Dalla caduta dopo il 2010 alla rinascita con Yamal: la Spagna sogna un nuovo Mondiale
Dopo aver toccato il punto più alto della sua storia nel 2010, la Spagna ha vissuto un lungo periodo di smarrimento ai Mondiali. Oggi però La Roja guarda al 2026 con nuove ambizioni, trascinata da una generazione giovane e talentuosa guidata da Lamine Yamal, il prodigio che molti vedono come il simbolo della rinascita.
Da eterna incompiuta a dominatrice del calcio mondiale
Per gran parte della sua storia la Spagna è stata considerata una nazionale ricca di talento ma incapace di compiere il passo decisivo. Nel corso dei decenni hanno indossato la maglia roja campioni come Alfredo Di Stéfano, Paco Gento, Raúl e Fernando Hierro, ma il Mondiale è sempre rimasto un sogno irraggiungibile. La svolta arrivò nel 2008, quando la squadra guidata da Luis Aragonés conquistò l’Europeo battendo la Germania in finale. Fu l’inizio di un ciclo straordinario che cambiò per sempre la percezione della Spagna nel calcio internazionale. Due anni più tardi arrivò il capolavoro: il Mondiale 2010 in Sudafrica, vinto grazie al celebre gol di Andrés Iniesta nei supplementari contro l’Olanda. In quella squadra c’erano alcuni dei migliori giocatori della loro generazione: Casillas, Puyol, Ramos, Xavi, Iniesta, Villa e Torres. La Spagna non si fermò lì. Nel 2012 riuscì a difendere il titolo europeo, diventando la prima nazionale della storia a vincere Europeo, Mondiale ed Europeo consecutivamente.
Il crollo improvviso
Come spesso accade nel calcio, però, il dominio non è durato per sempre. Il primo segnale di cedimento arrivò nella Confederations Cup 2013, quando la Spagna fu travolta dal Brasile nella finale del Maracanã. Il vero shock arrivò però al Mondiale 2014 in Brasile. La Roja, campione in carica, fu eliminata già nella fase a gironi dopo la clamorosa sconfitta 5-1 contro l’Olanda e il ko contro il Cile. L’uscita anticipata segnò la fine definitiva dell’epoca d’oro. Molti protagonisti di quel ciclo lasciarono la nazionale e la Spagna si trovò improvvisamente a dover ricostruire.
Una nazionale in cerca di identità
Negli anni successivi il calcio spagnolo ha continuato a dominare a livello di club, con Real Madrid, Barcellona e Siviglia protagonisti nelle competizioni europee. La nazionale, invece, faticava a ritrovare la propria identità. La Roja venne eliminata agli ottavi di finale del Mondiale 2018 e poi ancora agli ottavi nel 2022 in Qatar. Due risultati che confermarono quanto fosse difficile replicare l’eredità della generazione di Xavi e Iniesta. Parte del declino coincise anche con la fine del ciclo del Barcellona di Guardiola, la squadra che aveva rappresentato la base tattica del famoso tiki-taka spagnolo.
Il talento che riaccende la speranza
La nuova speranza della Spagna nasce ancora una volta dalla Masia, la cantera del Barcellona che ha prodotto alcuni dei migliori centrocampisti della storia. Il suo nome è Lamine Yamal. Il 29 aprile 2023, l’allora allenatore del Barcellona Xavi gli concesse l’esordio tra i professionisti. In poco tempo il giovane talento ha impressionato per personalità, dribbling e capacità di decidere le partite. Il suo stile di gioco ha ricordato a molti quello di Lionel Messi, e la Spagna ha trovato in lui il simbolo di una nuova generazione che include anche Nico Williams, Pedri, Gavi, Oyarzabal, Cucurella e Unai Simón. La vittoria a Euro 2024, ottenuta battendo l’Inghilterra in finale, ha rappresentato il primo grande segnale della rinascita.
Il peso della storia
Oggi la Spagna è di nuovo considerata una delle nazionali più forti del mondo, ma il peso delle aspettative è enorme. Prima del 2008 la Roja era vista come una squadra fragile nei momenti decisivi; dopo il ciclo d’oro, invece, tutti si aspettano che sia sempre tra le favorite. Il Mondiale 2026 rappresenta quindi una nuova sfida. La concorrenza sarà durissima: l’Argentina campione del mondo, la Francia di Mbappé, il Portogallo, il Brasile di Ancelotti, l’Inghilterra guidata da Tuchel. Senza dimenticare possibili outsider.
Il sogno della seconda stella
Molto dipenderà proprio da Yamal, chiamato a guidare una squadra giovane ma ambiziosa. È presto per paragonarlo a fenomeni come Pelé o Mbappé, ma il talento è evidente e le prestazioni nelle grandi partite hanno già dimostrato che può reggere la pressione. Il sogno della Spagna è tornare sul tetto del mondo e conquistare la seconda stella, sedici anni dopo il trionfo di Johannesburg. La strada non sarà semplice. Ma La Roja ha già dimostrato una volta di saper cambiare la propria storia.