconvocazione e questo lascia qualche perplessità. A Firenze ha ritrovato una dimensione tecnica di altissimo livello: ha qualità nella gestione del pallone e una personalità che potrebbe tornare utile anche in Nazionale, magari alternandosi con Manuel Locatelli in cabina di regia.
Va detto che la preconvocazione è necessaria soprattutto per i giocatori che militano all’estero. Tuttavia questa volta la Federazione ha inviato comunicazioni a molti calciatori, anche in Serie A. E il nome di Fagioli non compare.
Il calcio italiano e la questione giovani
Le scelte di Gattuso riguardano anche Federico Chiesa, altro giocatore preconvocato nonostante una stagione con pochissimo minutaggio. Dopo anni complicati tra infortuni e difficoltà, il ct sembra voler puntare comunque sull’esperienza internazionale dell’attaccante. È una linea chiara: nei momenti decisivi si preferisce affidarsi a chi ha già vissuto certe partite. Ma allora sorge una domanda inevitabile: quando inizierà davvero il nuovo ciclo della Nazionale?
Il calcio italiano continua a produrre talenti e il campionato offre segnali interessanti. Marco Palestra e Antonio Vergara sono tra i nomi più citati, ma non sono gli unici giovani che stanno emergendo. Eppure resta sempre la stessa cautela: non bruciarli troppo presto.
È un discorso che si ripete da anni. Nel frattempo la speranza resta una sola: che le scelte del commissario tecnico portino l’Italia al Mondiale.
Poi, magari, saranno proprio le vittorie a dissipare dubbi e interrogativi.
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