Bergkamp e il fascino del Mondiale: tra ricordi, rimpianti e fiducia nell’Olanda

Bergkamp e il fascino del Mondiale: tra ricordi, rimpianti e fiducia nell’OlandaTUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 16:32Le interviste
di Redazione TMW

Dennis Bergkamp resta una delle figure simbolo del calcio olandese degli anni Novanta, protagonista di due Coppe del Mondo e autore di reti entrate nella storia del torneo. In una lunga conversazione con la FIFA, l’ex attaccante ha ripercorso il legame speciale con il palcoscenico mondiale, partendo dai primi ricordi da bambino fino alle aspettative sulla nazionale attuale.

Il primo contatto con la magia del Mondiale risale alla finale del 1978 tra Olanda e Argentina, vista in televisione quando era ancora molto giovane. Più del risultato, ciò che gli rimase impresso fu l’atmosfera dell’evento: la sensazione di trovarsi davanti al massimo livello del calcio, un’immagine che avrebbe influenzato tutta la sua carriera.

Da protagonista, Bergkamp ha poi vissuto le edizioni del 1994 e del 1998, due tornei nei quali la nazionale olandese si presentò con ambizioni importanti. L’ex numero 10 ha spiegato come la Coppa del Mondo rappresenti un’esperienza diversa rispetto ai campionati di club: giocare per il proprio Paese, ha raccontato, significa confrontarsi con una pressione positiva che aumenta consapevolezza e fiducia nei propri mezzi.

Il Mondiale negli Stati Uniti del 1994 fu per lui un’esperienza intensa. Rispetto agli Europei precedenti, tutto appariva più grande, dagli spazi agli spostamenti, in un contesto in cui il calcio cercava ancora di ritagliarsi spazio rispetto agli sport tradizionali americani. L’eliminazione ai quarti contro il Brasile resta il principale rimpianto di quell’edizione: secondo Bergkamp, l’Olanda disponeva di una squadra equilibrata e competitiva, capace di giocarsela alla pari con chi avrebbe poi conquistato il titolo.

Quattro anni più tardi, in Coppa del Mondo FIFA 1998, la nazionale orange arrivò ancora più vicina al traguardo. Dopo il deludente Europeo del 1996, il gruppo costruì un’identità solida sotto la guida di Guus Hiddink, puntando con decisione alla vittoria finale. Bergkamp iniziò il torneo non al meglio fisicamente ma crebbe partita dopo partita, fino alla sfida contro l’Argentina, match ricordato soprattutto per il suo gol nei minuti finali.

Quella rete, realizzata in un quarto di finale e in un momento decisivo, viene considerata dallo stesso ex attaccante come la più significativa della carriera. Per Bergkamp, infatti, il valore di un gol è legato al contesto: importanza della gara, qualità dell’avversario e peso del momento fanno la differenza più dell’estetica del gesto tecnico.

Il cammino olandese si fermò però nuovamente davanti al Brasile, questa volta in semifinale e ai calci di rigore. Un’eliminazione ancora dolorosa, maturata dopo un torneo che, secondo l’ex fuoriclasse, era stato giocato ad altissimo livello. Il dettaglio dei rigori torna spesso nelle sue riflessioni: nel corso della carriera internazionale, molte uscite di scena sono arrivate proprio dal dischetto, un aspetto che Bergkamp collega non solo alla fortuna, ma anche alla mentalità necessaria per chiudere le partite decisive.

Nonostante l’assenza di titoli mondiali, l’ex attaccante guarda al percorso della nazionale con orgoglio. A suo avviso, un Paese piccolo come i Paesi Bassi riesce comunque a produrre talenti di altissimo profilo e a restare competitivo nelle fasi finali dei grandi tornei, anche se manca ancora quel passo decisivo per sollevare il trofeo.

Lo sguardo finale è rivolto al presente, con Ronald Koeman alla guida della selezione. Bergkamp vede un gruppo interessante e competitivo, capace di sorprendere pur non partendo tra le favorite assolute. Secondo l’ex campione, la chiave sarà la condizione fisica e la profondità della rosa: in tornei lunghi e logoranti, avere alternative all’altezza può fare la differenza tra un buon percorso e qualcosa di davvero speciale.