Messico 1986: la nascita della <i>Mano de Dios</i>

Messico 1986: la nascita della Mano de Dios

© foto di Nicolo' Zangirolami/Image Sport
 di Patrick Iannarelli Twitter:  articolo letto 32 volte

"In campo non ci si batte con le armi, bensì col pallone. E comunque no, non so parlare in inglese, ma anche se lo conoscessi non lo parlerei". Con queste parole Diego Armando Maradona inaugurò una sfida giocata molti anni prima. Perché in quella maledetta battaglia delle Isole Falkland, si giocò una partita politica molto più importante, dove persero la vita circa mille uomini. Il generale Leopoldo Galtieri voleva far leva solo spirito e sull'orgoglio degli argentini, ma quelle caratteristiche vennero fuori su un altro campo di battaglia, dove morti non ce furono. Ed è ironico come il destino decida di spostare le sue pedine, portando il Futbol oltre quello che è. Non diventa più un semplice gioco, ma un modo per poter scandire la storia di un paese. Un modo per far scorrere non solo fiumi di sangue, ma per scrivere racconti che al momento giusto diventeranno leggende. 

Le pedine si muovono e il quarto di finale di Messico 1986 è proprio Inghilterra-Argentina. La tensione di quella sfida si percepisce nell'aria: manca l'ossigeno e non per via delle particolari altitudini del Messico. Una cosa normale, soprattutto quando più di qualcuno può aver perso i propri cari all'interno di quella battaglia. Ma l'Argentina non è un popolo, è un'enorme famiglia. Soffermarsi sullo spirito di questa nazione può risultare anche superfluo. 

Huevos o meno, Garra e cattiveria. Potrebbe non essere una partita di calcio, ci si gioca troppo. Serve però un colpo di genio, qualcosa che sia in grado di stravolgere le cose. E chi può dare la spallata decisiva se non lui? Al 51', dopo una triangolazione al limite, si alza un campanile in area di rigore: Shilton esce in presa alta, Maradona salta e lo anticipa. La palla va in rete, gli inglesi protestano. Certo, Maradona ha colpito il pallone con il pugno. Proteste, ma nessuno della terna arbitrale ha avuto modo di vedere. Il numero 10 dell'Argentina festeggia con il pugno teso, il sinistro. Quello con cui ha colpito il pallone. Come a dire al mondo: "Eccolo, è stato lui a sbeffeggiare chi ha ucciso i nostri fratelli". 

Non è una giustificazione, ma ovviamente quella partita è fuori dalle regole. C'è un momento nella mente dell'uomo che blocca il flusso di pensiero, come a dire "sono davanti ad un genio". Non tanto per il tocco di mano, ma per la gestualità che ha accompagnato il tutto. Di solito si ritorna alla normalità, ma quando decidi di scrivere la storia lo fai nel modo più incredibile. 

Circa tre minuti più tardi, El Diez si inventa il gol più bello della storia del calcio. Non lo segna, lo pennella tutto con il piede sinistro. Due avversari saltati con una girata. Poi tre, quattro. E infine cinque, ovvero l'incolpevole Peter Shilton. Uno che ricorderà per sempre quel match. 

A dieci minuti dal termine Lineker segna, ma non basta. Il quadro quasi perfetto è stato dipinto. Ed è stato consegnato alla storia del calcio. Non si sa quando, ma un giorno Diego disse: "Tengo dos sueños: jugar una copa del mundo y ganarla". Ha giocato una coppa del Mondo. E l'ha vinta sette giorni dopo essere diventato la Mano de Dios. Ma questa è tutta un'altra storia.