Galliani legge la crisi azzurra: “Il problema è più profondo, il calcio italiano è cambiato”
Niente processi sommari dopo il ko. Adriano Galliani ha commentato a Sky Sport il nuovo fallimento della Nazionale invitando a non trasformare l’amarezza in una reazione isterica. La delusione, ha spiegato, è inevitabile e condivisa da tutto il Paese, ma per l’ex dirigente non è questo il momento dei toni apocalittici. Nella sua lettura, il calcio resta uno sport fatto di cicli, con fasi esaltanti alternate ad altre decisamente più amare.
Il confronto con gli altri sport non basta
Galliani ha poi allargato il discorso al rendimento complessivo dello sport italiano, sottolineando come oggi altre discipline stiano vivendo una stagione più brillante rispetto al calcio. Ma fermarsi a questo confronto, nella sua visione, sarebbe riduttivo. Il punto vero è che il sistema calcistico italiano ha perso centralità e forza rispetto al passato.
Il campionato non è più quello degli anni d’oro
La riflessione più netta dell’ex AD di Milan e Monza riguarda proprio il livello attuale del nostro movimento. Secondo Galliani, il calcio italiano paga una trasformazione profonda rispetto agli anni Novanta, quando i successi dei club facevano da base naturale anche ai risultati della Nazionale. Oggi, invece, la Serie A non rappresenta più la destinazione finale dei grandi campioni, ma un campionato di passaggio, meno attrattivo e meno dominante rispetto al passato.
Pochi italiani, meno qualità, meno competitività
Nel ragionamento di Galliani pesa soprattutto un dato: la quota di giocatori selezionabili per la Nazionale presenti in Serie A è ormai molto ridotta. Un elemento che, a suo avviso, incide inevitabilmente sul livello dell’Italia. A questo si aggiunge un abbassamento generale della qualità del sistema, certificato anche dal confronto con l’epoca in cui i club italiani dominavano in Europa e occupavano stabilmente il centro del calcio internazionale.
I numeri del gioco confermano il calo
Galliani ha richiamato anche alcuni indicatori tecnici per spiegare la frenata del nostro calcio. Nella sua analisi, la Serie A viaggia a ritmi più bassi rispetto ad altri tornei europei, sia nella circolazione del pallone sia nell’intensità atletica. Un quadro che aiuta a capire perché il movimento faccia fatica a reggere il confronto ad alto livello.
Il ct da solo non può risolvere tutto
Uno dei concetti più chiari espressi da Galliani riguarda anche il ruolo del commissario tecnico. In Nazionale, ha ricordato, non si lavora da allenatore nel senso pieno del termine, ma da selezionatore, con tempi ridotti e margini minimi per incidere davvero. Per questo, secondo lui, sarebbe sbagliato scaricare tutto sull’uomo in panchina, senza tenere conto dei limiti strutturali del sistema.
Serve un’analisi ampia, non la caccia al colpevole
Il senso del suo intervento è proprio questo: la crisi non può essere spiegata cercando un unico responsabile. Per Galliani, il calcio italiano ha bisogno di una riflessione più estesa e più seria, capace di coinvolgere governance, campionato, formazione, intensità del gioco e qualità complessiva del movimento. Solo così, nella sua visione, si può capire davvero perché l’Italia si sia allontanata dai livelli che un tempo le appartenevano.